No, la banana no...
di
EmmePi
genere
confessioni
Luisa è una ragazza di neppure vent'anni, carina, una vita ancora tutta da vivere e un ex ragazzo col quale si era lasciata da alcuni mesi, poche esperienze e quelle poche neppure degne di essere ricordate, e da quando era tornata single ha iniziato a sentir crescere sempre di più il desiderio di fare sesso, anzi di conoscere cosa poteva essere il piacere del sesso, per conoscere quello dell’amore ci sarebbe stato tempo.
Luisa è una ragazza di neppure vent’anni, carina, esile, una vita ancora tutta da vivere ma era di una timidezza quasi unica, e questo la bloccava ogni volta che conosceva qualcuno o che avrebbe voluto conoscere qualcuno, ma intanto quel desiderio stava iniziando a diventare quasi un bisogno.
Luisa è una ragazza di neppure vent’anni, carina, esile e ancora vergine, le scarne esperienze le ha avute solo con il suo ex ragazzo, che a sua volta non ne aveva fatte tante più di lei, e se Luisa era timida, Andrea, l’ex, era impacciato, approssimativo e aveva la pretesa di essere anche bravo, cosa che indispettiva Luisa e non poco, e che insieme ad altre cose che non andavano fu la somma che la fece decidere di lasciarlo, anche se poi erano rimasti amici.
Luisa il piacere lo conosceva solo nell'intimità della sua stanza, al buio, quando liberava la mente che iniziava a fantasticare su corpi senza volto, su volti senza nome, così era diventata una pratica ormai quotidiana quella di masturbarsi, esplorando e conoscendo il suo corpo, scoprendo punti sensibili tali da trovare intensi orgasmi, ma allo stesso tempo anche un crescente desiderio di sostituire alle sue dita qualcuno con qualcosa di più sostanzioso, e anche se i pretendenti non mancavano, si trovava sempre a fare i conti con la sua timidezza che la faceva desistere sempre sul più bello, tanto che iniziava a detestare quella parte del suo carattere.
Poco dopo che era tornata single aveva deciso di iscriversi all'università, lettere e filosofia, seguendo le orme di suo fratello Simone di qualche anno più grande di lei, e al quale era molto affezionata.
Ultimamente Simone lo vedeva spesso in compagnia di Luca, un suo compagno di corso, un ragazzo dai capelli neri, corti, e due occhi color ghiaccio, anche fisicamente non era male, aveva notato da subito che gli piaceva curare l’aspetto fisico, andava in palestra almeno tre volte la settimana, Luca era originario della Basilicata.
Ormai era ospite fisso a pranzo e a volte anche a cena, e Luisa più lo vedeva e più si sentiva attratta, capitava che a volte lo osservava di nascosto, altre si perdeva dentro a quei suoi occhi e sempre più spesso, quando era da sola nel buio della sua camera, era a Lui che pensava quando la mano violava il suo castello, avrebbe donato volentieri la sua verginità a quel ragazzo, a volte capitava che solo a pensarlo si eccitava, finendo per bagnare le mutandine coi suoi umori.
Ma ancora una volta la sua timidezza la paralizzava, impedendo di andare oltre, si dava della stupida trovandosi a parlare da sola guardando la sua immagine riflessa nello specchio del bagno, mentre una mano scendeva fin dentro le mutandine e due dita rabbiosamente conquistavano l’ennesimo effimero piacere, e nel frattempo continuava a restare vergine, tic-tac, tic-tac, tic-tac, inesorabile il tempo scorreva e quella voglia diventava sempre più grande.
Un sabato mattina si era presa tardi a letto, l’aveva svegliata il ticchettio della pioggia che sbatteva sui doppi vetri, non aveva proprio voglia di alzarsi, se ne restava avvolta dal tepore della trapunta e in compagnia di un mal di testa dovuto a un paio di birre bevute con i suoi amici la sera precedente a una festa di compleanno, e della quale ricordava a malapena come era tornata a casa, lei che praticamente è astemia, me ne ricorderò una prossima volta, pensò sorridendo.
Quel sabato i genitori erano partiti per un fine settimana a Siena, a loro è sempre piaciuto girare con il camper e visitare le città del Bel paese, a volte andava anche lei, come avrebbe dovuto fare proprio quel sabato, ma quando alle otto del mattino sua madre non la vide provò ad andare in camera a chiamarla, ma sentendola ronfare profondamente la lasciò dormire e le lasciò un biglietto nel comodino e richiuse la porta.
Anche se lentamente il mal di testa era passato quasi del tutto, ora aveva la bocca impastata, una voglia di farsi un caffè ma soprattutto la vescica piena, guardò l'ora sul cellulare, le tre passate da qualche minuto, cazzo, era da una vita che non restava a letto così tanto, borbottò quasi stizzita, alzandosi si stiracchiò la schiena e le gambe che erano intorpiditi dalle troppe ore passate a letto, poi corse in bagno e si sedette nel water dove finalmente liberò la vescica che ormai stava scoppiando, a un certo punto, mentre si stava asciugando, la sua verginità era come se si fosse impossessata dei suoi pensieri.
- Ehi tu bella, si si dico a te carina, guardami, sono giovane, fresca, ben curata, pronta, disponibile e vogliosa, quindi testina, cosa aspetti a farmi divertire un po’, a farci divertire un po’, basta con questa timidezza, hai rotto i coglioni cazzo, guarda che non ce la faccio più, sco-pa-re, ho voglia di scopare, ho bisogno di sco-pa-re, dai ripeti con me, ho voglia di sco-pa-re, ho voglia di sco-pa-re, hai capito?!
Si stava godendo il suo buon caffè quando udì l’ennesimo rumore arrivare dal piano di sopra, si fece coraggio e salì le scale con la tazzina ancora in mano, andando verso il punto da dove provenivano e che era la stanza di suo fratello Simone, trattenne anche il fiato per sentirli meglio, ora dal corridoi notò la porta della camera socchiusa e più si avvicinava e più diventavano intensi, assomigliando a qualcosa simile a un letto che cigola.
Una volta più vicina alla porta udì distintamente anche dei gemiti e dei sospiri, appoggiò la tazzina sul ripiano in vetro del termosifone, si avvicinò in silenzio fino alla porta e a quei strani rumori s'aggiunse quello di una radio accesa dal volume quasi impercettibile, dalla fessura della porta guardando dentro nella penombra riconobbe suo fratello Simone, era in piedi a bordo del letto, gli dava le spalle ed era completamente nudo.
Si portò d'istinto una mano alla bocca, come a soffocare un eventuale grido che per fortuna rimase strozzato in gola, e intanto immobile spiava quella scena con gli occhi sgranati, lei che non aveva mai neppure visto un film porno ora si trovava di fronte addirittura suo fratello che stava facendo sesso.
Non riusciva invece a distinguere chi fosse l’altra persona che era piegata davanti e stava godendo delle attenzioni di suo fratello, una parte di lei voleva scappare via, l’altra avrebbe voluto aprire un po’ di più la porta per vedere meglio, i battiti del cuore intanto stavano accelerando, le pulsavano le tempie così forte che le venne anche la paura che la potessero sentire, non scappo ne ebbe il coraggio di aprire un po’ di più la porta, ma rimase ferma, immobile, a guardare i due a fare sesso, quando qualcosa si smosse dal ventre, venne pervasa da un calore che aveva imparato a conoscere quando era nella sua stanza e si procurava piacere da sola, solo che ora quel piacere lo stava provando guardando quella scena.
All’improvviso un pensiero accese la fantasia, che a sua volta smosse l’eccitazione, che sentiva crescere a dismisura, tanto da portare la mano prima su un seno e poi più giù nel ventre, e infine si insinuò fin dentro le sue mutandine iniziando ad accarezzare il suo sesso umido, era eccitata nel guardare quello spettacolo e anche un po’ sorpresa di questa cosa, ma ora non voleva pensare a questo, ora con due dita stavano violando la porta del suo castello, tutte e due dentro fin nel profondo, era bagnata dai suoi umori, più li guardava, più sentiva il piacere di suo fratello che ansimava sempre più forte e più cresceva l’eccitazione.
Sentiva che ormai era prossima ad esplodere in un orgasmo, per timore di gridare o farsi scoprire, con le dita ancora dentro di lei e le cosce serrate riuscì ad andare in camera buttandosi nel suo comodo letto, l’intenso orgasmo la fece vibrare, e continuò ad accarezzarsi il corpo sfiorando con le mani la sua pelle, sentì una voglia crescere nuovamente e nuovamente lasciò guidare la sua mano che questa volta stuzzicò il clitoride gonfio e intriso dei suoi umori copiosi, godette una seconda volta pensando a Luca, in realtà lo aveva pensato anche prima, fantasticando su come l’avrebbe presa, di come sarebbe stato un maestro capace di farle provare piacere, di come le avrebbe guidato i movimenti per fare un bel pompino e si, anche di come poteva essere il suo sapore, lei che non lo aveva ancora mai conosciuto.
Restò nella penombra della sua stanza continuando a fantasticare, poi si fece un altra doccia nel bagno della sua camera, quando uscì incrociò suo fratello che usciva dall’altro bagno, lui la guardò visibilmente stupito, forse pensava che era andata coi genitori a Siena, lei lo salutò con un sorriso e scese verso la cucina per mangiare qualcosa, entrando in cucina si incrociò con Luca che stava mangiando una banana…
Luisa è una ragazza di neppure vent’anni, carina, esile, una vita ancora tutta da vivere ma era di una timidezza quasi unica, e questo la bloccava ogni volta che conosceva qualcuno o che avrebbe voluto conoscere qualcuno, ma intanto quel desiderio stava iniziando a diventare quasi un bisogno.
Luisa è una ragazza di neppure vent’anni, carina, esile e ancora vergine, le scarne esperienze le ha avute solo con il suo ex ragazzo, che a sua volta non ne aveva fatte tante più di lei, e se Luisa era timida, Andrea, l’ex, era impacciato, approssimativo e aveva la pretesa di essere anche bravo, cosa che indispettiva Luisa e non poco, e che insieme ad altre cose che non andavano fu la somma che la fece decidere di lasciarlo, anche se poi erano rimasti amici.
Luisa il piacere lo conosceva solo nell'intimità della sua stanza, al buio, quando liberava la mente che iniziava a fantasticare su corpi senza volto, su volti senza nome, così era diventata una pratica ormai quotidiana quella di masturbarsi, esplorando e conoscendo il suo corpo, scoprendo punti sensibili tali da trovare intensi orgasmi, ma allo stesso tempo anche un crescente desiderio di sostituire alle sue dita qualcuno con qualcosa di più sostanzioso, e anche se i pretendenti non mancavano, si trovava sempre a fare i conti con la sua timidezza che la faceva desistere sempre sul più bello, tanto che iniziava a detestare quella parte del suo carattere.
Poco dopo che era tornata single aveva deciso di iscriversi all'università, lettere e filosofia, seguendo le orme di suo fratello Simone di qualche anno più grande di lei, e al quale era molto affezionata.
Ultimamente Simone lo vedeva spesso in compagnia di Luca, un suo compagno di corso, un ragazzo dai capelli neri, corti, e due occhi color ghiaccio, anche fisicamente non era male, aveva notato da subito che gli piaceva curare l’aspetto fisico, andava in palestra almeno tre volte la settimana, Luca era originario della Basilicata.
Ormai era ospite fisso a pranzo e a volte anche a cena, e Luisa più lo vedeva e più si sentiva attratta, capitava che a volte lo osservava di nascosto, altre si perdeva dentro a quei suoi occhi e sempre più spesso, quando era da sola nel buio della sua camera, era a Lui che pensava quando la mano violava il suo castello, avrebbe donato volentieri la sua verginità a quel ragazzo, a volte capitava che solo a pensarlo si eccitava, finendo per bagnare le mutandine coi suoi umori.
Ma ancora una volta la sua timidezza la paralizzava, impedendo di andare oltre, si dava della stupida trovandosi a parlare da sola guardando la sua immagine riflessa nello specchio del bagno, mentre una mano scendeva fin dentro le mutandine e due dita rabbiosamente conquistavano l’ennesimo effimero piacere, e nel frattempo continuava a restare vergine, tic-tac, tic-tac, tic-tac, inesorabile il tempo scorreva e quella voglia diventava sempre più grande.
Un sabato mattina si era presa tardi a letto, l’aveva svegliata il ticchettio della pioggia che sbatteva sui doppi vetri, non aveva proprio voglia di alzarsi, se ne restava avvolta dal tepore della trapunta e in compagnia di un mal di testa dovuto a un paio di birre bevute con i suoi amici la sera precedente a una festa di compleanno, e della quale ricordava a malapena come era tornata a casa, lei che praticamente è astemia, me ne ricorderò una prossima volta, pensò sorridendo.
Quel sabato i genitori erano partiti per un fine settimana a Siena, a loro è sempre piaciuto girare con il camper e visitare le città del Bel paese, a volte andava anche lei, come avrebbe dovuto fare proprio quel sabato, ma quando alle otto del mattino sua madre non la vide provò ad andare in camera a chiamarla, ma sentendola ronfare profondamente la lasciò dormire e le lasciò un biglietto nel comodino e richiuse la porta.
Anche se lentamente il mal di testa era passato quasi del tutto, ora aveva la bocca impastata, una voglia di farsi un caffè ma soprattutto la vescica piena, guardò l'ora sul cellulare, le tre passate da qualche minuto, cazzo, era da una vita che non restava a letto così tanto, borbottò quasi stizzita, alzandosi si stiracchiò la schiena e le gambe che erano intorpiditi dalle troppe ore passate a letto, poi corse in bagno e si sedette nel water dove finalmente liberò la vescica che ormai stava scoppiando, a un certo punto, mentre si stava asciugando, la sua verginità era come se si fosse impossessata dei suoi pensieri.
- Ehi tu bella, si si dico a te carina, guardami, sono giovane, fresca, ben curata, pronta, disponibile e vogliosa, quindi testina, cosa aspetti a farmi divertire un po’, a farci divertire un po’, basta con questa timidezza, hai rotto i coglioni cazzo, guarda che non ce la faccio più, sco-pa-re, ho voglia di scopare, ho bisogno di sco-pa-re, dai ripeti con me, ho voglia di sco-pa-re, ho voglia di sco-pa-re, hai capito?!
Si stava godendo il suo buon caffè quando udì l’ennesimo rumore arrivare dal piano di sopra, si fece coraggio e salì le scale con la tazzina ancora in mano, andando verso il punto da dove provenivano e che era la stanza di suo fratello Simone, trattenne anche il fiato per sentirli meglio, ora dal corridoi notò la porta della camera socchiusa e più si avvicinava e più diventavano intensi, assomigliando a qualcosa simile a un letto che cigola.
Una volta più vicina alla porta udì distintamente anche dei gemiti e dei sospiri, appoggiò la tazzina sul ripiano in vetro del termosifone, si avvicinò in silenzio fino alla porta e a quei strani rumori s'aggiunse quello di una radio accesa dal volume quasi impercettibile, dalla fessura della porta guardando dentro nella penombra riconobbe suo fratello Simone, era in piedi a bordo del letto, gli dava le spalle ed era completamente nudo.
Si portò d'istinto una mano alla bocca, come a soffocare un eventuale grido che per fortuna rimase strozzato in gola, e intanto immobile spiava quella scena con gli occhi sgranati, lei che non aveva mai neppure visto un film porno ora si trovava di fronte addirittura suo fratello che stava facendo sesso.
Non riusciva invece a distinguere chi fosse l’altra persona che era piegata davanti e stava godendo delle attenzioni di suo fratello, una parte di lei voleva scappare via, l’altra avrebbe voluto aprire un po’ di più la porta per vedere meglio, i battiti del cuore intanto stavano accelerando, le pulsavano le tempie così forte che le venne anche la paura che la potessero sentire, non scappo ne ebbe il coraggio di aprire un po’ di più la porta, ma rimase ferma, immobile, a guardare i due a fare sesso, quando qualcosa si smosse dal ventre, venne pervasa da un calore che aveva imparato a conoscere quando era nella sua stanza e si procurava piacere da sola, solo che ora quel piacere lo stava provando guardando quella scena.
All’improvviso un pensiero accese la fantasia, che a sua volta smosse l’eccitazione, che sentiva crescere a dismisura, tanto da portare la mano prima su un seno e poi più giù nel ventre, e infine si insinuò fin dentro le sue mutandine iniziando ad accarezzare il suo sesso umido, era eccitata nel guardare quello spettacolo e anche un po’ sorpresa di questa cosa, ma ora non voleva pensare a questo, ora con due dita stavano violando la porta del suo castello, tutte e due dentro fin nel profondo, era bagnata dai suoi umori, più li guardava, più sentiva il piacere di suo fratello che ansimava sempre più forte e più cresceva l’eccitazione.
Sentiva che ormai era prossima ad esplodere in un orgasmo, per timore di gridare o farsi scoprire, con le dita ancora dentro di lei e le cosce serrate riuscì ad andare in camera buttandosi nel suo comodo letto, l’intenso orgasmo la fece vibrare, e continuò ad accarezzarsi il corpo sfiorando con le mani la sua pelle, sentì una voglia crescere nuovamente e nuovamente lasciò guidare la sua mano che questa volta stuzzicò il clitoride gonfio e intriso dei suoi umori copiosi, godette una seconda volta pensando a Luca, in realtà lo aveva pensato anche prima, fantasticando su come l’avrebbe presa, di come sarebbe stato un maestro capace di farle provare piacere, di come le avrebbe guidato i movimenti per fare un bel pompino e si, anche di come poteva essere il suo sapore, lei che non lo aveva ancora mai conosciuto.
Restò nella penombra della sua stanza continuando a fantasticare, poi si fece un altra doccia nel bagno della sua camera, quando uscì incrociò suo fratello che usciva dall’altro bagno, lui la guardò visibilmente stupito, forse pensava che era andata coi genitori a Siena, lei lo salutò con un sorriso e scese verso la cucina per mangiare qualcosa, entrando in cucina si incrociò con Luca che stava mangiando una banana…
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