Incontri in aereo

di
genere
confessioni

Avevo paura di volare da sola.
Non dell’aereo. Di quello che mi aspettava dopo.
I miei capelli biondi si riflettevano nel finestrino scuro mentre cercavo di sembrare tranquilla. Avevo ventidue anni, una valigia troppo grande per me e un contratto di lavoro in un altro Paese che continuavo a rileggere come se potesse sparire da un momento all’altro.
Quando mi sedetti al mio posto vicino al finestrino, cercai di respirare lentamente. Ma dentro avevo il caos.
Poi arrivò lui.
Un uomo nero, alto ed elegante, con una presenza impossibile da ignorare. La pelle scura contrastava con la camicia chiara perfettamente stirata, e il suo modo di muoversi aveva qualcosa di calmo e sicuro che mi metteva stranamente a disagio. Avrà avuto trentacinque anni, forse qualcosa in più. Mi salutò con un sorriso educato mentre sistemava il bagaglio sopra di noi.
“Posso?” chiese indicando il sedile accanto.
Annuii troppo in fretta.
Per i primi minuti fingemmo entrambi indifferenza. Io guardavo fuori dal finestrino, lui sfogliava distrattamente una rivista che non sembrava leggere davvero. Ma sentivo la sua presenza accanto a me in modo quasi fastidioso. Il profumo pulito. Le mani grandi. La calma.
Quando l’aereo decollò e ci fu una leggera turbolenza, le mie dita si irrigidirono sul bracciolo.
“Paura?” mi chiese piano.
“Un po’.”
Lui esitò appena, poi allungò la mano verso la mia.
Solo un gesto semplice. Delicato.
Io la guardai per un secondo interminabile prima di intrecciare le dita alle sue.
Ed è lì che cominciò tutto.
Non successe niente davvero. Eppure nella mia testa successe qualunque cosa.
Immaginavo di appoggiarmi alla sua spalla. Di sentire la sua mano scivolare lentamente sulla mia gamba. Di voltarmi verso di lui mentre tutti dormivano e baciarlo senza dire niente. Un bacio lento, trattenuto per ore.
Continuavo a chiedermi che sapore avesse.
Lui parlava poco, ma quando lo faceva mi guardava negli occhi come se ascoltasse davvero ogni parola. Mi raccontò che viaggiava spesso per lavoro. Io gli raccontai della mia paura di trasferirmi, del fatto che non conoscevo nessuno nel posto dove stavo andando.
“Le cose più importanti iniziano quasi sempre con paura,” disse.
A un certo punto si alzò per andare verso il fondo dell’aereo.
Lo guardai allontanarsi lungo il corridoio stretto, e i miei occhi scesero involontariamente più in basso. Il modo in cui i pantaloni seguivano il movimento del suo corpo mi fece trattenere il respiro per un istante. Aveva un fisico solido, armonioso, quasi scolpito. Pensai, arrossendo da sola, che sembrava una statua di pietra viva.
Distolsi subito lo sguardo, imbarazzata da me stessa.
Eppure la fantasia arrivò lo stesso.
Andare lì. Chiudermi dentro quel piccolo bagno con lui. Ridere per l’imbarazzo. Sentire il suo respiro vicino al mio mentre l’aereo attraversava le nuvole. Nessuna promessa. Nessun nome da ricordare davvero. Solo quel momento sospeso tra il cielo e la terra.
Naturalmente non mi mossi.
Quando tornò al posto, mi sorrise appena, come se avesse intuito qualcosa.
Io abbassai gli occhi fingendo interesse per la cintura di sicurezza.
Le ore passarono troppo in fretta.
Poi arrivò la voce del comandante. Atterraggio imminente.
Sentii una stretta strana nello stomaco. Non volevo che finisse. Non quel volo. Non quella possibilità fragile e impossibile che avevo costruito nella testa.
Quando l’aereo toccò terra, il mondo reale tornò tutto insieme.
Cellulari accesi. Persone in piedi. Rumore di valigie.
Lui prese il cappotto, poi si voltò verso di me.
“Allora… buona fortuna per il tuo nuovo inizio.”
Avrei voluto dirgli qualcosa di importante.
Chiedergli di restare ancora cinque minuti.
Chiedergli il numero.
Chiedergli se anche lui aveva immaginato qualcosa.
Invece sorrisi soltanto.
“Grazie… e buon viaggio.”
Ci guardammo per un momento troppo lungo per essere semplice cortesia.
Poi lui scese dall’aereo.
E io rimasi seduta qualche secondo in più, osservando il corridoio ormai vuoto e sentendo addosso quella malinconia dolce che lasciano certe persone: quelle che forse avrebbero potuto cambiarti la vita… se soltanto il tempo avesse avuto un po’ più coraggio.
Sono curiosa, chi di voi ha mai avuto incontri simili e si è fatto avanti concretizzando qualcosa? Fatemelo sapere qui Sabrina.ratti@blu.it
scritto il
2026-05-22
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