Pasqua con i suoi
di
Messalina
genere
confessioni
Era inizio aprile, ma già le temperature erano alte. Allora come ora la Pasqua si celebrò ad inizio mese.
Eravamo da poco sposati e la bambina aveva sei mesi. Sempre un po irrequieta e malaticcia, per questo non prenotammo una vacanza. Passammo la Pasqua a casa dei suoi genitori, oltre l'oro c'era il fratello sposato con moglie,e figlio e l'altro fratello più piccolino. Fini il vino in tavola , Enzo mi chiese di andare in cantina, di prendere alcune bottiglie pregiate, vino fatto e curato da mio padre. Falanghina dei campi flegrei ed asprinio di Aversa. Due qualità di vino fermo. Mi chiese di prendere anche dell'asprinio a spumante.non potevo portare tutto io allora Ciro, il fratello sposato, si offri di darmi una mano. Non avevamo avuto modo di conoscerci bene io e lui in quanto lavorava ad Ancona .aveva una ditta di arredo navali. Tornava ogni fine settimane il venerdì sera e la domenica sera ripartiva. « Non credo tu sia rossa davvero.» disse guardandomi attentamente. Mi avvicinai a luglio mostrI le ciglia disse che qelle si potevano tingere. Senza batter ciglio mi alzai la gonna e gli mostri il mio ciuffetto rosso, allungò la mano , me la toccò . Non gliela tolsi né lo fermai ma ricambiai toccandogli il cazzo, con sua sorpresa glielo cacciai fuori .
Ciro era bello come il mio Enzo, un fisico da sballo e un cazzo niente male. Senza dargli il tempo di pensare glielo presi in bocca , glielo succhiai.« Troietta volo o solo vedere se eri una rossa vera , ma non credevo fossi anche troia. Facciamo presto mia moglie potrebbe insospettirsi, è molto gelosa sai.» Gli finii il pompino ed ingoiai la sborra, qualche schizzo mi fini tra i capelli, non me ne accorsi. Tornammo a tavola portando il vino richiesto. Con sguardo torvo fui esaminata da Enzo. Pochi minuti e mi chiese di seguirlo, fuori la veranda mi fece la paternale. «Ti rendi conto, è mio fratello ed è sposato, e poi farlo proprio sotto il nostro naso.
Passi per me che sono abituato ai tuoi colpi di testa e di....altro, ma la moglie è gelosissima». Lo abbracciai,lo baciai gli dissi che era successo per caso e gli promisi che non sarebbe più accaduto. Mi puli i capelli, e tornammo a tavola. Ciro ogni tanto sbaciucchiava la mogliettina ,mentre un suo piede arrivo alle mie gambe. Avevo le ginocchia chiuse ,, istintiva,ente le aprii spalancato la strada a quel piede che cominciò a lavorare con le dita alacremente.
Ogni tanto sussultare mentre sulla sedia si formo un lago , stavo godendo tanto e quasi non riuscivo a dissimularlo. Dopo seppi che se ne era accorto, ma sapendo che sarebbe cozzato contro un muro, non disse niente. Il pranzo continuava su questo canovaccio quando sentii una mano scendermi nel solco mio marito comincio a carezzarmi. Mi sistemai in modo che poteessa arrivare al buchetto senza dare troppo fastidio al piede che letteralmente mi stava chiavando. Mi diventò quasi impossibile dissimulareil mio godimento, meno male che tutti erano un po brilli. Ansimavo, lo chiedevano che avessi, Enzo abilmente disse che non era niente, un attacco d'asma che avrebbe trovato il culmine a breve, e quando venni , chiesero perché guidassi. Non ebbero risposta , ma non ci fecero più caso. Il pranzo termino tardi,quasi come in un banchetto di nozze. Andammo a letto erano quasi tutti ubriachi, Enzo e Ciro insieme a me erano gli unici rimasti lucidi.
Non dormii molto quella notte,alle tre uscii in giardino ci trovai Ciro « Non dormii.» chiesi « non riesco penso alla tua fessa» non risposi,mi alzai sulle punte eloquente baciaii. Ne uscii un bacio lungo e appassionato,prologo di una chiavata eccezionale. Mi inginocchiai e glielo presi in bocca,era ancora un po tenero. S1i indiuri fino all'inverosimile sotto i miei sapienti colpi di lingua, coadiuvati da succhiate stratosferiche. Sembrava che gli volessi cavar fuori l'anima, tanto succhiavo forte. Volli cavalcarlo come un amazzone cavalca il cavallo. Quel cazzo nella fessa mi faceva impazzire, di sicuro era più esperto di mio marito. Si lasciava guidare ma mi correggeva se facessi qualche errore.
Sentivo quel cazzo strusciare le pareti interne della mia fessa ,la sentivo aprire all'inverosimile . Lo calcato a piu non posso lui con le mani giocava col mio seno , con i miei capezzoli. Al clitoride ci pensavo io, mentre facevo sue e giù sul cazzo, con una mano mi sgrillettavo. Cambiammo posizione , mi misi a pecorina , toccava a lui spingere adesso, io sempre a sgrillettarmi il clito con .altra mano mi torturato un czpezzolo. Mi venne in bocca ingoiai e glielo pulii. Continuai un po con la bocca riprese vigore , mi giro ee piano piano me lo mise in culo. Entrava un po alla volta , si fermava e poi andava avanti, questa fu la fase del dolore , e proprio mentre stavo per rifiutare, passo l'ano entrando tutto dentro. Adesso era bellissimo, avrei voluto non finisse mai. Sembrava volesse spaccarmi ,in due tanto dava colpi forti. Poi diventava delicato dando colpi dolci,entrando piano piano. E fu con questa alternanza che mi chiavo per bene il culo. Ci mise un po e quando arrivo ne fece tanta scaricando nel culo quel fiume bianco e caldo, vishioso e appiccioso.
Tornai in camera Enzo dormiva beatamente ignaro di quel che era successo. L'indomani andammo in gita fuori porta.
Eravamo da poco sposati e la bambina aveva sei mesi. Sempre un po irrequieta e malaticcia, per questo non prenotammo una vacanza. Passammo la Pasqua a casa dei suoi genitori, oltre l'oro c'era il fratello sposato con moglie,e figlio e l'altro fratello più piccolino. Fini il vino in tavola , Enzo mi chiese di andare in cantina, di prendere alcune bottiglie pregiate, vino fatto e curato da mio padre. Falanghina dei campi flegrei ed asprinio di Aversa. Due qualità di vino fermo. Mi chiese di prendere anche dell'asprinio a spumante.non potevo portare tutto io allora Ciro, il fratello sposato, si offri di darmi una mano. Non avevamo avuto modo di conoscerci bene io e lui in quanto lavorava ad Ancona .aveva una ditta di arredo navali. Tornava ogni fine settimane il venerdì sera e la domenica sera ripartiva. « Non credo tu sia rossa davvero.» disse guardandomi attentamente. Mi avvicinai a luglio mostrI le ciglia disse che qelle si potevano tingere. Senza batter ciglio mi alzai la gonna e gli mostri il mio ciuffetto rosso, allungò la mano , me la toccò . Non gliela tolsi né lo fermai ma ricambiai toccandogli il cazzo, con sua sorpresa glielo cacciai fuori .
Ciro era bello come il mio Enzo, un fisico da sballo e un cazzo niente male. Senza dargli il tempo di pensare glielo presi in bocca , glielo succhiai.« Troietta volo o solo vedere se eri una rossa vera , ma non credevo fossi anche troia. Facciamo presto mia moglie potrebbe insospettirsi, è molto gelosa sai.» Gli finii il pompino ed ingoiai la sborra, qualche schizzo mi fini tra i capelli, non me ne accorsi. Tornammo a tavola portando il vino richiesto. Con sguardo torvo fui esaminata da Enzo. Pochi minuti e mi chiese di seguirlo, fuori la veranda mi fece la paternale. «Ti rendi conto, è mio fratello ed è sposato, e poi farlo proprio sotto il nostro naso.
Passi per me che sono abituato ai tuoi colpi di testa e di....altro, ma la moglie è gelosissima». Lo abbracciai,lo baciai gli dissi che era successo per caso e gli promisi che non sarebbe più accaduto. Mi puli i capelli, e tornammo a tavola. Ciro ogni tanto sbaciucchiava la mogliettina ,mentre un suo piede arrivo alle mie gambe. Avevo le ginocchia chiuse ,, istintiva,ente le aprii spalancato la strada a quel piede che cominciò a lavorare con le dita alacremente.
Ogni tanto sussultare mentre sulla sedia si formo un lago , stavo godendo tanto e quasi non riuscivo a dissimularlo. Dopo seppi che se ne era accorto, ma sapendo che sarebbe cozzato contro un muro, non disse niente. Il pranzo continuava su questo canovaccio quando sentii una mano scendermi nel solco mio marito comincio a carezzarmi. Mi sistemai in modo che poteessa arrivare al buchetto senza dare troppo fastidio al piede che letteralmente mi stava chiavando. Mi diventò quasi impossibile dissimulareil mio godimento, meno male che tutti erano un po brilli. Ansimavo, lo chiedevano che avessi, Enzo abilmente disse che non era niente, un attacco d'asma che avrebbe trovato il culmine a breve, e quando venni , chiesero perché guidassi. Non ebbero risposta , ma non ci fecero più caso. Il pranzo termino tardi,quasi come in un banchetto di nozze. Andammo a letto erano quasi tutti ubriachi, Enzo e Ciro insieme a me erano gli unici rimasti lucidi.
Non dormii molto quella notte,alle tre uscii in giardino ci trovai Ciro « Non dormii.» chiesi « non riesco penso alla tua fessa» non risposi,mi alzai sulle punte eloquente baciaii. Ne uscii un bacio lungo e appassionato,prologo di una chiavata eccezionale. Mi inginocchiai e glielo presi in bocca,era ancora un po tenero. S1i indiuri fino all'inverosimile sotto i miei sapienti colpi di lingua, coadiuvati da succhiate stratosferiche. Sembrava che gli volessi cavar fuori l'anima, tanto succhiavo forte. Volli cavalcarlo come un amazzone cavalca il cavallo. Quel cazzo nella fessa mi faceva impazzire, di sicuro era più esperto di mio marito. Si lasciava guidare ma mi correggeva se facessi qualche errore.
Sentivo quel cazzo strusciare le pareti interne della mia fessa ,la sentivo aprire all'inverosimile . Lo calcato a piu non posso lui con le mani giocava col mio seno , con i miei capezzoli. Al clitoride ci pensavo io, mentre facevo sue e giù sul cazzo, con una mano mi sgrillettavo. Cambiammo posizione , mi misi a pecorina , toccava a lui spingere adesso, io sempre a sgrillettarmi il clito con .altra mano mi torturato un czpezzolo. Mi venne in bocca ingoiai e glielo pulii. Continuai un po con la bocca riprese vigore , mi giro ee piano piano me lo mise in culo. Entrava un po alla volta , si fermava e poi andava avanti, questa fu la fase del dolore , e proprio mentre stavo per rifiutare, passo l'ano entrando tutto dentro. Adesso era bellissimo, avrei voluto non finisse mai. Sembrava volesse spaccarmi ,in due tanto dava colpi forti. Poi diventava delicato dando colpi dolci,entrando piano piano. E fu con questa alternanza che mi chiavo per bene il culo. Ci mise un po e quando arrivo ne fece tanta scaricando nel culo quel fiume bianco e caldo, vishioso e appiccioso.
Tornai in camera Enzo dormiva beatamente ignaro di quel che era successo. L'indomani andammo in gita fuori porta.
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