La preside

di
genere
incesti


Avere una foto di Simonetta Medici mezza nuda non era un gran tesoro, in quanto i suoi profili social ne erano pieni. Quello che la rendeva diversa era che l’avevo scattata a scuola mentre lei era con un ragazzo, anche lui poco vestito, mentre aveva il suo pene in bocca. Non appena mi videro cercarono di ricomporsi alla meno peggio, ma oramai il danno era fatto, con la ragazza che aveva iniziato a piangere quando le avevo detto che l’avrei espulsa dalla scuola.
Dopo neanche un’ora mi aveva chiamata la madre Alessandra, anche lei nota influencer nonostante la non giovane età, famosa per aver sposato appena trentenne un ricco industriale che aveva più del doppio della sua età, e che era morto dopo neanche sei mesi di matrimonio lasciandole una notevole eredità. Alessandra che era diventata madre molto giovane, aveva così cresciuto la figlia come una piccola star, cercando ogni occasione buona per dare feste faraoniche, ma senza insegnarle in alcun modo a usare bene il cervello. La ragazza era infatti il perfetto ritratto della ricca viziata, che a suo modo voleva dare scandalo ogni volta che poteva, riuscendo però solo a ritagliarsi l’etichetta della troietta non troppo furba.
La voce della donna era un misto di rabbia e ossequioso, per nulla tenere con la figlia che del resto era indifendibile. Alla fine fingendomi di buon cuore, avevo dato loro la possibilità di “chiarirsi” di persona, ma non a scuola bensì a casa mia dicendole che volendo una soluzione la si poteva anche trovare, senza però svelare quale.
Non le dissi che l’odiavo con tutta me stessa, e non solo perché la ritenessi una meschina approfittatrice. Se Alessandra Medici era tutta apparenza, iniziando dalle sue tette finte per passare agli innumerevoli piccoli interventi per nascondere il passare del tempo, io ero sempre stata tutta sostanza, nel senso di totale dedizione allo studio prima ed al lavoro poi.
Fin dal primo giorno di scuola avevo capito che quelle come lei erano il nemico, e di reginette della classe ne avevo incontrate fin troppe, cercando d’evitarle come la peste. Erano quelle che si presentavano alle interrogazioni prima e agli esami poi, con le gambe in bella mostra anche solo per rimediare il voto minimo, mentre io primeggiavo arrivando alla laurea in tempi record e col massimo dei voti.
Ero entrata al “collegio internazionale” prima da supplente per vedere com’era l’insegnamento, per poi avere un posto fisso come insegnante di matematica, e la vicepresidenza dopo una decina d’anni, scoprendo che dall’altra parte della cattedra la scuola mi piaceva ancor di più che da studentessa... Pur non essendo la numero uno, avendo un preside più dedito alle pubbliche relazioni che altro, mi ero ritrovata ad essere il vero motore pulsante del collegio, temuta da tutti, professori compresi.
Quando vidi arrivare madre e figlia per poco non mi misi a ridere, loro che erano sempre pronte a mostrare il proprio corpo, venivano da me vestite quasi come due suore, sperando in un atto di clemenza, che ci sarebbe stato ma solo pagandolo carissimo.
“Preside Bacci mi permetta di ringraziarla per averci dato quest’occasione per chiarire quello che in fondo è solo uno spiacevole equivoco.” mi disse Alessandra non appena si accomodò nel mio ufficio.
“E da quando fare un pompino a scuola è uno spiacevole equivoco ?” le risposi gelando sia lei che la figlia “Oppure il suo sistema educativo è indirizzato a fare anche di Simonetta una troia ?”
“Preside Bacci io non le permetto di fare simili insinuazioni !” esclamò Alessandra alzandosi di scatto dalla sedia.
“E dov’è l’insinuazione, o dovremmo dimenticare che lei s’è sposata un vecchio cardiopatico solo per diventare il prima possibile una ricca vedova ? Effettivamente le comuni troie la danno per una sera, lei per qualche mese, ma alla fine la differenza come morale non c’è; quindi, di che vogliamo parlare ‘ Di una ragazza così cretina da far sesso in uno dei pochi luoghi dov’è vietato ? O forse pensa allo scandalo che ci sarà non appena verrà resa pubblica la motivazione dell’espulsione di Simonetta ? Perché io penso che non ci sarà nessuno scandalo in quanto lo sanno anche le pietre che le piace il sesso, e a sentir certe voci poco conta che sia con ragazzi o ragazze, non è vero cara ?”
Rimasero entrambe in silenzio con la testa bassa, sino a quando Alessandra non fece la mossa che aspettavo.
“Senta siamo tutte persone umane, ed ecco qui c’è un piccolo regalo per lei se chiuderà un occhio e la finiamo qui.” mi disse la donna mettendo sul tavolo una busta che aprii immediatamente tirando fuori una mazzetta da cinquanta euro.
“Vedi io sapevo che prima o poi con qualcuno finiva in questo modo, è così ho fatto installare una webcam, la vedi è quel cerchietto nero la sopra, con la quale potrò dimostrare questo misero tentativo di corruzione, e questo sì che ti sputtanerà per bene.” le dissi rimanendo fin troppo gelida.
Lei cercò di tirarmi uno schiaffo, non sapendo che l’unica mia passione oltre lo studio, era da sempre il karate, e bloccarle il polso fu fin troppo facile.
“Mamma te l’avevo detto di non provarci.” disse Simonetta aprendo bocca per la prima volta da quando era entrata in casa mia.
“Ecco per un volta la ragazza ha ragione, adesso vieni qui vicino alla mia scrivania.” le risposi alzandomi in piedi.
Simonetta si mise al fianco della madre che non sapeva cos’avessi in mente, e che rimase sconvolta dalla mia richiesta.
“Adesso punisci tua figlia per aver fatto la troia a scuola, e fallo sculacciandola ma solo dopo averle tolto la gonna.”
“Cos’hai detto ?” urlò la donna in preda alla rabbia più pura.
“Hai capito benissimo, dai una lezione a tua figlia alla vecchia maniera, magari fargli bruciare un po’ le chiappe le servirà a ricordare che non può fare la troietta dove le pare e piace.” le risposi usando un tono il più piatto possibile, quasi meccanico per quanto fosse freddo.
“Mamma fallo e finiamola con questa farsa.” disse allora Simonetta tirandosi giù la gonna da sola “E fai come dice lei altrimenti s’incazza ancora di più.”
Alessandra provò a sculacciare la figlia, ma sembrava quasi che più che colpire le chiappe della ragazza, le stesse accarezzando per quanto faceva piano.
“Mettiti al suo fianco e giù la gonna pure tu, perché è chiaro che non sai come fare, quindi è meglio che ti rinfreschi la memoria.” dissi alla donna guardandola con disprezzo.
“Tu non vorrai che davvero io … no no, adesso noi ce ne andiamo e finisce qui.” mi rispose prendendo per mano la figlia.
“Se aspetti un attimo ti do il foglio d’espulsione, così non passi a prenderlo domani in segreteria.”
Le mie parole gelarono la donna che perse tutta la sua arroganza davanti al mio ricatto, e non poté che tornare sui suoi passi e mettersi al fianco della figlia per poi tirarsi giù la gonna.
Dopo che mi sistemai fra di loro iniziai a sculacciarle entrambe, ma colpendo più forte Alessandra, che chiaramente non piangeva solo per orgoglio, mentre la figlia era quasi sul punto di crollare. La situazione non cambiò dopo che portai le mutandine di entrambe a metà coscia per poter colpire le chiappe ora nude, prediligendo sempre quella di chi mi era più vicina come età, e che del resto odiavo molto di più. Mi fermai solo quando le terga delle due donne furono di un bel rosso.
“Ora nude e in fretta.” ordinai loro che obbedirono spogliandosi molto velocemente.
Se il corpo di Simonetta era perfetto per una ragazza della sua età, quello di Alessandra era fin troppo scolpito dal bisturi, iniziando dal seno che era troppo grande e sodo per essere naturale, sino al sedere, anche lui troppo artificiale.
“Bene bene vediamo un po’ qui cosa abbiamo.” dissi girando intorno a loro prima d’andare a sedermi sulla mia scrivania “Una troia rifatta che ha saputo darla bene, e una che aspira a diventare come lei, peccato per voi che non abbia il cazzo altrimenti vi scoperei senza pensarci due volte. Invece dovrete farmi godere, e so quanto mi state odiando e di conseguenza quanto vi costerà darmi del piacere, facendo le brave schiavette quindi iniziate togliendomi le scarpe e baciandomi i piedi, ma solo dopo che vi sarete inginocchiate davanti a me.”
Simonetta fu più veloce della madre, che voleva mantenere un briciolo di dignità, ma che poi non poté che eseguire il mio ordine e baciarmi il piede destro.
Il piacere che provai nel vedere Alessandra adorarmi un piede andava al di là di ciò che era puramente fisico, e devo dire che a usare la bocca era davvero brava. Quello che più mi faceva godere era il vederla umiliata anche davanti alla figlia, ben sapendo che non aveva nessuna alternativa all’ubbidirmi. Così lentamente mi tolsi camicetta e reggiseno, per poi ordinare a Simonetta di occuparsi delle mie tette, mentre la madre doveva risalire con la lingua sino alle mutandine.
Non so perché ma ebbi la sensazione che la ragazza quasi si divertisse in quei piccoli giochi lesbo, mentre la madre non aspettava altro che le mandassi via. Così infilai una mano fra i capelli di Simonetta per farla alzare e portare la sua bocca all’altezza della mia, e poterla così baciare. Lei all’inizio tenne le labbra chiuse, ma fu giusto un attimo prima di aprirle e cercare con la lingua la mia, e dar vita a un lungo perverso bacio.
Quando mi alzai fu solo per finire di spogliarmi ed ordinare ad Alessandra di leccarmi il culo, per poi riprendere a baciare la figlia infilandole anche una mano fra le gambe, subito ricambiata dalla giovane.
Simonetta non sembrava più una ragazza costretta a far sesso perché ricattata, ma una donna vogliosa di dare e ricevere piacere alla pari, comportandosi come se la madre non fosse dietro di me. I suoi baci, ma ancor di più i suoi delicati tocchi di mano, erano quelli di una femmina che sapeva come far godere una sua simile, tanto che ben presto mi dedicai solo a lei, lasciando in secondo piano Alessandra, che non si era accorta di come la figlia avesse cambiato comportamento.
Solo quando la ragazza s’abbassò per leccarmi la passera quasi con devozione, la madre comprese che lo stava facendo senza eseguire nessun ordine, anche perché dalla mia bocca uscivano solo piccoli gemiti di piacere, quasi sussurrati quasi avessi paura di far comprendere quanto stessi godendo. Con due bocche sulle mie porte del piacere trattenermi fu sempre più difficile, anche perché Simonetta sembrava quasi che mi volesse mangiare la passera, passando bocca e lingua su di essa come se non ci fosse un domani, aspettando solo il mio orgasmo che però non ci fu.
Volendo portare quel rapporto oltre la perversione spostai la testa della ragazza per andare a prendere un classico strap-on a cinghie, che le fissai sotto la vita prima di fa piegare la madre contro la mia scrivania.
“Scopala, voglio vedere se gode anche se a sbatterla è la figlia.” dissi a Simonetta che si era immobilizzata non avendo ancora ben capito cosa volessi da lei.
La giovane non si scompose però più di tanto, ma una volta sistemata dietro la sua genitrice, iniziò a scoparla con una più che discreta velocità, con me al suo fianco che la stimolavo toccandole sia il seno che il culo.
Alessandra invece aveva il volto disegnato dalla rabbia e dalla vergogna, e rimaneva quasi impassibile sotto i colpi della figlia, che divennero pian piano sempre più forti, come se volesse dimostrarmi quanto fosse capace a fare l’uomo con un cazzo finto fra le gambe. Vedere quella donna così diversa da me umiliata in quel modo, mi fece eccitare così tanto che quasi venni senza neppure toccarmi in alcun modo, ma passato quel momento volli dare un ultimo colpo alla sua dignità.
“Mettiglielo nel culo.” dissi alla ragazza allargando le chiappe della madre “Tanto puttana com’è ce l’avrà bello largo.”
Simonetta molto semplicemente sfilò il fallo dalla passera di Alessandra, per infilarlo molto velocemente nell’ano, togliendole il fiato con la sua irruenza, anche se dalla bocca della donna non uscì un gemito di dolore. Da come si muoveva ebbi la netta sensazione che la ragazza aveva quasi aspettato quel momento da chissà quanto tempo, e che adesso si stava vendicando violentando di fatto la madre.
A quel punto non mi rimase che sedermi per poi infilarmi due dita nella passera ad avere così il mio orgasmo, che arrivò poco dopo quello di Simonetta, che si accasciò sul corpo di sua madre, esausta ma chiaramente felice.
“Rivestitevi tutte e due e andate via.” dissi loro mentre mi rimettevo le mutandine.
Alessandra fu un fulmine, quasi scappando da casa mia, mentre la figlia ancora si stava rivestendo, che una volta finito s’avvicinò per baciarmi, cogliendomi un po’ di sorpresa.
“Grazie, se vuoi un giorno torno da sola.” mi disse una volta arrivata alla porta.
“Sai dove abito.” le risposi ben sapendo che l’avrei rivista presto, ma soprattutto che avevo trovato un’altra ragazza alla quale piacevano i giochi di sottile dominazione.


Per commenti : miss.serenasdx@yahoo.com
(quelli volgari saranno subito cestinati)

Invito tutti a visitare il mio piccolo blog
http://serenathemiss.wordpress.com/
scritto il
2026-04-07
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