Enrica cap 4/4
di
Miss Serena
genere
orge
In ufficio l’aria era particolarmente elettrica per via di una voce che girava con sempre più insistenza, e che riguardava l’apertura di una nuova sede a Dubai. Inutile dire che nacque una sorta di gara a chi si metteva più in mostra, soprattutto davanti al dottor Iannelli, che come capo del personale avrebbe avuto voce in capitolo su chi sarebbe andato negli Emirati. A questa competizione non partecipammo né io né Umberto, ma mentre lui mirava alla sede madre di New York, e va detto era sulla buona strada per andarci, io ero del tutto disinteressata a trasferirmi, anche perché la vita iniziava a girarmi bene, e quasi avevo paura a sfidare la sorte.
La mia “dipendenza” da Umberto stava infatti scemando, pur avendo sempre rapporti molto perversi con lui e qualche volta anche con le sue amicizie, senza dare più alcuna importanza se fossero femminili o maschili, lasciando spazio a nuove conoscenze trovate principalmente sulle app d’appuntamenti. Alcuni incontri erano stati talmente fallimentari da sfiorare il comico, ma altri avevano aperto le porte ad altri appuntamenti, ma soprattutto a rapporti molto appaganti, anche perché oramai quando mi toglievo i vestiti, con loro cadevano a terra inibizioni e tabù, facendo sì che mi concedessi con ben pochi limiti.
Inoltre una sera avevo accettato l’invito di Rebecca e Pietro per andare con loro in un club privè, col risultato che dopo aver fatto un po’ di sesso saffico con la donna, mi ero ritrovata in una piccola orgia con degli sconosciuti, dalla quale ero uscita alquanto distrutta ma anche appagata come mi riusciva raramente negli ultimi tempi.
Inoltre era oramai uscito allo scoperto un mio lato esibizionista, anche se cercavo di tenerlo nascosto almeno sul lavoro, ma che invece se mi sentivo sicura era parte integrante del piacere stesso. Nel club privé avevo di fatto usato Rebecca per dare spettacolo, facendo sì di diventare la donna più desiderata del locale, nonostante ce ne fossero di ben più belle di me. Poi una volta in mezzo agli uomini mi ero sì sentita la regina delle puttane, ma anche quella che dominava se pur dal basso, facendo sì che ognuno di loro mi donasse tutto ciò che aveva in corpo per farmi godere. Ero inoltre diventata un’amante del sesso anale, tanto da volerlo praticare ogni volta che fosse possibile, senza più considerarlo qualcosa di sporco o perverso, o ancor peggio un gioco per donne senza alcun pudore.
Un giorno per puro caso vidi la moglie del dottor Iannelli, una donna vistosa quanto volgare, uscire da un hotel con un uomo che non era certamente il marito, se non altro perché era di colore e molto più giovane. Decisi così d’investigare sul mio direttore del personale, e soprattutto sulla poco gentile consorte, e non ci volle molto per avere la consapevolezza che lui fosse tanto potente quanto cornuto. A quel punto investii un po’ dei miei risparmi in un vero investigatore privato, il quale dopo una settimana mi portò le prove fotografiche di some fosse “poco convenzionale” quella coppia, dove lui era il classico cornuto e contento, e lei una forse più puttana di me.
Pur sapendo d’avere in mano una notevole arma di ricatto, non presi alcuna decisione sul da farsi, ma affittai una cassetta di sicurezza per metterci dentro copie di foto e video dell’investigatore.
Quella sera mentre aspettavo di andare da Umberto, che m’aveva promesso una serata ad altissima gradazione erotica, mentre mi vestivo il mio sguardo cadde sulla foto del mio matrimonio con Fabrizio, e mi resi conto di quanto fossi cambiata negli ultimi mesi. Con mio marito infatti quasi non si poteva neanche scherzare su certi argomenti, essendo lui molto religioso anche se non mi aveva mai chiesto di esserlo anch’io, e del resto avevo sempre messo al centro del nostro rapporto il rispetto reciproco che voleva anche essere fedeli l’un l’altro. Fabrizio inoltre non era certo una macchina del sesso, come del resto i pochi ragazzi che avevo avuto prima di lui, ed i rapporti con lui erano sempre stati fin troppo canonici. Poi era arrivato Umberto che aveva aperto il vaso di Pandora che era dentro di me, facendo sì che dessi sfogo ad anni di fantasie represse, avendo poi quasi voglia di recuperare il tempo perso.
Alla fine smisi di pensare al passato ed indossai la mia lingerie migliore, ovviamente nera con tanto di reggicalze che oramai portavo abitualmente quando non mettevo le autoreggenti.
Non persi tempo nella scelta del vestito ben sapendo che l’avrei tenuto addosso ben poco, ma per non fare la figura della mezza puttana con qualcosa di sconcio, misi un semplice tubino color crema, quindi presi la borsa per andare dal mio giovane amante.
A differenza di altre volte feci il viaggio senza mettere alcuna musica, con la mente che tornava sempre al rapporto col mio defunto marito, cercando una mia colpa per giustificare tutta quella piattezza. Però più passava il tempo, e più mi rendevo conto che io ero sì stata una moglie fin troppo inibita, ma che lui non aveva fatto nulla per togliermi anche un solo tabù. Era però anche chiaro che prima o poi avrei dovuto pormi dei limiti, perché pur essendo vero che godevo molto di più se ero con più di un solo uomo, non potevo o forse non volevo finire al centro di un’orgia, con me unica donna pronta a soddisfare non so neppure io quanti maschi.
Ogni mio pensiero però svanì non appena entrai in casa di Umberto, visto che lui mi portò subito in camera da letto per togliermi vestito e reggiseno, e mettermi un sottile collare di pelle al quale appese un lungo guinzaglio di perle probabilmente false.
“Stasera farai la troia come non puoi neppure immaginare, ma tanto so che godrai come una cagna, e del resto con me sei diventata la miglior puttana della città.” mi disse quasi fossero dei complimenti “Di là ci sono due miei amici pronti a scoparti uno dopo l’altro, poi sarà il mio turno che ti aprirò il culo, e per finire farai godere tutti e tre, semplice no ?”
“E se non volessi ?” chiesi con ben poca convinzione.
“Ah ah ah. Puoi sempre rivestirti, tornartene a casa e sfondarti la fica coi vibratori che hai nel primo cassetto, magari guardando un porno con una più puttana di te che si fa sfondare da tre o quattro cazzi.”
“Andiamo.”
Umberto mi portò al guinzaglio in salotto dove c’erano due uomini che stavano bevendo parlottando fra loro, ma che si fermarono non appena mi videro.
“Simone e Giulio, lei è Enrica la puttana di cui vi dicevo, e che stasera sarà ben lieta di farsi scopare per allietare la serata.” disse il padrone di casa facendomi girare su me stessa, quasi fossi la merce da mostrare a dei compratori “Simone se non sbaglio tu sei quello che non scopa da più tempo, quindi sei vuoi essere tu ad iniziare.”
“Va bene solo non so dov’è la tua camera.” rispose un biondino che non era niente male, a parte essere un po’ basso.
“Non c’è problema, sarà la cagna ad indicarti la stanza.”
Umberto dopo avermi fatto inginocchiare, mi sistemò in bocca due fili di perle del guinzaglio, per poi farmi mettere a quattro zampe e darmi quindi una piccola pacca sul sedere. Non so perché ma mi sentii quasi in dovere di fare la troia per quei tre uomini, così mi girai per dirigermi sculettando verso la camera di Umberto con Simone subito dietro di me.
Non sapevo cosa facesse un uomo con una puttana, ma credo che quel che accadde non fosse poi così diverso da quella realtà.
Appena entrata in camera mi sistemai carponi a bordo del letto, poi Simone mi spostò il tanga quel tanto che bastava per scoprirmi la passera, poi si aprì i pantaloni, e una volta fatti scendere con le mutande iniziò a scoparmi senza dire una sola parola.
All’inizio non provai alcun piacere, anzi ero alquanto infastidita dall’essere usata come un semplice oggetto sessuale, ma poi qualcosa di estremamente perverso s’insinuò nella mia mente, sconvolgendola come non era mai successo. Avevo infatti raggiunto il massimo del sesso senza alcun coinvolgimento emotivo, una sorta di usiamoci a vicenda così freddo che poteva gelare le vene. Ma il sangue era tutto tranne che glaciale, anzi mi ribolliva sempre di più, anche se mi sembrava d’averlo solo intorno alla passera.
Simone e dopo di lui Giulio non fecero altro che farmi capire che quello era il mio limite, Umberto poi sodomizzandomi peggio di un cane fece suonare l’ultima campanella prima dell’ultimo round, che m’aspettava poco dopo in salotto.
“Allora mia bella signora, ti piace fare la puttana, perché se vuoi te la faccio fare tutte le sere.” mi disse il mio collega mentre mi fotteva con la sua consueta irruenza.
“No però stasera voglio esserlo sino in fondo, quindi sbrigati a sborrare che poi vi voglio tutti e tre insieme.” risposi quasi con disprezzo.
“Stai tranquilla che quello che stasera non ti mancherà sarà proprio il cazzo.”
Come gli altri due uomini prima di lui, Umberto mi schizzò il suo orgasmo su una chiappa, per poi toglierlo con un fazzolettino di carta, mentre io non avevo ancora raggiunto il picco del piacere nonostante tutta l’eccitazione che avevo in corpo.
“Queste le puoi lasciare qui.” mi disse Umberto sfilandomi le mutandine “Ora rimettiti a quattro zampe che torniamo di là.”
Lui mi riportò dai suoi amici come se fossi un cagnolino, ma appena fui con gli altri scoprii che ero diventata un agnello fra i lupi. Subito Simone mi fece alzare, e una volta in piedi sentii le loro sei mani sul mio corpo, con una di Giulio che si piazzò fra le mie gambe per palparmi la passera quasi non ne avesse mai toccata una. Così mentre uno mi faceva sentire i suoi polpastrelli sul seno, un altro mi strizzava le chiappe facendomi eccitare ancor di più.
“In ginocchio e succhiami il cazzo.” m’ordinò Giulio “Così poi ti scopo peggio di prima.”
Non appena poggiai le ginocchia sul tappeto, lui mi spinse la nerchia fra le labbra, così non mi rimase che succhiarla quasi sperando di fargliela tornare turgida il prima possibile, in modo che potesse passare dalle parole ai fatti. Mi ritrovai ben presto in una perversa giostra dove prima avevo un pene fra le labbra e due nelle mani, per poi ritrovarmene uno fra le gambe che mi scopava senza sosta, mentre un altro se lo faceva succhiare ed il terzo stava un po’ in disparte.
In mezzo a loro tre godevo forse più di loro, ma il mio piacere era silenzioso, mentre il terzetto si divertiva ad insultarmi, e del resto cosa mi potevano dire se non che fossi una grandissima puttana.
La musica non cambiò quando passarono dalla fica al culo, anzi il loro incedere si fece forse più violento, quasi a dimostrare chi comandasse e chi invece doveva solo subire, non avendo capito che come loro usavano me io usavo loro per lo stesso motivo.
“Vi voglio tutte e tre … insieme.” dissi non riuscendo più a trattenere l’infinita voglia di finire in mezzo a loro.
“Allora vieni a prenderti il mio cazzo, e vediamo un po’ che buco usi.” mi disse Simone prima d’andarsi a sedersi sulla poltrona.
Volendo arrivare al limite massimo dell’essere troia, m’impalai su di lui faccia a faccia e usando la passera, mettendo quindi a “disposizione” degli altri due il mio sedere, che non restò a lungo inattivo. Giulio infatti si piazzò dietro di me per poi sodomizzarmi con una forza quasi oscena, che però non mi fece alcun male, anzi mi fece raggiungere il tanto agognato orgasmo quasi all’istante.
“Guarda come gode la troia !” esclamò Umberto un attimo prima di violentare la mia bocca col suo bastone “Vediamo un po’ chi ti rompe di più il culo, tanto non aspetti altro puttana da strada che non sei altro.”
Fra i due maschi nacque subito una gara a chi mi poteva sbattermi con più forza, mentre l’altro m’impediva d’urlate tenendomi la bocca chiusa col suo pene, con Simone che si godeva lo spettacolo senza quasi dire nulla.
Se ben conoscevo di cosa fosse capace Umberto, Giulio fu una piacevole sorpresa, fosse solo perché non era inferiore all’amico in quanto a dimensioni della nerchia, o estrema passione nell’usarla.
In mezzo a loro tre ebbi diversi orgasmi, uno più violento dell’altro, ma allo stesso meno appagante del precedente, come se oramai avessi raggiunto la vetta del piacere e non potessi che scendere.
Alla fine vennero tutti e tre in un bicchiere che poi mi fecero bere tutto d’un fiato, anche se il sapore dei loro semi mischiati era tutto tranne che piacevole.
Per mia fortuna erano distrutti almeno quanto me, che solo dopo diversi minuti passati a riprendere fiato, andai in camera di Umberto per rivestirmi, e quindi tornare a casa senza neanche salutarli, forse per evitare stupire frasi di circostanza.
Mentre tornavo a casa capii che quella doveva essere l’ultima volta in cui vedevo Umberto fuori dal lavoro, e la soluzione fu fin troppo semplice da trovare.
Il giorno seguente mi presentai subito dopo la pausa del mattino dal dottor Iannelli, con le fotografie fatte dall’investigatore privato.
“Dimmi subito cosa vuoi per il tuo silenzio.” mi disse a denti stretti.
“Dubai e ti darò ogni copia, quanto al mio silenzio ti devi fidare, ma puoi stare tranquillo che non ho nessun interesse a sputtanarti.”
“Va bene, tanto il lavoro con Umberto l’hai finito, quindi per me puoi partire anche domani.”
“Va bene alle cinque restituisco il badge.”
Per il mio trasferimento non ci fu nessun annuncio, semplicemente il giorno seguente non ero al mio posto, e quando qualcuno osò chiedere una spiegazione al dottor Iannelli, lui rispose che ero stata l’unica disponibile a partire senza alcun preavviso.
“I passeggeri per il volo Emirates per Dubai sono pregati di recarsi al gate ventidue per l’imbarco, quelli di prima e business al gate ventuno.”
“Bene andiamo al gate ventuno.”
Per commenti : miss.serenasdx@yahoo.com
(quelli volgari saranno subito cestinati)
Invito tutti a visitare il mio piccolo blog
http://serenathemiss.wordpress.com/
La mia “dipendenza” da Umberto stava infatti scemando, pur avendo sempre rapporti molto perversi con lui e qualche volta anche con le sue amicizie, senza dare più alcuna importanza se fossero femminili o maschili, lasciando spazio a nuove conoscenze trovate principalmente sulle app d’appuntamenti. Alcuni incontri erano stati talmente fallimentari da sfiorare il comico, ma altri avevano aperto le porte ad altri appuntamenti, ma soprattutto a rapporti molto appaganti, anche perché oramai quando mi toglievo i vestiti, con loro cadevano a terra inibizioni e tabù, facendo sì che mi concedessi con ben pochi limiti.
Inoltre una sera avevo accettato l’invito di Rebecca e Pietro per andare con loro in un club privè, col risultato che dopo aver fatto un po’ di sesso saffico con la donna, mi ero ritrovata in una piccola orgia con degli sconosciuti, dalla quale ero uscita alquanto distrutta ma anche appagata come mi riusciva raramente negli ultimi tempi.
Inoltre era oramai uscito allo scoperto un mio lato esibizionista, anche se cercavo di tenerlo nascosto almeno sul lavoro, ma che invece se mi sentivo sicura era parte integrante del piacere stesso. Nel club privé avevo di fatto usato Rebecca per dare spettacolo, facendo sì di diventare la donna più desiderata del locale, nonostante ce ne fossero di ben più belle di me. Poi una volta in mezzo agli uomini mi ero sì sentita la regina delle puttane, ma anche quella che dominava se pur dal basso, facendo sì che ognuno di loro mi donasse tutto ciò che aveva in corpo per farmi godere. Ero inoltre diventata un’amante del sesso anale, tanto da volerlo praticare ogni volta che fosse possibile, senza più considerarlo qualcosa di sporco o perverso, o ancor peggio un gioco per donne senza alcun pudore.
Un giorno per puro caso vidi la moglie del dottor Iannelli, una donna vistosa quanto volgare, uscire da un hotel con un uomo che non era certamente il marito, se non altro perché era di colore e molto più giovane. Decisi così d’investigare sul mio direttore del personale, e soprattutto sulla poco gentile consorte, e non ci volle molto per avere la consapevolezza che lui fosse tanto potente quanto cornuto. A quel punto investii un po’ dei miei risparmi in un vero investigatore privato, il quale dopo una settimana mi portò le prove fotografiche di some fosse “poco convenzionale” quella coppia, dove lui era il classico cornuto e contento, e lei una forse più puttana di me.
Pur sapendo d’avere in mano una notevole arma di ricatto, non presi alcuna decisione sul da farsi, ma affittai una cassetta di sicurezza per metterci dentro copie di foto e video dell’investigatore.
Quella sera mentre aspettavo di andare da Umberto, che m’aveva promesso una serata ad altissima gradazione erotica, mentre mi vestivo il mio sguardo cadde sulla foto del mio matrimonio con Fabrizio, e mi resi conto di quanto fossi cambiata negli ultimi mesi. Con mio marito infatti quasi non si poteva neanche scherzare su certi argomenti, essendo lui molto religioso anche se non mi aveva mai chiesto di esserlo anch’io, e del resto avevo sempre messo al centro del nostro rapporto il rispetto reciproco che voleva anche essere fedeli l’un l’altro. Fabrizio inoltre non era certo una macchina del sesso, come del resto i pochi ragazzi che avevo avuto prima di lui, ed i rapporti con lui erano sempre stati fin troppo canonici. Poi era arrivato Umberto che aveva aperto il vaso di Pandora che era dentro di me, facendo sì che dessi sfogo ad anni di fantasie represse, avendo poi quasi voglia di recuperare il tempo perso.
Alla fine smisi di pensare al passato ed indossai la mia lingerie migliore, ovviamente nera con tanto di reggicalze che oramai portavo abitualmente quando non mettevo le autoreggenti.
Non persi tempo nella scelta del vestito ben sapendo che l’avrei tenuto addosso ben poco, ma per non fare la figura della mezza puttana con qualcosa di sconcio, misi un semplice tubino color crema, quindi presi la borsa per andare dal mio giovane amante.
A differenza di altre volte feci il viaggio senza mettere alcuna musica, con la mente che tornava sempre al rapporto col mio defunto marito, cercando una mia colpa per giustificare tutta quella piattezza. Però più passava il tempo, e più mi rendevo conto che io ero sì stata una moglie fin troppo inibita, ma che lui non aveva fatto nulla per togliermi anche un solo tabù. Era però anche chiaro che prima o poi avrei dovuto pormi dei limiti, perché pur essendo vero che godevo molto di più se ero con più di un solo uomo, non potevo o forse non volevo finire al centro di un’orgia, con me unica donna pronta a soddisfare non so neppure io quanti maschi.
Ogni mio pensiero però svanì non appena entrai in casa di Umberto, visto che lui mi portò subito in camera da letto per togliermi vestito e reggiseno, e mettermi un sottile collare di pelle al quale appese un lungo guinzaglio di perle probabilmente false.
“Stasera farai la troia come non puoi neppure immaginare, ma tanto so che godrai come una cagna, e del resto con me sei diventata la miglior puttana della città.” mi disse quasi fossero dei complimenti “Di là ci sono due miei amici pronti a scoparti uno dopo l’altro, poi sarà il mio turno che ti aprirò il culo, e per finire farai godere tutti e tre, semplice no ?”
“E se non volessi ?” chiesi con ben poca convinzione.
“Ah ah ah. Puoi sempre rivestirti, tornartene a casa e sfondarti la fica coi vibratori che hai nel primo cassetto, magari guardando un porno con una più puttana di te che si fa sfondare da tre o quattro cazzi.”
“Andiamo.”
Umberto mi portò al guinzaglio in salotto dove c’erano due uomini che stavano bevendo parlottando fra loro, ma che si fermarono non appena mi videro.
“Simone e Giulio, lei è Enrica la puttana di cui vi dicevo, e che stasera sarà ben lieta di farsi scopare per allietare la serata.” disse il padrone di casa facendomi girare su me stessa, quasi fossi la merce da mostrare a dei compratori “Simone se non sbaglio tu sei quello che non scopa da più tempo, quindi sei vuoi essere tu ad iniziare.”
“Va bene solo non so dov’è la tua camera.” rispose un biondino che non era niente male, a parte essere un po’ basso.
“Non c’è problema, sarà la cagna ad indicarti la stanza.”
Umberto dopo avermi fatto inginocchiare, mi sistemò in bocca due fili di perle del guinzaglio, per poi farmi mettere a quattro zampe e darmi quindi una piccola pacca sul sedere. Non so perché ma mi sentii quasi in dovere di fare la troia per quei tre uomini, così mi girai per dirigermi sculettando verso la camera di Umberto con Simone subito dietro di me.
Non sapevo cosa facesse un uomo con una puttana, ma credo che quel che accadde non fosse poi così diverso da quella realtà.
Appena entrata in camera mi sistemai carponi a bordo del letto, poi Simone mi spostò il tanga quel tanto che bastava per scoprirmi la passera, poi si aprì i pantaloni, e una volta fatti scendere con le mutande iniziò a scoparmi senza dire una sola parola.
All’inizio non provai alcun piacere, anzi ero alquanto infastidita dall’essere usata come un semplice oggetto sessuale, ma poi qualcosa di estremamente perverso s’insinuò nella mia mente, sconvolgendola come non era mai successo. Avevo infatti raggiunto il massimo del sesso senza alcun coinvolgimento emotivo, una sorta di usiamoci a vicenda così freddo che poteva gelare le vene. Ma il sangue era tutto tranne che glaciale, anzi mi ribolliva sempre di più, anche se mi sembrava d’averlo solo intorno alla passera.
Simone e dopo di lui Giulio non fecero altro che farmi capire che quello era il mio limite, Umberto poi sodomizzandomi peggio di un cane fece suonare l’ultima campanella prima dell’ultimo round, che m’aspettava poco dopo in salotto.
“Allora mia bella signora, ti piace fare la puttana, perché se vuoi te la faccio fare tutte le sere.” mi disse il mio collega mentre mi fotteva con la sua consueta irruenza.
“No però stasera voglio esserlo sino in fondo, quindi sbrigati a sborrare che poi vi voglio tutti e tre insieme.” risposi quasi con disprezzo.
“Stai tranquilla che quello che stasera non ti mancherà sarà proprio il cazzo.”
Come gli altri due uomini prima di lui, Umberto mi schizzò il suo orgasmo su una chiappa, per poi toglierlo con un fazzolettino di carta, mentre io non avevo ancora raggiunto il picco del piacere nonostante tutta l’eccitazione che avevo in corpo.
“Queste le puoi lasciare qui.” mi disse Umberto sfilandomi le mutandine “Ora rimettiti a quattro zampe che torniamo di là.”
Lui mi riportò dai suoi amici come se fossi un cagnolino, ma appena fui con gli altri scoprii che ero diventata un agnello fra i lupi. Subito Simone mi fece alzare, e una volta in piedi sentii le loro sei mani sul mio corpo, con una di Giulio che si piazzò fra le mie gambe per palparmi la passera quasi non ne avesse mai toccata una. Così mentre uno mi faceva sentire i suoi polpastrelli sul seno, un altro mi strizzava le chiappe facendomi eccitare ancor di più.
“In ginocchio e succhiami il cazzo.” m’ordinò Giulio “Così poi ti scopo peggio di prima.”
Non appena poggiai le ginocchia sul tappeto, lui mi spinse la nerchia fra le labbra, così non mi rimase che succhiarla quasi sperando di fargliela tornare turgida il prima possibile, in modo che potesse passare dalle parole ai fatti. Mi ritrovai ben presto in una perversa giostra dove prima avevo un pene fra le labbra e due nelle mani, per poi ritrovarmene uno fra le gambe che mi scopava senza sosta, mentre un altro se lo faceva succhiare ed il terzo stava un po’ in disparte.
In mezzo a loro tre godevo forse più di loro, ma il mio piacere era silenzioso, mentre il terzetto si divertiva ad insultarmi, e del resto cosa mi potevano dire se non che fossi una grandissima puttana.
La musica non cambiò quando passarono dalla fica al culo, anzi il loro incedere si fece forse più violento, quasi a dimostrare chi comandasse e chi invece doveva solo subire, non avendo capito che come loro usavano me io usavo loro per lo stesso motivo.
“Vi voglio tutte e tre … insieme.” dissi non riuscendo più a trattenere l’infinita voglia di finire in mezzo a loro.
“Allora vieni a prenderti il mio cazzo, e vediamo un po’ che buco usi.” mi disse Simone prima d’andarsi a sedersi sulla poltrona.
Volendo arrivare al limite massimo dell’essere troia, m’impalai su di lui faccia a faccia e usando la passera, mettendo quindi a “disposizione” degli altri due il mio sedere, che non restò a lungo inattivo. Giulio infatti si piazzò dietro di me per poi sodomizzarmi con una forza quasi oscena, che però non mi fece alcun male, anzi mi fece raggiungere il tanto agognato orgasmo quasi all’istante.
“Guarda come gode la troia !” esclamò Umberto un attimo prima di violentare la mia bocca col suo bastone “Vediamo un po’ chi ti rompe di più il culo, tanto non aspetti altro puttana da strada che non sei altro.”
Fra i due maschi nacque subito una gara a chi mi poteva sbattermi con più forza, mentre l’altro m’impediva d’urlate tenendomi la bocca chiusa col suo pene, con Simone che si godeva lo spettacolo senza quasi dire nulla.
Se ben conoscevo di cosa fosse capace Umberto, Giulio fu una piacevole sorpresa, fosse solo perché non era inferiore all’amico in quanto a dimensioni della nerchia, o estrema passione nell’usarla.
In mezzo a loro tre ebbi diversi orgasmi, uno più violento dell’altro, ma allo stesso meno appagante del precedente, come se oramai avessi raggiunto la vetta del piacere e non potessi che scendere.
Alla fine vennero tutti e tre in un bicchiere che poi mi fecero bere tutto d’un fiato, anche se il sapore dei loro semi mischiati era tutto tranne che piacevole.
Per mia fortuna erano distrutti almeno quanto me, che solo dopo diversi minuti passati a riprendere fiato, andai in camera di Umberto per rivestirmi, e quindi tornare a casa senza neanche salutarli, forse per evitare stupire frasi di circostanza.
Mentre tornavo a casa capii che quella doveva essere l’ultima volta in cui vedevo Umberto fuori dal lavoro, e la soluzione fu fin troppo semplice da trovare.
Il giorno seguente mi presentai subito dopo la pausa del mattino dal dottor Iannelli, con le fotografie fatte dall’investigatore privato.
“Dimmi subito cosa vuoi per il tuo silenzio.” mi disse a denti stretti.
“Dubai e ti darò ogni copia, quanto al mio silenzio ti devi fidare, ma puoi stare tranquillo che non ho nessun interesse a sputtanarti.”
“Va bene, tanto il lavoro con Umberto l’hai finito, quindi per me puoi partire anche domani.”
“Va bene alle cinque restituisco il badge.”
Per il mio trasferimento non ci fu nessun annuncio, semplicemente il giorno seguente non ero al mio posto, e quando qualcuno osò chiedere una spiegazione al dottor Iannelli, lui rispose che ero stata l’unica disponibile a partire senza alcun preavviso.
“I passeggeri per il volo Emirates per Dubai sono pregati di recarsi al gate ventidue per l’imbarco, quelli di prima e business al gate ventuno.”
“Bene andiamo al gate ventuno.”
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