Enrica cap 3/4

di
genere
orge

Il rapporto a tre con Umberto e Nando aveva segnato un punto di svolta nella mia vita, uccidendo di fatto Enrica la vedova inconsolabile per lasciar posto a una nuova donna, una sorta di ninfomane sempre a caccia di nuove sensazioni.
Così mentre di giorno continuavo la mia vita più che in bianco e nero, direi grigia con ben poche tonalità di questo colore, sempre immersa nel lavoro tanto da meritare una promozione, la sera la passavo con Umberto prima per locali e poi nel letto di uno dei due.
Era anche successo che in questo strano rapporto entrasse un altro uomo, ma lo consideravo quasi come un giocattolo erotico che come una terza persona, o volendo un vibratore con un cazzo di carne.
Umberto inoltre mi aveva comprato un catalogo completo di palline, ovetti e plug, anche se raramente li usava più di due volte, erano sempre qualcosa per rendere diversa la serata, oltre che stimolarmi ancor di più neanche ce ne fosse bisogno.
L’unica “prova” che temevo era il rapporto con un’altra donna, temendo che mi sarei sentita fin da subito in competizione, e vista la mia poca pratica, d’uscire sconfitta dal confronto.
D’altra parte sapevo che prima o poi sarebbe successo, e del resto Umberto non mi nascondeva d’avere altre piccole relazioni, pur considerando prioritaria la nostra, sparendo una o due sere alla settimana.
Quando mi disse che sarebbe passato da me dopo cena per andare a “casa di amici”, ebbi paura che mi sarei ritrovata in una gang bang alla quale non mi sentivo pronta, ed i miei timori crebbero ancor di più quando mi comunicò che avrei dovuto farmi trovare nuda, in quanto avrebbe pensato lui a vestirmi. Conoscendo il suo perverso feticismo per la lingerie m’aspettai qualche completino al limite dell’osceno se non oltre, come uno degli ultimi che m’aveva preso che di fatto non copriva nulla essendo fatto di sottili nastrini di raso e nulla più.
“Trucco leggero, rossetto rosso fuoco in abbondanza e un po’ di bigiotteria grossolana, l’importante è che sia finto oro.” mi disse poco prima di lasciarmi andare a casa.
“Come vuole sua altezza.” risposi con ironia, ben sapendo che avrei obbedito a qualunque suo ordine pur di appagarlo.
Una volta finito di cenare non ebbi alcuna fretta nel truccarmi come mi era stato chiesto, e del resto odiavo farlo in maniera marcata, scegliendo alla fine un rossetto liquido rosso fuoco, per fare poi il bordo delle labbra a matita usando una tonalità leggermente più scura.
Lui arrivò coi suoi soliti minuti di ritardo, portando una scatola che mi consegnò non appena entrato in casa.
“Indossalo, poi metti scarpe e soprabito che c’è un po’ di strada da fare.”
Dentro la scatola c’era una tutina in tulle del tutto trasparente, con un’ampia cerniera che partiva dall’inizio del solco delle chiappe per finire poco sotto l’ombelico.
“Non faccio prima se giro nuda ?” chiesi dopo essermi vista allo specchio.
“No così sei più troia.” mi rispose dandomi una piccola pacca su una chiappa “Dai metti le scarpe che siamo quasi in ritardo, ma senza che t’incazzi perché non è colpa mia.”
Una volta messe scarpe e un lungo spolverino, uscimmo per andare verso questi “nuovi amici” che c’aspettavano a casa loro.
“Non avevo capito bene l’indirizzo.” mi disse per giustificare il fatto che eravamo in ritardo “E lo so che esistono i navigatori, ma questi vivono in un quartiere nuovo che ancora non è messo bene sulle cartine.”
“Partendo dal fatto che amici è plurale, ma sono una coppia o due uomini, insomma cosa mi devo aspettare.” chiesi sentendo l’ansia salirmi dentro.
“Amici punto e basta, o se vuoi prendila come una sorpresa, tanto alla fine farai tutto tranne che scappare.” mi rispose poggiandomi una mano all’interno della coscia sino a farla risalire sino alla cerniera.
Umberto passò tutto il tempo a toccarmi la passera senza però mai aprire la lampo, facendo sì che m’eccitassi a dismisura senza però subire alcuna penetrazione, nemmeno da un solo dito.
Quando arrivammo a destinazione avevo solo voglia di farmi scopare, così non appena entrai in un appartamento al primo piano con lui dietro, fu quasi una liberazione togliermi lo spolverino davanti all’uomo che c’aveva aperto.
“Vieni Rebecca è di là che t’aspetta, e se non te l’avesse detto io sono Pietro.” mi disse lo sconosciuto facendomi strada.
In quello che era il salotto c’aspettava una gran bella donna, praticamente nuda dato che aveva indosso solo un completino intimo di pizzo blu scuro, che stava sorseggiando del vino seduta sul divano.
“Tu devi essere Enrica, l’ultima scoperta di questo gran maiale.” mi disse la donna alzandosi per poi darmi un grosso cuscino di velluto verde “Adesso inginocchiati e poi vedi di lasciare un po’ del tuo rossetto sulla mia fica, ma soprattutto di farmi godere.”
“Lo sai che non sono mai stata con una donna ?” le chiesi mentre mi sistemavo sul cuscino.
“No ma non importa, tu fai quello che piace venga fatto a te, e vedrai che il resto verrà da sé.”
Le spostai la parte inferiore del tanga, scoprendole così la passera che era completamente depilata, a parte un piccolo triangolo proprio sopra l’inizio delle grandi labbra. Non sapendo cosa fare iniziai a darle dei piccoli baci sul sesso, per poi aprirlo delicatamente con le dita in modo da spingermi più a fondo.
“Ti ho detto di lasciarmi il tuo rossetto da troia sulla fica.” mi disse Rebecca con tono autoritario, quasi schiacciandomi la testa contro di sé.
A quel punto non mi rimase che strusciare la bocca sulla sua passera, che divenne subito rossa come le mie labbra, e allo stesso tempo infilarle dal basso due dita dentro per farla godere il più possibile.
“Vedi che sai far godere una donna ? Anche se sono sicura che sei più brava a prendere cazzi che a leccare fiche, e del resto Umberto c’ha raccontato bene di quanto ti piaccia farti scopare, e stai tranquilla che stasera ti riempiremo per bene sia davanti che dietro.”
Le parole di quella donna, per quanto fossero pesanti e volgari, non facevano che eccitarmi tanto che non aspettavo altro che si passasse al più presto ai fatti, anche perché vedevo gli sguardi dei due uomini sempre più vogliosi.
Con mio grande stupore Pietro diede a Rebecca un dildo a microfono, che la donna mi piazzò direttamente sulla passera, dopo aver aperto la cerniera che le passava proprio davanti, facendomi scappare un mugolio fin troppo udibile dal terzetto che mi circondava.
“Di che sei una troia e vuoi il cazzo e ti lascio in mezzo a loro due che non aspettano altro che scoparti.” mi disse Rebecca che nel frattempo mi aveva poggiata una mano su una tetta per palparla con un certo vigore.
“Sono una troia che vuole il cazzo.” risposi senza esitare un secondo, e del resto non potevo negare a nessuno, me stessa per prima, che non aspettassi altro che finire fra Umberto e Pietro.
Senza dire nulla i due uomini si misero davanti a me e si slacciarono i pantaloni, poi sempre in silenzio abbassai loro gli slip per tirare fuori le nerchie già abbastanza dure.
Così mentre Rebecca beveva dello champagne, io spompinavo il suo uomo ed il mio collega, che non persero tempo a togliersi quel che ancora avevano addosso, sino a rimanere più nudi di me che ancora ero coperta dalla tutina pur avendo tutta la cerniera aperta.
Quando mi ritrovai carponi non diedi alcuna importanza a chi avevo davanti e chi dietro, solo presi un pene in bocca mentre l’altro si faceva largo nella mia passera oramai ridotta a un lago.
“Scopatela per bene che poi mi voglio divertire anch’io.” disse Rebecca mentre io chiudevo gli occhi, quasi volessi isolarmi dal resto del mondo e pensare solo a godere.
Perché la semplice realtà è che stavo impazzendo di piacere, e non m’importava sapere chi mi stava fottendo, ma solo che lo facesse il più a lungo possibile, ed il fatto che fossero in due m’eccitava ancor di più.
Arrivai al punto di non comprendere quel che dicevano, anche se mi erano vicinissimi, mentre la voce della donna mi sembrava lontanissima. Non mi mossi mai rimanendo sempre carponi, con gambe e bocca aperte per poterli soddisfare entrambi, ma soprattutto per poter godere io di loro. Avrei voluto che mi prendessero entrambi insieme, ma non osai chiederlo forse sperando che prima o poi sarebbe arrivato anche quel momento, così quasi mi accontentai di essere io a usarli come due giocattoli umani, buoni solo per scopare e poco più.
L’orgasmo arrivò come un uragano, con una tale intensità che non mi fece aprir bocca, per poi durare a lungo come se quella tempesta non avesse mai fine. Termine che però arrivò quando furono loro due a raggiungere l’apice del piacere, e a quel punto non ci fu bisogno di dire nulla, che mi misi in ginocchio pronta a ricevere direttamente nella bocca il frutto dei loro orgasmi. Mentre Umberto centrò in pieno il palato, lasciandomi solo il piacere d’inghiottire il suo seme senza poterlo assaporare fino in fondo, Pietro diresse i suoi schizzi sia sopra che sotto le labbra, lasciando poi spazio a Rebecca che iniziò a raccogliere con la lingua il frutto del piacere, per poi passarlo alla mia, che cercava di ricambiare in modo da prolungare quel gioco perverso.
“Che ne dici di farglieli tornare duri, o vuoi che resti a bocca asciutta, sai ho un po’ di voglia di cazzo anch’io.” mi disse la donna sfiorandomi il viso prima d’infilarmi la lingua in bocca.
Non so perché ma mi ero messa in testa che Rebecca non dovesse partecipare, se non da dominatrice, alla parte più prettamente sessuale, tanto che quasi m’aspettavo che dopo i due uomini fosse lei a scoparmi. Così con un pizzico di delusione iniziai a leccare il pene di Pietro, mentre lei si dedicava a quello di Umberto, che fu il più lesto a riprendere la piena erezione.
“Fai tanto la donna forte, ma poi vuoi solo che ti scopi.” le disse il mio collega prima di farla sdraiare sul divano per poi mettersi sopra di lei.
Umberto fu a dir poco violento, ma dai gemiti di piacere di Rebecca era fin troppo chiaro che lei non volesse altro che provare quel tipo di piacere che solo un rapporto con un maschio alfa poteva dare.
“Tu tienimi il cazzo in caldo che poi diamo una ripassata anche a te.” mi disse Pietro ridendo.
I due uomini fecero quasi a gara a chi fotteva con più forza Rebecca, con me che tenevo in bocca la nerchia di chi non era sopra la donna, sino a quando Umberto non mi fece mettere vicino a lei per poi scoparmi con tutta la sua consueta irruenza.
Mentre i due maschi erano quasi in competizione fra di loro, fra Rebecca e me c’era solo la voglia di godere dei loro randelli, facendo sì che in fondo si comportassero esattamente come volevamo noi. Perché nonostante il loro fare dominante chi provava più piacere eravamo proprio noi due, comodamente sdraiate con le gambe larghe, con le passere sì in fiamme ma non certo per il dolore. La musica non cambiò di una nota neppure quando entrambe venimmo sodomizzate, ma del resto i membri erano così ricoperti dai nostri umori, che non ci fu bisogno di altro lubrificante per poterli accogliere nell’ano senza tanti problemi.
“Vi voglio tutti e due, insieme !” quasi urlò Rebecca alla quale non bastava più un solo uomo per arrivare all’orgasmo.
Con non poca invidia la vidi mettersi di fianco, dopodiché Pietro la penetrò analmente, seguito subito dopo da Umberto a cui non rimase che prenderle la passera.
Più la vedevo godere, con quello sguardo che sembrava dirmi “Io sto scopando e tu no”, maggiore era la voglia di prendere il suo posto, anche a costo di farmi aprire in due.
Per mia fortuna Rebecca non poté resistere a lungo a quell’autentico assalto, e venne quasi urlando il suo orgasmo al mondo intero, per poi rimanere quasi incosciente fra i due uomini che nel frattempo si erano fermati.
“Vieni a prendere il mio cazzo.” mi disse Umberto sedendosi sul divano “E non importa come ci sali sopra, basta che poi lasci l’altro buco a Pietro.”
Non so perché ma decisi d’impalarmi su di lui dandogli le spalle e usando il culo, rimando con le gambe ben aperte in attesa che si facesse avanti l’altro uomo, che invece rimase fermo, come se volesse riprendere fiato.
“Cos’aspetti a scoparmi, o preferisci che mi faccia godere questa puttana leccandomi la fica.” dissi aprendomi con le dita le grandi labbra.
Colto nell’orgoglio Pietro s’inginocchio davanti a me, per poi infilarmi il suo randello che entrò completamente con estrema facilità.
“Siete solo delle troia che vogliono più cazzo possibile.” mi disse l’uomo iniziando a fottermi con tutta la sua forza.
“E voi solo cazzi buoni a soddisfarci.” risposi prima di lasciarmi andare e godere il più possibile di quei due stalloni.
Fu come se il mio spirito si staccasse dal corpo fisico, usando questo per poter provare il massimo piacere, senza più alcun limite dato dalla natura. I due tori infatti mi montarono a turno nel senso più letterale del termine, facendomi girare come una trottola fra loro, e senza darmi un secondo per farmi capire cosa stesse succedendo. Era come una giostra con loro intorno a me, unico centro del piacere che davo e ricevevo senza soluzione di continuità.
Come prima mi ritrovai le loro nerchie vicino alla faccia, pronte a schizzarmi il frutto di tanto piacere, che arrivò copioso sul mio viso, seguito dalla lingua di Rebecca che volle la sua parte senza però condividerla poi con me.
Rimanemmo una decina di minuto in silenzio, durante i quali si sentiva solo il rumore dei nostri respiri, che pian piano tornavano alla normalità. Poi Pietro andò a prendere da bere qualcosa di fresco, e dopo aver scolato un paio di champagne e testa, iniziammo a chiacchierare come se non fosse successo nulla di particolare, come fanno quattro amici dopo una giornata di lavoro.
Scoprii così che Rebecca e Pietro convivevano da anni, ma che erano sempre stati una coppia aperta, e che frequentavano abitualmente diversi club privé, e promisi loro che una sera sarei andata con loro.
Quando Umberto decise d’andare via non mi rimase che chiudere la cerniera della tutina e rimettermi lo spolverino, mentre lui si rivestiva da capo a piedi.
“Ti sei tolta la paura di farlo con un’altra donna ?” mi chiese mentre viaggiavamo verso casa mia.
“Sì e devo dire che con Rebecca è stato tutto molto facile, anche se all’inizio credevo fosse una dominatrice, e questo credimi mi faceva un po’ di paura, poi è stato tutto naturale, ma soprattutto piacevole e non credo solo per me.”
Continuammo a parlare sino a quando non fummo sotto casa mia, a quel punto lo salutai con un fin troppo casto bacio sulla guancia per rientrare nel mio appartamento, e finire quasi subito nel mondo dei sogni.


Per commenti : miss.serenasdx@yahoo.com
(quelli volgari saranno subito cestinati)

Invito tutti a visitare il mio piccolo blog
http://serenathemiss.wordpress.com/
scritto il
2026-01-05
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