Enrica cap 2/4
di
Miss Serena
genere
trio
Passai un fine settimana d’inferno, fra scrupoli di coscienza ed insensate paure, per arrivare a pensare che Umberto fosse un agente segreto della direzione generale che mi voleva licenziare per condotta inappropriata.
Non so quante volte presi lo smartphone in mano per chiamarlo, ma poi desistevo pensando che forse per lui ero solo un nome in più nella sua lista di conquiste. Così iniziai a cercare ogni possibile notizia su di lui, scoprendo di una persona ben diversa da quella che conoscevo in ufficio.
Umberto Smelich era infatti il giovane rampollo di una famiglia molto benestante, tanto che abitava in Via Leonardo Da Vinci, da sempre considerato il corso cittadino, dove i prezzi al metro quadro erano minimo a quattro zeri. Si era laureato senza perder tempo come molti suoi coetanei, ma soprattutto con centodieci e lode e bacio accademico, con una tesi sui bilanci delle ONG che era stata ovviamente pubblicata. Le uniche notizie di gossip riguardavano qualche anno prima, quando aveva accompagnato una sua cugina al ballo delle debuttanti, e ancor prima quando da minorenne vinse i campionati nazionali di scacchi. Quanto ai social era di fatto iscritto senza però condividere mai nulla, che non riguardasse gli scacchi o eventi di beneficenza. Quello che più mi stupiva è che ogni pezzo del puzzle che stavo componendo su di lui, mal s’incastravano con la persona che mi aveva presa in ufficio.
Dopo un sabato chiusa in casa decisi d’uscire la domenica pomeriggio, anche a costo d’andare in uno di quei centri commerciali che tanto odiavo, forse con la speranza d’incontrarlo e cercare di chiarire con lui la mia situazione. Anche se poi c’era ben poco da chiarire, in fondo era vero che all’inizio mi ero negata, ma poi gli avevo lasciato fare quello che voleva senza mai dire no.
Invece che un minimo di svago trovai altre paure, a volte mi sembrava di vedere Umberto sorridermi, per poi rendermi conto che quello che stava guardando era solo un uomo, e per di più per nulla simili a lui.
Così tornai a casa senza aver risolto nulla, se non per la cena presa alla rosticceria del supermercato, che scaldai nel microonde prima di sdraiarmi sul letto per vedere il solito reality senza senso.
Quando però il lunedì mattina si trattò di vestirmi, sotto quella che consideravo la mia divisa lavorativa, misi dell’intimo un po’ più ricercato, anche se si trattava di un completino sì nero, ma di materiale sintetico se pur luccicante come la seta vera.
Con Umberto ci salutammo come se non fosse successo nulla, anche se mi sembrò che cercasse d’evitarmi trovando motivazioni poco plausibili, ma neppure troppo strampalate. Il mio tentativo di cercare il momento giusto per parlare con lui sembrò arrivare dopo che il dottor Iannelli mi convocò nel suo ufficio.
“Enrica so che è lunedì, ma stasera devi finire almeno la premessa di quei bilanci.” mi disse senza quasi mai alzare lo sguardo “Quindi prenditi Umberto e segnatevi le ore che volete, ma domani mattina devo avere quei fogli, e mi raccomando leggibili.”
“Va bene dottore, però le dico subito che mancano solo i dettagli, quindi non ci metteremmo ore a finire.” risposi ben sapendo quanto fosse fiscale in fatto di ore di straordinario.
Poco dopo le cinque, quando gli uffici iniziavano a svuotarsi, Umberto arrivò nel mio con una cartella da presentazione, ma soprattutto un sorriso che non prometteva nulla di buono.
“Qui c’è tutto quello che vuole Iannelli, basta che dai un’occhiata agli ultimi due fogli, il resto è solo quello che abbiamo elaborato insieme messo come piace al gran capo.” mi disse passandomi la cartella che aprii credendo fosse uno scherzo, mentre in realtà era tutto vero.
“Umberto io, ecco volevo dirti che, vedi venerdì …” provai a dire senza però dare un senso compiuto al mio discorso.
“Lo so non sono stato di parola, avevo promesso di mettertelo nel culo e non l’ho fatto, però lo farò stasera, tanto a te non dispiace se ti scopo un’altra volta vero ?”
“Ma che cazzo stai dicendo, io …” gli risposi alzandomi in piedi pronta a sfidarlo almeno a parole.
“Tu cosa ? C’è voluto un nonnulla per farti togliere la maschera da vedova inconsolabile, e scoparti senza che dicessi mai seriamente di no.” ribatté avvicinandosi tanto da poter sentire il suo respiro su di me “Scommetto che stamattina non ti sei messa il tuo intimo di merda, ma qualcosa di vagamente femminile, e questo perché dentro di te vuoi che ti scopi come l’altra sera, e sia chiaro che questa volta non mi dimenticherò del tuo bel culo. Quindi o esci con la tua bella presentazione e torni alla tua vita del cazzo, o rimani qui e là finisci di fare la santa per tornare donna.”
E rimasi lì con lui.
Quella che s’instaurò fra Umberto e me fu una relazione basata di fatto solo sul sesso. Quando era possibile lo facevamo in ufficio, dove mi faceva giocare ad essere la sua segretaria che “puniva” per qualche errore, usando quasi esclusivamente il mio sedere. Altrimenti veniva a casa mia dopo aver preso una cena d’asporto, per poi finire sul letto come due semplici amanti, anche se chi conduceva il gioco era sempre lui. Era però anche vero che non mi trattava come una bambolina, o ancor peggio una puttana buona sola da scopare, anzi era un suo punto fermo che godessi almeno quanto lui. La sua filosofia del sesso senza complicazioni, fatto solo per il piacere di farlo, era per me qualcosa di nuovo, ma allo stesso tempo che apprezzavo sempre di più, essendo Umberto un amante per certi aspetti eccezionale, anche se dentro di me sapevo che prima o poi ci sarebbe stata una terza persona, e l’unico mio dubbio era se fosse stata una donna o un uomo, con entrambe le soluzioni che mi terrorizzavano. Con un’altra donna mi sarei sentita forse troppo in competizione, e non si poteva dire che a letto fossi una pantera, nonostante Umberto mi avesse tolto un gran bel numero di tabù iniziando dal sesso anale, ma mi sentivo partire un passo indietro. Con un altro uomo avevo paura di esser trattata davvero come una troia, e se oramai accettavo un certo linguaggio “forte”, non avevo la minima idea di come mi sarei sentita in mezzo a due uomini che volevano godere entrambi del mio corpo.
Il dilemma fu risolto la prima volta che Umberto dopo aver cenato insieme, m’invitò a casa sua, un appartamento in pieno centro che a occhio doveva valere dieci volte il mio.
Appena entrai vidi una moto in una bacheca di vetro e chiesi come mai fosse li.
“E’ una di quelle con cui Valentino rossi ha vinto il titolo nel 2003.” mi disse divertito Umberto “Se la porto in pista cado alla prima curva, così è meglio che stia qui almeno non finisce per terra. Ma lasciamo perdere le moto e veniamo a te, questo è un regalo, indossalo e poi torna qui, la stanza dove metterlo e la prima a sinistra.”
Lui mi diede un grosso sacchetto lucido rosa e viola, per poi quasi spingermi verso la porta che m’aveva indicata poco prima, così mi ritrovai in quella che poi scoprii essere la stanza degli ospiti per aprire il mio regalo.
Come tirai fuori la scatola e lessi “Agent Provocateur” ebbi quasi un malore, in quanto era da sempre il mio marchio di lingerie preferito, che però non mi ero mai potuta permettere di comprare. Dentro c’era una sensualissima guepière e uno string entrambi in pizzo nero con dei richiami in raso rosso, e delle velatissime calze nere. Una volta che mi fui spogliata ebbi un riguardo reverenziale nell’indossare quei capi così preziosi, e una volta finito mi potei guardare allo specchio e vedere una donna ben diversa da quella che ero stata prima d’incontrare Umberto Smelich.
Più mi guardavo e più mi piacevo, lasciandomi andare a una vanità che non avevo mai avuta, e quando uscii trovando subito Umberto, ero pronta almeno nelle intenzioni a fare qualunque cosa m’avrebbe chiesto.
“Chiedo venia per le scarpe, ma davvero non sapevo che numero prendere, ma possiamo provvedere domani, adesso però andiamo di là dove c’è un’altra sorpresa.”
Lui mi portò nella sua stanza per farmi inginocchiare sul bordo del letto e quindi legarmi i polsi e mettermi una benda sugli occhi, prima di baciarmi da dietro sul collo, cosa che ben sapeva aveva il potere di sciogliermi.
“E’ un uomo o una donna.” Chiesi con una certa impazienza.
“Non importa e non devi pensare a chi sarà, ma solo a godere di chi ti darà piacere, sapendo che nessuno ti farà mai male.” mi rispose sfiorandomi il seno “Non devi credere che sei una puttana perché fa triangoli, ma che due persone possono farti provare sensazioni che sono impossibili per una sola, e che quando tornerai a casa sarai più ricca di adesso. Adesso vado a prendere chi ti farà diventare più donna di quanto sei adesso.”
Umberto mi lasciò solo per pochissimo tempo, credo meno d’un minuto, per tornare e sedersi subito davanti a me, e quindi mettere le mani sopra le mie.
Compresi subito che la terza persona fosse un uomo dalla grandezza delle sue mani, ma anche perché la sua pelle era tutto tranne che liscia, e dopo un primo momento in cui divenni dura come il marmo, cercai almeno di respirare.
“Lui è Lando e non farà nulla se tu non lo vuoi, sono stato chiaro ?” mi disse Umberto sfiorandomi le labbra con un dito.
“Sì chiarissimo.” risposi dopo aver preso un bel respiro.
Nonostante non avesse le mani lisce come la seta, Nando mi toccò quasi tutto il corpo con rara delicatezza, togliendomi la guepière che avevo indossato con tanto amore, lasciandomi solo le calze e le microscopiche mutandine. Era come se per lui il tempo non avesse alcuna importanza, avendo capito che per prima cosa doveva conquistare la mia fiducia, e io l’avrei ricambiato donandogli il mio corpo senza alcuna riserva.
Solo quando girai la testa per cercare la sua bocca, lui strinse un po’ più forte il mio seno, ed il mio silenzio fu come il segnale che si poteva andare oltre.
“Girati verso di me.” mi disse Nando alzandosi in piedi.
Non potendo vedere i bordi del letto ubbidii al suo ordine molto lentamente, per finire col ritrovarmi carponi con le mani sull’orlo del materasso. Così mentre Umberto mi sfilava lo string per tuffarsi con la bocca fra le mie chiappe, Nando mi fece capire dov’era il suo membro che presi un attimo in mano prima d’iniziare a succhiarlo.
Nonostante cercassi di ripetermi le parole di Umberto “non sei una puttana perché fa triangoli”, mi sentivo perlomeno sporca a fare un pompino a un perfetto sconosciuto, ma poi bastò che il collega mi facesse sentire bene la sua lingua sulla passera, per farmi sciogliere e pensare solo a godere.
Anche se non potevo vedere la faccia di Nando cercai d’immaginarla carica di quel piacere che gli stavo dando, e del resto in quel rapporto orale cera tutta la mia passione, sperando che poi lui l’avrebbe ricambiata scopandomi senza pensare solo a sé stesso.
“Adesso girati verso di me.” mi disse Umberto tirandosi indietro.
Non so perché ma concedermi a Nando fu come una liberazione, quel passo che temevo di dover fare da tempo, e che finalmente compivo senza alcuna esitazione.
L’uomo mi prese con fin troppa facilità, ma del resto ero così eccitata e vogliosa che la sua pur notevole mazza trovò un tunnel pieno di lubrificante naturale, nel quale entrare sino in fondo quasi senza sforzare.
Come Umberto mi tolse la benda girai la testa curiosa di vedere com’era Nando, un bel ragazzo forse troppo abbronzato che mi sorrise prima di dare un altro affondo con la sue nerchia dentro la mia passera. Doveva avere più o meno la stessa età di Umberto, ma sembrava meno dominante del mio collega, decisamente più gentile con quei tratti del viso molto morbidi quasi femminili.
Non pronunciai parola, e del resto cosa potevo dire, quando Umberto m’infilò quasi di rabbia la sua nerchia in bocca, e neppure quando passò un piccolo plug di metallo al suo amico, il quale dopo averlo fatto strusciare sulla mia passera, me l’ho infilò nel retto prima di riprendere a fottermi.
Non dissi nulla neppure quando mi fecero girare più e più volte, per potermi scopare uno dopo l’altro, lasciando che la mia bocca s’occupasse della mazza di chi mi stava davanti.
Non dissi mai nulla perché dentro di me godevo in modo indescrivibile.
Pur essendo in mezzo a due uomini che sicuramente avevano progettato da tempo quella situazione, per potermi usare a loro piacimento, in quei momenti avevo iniziato a capire che non importava con chi fossi quando l’importante era provare piacere, anzi più quello che stava accadendo era scabroso, più potevo e dovevo godere.
Non ci voleva neanche un genio per prevedere cosa m’avrebbero portato a fare, e forse dentro di me non attendevo altro che fare quel passo che sino a qualche mese prima avrei considerato da puttana.
Così quando Umberto mi disse di mettermi sopra il suo amico lo feci concedendomi anche il vezzo di muovermi lentamente, cercando d’essere talmente sensuale da fargli capire che volevo anche lui senza aprire bocca, prima non solo d’impalarmi su Nando ma anche quasi di sdraiarmi su di lui per poter aprire ancor meglio le chiappe.
Lui all’inizio giocò un po’ col plug, ma fu giusto il tempo necessario per potermi dilatare al meglio l’ano, prima di sodomizzarmi per fortuna non in modo violento.
Come sentii dentro la sua mazza mi si spense il cervello, e non fu un black out troppo breve, ma del resto era la sensazione più forte mai provata in vita mia.
Sentivo le loro parole ma non le comprendevo, e del resto non credo fossero dei complimenti sulla mia moralità, ma il loro vocio era l’ultimo dei miei pensieri. Mi sentivo sì una puttana, ma non volevo altro che godere come una ninfomane assetata di sesso, e così mi lasciai andare gemendo a ogni loro affondo, senza però rispondere alle loro provocazioni.
Se Umberto standomi dietro aveva vita facile nello scoparmi con quasi tutta la sua forza, Nando da sotto si dava parecchio da fare, riuscendo anche lui a muoversi con una certa maestria, quasi fossero abituati a mettere una donna in mezzo a loro.
Non ebbi chissà quanti orgasmi, ma un lungo momento di puro piacere di altissimo livello, quasi come se una volta raggiunto il picco del godimento non potessi più scendere.
Tutto finì dopo non so quanto tempo, quando mi ritrovai sdraiata al centro del letto, con loro due ai lati che mi schizzavano il loro seme sul seno e sul collo, mentre le forze m’abbandonavano lasciandomi stanchissima e senza la volontà di muovere un muscolo.
Umberto mi lasciò tutto il tempo di riprendermi, poi mi diede una mano a rialzarmi per portarmi in bagno, dove mi chiusi per non so quale pudore prima di lavarmi.
Non ebbi il coraggio di guardarmi allo specchio per paura di non riconoscere quell’immagine riflessa, ma del resto non poteva negare che la nuova Enrica mi piaceva più della vecchia, e che quasi non vedevo l’ora che Umberto mi portasse a scoprire nuove vie del piacere.
Nando volle a tutti i costi esser lui a riportarmi a casa, ma fu un viaggio molto silenzioso, con lui che non tentò nessun approccio, e neppure mi chiese il numero di telefono o altro, ma si limitò a lasciarmi davanti al portone, per poi andare via.
Una volta a casa mi spogliai ma senza però togliermi la guepière che m’aveva regalata Umberto, come a voler conservare per tutta la notte l’odore del sesso che avevo fatto senza sentirmi affatto sporca, ma solo dopo aver girato la foto del mio matrimonio.
Per commenti : miss.serenasdx@yahoo.com
(quelli volgari saranno subito cestinati)
Invito tutti a visitare il mio piccolo blog
http://serenathemiss.wordpress.com/
Non so quante volte presi lo smartphone in mano per chiamarlo, ma poi desistevo pensando che forse per lui ero solo un nome in più nella sua lista di conquiste. Così iniziai a cercare ogni possibile notizia su di lui, scoprendo di una persona ben diversa da quella che conoscevo in ufficio.
Umberto Smelich era infatti il giovane rampollo di una famiglia molto benestante, tanto che abitava in Via Leonardo Da Vinci, da sempre considerato il corso cittadino, dove i prezzi al metro quadro erano minimo a quattro zeri. Si era laureato senza perder tempo come molti suoi coetanei, ma soprattutto con centodieci e lode e bacio accademico, con una tesi sui bilanci delle ONG che era stata ovviamente pubblicata. Le uniche notizie di gossip riguardavano qualche anno prima, quando aveva accompagnato una sua cugina al ballo delle debuttanti, e ancor prima quando da minorenne vinse i campionati nazionali di scacchi. Quanto ai social era di fatto iscritto senza però condividere mai nulla, che non riguardasse gli scacchi o eventi di beneficenza. Quello che più mi stupiva è che ogni pezzo del puzzle che stavo componendo su di lui, mal s’incastravano con la persona che mi aveva presa in ufficio.
Dopo un sabato chiusa in casa decisi d’uscire la domenica pomeriggio, anche a costo d’andare in uno di quei centri commerciali che tanto odiavo, forse con la speranza d’incontrarlo e cercare di chiarire con lui la mia situazione. Anche se poi c’era ben poco da chiarire, in fondo era vero che all’inizio mi ero negata, ma poi gli avevo lasciato fare quello che voleva senza mai dire no.
Invece che un minimo di svago trovai altre paure, a volte mi sembrava di vedere Umberto sorridermi, per poi rendermi conto che quello che stava guardando era solo un uomo, e per di più per nulla simili a lui.
Così tornai a casa senza aver risolto nulla, se non per la cena presa alla rosticceria del supermercato, che scaldai nel microonde prima di sdraiarmi sul letto per vedere il solito reality senza senso.
Quando però il lunedì mattina si trattò di vestirmi, sotto quella che consideravo la mia divisa lavorativa, misi dell’intimo un po’ più ricercato, anche se si trattava di un completino sì nero, ma di materiale sintetico se pur luccicante come la seta vera.
Con Umberto ci salutammo come se non fosse successo nulla, anche se mi sembrò che cercasse d’evitarmi trovando motivazioni poco plausibili, ma neppure troppo strampalate. Il mio tentativo di cercare il momento giusto per parlare con lui sembrò arrivare dopo che il dottor Iannelli mi convocò nel suo ufficio.
“Enrica so che è lunedì, ma stasera devi finire almeno la premessa di quei bilanci.” mi disse senza quasi mai alzare lo sguardo “Quindi prenditi Umberto e segnatevi le ore che volete, ma domani mattina devo avere quei fogli, e mi raccomando leggibili.”
“Va bene dottore, però le dico subito che mancano solo i dettagli, quindi non ci metteremmo ore a finire.” risposi ben sapendo quanto fosse fiscale in fatto di ore di straordinario.
Poco dopo le cinque, quando gli uffici iniziavano a svuotarsi, Umberto arrivò nel mio con una cartella da presentazione, ma soprattutto un sorriso che non prometteva nulla di buono.
“Qui c’è tutto quello che vuole Iannelli, basta che dai un’occhiata agli ultimi due fogli, il resto è solo quello che abbiamo elaborato insieme messo come piace al gran capo.” mi disse passandomi la cartella che aprii credendo fosse uno scherzo, mentre in realtà era tutto vero.
“Umberto io, ecco volevo dirti che, vedi venerdì …” provai a dire senza però dare un senso compiuto al mio discorso.
“Lo so non sono stato di parola, avevo promesso di mettertelo nel culo e non l’ho fatto, però lo farò stasera, tanto a te non dispiace se ti scopo un’altra volta vero ?”
“Ma che cazzo stai dicendo, io …” gli risposi alzandomi in piedi pronta a sfidarlo almeno a parole.
“Tu cosa ? C’è voluto un nonnulla per farti togliere la maschera da vedova inconsolabile, e scoparti senza che dicessi mai seriamente di no.” ribatté avvicinandosi tanto da poter sentire il suo respiro su di me “Scommetto che stamattina non ti sei messa il tuo intimo di merda, ma qualcosa di vagamente femminile, e questo perché dentro di te vuoi che ti scopi come l’altra sera, e sia chiaro che questa volta non mi dimenticherò del tuo bel culo. Quindi o esci con la tua bella presentazione e torni alla tua vita del cazzo, o rimani qui e là finisci di fare la santa per tornare donna.”
E rimasi lì con lui.
Quella che s’instaurò fra Umberto e me fu una relazione basata di fatto solo sul sesso. Quando era possibile lo facevamo in ufficio, dove mi faceva giocare ad essere la sua segretaria che “puniva” per qualche errore, usando quasi esclusivamente il mio sedere. Altrimenti veniva a casa mia dopo aver preso una cena d’asporto, per poi finire sul letto come due semplici amanti, anche se chi conduceva il gioco era sempre lui. Era però anche vero che non mi trattava come una bambolina, o ancor peggio una puttana buona sola da scopare, anzi era un suo punto fermo che godessi almeno quanto lui. La sua filosofia del sesso senza complicazioni, fatto solo per il piacere di farlo, era per me qualcosa di nuovo, ma allo stesso tempo che apprezzavo sempre di più, essendo Umberto un amante per certi aspetti eccezionale, anche se dentro di me sapevo che prima o poi ci sarebbe stata una terza persona, e l’unico mio dubbio era se fosse stata una donna o un uomo, con entrambe le soluzioni che mi terrorizzavano. Con un’altra donna mi sarei sentita forse troppo in competizione, e non si poteva dire che a letto fossi una pantera, nonostante Umberto mi avesse tolto un gran bel numero di tabù iniziando dal sesso anale, ma mi sentivo partire un passo indietro. Con un altro uomo avevo paura di esser trattata davvero come una troia, e se oramai accettavo un certo linguaggio “forte”, non avevo la minima idea di come mi sarei sentita in mezzo a due uomini che volevano godere entrambi del mio corpo.
Il dilemma fu risolto la prima volta che Umberto dopo aver cenato insieme, m’invitò a casa sua, un appartamento in pieno centro che a occhio doveva valere dieci volte il mio.
Appena entrai vidi una moto in una bacheca di vetro e chiesi come mai fosse li.
“E’ una di quelle con cui Valentino rossi ha vinto il titolo nel 2003.” mi disse divertito Umberto “Se la porto in pista cado alla prima curva, così è meglio che stia qui almeno non finisce per terra. Ma lasciamo perdere le moto e veniamo a te, questo è un regalo, indossalo e poi torna qui, la stanza dove metterlo e la prima a sinistra.”
Lui mi diede un grosso sacchetto lucido rosa e viola, per poi quasi spingermi verso la porta che m’aveva indicata poco prima, così mi ritrovai in quella che poi scoprii essere la stanza degli ospiti per aprire il mio regalo.
Come tirai fuori la scatola e lessi “Agent Provocateur” ebbi quasi un malore, in quanto era da sempre il mio marchio di lingerie preferito, che però non mi ero mai potuta permettere di comprare. Dentro c’era una sensualissima guepière e uno string entrambi in pizzo nero con dei richiami in raso rosso, e delle velatissime calze nere. Una volta che mi fui spogliata ebbi un riguardo reverenziale nell’indossare quei capi così preziosi, e una volta finito mi potei guardare allo specchio e vedere una donna ben diversa da quella che ero stata prima d’incontrare Umberto Smelich.
Più mi guardavo e più mi piacevo, lasciandomi andare a una vanità che non avevo mai avuta, e quando uscii trovando subito Umberto, ero pronta almeno nelle intenzioni a fare qualunque cosa m’avrebbe chiesto.
“Chiedo venia per le scarpe, ma davvero non sapevo che numero prendere, ma possiamo provvedere domani, adesso però andiamo di là dove c’è un’altra sorpresa.”
Lui mi portò nella sua stanza per farmi inginocchiare sul bordo del letto e quindi legarmi i polsi e mettermi una benda sugli occhi, prima di baciarmi da dietro sul collo, cosa che ben sapeva aveva il potere di sciogliermi.
“E’ un uomo o una donna.” Chiesi con una certa impazienza.
“Non importa e non devi pensare a chi sarà, ma solo a godere di chi ti darà piacere, sapendo che nessuno ti farà mai male.” mi rispose sfiorandomi il seno “Non devi credere che sei una puttana perché fa triangoli, ma che due persone possono farti provare sensazioni che sono impossibili per una sola, e che quando tornerai a casa sarai più ricca di adesso. Adesso vado a prendere chi ti farà diventare più donna di quanto sei adesso.”
Umberto mi lasciò solo per pochissimo tempo, credo meno d’un minuto, per tornare e sedersi subito davanti a me, e quindi mettere le mani sopra le mie.
Compresi subito che la terza persona fosse un uomo dalla grandezza delle sue mani, ma anche perché la sua pelle era tutto tranne che liscia, e dopo un primo momento in cui divenni dura come il marmo, cercai almeno di respirare.
“Lui è Lando e non farà nulla se tu non lo vuoi, sono stato chiaro ?” mi disse Umberto sfiorandomi le labbra con un dito.
“Sì chiarissimo.” risposi dopo aver preso un bel respiro.
Nonostante non avesse le mani lisce come la seta, Nando mi toccò quasi tutto il corpo con rara delicatezza, togliendomi la guepière che avevo indossato con tanto amore, lasciandomi solo le calze e le microscopiche mutandine. Era come se per lui il tempo non avesse alcuna importanza, avendo capito che per prima cosa doveva conquistare la mia fiducia, e io l’avrei ricambiato donandogli il mio corpo senza alcuna riserva.
Solo quando girai la testa per cercare la sua bocca, lui strinse un po’ più forte il mio seno, ed il mio silenzio fu come il segnale che si poteva andare oltre.
“Girati verso di me.” mi disse Nando alzandosi in piedi.
Non potendo vedere i bordi del letto ubbidii al suo ordine molto lentamente, per finire col ritrovarmi carponi con le mani sull’orlo del materasso. Così mentre Umberto mi sfilava lo string per tuffarsi con la bocca fra le mie chiappe, Nando mi fece capire dov’era il suo membro che presi un attimo in mano prima d’iniziare a succhiarlo.
Nonostante cercassi di ripetermi le parole di Umberto “non sei una puttana perché fa triangoli”, mi sentivo perlomeno sporca a fare un pompino a un perfetto sconosciuto, ma poi bastò che il collega mi facesse sentire bene la sua lingua sulla passera, per farmi sciogliere e pensare solo a godere.
Anche se non potevo vedere la faccia di Nando cercai d’immaginarla carica di quel piacere che gli stavo dando, e del resto in quel rapporto orale cera tutta la mia passione, sperando che poi lui l’avrebbe ricambiata scopandomi senza pensare solo a sé stesso.
“Adesso girati verso di me.” mi disse Umberto tirandosi indietro.
Non so perché ma concedermi a Nando fu come una liberazione, quel passo che temevo di dover fare da tempo, e che finalmente compivo senza alcuna esitazione.
L’uomo mi prese con fin troppa facilità, ma del resto ero così eccitata e vogliosa che la sua pur notevole mazza trovò un tunnel pieno di lubrificante naturale, nel quale entrare sino in fondo quasi senza sforzare.
Come Umberto mi tolse la benda girai la testa curiosa di vedere com’era Nando, un bel ragazzo forse troppo abbronzato che mi sorrise prima di dare un altro affondo con la sue nerchia dentro la mia passera. Doveva avere più o meno la stessa età di Umberto, ma sembrava meno dominante del mio collega, decisamente più gentile con quei tratti del viso molto morbidi quasi femminili.
Non pronunciai parola, e del resto cosa potevo dire, quando Umberto m’infilò quasi di rabbia la sua nerchia in bocca, e neppure quando passò un piccolo plug di metallo al suo amico, il quale dopo averlo fatto strusciare sulla mia passera, me l’ho infilò nel retto prima di riprendere a fottermi.
Non dissi nulla neppure quando mi fecero girare più e più volte, per potermi scopare uno dopo l’altro, lasciando che la mia bocca s’occupasse della mazza di chi mi stava davanti.
Non dissi mai nulla perché dentro di me godevo in modo indescrivibile.
Pur essendo in mezzo a due uomini che sicuramente avevano progettato da tempo quella situazione, per potermi usare a loro piacimento, in quei momenti avevo iniziato a capire che non importava con chi fossi quando l’importante era provare piacere, anzi più quello che stava accadendo era scabroso, più potevo e dovevo godere.
Non ci voleva neanche un genio per prevedere cosa m’avrebbero portato a fare, e forse dentro di me non attendevo altro che fare quel passo che sino a qualche mese prima avrei considerato da puttana.
Così quando Umberto mi disse di mettermi sopra il suo amico lo feci concedendomi anche il vezzo di muovermi lentamente, cercando d’essere talmente sensuale da fargli capire che volevo anche lui senza aprire bocca, prima non solo d’impalarmi su Nando ma anche quasi di sdraiarmi su di lui per poter aprire ancor meglio le chiappe.
Lui all’inizio giocò un po’ col plug, ma fu giusto il tempo necessario per potermi dilatare al meglio l’ano, prima di sodomizzarmi per fortuna non in modo violento.
Come sentii dentro la sua mazza mi si spense il cervello, e non fu un black out troppo breve, ma del resto era la sensazione più forte mai provata in vita mia.
Sentivo le loro parole ma non le comprendevo, e del resto non credo fossero dei complimenti sulla mia moralità, ma il loro vocio era l’ultimo dei miei pensieri. Mi sentivo sì una puttana, ma non volevo altro che godere come una ninfomane assetata di sesso, e così mi lasciai andare gemendo a ogni loro affondo, senza però rispondere alle loro provocazioni.
Se Umberto standomi dietro aveva vita facile nello scoparmi con quasi tutta la sua forza, Nando da sotto si dava parecchio da fare, riuscendo anche lui a muoversi con una certa maestria, quasi fossero abituati a mettere una donna in mezzo a loro.
Non ebbi chissà quanti orgasmi, ma un lungo momento di puro piacere di altissimo livello, quasi come se una volta raggiunto il picco del godimento non potessi più scendere.
Tutto finì dopo non so quanto tempo, quando mi ritrovai sdraiata al centro del letto, con loro due ai lati che mi schizzavano il loro seme sul seno e sul collo, mentre le forze m’abbandonavano lasciandomi stanchissima e senza la volontà di muovere un muscolo.
Umberto mi lasciò tutto il tempo di riprendermi, poi mi diede una mano a rialzarmi per portarmi in bagno, dove mi chiusi per non so quale pudore prima di lavarmi.
Non ebbi il coraggio di guardarmi allo specchio per paura di non riconoscere quell’immagine riflessa, ma del resto non poteva negare che la nuova Enrica mi piaceva più della vecchia, e che quasi non vedevo l’ora che Umberto mi portasse a scoprire nuove vie del piacere.
Nando volle a tutti i costi esser lui a riportarmi a casa, ma fu un viaggio molto silenzioso, con lui che non tentò nessun approccio, e neppure mi chiese il numero di telefono o altro, ma si limitò a lasciarmi davanti al portone, per poi andare via.
Una volta a casa mi spogliai ma senza però togliermi la guepière che m’aveva regalata Umberto, come a voler conservare per tutta la notte l’odore del sesso che avevo fatto senza sentirmi affatto sporca, ma solo dopo aver girato la foto del mio matrimonio.
Per commenti : miss.serenasdx@yahoo.com
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