Gianna sottomessa di Papà Dino - secondo episodio
di
sexydurex
genere
dominazione
Faticai a prendere sonno; dormii male. Mi svegliai, come al solito presto; era un sabato mattina, quindi mi alzai con calma. Andai a fare colazione e trovai papà in cucina. Ci guardammo e ci sorridemmo; lui tirò fuori il cazzo
“Vieni a darmi il buongiorno”
“Mamma dov’è?”
“Nel bagno”
Mi avvicinai, lo presi in mano, lo scappellai, mi piegai e lo presi in bocca. Mi accovacciai davanti a lui, iniziai a spompinarlo, finché sentimmo il rumore dello sciacquone.
Mi alzai di scatto e papà rimise il cazzo dentro il pantalone del pigiama.
Stavamo ancora facendo colazione, quando mamma si affacciò in cucina, mi dette il buongiorno e ci disse che stava uscendo per andare dalla nonna e che ci saremmo visti a pranzo da lei.
Papà andò in bagno.
Stavo mettendo ordine in cucina, quando mi sentii chiamare; lo raggiunsi, aprii la porta e lo vidi in piedi, nudo dalla vita in giù. Si girò, mise le mani sul muro, si piegò e mi disse di leccargli il culo
“Papi ti sei lavato?”
“Mi sono pulito con la carta”
“Lavati e te lo lecco”
“Lavami tu con la lingua”
Usò un tono che non ammetteva repliche.
Mi avvicinai lentamente; non volevo farlo, ma non volevo deluderlo; e poi c’era sempre questo mio lato che cercava la sottomissione e la stavo trovando, in maniera totale, con mio padre.
Mi inginocchiai, raccolsi i capelli in una coda dietro la nuca, gli aprii le chiappe.
Il culo puzzava di merda; non solo non si era lavato, ma non si era nemmeno pulito a fondo con la carta.
Leccai l’interno delle chiappe, senza arrivare al buco; lo sentii gemere.
Leccai inavvertitamente un rivolo di cacca; mi venne subito un conato di vomito, tanto che mi staccai
“Papi non ce la faccio”
“riprovaci”
Ci riprovai, mi riavvicinai con la lingua, la portai timidamente verso l’ano; detti una slappata completa, leccando i residui di merda; infilai la punta della lingua nell’ano, leccandolo internamente, dove c’erano altre tracce di cacca.
Repressi alcuni conati, papà si voltò; aveva una verga incredibilmente dura e rossa; si segò e mi riversò in faccia una sborrata piena, densa, lunga.
Ingoiai e mi lavai subito il viso ed i denti, ma continuavo a sentire in bocca il sapore della merda.
“Che schifo”, pensai.
Papà si preparò per uscire, così rimasi sola in casa. La mia vita era stata stravolta; quella storia con papà, che tanto mi intrigava ed eccitava, aveva dei risvolti ed il pranzo dalla nonna sarebbe stata la prima, vera, prova.
Mi arrivò un messaggio sul telefono “A PRANZO VESTITI PORCA”, era di papà.
Trascorsi la mattina del sabato con il sapore della merda in bocca; avevo anche vomitato, al solo pensiero di quel che avevo fatto; finalmente decisi cosa indossare: un leggings color panna, di tessuto leggerissimo e, soprattutto, tanto aderente, da disegnare il culo e la figa, anche perché evitai di indossare intimo.
Arrivai dalla nonna e papà e mamma erano già li.
Papà ci raccontò di essere stato con il suo amico Valentino, vecchio collega, che non mi era mai piaciuto. Più volte aveva fatto il cascamorto con me, senza mai ottenere alcun risultato. Non avrei mai immaginato che da lì ad un mese me lo sarei portato a letto.
Dopo pranzo ci raggiunsero mio zio Nicola, fratello della mamma, con la moglie Concetta. Papà mi fece un cenno che non intercettai. Finché non mi venne vicino e mi disse di leggere il messaggio sul telefono. Lo presi e lessi
“FAI LA TROIA, PROVOCA LO ZIO”.
Lo guardai e feci cenno di no, con la testa, ma il suo sguardo non ammetteva repliche.
“VA BENE”, gli risposi con un messaggio.
Non sapevo come fare, cercavo lo sguardo dello zio, ma avevo timore che mamma e la zia se ne accorgessero; finché non mi venne un’idea. Lo zio soffriva di prostatite ed andava spesso in bagno; la mia stanza era attigua, perciò quando lui, dopo una decina di minuti, si assentò per andare a pisciare, mi portai nella mia camera; stava per uscire, quando, tenendo la porta della mia camera aperta, feci finta di specchiarmi e di soffermarmi su un punto del mio culo.
“Non mi stanno bene”, dissi tra me e me, facendo finta di essere sola
Lo zio, ovviamente, mi sentì e si affacciò nella mia camera
“Tutto bene, Gianna?”
“No, Zio, questi leggings non mi stanno bene”
“Ma che dici, sei uno schianto”
Fu molto più semplice di quanto pensassi.
Mi avvicinai alla porta, lo feci entrare e chiusi.
“M vuoi toccare il culo?”
“Magari”
Gli prese la mano e la poggiai sulle chiappe.
Lo zio me lo palpò, andando con le dita a toccarmi tra le cosce, ed a sollecitare le labbra della figa
“Non porto gli slip”
“Me ne sono accorto”
Gli misi una mano sulla patta, era eccitato.
Gli abbassai la cerniera del pantalone, misi una mano nel boxer ed iniziai a segarlo. Lo guardavo negli occhi, lo zio iniziò ad ansimare e dopo poco mi sborrò sulla mano.
Sorrisi, tirai fuori la mano dal suo boxer, era piena di sperma, che non esitai a leccare ed ingoiare.
Lo zio tornò in bagno, mentre io raggiunsi papà, mamma e la zia.
Mi guardai con papà e gli feci un impercettibile segno di assenso; presi il telefono e gli scrissi un messaggio
“SE MI ANNUSI LA MANO, SENTI L’ODORE DI SPERMA”
“QUANTO SEI TROIA”, mi rispose
Sorrisi, quando mi arrivò un altro messaggio, che mi sorprese
“ANDIAMO A CASA, IO TU E LO ZIO, LO FACCIAMO TUTTI E TRE INSIEME”…
“Vieni a darmi il buongiorno”
“Mamma dov’è?”
“Nel bagno”
Mi avvicinai, lo presi in mano, lo scappellai, mi piegai e lo presi in bocca. Mi accovacciai davanti a lui, iniziai a spompinarlo, finché sentimmo il rumore dello sciacquone.
Mi alzai di scatto e papà rimise il cazzo dentro il pantalone del pigiama.
Stavamo ancora facendo colazione, quando mamma si affacciò in cucina, mi dette il buongiorno e ci disse che stava uscendo per andare dalla nonna e che ci saremmo visti a pranzo da lei.
Papà andò in bagno.
Stavo mettendo ordine in cucina, quando mi sentii chiamare; lo raggiunsi, aprii la porta e lo vidi in piedi, nudo dalla vita in giù. Si girò, mise le mani sul muro, si piegò e mi disse di leccargli il culo
“Papi ti sei lavato?”
“Mi sono pulito con la carta”
“Lavati e te lo lecco”
“Lavami tu con la lingua”
Usò un tono che non ammetteva repliche.
Mi avvicinai lentamente; non volevo farlo, ma non volevo deluderlo; e poi c’era sempre questo mio lato che cercava la sottomissione e la stavo trovando, in maniera totale, con mio padre.
Mi inginocchiai, raccolsi i capelli in una coda dietro la nuca, gli aprii le chiappe.
Il culo puzzava di merda; non solo non si era lavato, ma non si era nemmeno pulito a fondo con la carta.
Leccai l’interno delle chiappe, senza arrivare al buco; lo sentii gemere.
Leccai inavvertitamente un rivolo di cacca; mi venne subito un conato di vomito, tanto che mi staccai
“Papi non ce la faccio”
“riprovaci”
Ci riprovai, mi riavvicinai con la lingua, la portai timidamente verso l’ano; detti una slappata completa, leccando i residui di merda; infilai la punta della lingua nell’ano, leccandolo internamente, dove c’erano altre tracce di cacca.
Repressi alcuni conati, papà si voltò; aveva una verga incredibilmente dura e rossa; si segò e mi riversò in faccia una sborrata piena, densa, lunga.
Ingoiai e mi lavai subito il viso ed i denti, ma continuavo a sentire in bocca il sapore della merda.
“Che schifo”, pensai.
Papà si preparò per uscire, così rimasi sola in casa. La mia vita era stata stravolta; quella storia con papà, che tanto mi intrigava ed eccitava, aveva dei risvolti ed il pranzo dalla nonna sarebbe stata la prima, vera, prova.
Mi arrivò un messaggio sul telefono “A PRANZO VESTITI PORCA”, era di papà.
Trascorsi la mattina del sabato con il sapore della merda in bocca; avevo anche vomitato, al solo pensiero di quel che avevo fatto; finalmente decisi cosa indossare: un leggings color panna, di tessuto leggerissimo e, soprattutto, tanto aderente, da disegnare il culo e la figa, anche perché evitai di indossare intimo.
Arrivai dalla nonna e papà e mamma erano già li.
Papà ci raccontò di essere stato con il suo amico Valentino, vecchio collega, che non mi era mai piaciuto. Più volte aveva fatto il cascamorto con me, senza mai ottenere alcun risultato. Non avrei mai immaginato che da lì ad un mese me lo sarei portato a letto.
Dopo pranzo ci raggiunsero mio zio Nicola, fratello della mamma, con la moglie Concetta. Papà mi fece un cenno che non intercettai. Finché non mi venne vicino e mi disse di leggere il messaggio sul telefono. Lo presi e lessi
“FAI LA TROIA, PROVOCA LO ZIO”.
Lo guardai e feci cenno di no, con la testa, ma il suo sguardo non ammetteva repliche.
“VA BENE”, gli risposi con un messaggio.
Non sapevo come fare, cercavo lo sguardo dello zio, ma avevo timore che mamma e la zia se ne accorgessero; finché non mi venne un’idea. Lo zio soffriva di prostatite ed andava spesso in bagno; la mia stanza era attigua, perciò quando lui, dopo una decina di minuti, si assentò per andare a pisciare, mi portai nella mia camera; stava per uscire, quando, tenendo la porta della mia camera aperta, feci finta di specchiarmi e di soffermarmi su un punto del mio culo.
“Non mi stanno bene”, dissi tra me e me, facendo finta di essere sola
Lo zio, ovviamente, mi sentì e si affacciò nella mia camera
“Tutto bene, Gianna?”
“No, Zio, questi leggings non mi stanno bene”
“Ma che dici, sei uno schianto”
Fu molto più semplice di quanto pensassi.
Mi avvicinai alla porta, lo feci entrare e chiusi.
“M vuoi toccare il culo?”
“Magari”
Gli prese la mano e la poggiai sulle chiappe.
Lo zio me lo palpò, andando con le dita a toccarmi tra le cosce, ed a sollecitare le labbra della figa
“Non porto gli slip”
“Me ne sono accorto”
Gli misi una mano sulla patta, era eccitato.
Gli abbassai la cerniera del pantalone, misi una mano nel boxer ed iniziai a segarlo. Lo guardavo negli occhi, lo zio iniziò ad ansimare e dopo poco mi sborrò sulla mano.
Sorrisi, tirai fuori la mano dal suo boxer, era piena di sperma, che non esitai a leccare ed ingoiare.
Lo zio tornò in bagno, mentre io raggiunsi papà, mamma e la zia.
Mi guardai con papà e gli feci un impercettibile segno di assenso; presi il telefono e gli scrissi un messaggio
“SE MI ANNUSI LA MANO, SENTI L’ODORE DI SPERMA”
“QUANTO SEI TROIA”, mi rispose
Sorrisi, quando mi arrivò un altro messaggio, che mi sorprese
“ANDIAMO A CASA, IO TU E LO ZIO, LO FACCIAMO TUTTI E TRE INSIEME”…
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