La rampla

di
genere
confessioni

Il cameriere di colore era ancora sconvolto quando bel corridoio incontrò Enzo .i loro sguardi si incrociarono,questo bastò ad Enzo per rivolgersi verso di me con aria imperativa« dimmi cosa gli hai fatto » . Feci spallucce , me ne andai sul letto cominciai a carezzarmi le gambe,l'interno cosce per intenderci. Lui capisce disteso al mio fianco prese a coccolarmi. « maialina gli hai fatto solo un pompino vero? » annuii con la testa mentre il pompino lo stavo facendo ora a lui. Amo fare pompini, mi fa sentire magica ,la sensazione di
quell' asta chepianpiano ti cresce in bocca ,he diventa sempre più dura, mi fa sentire una magari,capace di trasformare un pezzetto di flaccida carne in un pezzo di granito grosso e duro,e far sgorgare da esso un fiume vischioso e appiccicoso denso all'inizio, più fluido alla fine.mi sento come dire.... a ecco , la maga del cazzo.
Quando fu bello duro gli montai su e piano piano cominciai un su e giù. A smorza candela e la mia posizione preferita ,comando io il gioco, do io il ritmo e posso guardarti in viso,leggere nei tuoi occhi tutta l'eccitazione, decidere di accelerare o meno,comandare anche il tuo desiderio. Questa posizione mi fa sembrare onnipotente oserei dire, mi fa sentire, per così dire, la padrona del cazzo. Passai parecchio tempo in questa posizione ,tempo piacevole per me e per lui,poi mi scostai, mi misi a quattro zampe in mezzo al letto,gli dissi di spaccarmi il culo. Qui finisce la donna dominante, se con la bocca e la fessa sono la padrona del cazzo ,quando lo prendo in culo divento sottomessa, mi piace un sacco in tutte le forme in tutti i modi. A volte nel buchetto penso ci sia il mio punto G. Non chiedetemi perché si chiama G non lo so e non ho fatto ricerca alcuna,d'altronde godo e che cazzo me ne frega perché si chiama G,sarà,l'acronimo di goduria forse.
Mi venne abbondante nel culetto volle che lo ricacciassi. Lo raccose lui tutto in una tazza, mentre io gli pulivo il cazzzo con la lingua, finché non ci fu più una goccia di sborra da leccare. Versò del caffè sopra la sborra ,mescolò il tutto e me lo fece bere. Lo gradii molto mi leccai le labbra quando finì, non contento mi fece leccare la tazzina , poi gli passo un dito dentro, a raccogliere gli ultimi residui e, me lo diede da leccare. Ci addormentammo come sempre stretti abbracciati,anche quando fa caldo dormiamo così, e un mio capriccio, mi sento più protetta ,ed anche più amata.
Al mattino ci sveglio il servizio in camera , questa volta aprì Enzo , al cameriere si dipinse in volto la delusione ed un sorriso amaro, forzato quasi. Dall'ingresso cercava di guardare in camera , fece peripezie per riuscire a scorderai,magari voleva vedermi con qualche nudità, ma io ero in bagno, mi scappava la pipi
La Rampla era una via da visitare ma Barcellona si estendere dal porto vell, col monumento a colombo,alla plaça de catalunya. Un mercato folkloristico, una fontana magica ,il teatro lirico, teatro de Liceu, plaça Reial con i suoi porticati, la statua di Colombo. Artisti di strada, fiori e bancarelle elementi principi di questa strada ornata da statue umane rappresentanti vari personaggi famosi ,storici , scientifici, e dello spettacolo. Questa strada divisa in cinque viali era molto trafficata, metà ambita di turisti, con attrazioni diverse tra il giorno e la sera. Dimgiorno il,caos del mercato, dei chioschi , degli artisti, la sera l'apertura dei bar ,e il viale dell' erotismo , dove le puttane mettono in mostra la loro mercanzia con abiti folkloristici ma anche senza.
Giravo divertita per quella strada ricca di monumenti storici e di frivolezze. Mi fermavo ad ogni chiosco guardavomgadget giocattoli ma anche indumenti. Mi fermai ad un bancarella dove c'erano scarpe d'ogni genere mi piacque un paio volli provarle il gestore della bancarella si adpero per uno sgabello mi cisedetti proprio mentre mio ,abito arrivava con un gelato. Leccando il gelato diedi il piede al gestore che butto gli occhi tra le mie gambe. Ero nuda sotto,non porto mutandine se non in casi estremi, particolari. Le indosso per giochi erotici e basta, oppure quando metto i jeans, ma questi è raro che li metta. Leccavo lentamente quel gelato , con voluttuosita quando vidi i suoi occhi fissi sulla fessa . Sudava quell'uomo , era ai miei piedi e io ne godevo,pensavo si genuflettesse alla sua regina. Guardava la mia lingua e la mi fessa mentre faceva in automatico il suo lavoro,anche se le operazioni andavano a rilento. Mi calzavano bene le vlli acquistare mi disse venga dentro si guardi allo specchio e le darò il pacco. Andai dentro con lui mi quardavo allo specchio si mise dietro disse guardi quanto si abbassa, mi china in avanti sentii una cosa dura e lunga sulle chiappe. Mi volta,di scatto glielo presi in mano poi gli aprii la patta lo cacciai fuori e cominciai a succhiare . Si fece duro come il marmo volevo stenderlo per uno smorzacandela , mi volle alla pecorina. Mi sbatte perbene con colpi ben assestati mi porto in paradiso . Sentivo quel cazzo entrare ed uscire sentivo che mi riempiva tutta egodevo come una porca . Lo volevo dietro volevo,farmi spaccare il culo. Disse non aveva tempo doveva tornare a lavoro. Mi venne dentro una sborrata assai prolungata mi diede le,scarpe mi disse è un dono catalano. Insieme alle scarpe portai vi pure la sborra , che piano piano fuoriuscita dalla fessa rimandami le gambe senza ca,zero per il caldo
Era ora di pranzo sulla strada erano tanti ristoranti , tutti gourmier ,non uno tipico. Nei vicoli adiacenti ne trovammo uno mangiammo le,tapis una specie,di crocchette fatto in scodella , pane e pomodoro, la fideua simile alla paiella ma con pasta, e per dolce la crema catalana.
Mentre aspettavamo il dolce Enzo andò fuori a fumare, non rientrava,più il fatto mi sembro strano, sentivo dei suoni a me familiari , più che suoni erano mugolii, . In uncasuppolo mezzo dirottato c'era enzomche chiavava con la figlia del proprietario ,erano in piedi lei a novanta gradi mi avvicinai, alzai la gonna egli porsi la fessa , si girò, non voleva , ma io si ,allora la presi per i capelli e mentre Enzo se la chiavava di brutto io la costringi,a leccarmi. Dopo un po la lasciai continuava aleccarmi gli piaceva . Enzo le sborro dentro allora ci sistemammo a sessantanove le leccava la fessa e la ripulivo dallo sperma poi venimmo insieme i suoi suchhi si mischiaronoma quelli di Enzo nella mia bocca , lui voleva baciarmi ma il bacio lo riservai a lei. Un misto di sapori nelle nostre bocche il mio quello di enzo e quello suo. Mi diede appuntamento per la sera sulla rampa, mi avrebbe mostrato qualcosa di veramente bello mi diedeseparavano un ultimo bacio andò via di orsa in cucina a lavare piatti.
Ritornammo in albergo alcune ore ci dalla sera. Già la sera chissà cosa succederà.






scritto il
2026-04-01
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