Terapia cuckold - capitolo 2

di
genere
corna

Per contatti raiders26@libero.it
Scrivete pure per suggerimenti, commenti, idee o soprattutto se almeno una volta vi siete sentiti come il protagonista del racconto

Luca uscì dallo studio di Sofia con le gambe molli e la testa che gli girava come dopo una sbronza pesante. Il profumo di vaniglia e muschio bianco di lei gli era rimasto addosso, impregnato nel cappotto, sulla pelle, persino nei capelli. Ogni respiro gli ricordava il modo in cui il seno prosperoso di Sofia si era mosso mentre lui confessava i dettagli più sporchi del video. Ogni passo gli ricordava la sua voce calma, professionale, che gli aveva detto senza giudicarlo: «Non sentirti in colpa se ti tocchi pensando a Giulia che si fa scopare come una troia».
Arrivò a casa che erano quasi le otto. L’appartamento era silenzioso. Giulia non c’era. Il messaggio che gli aveva mandato poco prima diceva soltanto: «Tesoro, faccio tardi stasera. Cena di lavoro. Non aspettarmi sveglio. Ti amo». Quelle due parole – «ti amo» – gli fecero male in un modo nuovo, profondo. Come poteva amarlo e al tempo stesso farsi aprire la figa da un altro uomo? E come poteva lui, Luca, eccitarsi proprio per quel tradimento?
Si tolse il cappotto, si versò un bicchiere abbondante di vino rosso e si sedette al tavolo della cucina. Davanti a lui c’era il foglio bianco che Sofia gli aveva dato. Il compito. «Scrivi tutto ciò che ricordi del video. Ogni dettaglio. E soprattutto cosa provavi tu mentre guardavi e ti segavi».
Luca fissò il foglio per lunghi minuti. La vergogna gli stringeva lo stomaco come una mano gelida. Si sentiva un fallito. Un marito tradito che invece di reagire provava eccitazione. Invece di arrabbiarsi, di urlare, di chiedere spiegazioni, il suo cazzo si era indurito. Perché ogni volta che immaginava Giulia con le gambe aperte per un altro, provava un’eccitazione feroce, malata, irresistibile.
Prese la penna. Le dita gli tremavano.
“Video – Dettagli completi”
Cominciò a scrivere, lentamente all’inizio, poi sempre più veloce, come se le parole gli uscissero da sole.
“Giulia è in ginocchio sul sedile posteriore della sua auto. La gonna nera elegante è tirata su fino alla vita, arrotolata come una cintura inutile. Il perizoma di pizzo nero è spostato di lato, infilato tra una natica e l’altra. La sua figa è completamente esposta: rasata con cura, le grandi labbra gonfie e rosse, aperte, lucide di umori che le colano lungo l’interno delle cosce. Si vede chiaramente quanto sia bagnata. Il clitoride è turgido, sporgente. Dietro di lei c’è lui. Non so come si chiami. Ha le mani grandi, forti. Il cazzo è grosso, molto più grosso del mio. Venoso, con la cappella viola scura, lucida dei succhi di mia moglie. Lo tiene con una mano e lo strofina tra le labbra di Giulia, su e giù, facendola gemere di impazienza.”
Luca si fermò. Il cazzo gli stava diventando duro nei pantaloni. Sentì un’ondata di calore salirgli dal petto. “Mia moglie è una puttana”, pensò. “E io mi eccito sapendo che lo è”. Continuò a scrivere.
“Quando lui glielo infila dentro, Giulia spalanca la bocca in un urlo rauco. Non è dolore. È puro piacere animale. Lui entra fino in fondo con un colpo solo, le palle che sbattono contro il suo clitoride. Lei spinge indietro il culo, famelica, come se non ne avesse mai abbastanza. ‘Più forte… cazzo, sì… scopami più forte!’ urla. La voce è spezzata, diversa da quella che usa con me. Con me è sempre dolce, quasi timida. Qui è una troia in calore. Ogni spinta fa tremare le sue tette dentro il reggiseno. Il mascara comincia a colarle. La lingua le penzola fuori dalla bocca aperta.”
Luca si alzò, si sbottonò i pantaloni e tirò fuori il cazzo. Era durissimo, la cappella già lucida di liquido preseminale. Si sedette di nuovo e cominciò a segarsi lentamente con una mano mentre con l’altra continuava a scrivere.
“La cosa che mi colpisce di più è il confronto. Il suo cazzo è chiaramente più grosso del mio. Più spesso. Più lungo. Entra e esce dalla figa di Giulia con facilità, facendola contrarre e schizzare umori ogni volta. Io devo stare attento a non venire troppo presto. Lui invece la martella come un animale, senza pietà. Le tira i capelli con una mano, le dà uno schiaffo forte sul culo con l’altra. Il segno rosso rimane sulla pelle chiara di mia moglie. E lei… lei ride di piacere. Ride mentre viene la prima volta, urlando il suo nome – anche se nel video non si sente bene, si capisce che non è il mio. La figa le si contrae così forte che si vede il cazzo di lui pulsare dentro di lei.”
Luca accelerò il movimento della mano. Si sentiva patetico. Un marito che si sega scrivendo quanto sia più bravo un altro a scopare sua moglie.
“Quando lui sta per venire, Giulia glielo chiede. ‘Riempimi… ti prego, riempimi tutta’. La voce è supplichevole, da puttana disperata. Lui grugnisce, affonda fino alle palle e viene dentro di lei. Si vede chiaramente il cazzo che pulsa mentre le spara litri di sborra calda nella figa. Quando esce, un fiume bianco e denso le cola fuori, lungo le cosce, gocciolando sul sedile di pelle. Giulia infila due dita dentro di sé, le tira fuori coperte di sperma e se le lecca guardandolo negli occhi. ‘Buona…’ dice con quel sorriso soddisfatto che non le avevo mai visto. Un sorriso da troia che ha appena preso quello che le serviva.”
Luca chiuse gli occhi. La mano si muoveva freneticamente sul cazzo. Dentro di lui si agitava un pensiero ossessivo: “Sono un fallito. Mia moglie ha bisogno di cazzi più grossi per venire davvero. E io mi eccito sapendolo. Mi eccito sapendo che sono secondo, che sono inutile”.
Venne con un gemito rauco, schizzi potenti che gli sporcarono la mano, il polso e il bordo del tavolo. Il respiro era spezzato. Rimase lì per qualche minuto, il cazzo ancora in mano, lo sperma che si raffreddava sulla pelle. La vergogna era fortissima, quasi insopportabile. Eppure, sotto quella vergogna, sentiva già un nuovo fremito di eccitazione. Sapeva che avrebbe riletto quelle righe. Sapeva che si sarebbe segato di nuovo.
Pulì tutto con della carta da cucina, ma non cancellò nulla di ciò che aveva scritto. Anzi, aggiunse un’ultima parte, con lettere più tremanti:
“Mi sono segato tre volte mentre scrivevo questo. Ogni volta venivo più forte. Mi sento un fallito. Un marito inutile. Il fatto che mi ecciti sapere che mia moglie si fa scopare da un cazzo più grosso del mio… mi fa stare male. Eppure non riesco a smettere di pensarci. Non voglio più fermarmi.”
Chiuse il foglio in una busta e la mise nella borsa per la prossima seduta con Sofia.
I giorni successivi furono un tormento dolce e continuo. Ogni volta che Giulia tornava a casa, Luca la osservava con occhi nuovi. Mercoledì sera rientrò tardi, con l’odore addosso. Aveva fatto la doccia, ma non abbastanza bene. Luca entrò in bagno mentre lei era ancora nuda. Vide il succhiotto fresco sull’interno della coscia, proprio vicino alla figa. Le grandi labbra erano ancora leggermente gonfie, arrossate. Si vedeva che era stata scopata a lungo e con forza.
«Tutto bene al lavoro?» le chiese, la voce rauca.
Giulia gli sorrise, innocente come sempre. «Sì, tesoro. Solo tanto stress, ma produttivo.»
Quella notte, mentre lei dormiva, Luca si alzò, andò in bagno e si segò di nuovo pensando alla figa di sua moglie piena di sborra altrui. Venne in silenzio, mordendosi il labbro per non gemere troppo forte. La vergogna lo travolse subito dopo, ma durò poco. L’eccitazione tornò più forte.
Giovedì arrivò in anticipo allo studio di Sofia.
La dottoressa lo accolse con il solito sorriso caldo e professionale. Indossava una camicetta bianca semi-trasparente e una gonna nera più corta del solito. Il reggiseno di pizzo nero si intravedeva chiaramente, e il seno prosperoso tendeva la stoffa in modo quasi ipnotico.
«Hai fatto il compito?» gli chiese subito, sedendosi e accavallando le gambe.
Luca annuì e le porse la busta. Sofia la aprì, lesse in silenzio. Mentre leggeva, le sue guance si colorarono leggermente e il respiro le si fece un po’ più profondo, facendo tendere ulteriormente la camicetta sul seno abbondante.
Quando arrivò alla fine, alzò lo sguardo su di lui. Gli occhi erano calmi, ma brillavano di una luce nuova.
«Molto bene, Luca. Sei stato estremamente onesto. Hai descritto tutto con grande dettaglio… e hai messo nero su bianco ciò che provi davvero. Questo è importante.»
Si alzò, venne a sedersi sul bracciolo della poltrona di lui, vicinissima. Il profumo di vaniglia lo avvolse di nuovo. Il seno prosperoso era a pochi centimetri dal suo viso.
«Dimmi,» sussurrò con voce bassa e professionale, «mentre scrivevi queste cose, quanto ti sei sentito un fallito?»
Luca deglutì. «Molto. Mi sento inutile come marito. Il fatto che mi ecciti sapere che mia moglie si fa scopare da un cazzo più grosso del mio… mi fa stare male. Eppure non riesco a smettere di pensarci.»
Sofia annuì lentamente, comprensiva.
«Questo senso di inferiorità è parte del percorso, Luca. Il tuo cervello sta imparando a collegare il confronto con l’eccitazione. Più ti senti secondo, più il desiderio cresce.»
Posò una mano leggera sulla sua coscia, vicinissima all’inguine già rigonfio.
«Ora voglio che tu mi legga ad alta voce l’ultima parte che hai scritto.»
Luca obbedì, la voce tremante. Mentre leggeva le parole “mi sento un fallito… un marito inutile… mi eccito sapendo che sono secondo”, sentì il cazzo indurirsi violentemente.
Sofia ascoltò senza interrompere. Quando lui finì, gli disse con tono calmo ma autorevole:
«Tira fuori il cazzo, Luca. Voglio vederlo mentre mi racconti di mercoledì sera, quando sei entrato in bagno e hai visto la figa di Giulia ancora gonfia e arrossata.»
Luca obbedì. Tirò fuori il membro duro, più piccolo di quanto avrebbe voluto sotto quello sguardo professionale. Iniziò a segarsi lentamente mentre descriveva il succhiotto, le labbra gonfie, l’odore che ancora aleggiava.
Sofia ascoltava attenta, annuendo ogni tanto. Il seno prosperoso si alzava e abbassava con il respiro.
«Bravissimo,» disse infine. «Stai facendo passi enormi nell’accettazione. Questo conflitto tra disagio e desiderio ti sta aprendo a un piacere più profondo.»
Si alzò, lasciando la camicetta leggermente aperta sul décolleté.
«Per la prossima settimana voglio un altro compito. Voglio che tu confessi a Giulia che sai del suo tradimento. Non chiederle dettagli. Solo dille che lo sai. E voglio che tu osservi attentamente la tua reazione, il tuo disagio e la tua erezione mentre lo fai.»
Lo accompagnò alla porta. Prima di aprirla, gli posò una mano leggera sul braccio.
«Ricorda, Luca: più accetti ciò che provi, più l’eccitazione diventerà intensa e libera. Non combatterla.»
Luca uscì dallo studio con le gambe deboli, il cazzo ancora mezzo duro e la mente piena di immagini sempre più sporche.
Sapeva che stava scivolando più in profondità. E, per la prima volta, quella consapevolezza non gli faceva più paura. Lo eccitava.
scritto il
2026-04-07
1 . 5 K
visite
2 9
voti
valutazione
6.6
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Terapia cuckold - capitolo 1

racconto sucessivo

Terapia cuckold - capitolo 3

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.