Preparativi 3
di
Messalina
genere
confessioni
Al mattino,dopo colazione, riempii la vasca da bagno, ci misi sali aromatizzati, e micalai dentro. Stetti un po’ così distesa in quell'acqua tiepida, poi attaccai l'idromassaggio. Bussarono alla porta mentre io uscivo dalla vasca «vieni pure avanti la porta è aperta, se mi vuoi sto in bagno vieni tranquillamente» dissie continuai ad asciugarmi. Un pezzo d'uomo all'improvviso si presentò in bagno, io, seminuda, rimasi un po’ sorpresa e dissi «Lei chi è? Cosa vuole? Perché èvenuto in bagno?» ma non pensai nemmeno lontanamente di coprirmi, anzi la situazione mi eccitava. Io seminuda, solo un asciugamano in vita per coprire la mia fessa, il seno al vento stavo a pettinarmi, non smisi anzi cominciai acivettare un po’. Balbettando lui mi spiego che vendevano enciclopedie e aveva seguito il mio invito. Si, copri gli occhi con la mano si voltò e stava per uscire lo bloccai da dietro «Dove vai? Non ti mangio mica, anzi si» e mi abbassai cacciandoglielo fuori. Era moscio quando con una mano lo accompagnai in bocca. Lo succhiai un po’, diede segno di risveglio, lo leccai, si risvegliò del tutto. Grazie al lavoro di lingua divenne una torre di granito lo cavalcai subito stendendoci sul pavimento tra corridoio e bagno. Stava per venire mi tolsi da dosso mi sborro in faccia. In quel momento dall'ingresso rimasto aperto sentii Enzo «Amore posso entrare?» risposi «no Enzo ho la maschera di fango mi vergogno» «Ok vado a lavoro a stasera allora» Il tizio dalla paura si pisciò addosso volevo dargli qualcosa di mio figlio non volle scappò via. Erano le dieci quando suonai il campanello di mia suocera, lei era già pronta mi aspettava. «Andiamo cara» e ci incamminiamo. Il centro commerciale a pochi passi da casa, mi sembrasi chiamasse Azzurra non era molto grande ma aveva un negozio di intimo ben fornito. Gianna Bellocci e Flavia Valentini andavano per la maggiore ma anche Emporio Armani faceva capo a quel negozio li. Una ragazza si mise a disposizione prese mille articoli ma non mi piacevano per niente, la cosa rischiava di andare per le lunghe. La commessa mi presentò un capo in pizzo bianco e minuscolo, quasi microscopico volli provarlo mi feci accompagnare in camerino dalla commessa che poi era la moglie del proprietario. Sposati da poco avevano aperto quel negozio che grazie a lei faceva buoni affari, Lui essendo intimo femminile se ne stava più sulle sue. In camerino mia suocera non volle venire allora mi portai la commessa, quando vide che non avevo intimo si imbarazzo mi misi il perizoma gli dissi di aiutarmi ad aggiustarlo le sue mani tremavano mentre lei si faceva sempre più rossa. Allungai una mano e le toccai la fessa, lei vergognosa disse NO ma le sue mani non mi facevano togliere la mia dalla sua fessa. Tremava come una foglia al vento poi non ne poté più si abbandonò a me. Tra le mie mani divenne un fuscello tremava, tutta godeva come una matta voleva trattenersi ma non ci riusciva invocava la mia lingua bramava le mie dita e quando alla fine venne fu quasi un tripudio. Nel negozio non c'era nessuno da un camerino in fondo si sentivano gemiti e mugolii, mi portai la ragazza al bar capendo che mia suocera si stava chiavando il maritino quando tornammo li trovammo ad aspettarci candidamente seduti sulla panchina fuori il negozio. Prendemmo il completino e stavamo andando via quando la ragazza mi chiamò, mi corse incontro, mi regalò un bikini di Giovanna Bellucci che costava molto mi baciò e mi disse: ricordati di me quando lo indosserai. Restavano da comprare le scarpe il negozio di calzature non distava molto ci arrivammo in meno di cinque minuti..Mia suocera aveva il passo lungo, io quasi non riuscivo a starle dietro , nel ricorrerla vedevo chiaramente la sborra che le rigava le gambe. Prima di entrare nel negozio la portai in bagno e la pulii. e me la sarei chiavata ma si stava facendo tardi allora la sciacquai e andammo al negozio. Trovai subito quello che cercavo decollate tacco dodici. i negozianti erano padre e figlio; io civettai più col padre che cadde ai miei piedi e cominciammo a limonare; mia suocera non perse tempobaciò il povero ragazzo sbigottito in men che non si dica il negozio si chiuse con noi quatto dentro, ci demmo da fare, ci scambiamo posizioni e partner e alla fine portammo via scarpe e sborra. Tornammo a casa abraccetto ripromettemmo di uscire ancora insieme.
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