Terapia cuckold - capitolo 3
di
Raiders
genere
corna
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Scrivete pure per suggerimenti, commenti, idee o soprattutto se almeno una volta vi siete sentiti come il protagonista del racconto
Luca uscì dallo studio di Sofia con le gambe che non sembravano più sue. Il profumo di vaniglia e muschio bianco gli era rimasto addosso come una seconda pelle, e nella testa continuava a risuonare la voce calma della dottoressa: «Confessa a Giulia che sai del suo tradimento. Non chiederle dettagli. Solo dille che lo sai. Osserva la tua reazione, il tuo disagio, la tua erezione mentre lo fai».
Il tragitto in macchina verso casa fu un incubo. Ogni semaforo rosso era un’occasione per ripensarci. “E se nega? E se si arrabbia? E se mi guarda con disgusto e mi dice che è finita?”. Ma sotto quei pensieri, più profondo, c’era qualcos’altro: un calore basso, insistente, che gli faceva pulsare il cazzo nei pantaloni. Il solo immaginare di pronunciare quelle parole ad alta voce – “So che mi tradisci” – gli provocava un’erezione parziale, quasi automatica. Si sentiva un fallito per questo. Un marito che invece di proteggere il suo matrimonio stava per ammettere di essere eccitato dal fatto che sua moglie lo avesse tradito.
Parcheggiò sotto casa alle nove e mezza. Le luci del salotto erano accese. Giulia era già tornata. Il cuore gli batteva così forte che gli sembrava di sentirlo nelle orecchie. Salì le scale lentamente, come se stesse andando al patibolo. Aprì la porta con la chiave che gli tremava nella mano.
Giulia era sul divano, in tuta grigia morbida, i capelli sciolti sulle spalle, un bicchiere di vino in mano. Alzò lo sguardo e gli sorrise, quel sorriso caldo e familiare che lui aveva sempre amato.
«Ciao tesoro. Hai fatto tardi anche tu stasera?»
Luca chiuse la porta dietro di sé. La gola era secca. Posò la borsa, si tolse il cappotto e rimase in piedi in mezzo alla stanza, immobile. Le parole che Sofia gli aveva assegnato come compito gli pesavano sulla lingua come piombo.
«Giulia… dobbiamo parlare.»
Il tono della sua voce era diverso dal solito. Giulia inclinò la testa, posò il bicchiere sul tavolino e lo guardò con attenzione.
«Che succede? Tutto bene al lavoro?»
Luca si sedette sulla poltrona di fronte a lei, a un metro di distanza. Le mani gli sudavano. Sentiva il cazzo che cominciava a indurirsi nei pantaloni, tradendolo già prima ancora di aprire bocca. Era doloroso. Era umiliante. Era eccitante.
Respirò a fondo.
«So che mi tradisci.»
Le parole uscirono basse, quasi strozzate. Non c’era rabbia nella sua voce. Solo una quieta, tremenda verità.
Giulia rimase immobile per tre secondi lunghi come ore. Poi impallidì leggermente. Gli occhi si spalancarono.
«Cosa… cosa stai dicendo, Luca?»
Lui non distolse lo sguardo. Il cuore gli martellava. Il cazzo gli divenne completamente duro, spingendo contro la stoffa dei pantaloni. Lo sentiva. E sapeva che tra poco se ne sarebbe accorta anche lei.
«So che da mesi vedi un altro uomo. Ho trovato i messaggi. Ho visto il video nel tuo telefono. So che ti scopa in macchina, in ufficio, ovunque. So che ti piace. E… so che ti fa godere in un modo che io non riesco più a farti godere.»
Ogni parola era una coltellata al petto. Sentiva il dolore vero, fisico, mescolato a un’eccitazione che lo disgustava e lo attirava allo stesso tempo. Era come se stesse strappando via un cerotto da una ferita infetta: faceva male, ma sotto c’era qualcosa di vivo, di caldo, di malato.
Giulia aprì la bocca, la richiuse. Le guance le si colorarono di rosso. Non era rabbia. Era sorpresa, vergogna, e qualcosa di più complesso.
«Luca… io… come fai a saperlo? Io non volevo… non volevo farti male.»
La voce le tremava. Si portò una mano alla bocca, poi la abbassò. I suoi occhi scesero involontariamente sul grembo di lui. Vide il rigonfiamento evidente nei pantaloni. Spalancò gli occhi.
«Sei… eccitato?»
Luca arrossì violentemente. Non riuscì a negare. Annuì appena, mortificato.
«Sì.»
Silenzio. Un silenzio denso, carico di elettricità. Giulia lo fissava, incredula. Passarono quasi trenta secondi prima che parlasse di nuovo.
«Ma… perché? Ti sto tradendo da mesi e tu… ti ecciti? Non sei arrabbiato? Non mi odi?»
Luca deglutì. Il cazzo gli pulsava dolorosamente. Sentiva il liquido preseminale bagnargli i boxer.
«Non lo so. O meglio… lo so, ma è complicato. All’inizio ero distrutto. Ho pianto. Ho pensato di lasciarti. Poi… ogni volta che ci pensavo, mi veniva duro. Mi eccita sapere che un altro ti scopa. Mi eccita sapere che godi con lui più di quanto godi con me. Mi fa sentire un fallito… e proprio questo mi eccita ancora di più.»
Giulia lo guardava come se lo vedesse per la prima volta. La sorpresa sul suo viso si stava trasformando lentamente in qualcosa di diverso: curiosità, forse persino un filo di eccitazione. Si morse il labbro inferiore, un gesto che Luca conosceva bene.
«Quindi… mentre io ero con Alessandro, tu a casa ti segavi pensando a noi?»
Luca annuì di nuovo. La voce gli uscì rauca.
«Sì. Tre volte solo la prima sera. Guardando il video. Guardando come lui ti riempiva la figa e tu urlavi di piacere.»
Giulia si passò una mano tra i capelli. Il suo respiro si era fatto più profondo. La tuta grigia le aderiva al seno, mostrando i capezzoli che cominciavano a inturgidirsi sotto la stoffa.
«Oddio, Luca… è… strano. Molto strano. Non me lo aspettavo. Pensavo che se lo avessi scoperto mi avresti lasciata. Invece sei qui, con il cazzo duro, a dirmi che ti eccita.»
Si alzò dal divano e venne a sedersi sul bracciolo della poltrona di lui, vicinissima. Il profumo del suo corpo – lo stesso che Luca aveva sentito tante volte dopo che era stata con l’altro – gli arrivò alle narici. Un misto di doccia recente e qualcosa di più profondo, più intimo.
«Vuoi davvero saperlo?» chiese piano, quasi provocandolo. «Vuoi che ti racconti qualcosa? O ti basta sapere che lo so?»
Luca scosse la testa. Il compito di Sofia era chiaro: solo confessare, non chiedere dettagli. Ma il corpo lo tradiva.
«Non… non devo chiederti dettagli. Solo dirti che so.»
Giulia sorrise. Un sorriso piccolo, sorpreso, ma con una nota nuova, maliziosa.
«Però sei duro come una pietra. Lo vedo.»
Allungò una mano e gli sfiorò il rigonfiamento nei pantaloni, leggera, quasi per caso. Luca gemette piano.
«Ti eccita davvero tutto questo?» sussurrò lei, la voce più bassa. «Sapere che un altro uomo mi apre le gambe, mi tira i capelli, mi riempie di sborra mentre tu sei a casa a pensare a me?»
Luca annuì, incapace di parlare. Il disagio era fortissimo – il dolore di ammettere il tradimento, la paura di perderla – ma l’eccitazione era più forte. Giulia se ne accorse. Si chinò verso di lui, le labbra vicino al suo orecchio.
«Allora segati, Luca. Tiralo fuori e segati mentre ti guardo. Voglio vedere quanto ti eccita sapere che tua moglie è diventata una troia per un altro.»
Luca esitò solo un secondo. Poi, con le mani che tremavano, si aprì i pantaloni e tirò fuori il cazzo. Era durissimo, la cappella lucida, le vene pulsanti. Giulia lo osservava, gli occhi spalancati per la sorpresa che si trasformava in qualcosa di più caldo.
«Cazzo… non pensavo che ti avrebbe fatto questo effetto,» mormorò. «Continua. Muovi la mano. Lentamente.»
Luca obbedì. Iniziò a segarsi con movimenti lenti, sotto lo sguardo di sua moglie. Il disagio era ancora lì, vivo, doloroso – si sentiva esposto, vulnerabile, un marito che ammetteva di non essere abbastanza – ma il piacere era intenso, quasi insopportabile.
Giulia si morse di nuovo il labbro. La sua mano scese sul proprio seno, lo strinse piano attraverso la tuta.
«Sai… Alessandro è sposato anche lui. Ha un cazzo più grosso del tuo. Mi fa venire in modi che tu non mi fai più da anni. E io… mi piace sentirmi così. Mi piace sentirmi desiderata come una puttana.»
Luca accelerò il movimento della mano. Il respiro gli si spezzò.
Giulia continuò, la voce sempre più provocante ma ancora dolce, quasi affettuosa.
«L’ultima volta mi ha scopata sulla sua scrivania. Mi ha messo una mano sulla bocca per non farmi urlare. Quando è venuto dentro di me ho pensato a te. Per un secondo ho pensato: “Chissà se Luca lo sa”. E adesso lo sai. E invece di urlare sei qui che ti segi guardando tua moglie.»
Luca gemette forte. Il cazzo gli pulsava nella mano. Giulia si chinò ancora di più, il suo fiato caldo sull’orecchio di lui.
«Vieni, Luca. Vieni pensando a quanto sei diventato il marito che guarda. Vieni sapendo che la tua figa ormai è di un altro.»
Quelle parole furono troppo. Luca venne con un gemito rauco, schizzi potenti che gli sporcarono la mano e la coscia. Giulia lo guardò fino all’ultimo spasmo, gli occhi lucidi di sorpresa e di un’eccitazione nuova.
Quando lui finì, lei gli passò un fazzoletto dal tavolino, con un gesto quasi tenero.
«Sei… incredibile,» sussurrò. «Non so cosa pensare. Ma non mi fai schifo. Anzi… mi eccita vederti così.»
Luca rimase lì, il cazzo ancora in mano, il respiro corto, la mente un turbine di dolore, sollievo e desiderio. Aveva confessato. Aveva ammesso tutto. E invece di distruggere il loro matrimonio, aveva aperto una porta su qualcosa di nuovo, di pericoloso, di profondamente eccitante.
Giulia si alzò, gli diede un bacio leggero sulla fronte.
«Vai a pulirti. Domani ne parliamo con calma. O… magari no. Magari ti piace di più così.»
Luca annuì, stordito. Mentre andava in bagno sentì il telefono vibrare nella tasca. Un messaggio di Sofia, arrivato chissà quando:
Come è andata la confessione? Dimmi tutto alla prossima seduta. E osserva come ti senti stanotte.
Luca si guardò allo specchio. Il viso arrossato, gli occhi lucidi. Sorrise appena, un sorriso stanco ma vero.
Per la prima volta dopo mesi, non si sentiva solo un fallito. Si sentiva vivo.
Scrivete pure per suggerimenti, commenti, idee o soprattutto se almeno una volta vi siete sentiti come il protagonista del racconto
Luca uscì dallo studio di Sofia con le gambe che non sembravano più sue. Il profumo di vaniglia e muschio bianco gli era rimasto addosso come una seconda pelle, e nella testa continuava a risuonare la voce calma della dottoressa: «Confessa a Giulia che sai del suo tradimento. Non chiederle dettagli. Solo dille che lo sai. Osserva la tua reazione, il tuo disagio, la tua erezione mentre lo fai».
Il tragitto in macchina verso casa fu un incubo. Ogni semaforo rosso era un’occasione per ripensarci. “E se nega? E se si arrabbia? E se mi guarda con disgusto e mi dice che è finita?”. Ma sotto quei pensieri, più profondo, c’era qualcos’altro: un calore basso, insistente, che gli faceva pulsare il cazzo nei pantaloni. Il solo immaginare di pronunciare quelle parole ad alta voce – “So che mi tradisci” – gli provocava un’erezione parziale, quasi automatica. Si sentiva un fallito per questo. Un marito che invece di proteggere il suo matrimonio stava per ammettere di essere eccitato dal fatto che sua moglie lo avesse tradito.
Parcheggiò sotto casa alle nove e mezza. Le luci del salotto erano accese. Giulia era già tornata. Il cuore gli batteva così forte che gli sembrava di sentirlo nelle orecchie. Salì le scale lentamente, come se stesse andando al patibolo. Aprì la porta con la chiave che gli tremava nella mano.
Giulia era sul divano, in tuta grigia morbida, i capelli sciolti sulle spalle, un bicchiere di vino in mano. Alzò lo sguardo e gli sorrise, quel sorriso caldo e familiare che lui aveva sempre amato.
«Ciao tesoro. Hai fatto tardi anche tu stasera?»
Luca chiuse la porta dietro di sé. La gola era secca. Posò la borsa, si tolse il cappotto e rimase in piedi in mezzo alla stanza, immobile. Le parole che Sofia gli aveva assegnato come compito gli pesavano sulla lingua come piombo.
«Giulia… dobbiamo parlare.»
Il tono della sua voce era diverso dal solito. Giulia inclinò la testa, posò il bicchiere sul tavolino e lo guardò con attenzione.
«Che succede? Tutto bene al lavoro?»
Luca si sedette sulla poltrona di fronte a lei, a un metro di distanza. Le mani gli sudavano. Sentiva il cazzo che cominciava a indurirsi nei pantaloni, tradendolo già prima ancora di aprire bocca. Era doloroso. Era umiliante. Era eccitante.
Respirò a fondo.
«So che mi tradisci.»
Le parole uscirono basse, quasi strozzate. Non c’era rabbia nella sua voce. Solo una quieta, tremenda verità.
Giulia rimase immobile per tre secondi lunghi come ore. Poi impallidì leggermente. Gli occhi si spalancarono.
«Cosa… cosa stai dicendo, Luca?»
Lui non distolse lo sguardo. Il cuore gli martellava. Il cazzo gli divenne completamente duro, spingendo contro la stoffa dei pantaloni. Lo sentiva. E sapeva che tra poco se ne sarebbe accorta anche lei.
«So che da mesi vedi un altro uomo. Ho trovato i messaggi. Ho visto il video nel tuo telefono. So che ti scopa in macchina, in ufficio, ovunque. So che ti piace. E… so che ti fa godere in un modo che io non riesco più a farti godere.»
Ogni parola era una coltellata al petto. Sentiva il dolore vero, fisico, mescolato a un’eccitazione che lo disgustava e lo attirava allo stesso tempo. Era come se stesse strappando via un cerotto da una ferita infetta: faceva male, ma sotto c’era qualcosa di vivo, di caldo, di malato.
Giulia aprì la bocca, la richiuse. Le guance le si colorarono di rosso. Non era rabbia. Era sorpresa, vergogna, e qualcosa di più complesso.
«Luca… io… come fai a saperlo? Io non volevo… non volevo farti male.»
La voce le tremava. Si portò una mano alla bocca, poi la abbassò. I suoi occhi scesero involontariamente sul grembo di lui. Vide il rigonfiamento evidente nei pantaloni. Spalancò gli occhi.
«Sei… eccitato?»
Luca arrossì violentemente. Non riuscì a negare. Annuì appena, mortificato.
«Sì.»
Silenzio. Un silenzio denso, carico di elettricità. Giulia lo fissava, incredula. Passarono quasi trenta secondi prima che parlasse di nuovo.
«Ma… perché? Ti sto tradendo da mesi e tu… ti ecciti? Non sei arrabbiato? Non mi odi?»
Luca deglutì. Il cazzo gli pulsava dolorosamente. Sentiva il liquido preseminale bagnargli i boxer.
«Non lo so. O meglio… lo so, ma è complicato. All’inizio ero distrutto. Ho pianto. Ho pensato di lasciarti. Poi… ogni volta che ci pensavo, mi veniva duro. Mi eccita sapere che un altro ti scopa. Mi eccita sapere che godi con lui più di quanto godi con me. Mi fa sentire un fallito… e proprio questo mi eccita ancora di più.»
Giulia lo guardava come se lo vedesse per la prima volta. La sorpresa sul suo viso si stava trasformando lentamente in qualcosa di diverso: curiosità, forse persino un filo di eccitazione. Si morse il labbro inferiore, un gesto che Luca conosceva bene.
«Quindi… mentre io ero con Alessandro, tu a casa ti segavi pensando a noi?»
Luca annuì di nuovo. La voce gli uscì rauca.
«Sì. Tre volte solo la prima sera. Guardando il video. Guardando come lui ti riempiva la figa e tu urlavi di piacere.»
Giulia si passò una mano tra i capelli. Il suo respiro si era fatto più profondo. La tuta grigia le aderiva al seno, mostrando i capezzoli che cominciavano a inturgidirsi sotto la stoffa.
«Oddio, Luca… è… strano. Molto strano. Non me lo aspettavo. Pensavo che se lo avessi scoperto mi avresti lasciata. Invece sei qui, con il cazzo duro, a dirmi che ti eccita.»
Si alzò dal divano e venne a sedersi sul bracciolo della poltrona di lui, vicinissima. Il profumo del suo corpo – lo stesso che Luca aveva sentito tante volte dopo che era stata con l’altro – gli arrivò alle narici. Un misto di doccia recente e qualcosa di più profondo, più intimo.
«Vuoi davvero saperlo?» chiese piano, quasi provocandolo. «Vuoi che ti racconti qualcosa? O ti basta sapere che lo so?»
Luca scosse la testa. Il compito di Sofia era chiaro: solo confessare, non chiedere dettagli. Ma il corpo lo tradiva.
«Non… non devo chiederti dettagli. Solo dirti che so.»
Giulia sorrise. Un sorriso piccolo, sorpreso, ma con una nota nuova, maliziosa.
«Però sei duro come una pietra. Lo vedo.»
Allungò una mano e gli sfiorò il rigonfiamento nei pantaloni, leggera, quasi per caso. Luca gemette piano.
«Ti eccita davvero tutto questo?» sussurrò lei, la voce più bassa. «Sapere che un altro uomo mi apre le gambe, mi tira i capelli, mi riempie di sborra mentre tu sei a casa a pensare a me?»
Luca annuì, incapace di parlare. Il disagio era fortissimo – il dolore di ammettere il tradimento, la paura di perderla – ma l’eccitazione era più forte. Giulia se ne accorse. Si chinò verso di lui, le labbra vicino al suo orecchio.
«Allora segati, Luca. Tiralo fuori e segati mentre ti guardo. Voglio vedere quanto ti eccita sapere che tua moglie è diventata una troia per un altro.»
Luca esitò solo un secondo. Poi, con le mani che tremavano, si aprì i pantaloni e tirò fuori il cazzo. Era durissimo, la cappella lucida, le vene pulsanti. Giulia lo osservava, gli occhi spalancati per la sorpresa che si trasformava in qualcosa di più caldo.
«Cazzo… non pensavo che ti avrebbe fatto questo effetto,» mormorò. «Continua. Muovi la mano. Lentamente.»
Luca obbedì. Iniziò a segarsi con movimenti lenti, sotto lo sguardo di sua moglie. Il disagio era ancora lì, vivo, doloroso – si sentiva esposto, vulnerabile, un marito che ammetteva di non essere abbastanza – ma il piacere era intenso, quasi insopportabile.
Giulia si morse di nuovo il labbro. La sua mano scese sul proprio seno, lo strinse piano attraverso la tuta.
«Sai… Alessandro è sposato anche lui. Ha un cazzo più grosso del tuo. Mi fa venire in modi che tu non mi fai più da anni. E io… mi piace sentirmi così. Mi piace sentirmi desiderata come una puttana.»
Luca accelerò il movimento della mano. Il respiro gli si spezzò.
Giulia continuò, la voce sempre più provocante ma ancora dolce, quasi affettuosa.
«L’ultima volta mi ha scopata sulla sua scrivania. Mi ha messo una mano sulla bocca per non farmi urlare. Quando è venuto dentro di me ho pensato a te. Per un secondo ho pensato: “Chissà se Luca lo sa”. E adesso lo sai. E invece di urlare sei qui che ti segi guardando tua moglie.»
Luca gemette forte. Il cazzo gli pulsava nella mano. Giulia si chinò ancora di più, il suo fiato caldo sull’orecchio di lui.
«Vieni, Luca. Vieni pensando a quanto sei diventato il marito che guarda. Vieni sapendo che la tua figa ormai è di un altro.»
Quelle parole furono troppo. Luca venne con un gemito rauco, schizzi potenti che gli sporcarono la mano e la coscia. Giulia lo guardò fino all’ultimo spasmo, gli occhi lucidi di sorpresa e di un’eccitazione nuova.
Quando lui finì, lei gli passò un fazzoletto dal tavolino, con un gesto quasi tenero.
«Sei… incredibile,» sussurrò. «Non so cosa pensare. Ma non mi fai schifo. Anzi… mi eccita vederti così.»
Luca rimase lì, il cazzo ancora in mano, il respiro corto, la mente un turbine di dolore, sollievo e desiderio. Aveva confessato. Aveva ammesso tutto. E invece di distruggere il loro matrimonio, aveva aperto una porta su qualcosa di nuovo, di pericoloso, di profondamente eccitante.
Giulia si alzò, gli diede un bacio leggero sulla fronte.
«Vai a pulirti. Domani ne parliamo con calma. O… magari no. Magari ti piace di più così.»
Luca annuì, stordito. Mentre andava in bagno sentì il telefono vibrare nella tasca. Un messaggio di Sofia, arrivato chissà quando:
Come è andata la confessione? Dimmi tutto alla prossima seduta. E osserva come ti senti stanotte.
Luca si guardò allo specchio. Il viso arrossato, gli occhi lucidi. Sorrise appena, un sorriso stanco ma vero.
Per la prima volta dopo mesi, non si sentiva solo un fallito. Si sentiva vivo.
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