La mia prima volta con una puttana

di
genere
confessioni

Vivo al nord, in una città abbastanza normale. Non c’è niente di particolare nella mia vita quotidiana: lavoro, casa, qualche uscita ogni tanto.
Sono sempre stato molto timido,educato e riservato il che ha contribuito in maniera decisiva alla mia situazione. Non è una situazione negativa, ma per anni ho avuto la sensazione di essere rimasto indietro rispetto a una cosa molto specifica: la mia prima esperienza sessuale.
Non è mai stato un problema “drammatico”. Non mi ha rovinato la vita. Però è una di quelle cose che ti rimangono in testa quando inizi a confrontarti con gli altri o semplicemente quando stai da solo e pensi troppo. Più che una mancanza concreta di fare sesso, era una specie di pensiero fisso che tornava ogni tanto.
All’inizio non ci davo peso. Pensavo che sarebbe successo naturalmente, come succede a tutti. Poi il tempo passava e io restavo sempre nello stesso punto. A un certo punto ho iniziato a chiedermi se non stessi semplicemente aspettando qualcosa senza fare nulla per cambiare la situazione.
È lì che è entrata l’idea della escort. Non è stata una decisione immediata. È stata una cosa che mi è venuta in mente, che ho subito scartato, e che poi però è tornata più volte. Ogni volta che tornava, la trattavo un po’ più seriamente.
Il motivo principale per cui ci pensavo non era “fare esperienza” in sé, ma il contesto. Con le relazioni normali sentivo sempre una pressione forte: il giudizio, il confronto, il dover essere all’altezza, il rischio di fare figuracce o di complicare le cose. L’idea di una situazione più diretta, senza aspettative personali o emotive dall’altra parte, iniziava a sembrarmi più semplice da gestire.Per un po’ non è stata nemmeno una decisione vera. Era più un’abitudine mentale. Mi capitava di cercare escort, guardare i siti, leggere descrizioni, confrontare prezzi e modalità. All’inizio lo facevo in modo quasi neutro, come una curiosità. Poi col tempo è diventato qualcosa di più attivo, nel senso che non era solo “guardare”, ma proprio immaginare di scrivere, di chiedere informazioni, di vedere cosa sarebbe successo.I primi episodi in cui ho davvero scritto a due escort me li ricordo abbastanza bene, perché per me non erano “solo curiosità” in quel momento. Erano il passaggio tra il pensarlo e il farlo davvero, anche se poi non sono mai andato fino in fondo.
Erano due ragazze sudamericane, quelle che mi sembravano più “accessibili” e allo stesso tempo più dirette. Non so spiegare bene perché proprio loro. Credo fosse una combinazione di foto, descrizioni e l’idea che fossero più chiare nel modo di comunicare. Mi dava meno quella sensazione di ambiguità che invece avevo con altri profili.
La prima volta ho passato parecchio tempo solo a leggere. Andavo avanti e indietro tra i profili, confrontavo prezzi, servizi, durata, cose così. In realtà non stavo decidendo nulla. Stavo solo cercando di arrivare a un punto in cui mi sentissi abbastanza sicuro da scrivere.
Quando ho scritto il primo messaggio, era molto semplice. Niente di particolare. Una richiesta di informazioni, disponibilità e prezzi. Ma per me non era affatto una cosa banale. Ci ho messo più tempo del necessario a premer “invia”. Ricordo proprio quel momento di esitazione, come se stessi facendo una cosa più grande di quello che era.
Subito dopo averlo inviato ho sentito una specie di scarica. Non forte, ma evidente. Una combinazione di eccitazione e ansia. Non tanto per la risposta in sé, ma per il fatto che avevo rotto una specie di limite mentale che mi ero costruito da solo.
La risposta è arrivata abbastanza velocemente. Fredda, diretta, molto pratica. Prezzi, modalità, disponibilità. Nessuna conversazione inutile. E questa cosa da un lato mi tranquillizzava e dall’altro mi rendeva tutto più reale.
Per un po’ ho continuato la conversazione. Ho fatto altre domande, soprattutto per capire meglio come funzionava tutto. Però mentre scrivevo mi rendevo conto che una parte di me stava già iniziando a tirarsi indietro. Non perché ci fosse qualcosa di “sbagliato”, ma perché il passo successivo non era più immaginazione,era la realtà.
Il passo successivo è stato diverso dai primi due, perché non ero più nella fase “da casa, da solo davanti allo schermo”. Questa volta ero in viaggio a Torino per tre giorni. E già questo cambiava tutto: non era più una cosa astratta, era qualcosa che si inseriva dentro una situazione reale, con tempi, spostamenti, e la sensazione concreta di essere fuori dal mio contesto abituale.
Nei giorni prima avevo già ripreso a pensarci. Come era successo altre volte, ero tornato a guardare profili, e questa volta mi aveva colpito una ragazza cilena. Anche qui non saprei dire esattamente perché lei rispetto alle altre. Probabilmente era un mix di immagini, descrizione e il fatto che mi sembrava più diretta nel modo di porsi.
Questa volta però ho fatto un passo in più rispetto alle altre volte: non mi sono fermato al semplice messaggio di informazioni. Ho scritto mentre ero già a Torino. Questo ha reso tutto più concreto. Non era più “forse un giorno”, era “oggi o domani”.
La conversazione è stata simile alle altre: domande pratiche, risposte rapide, prezzi, disponibilità. Niente di personale, tutto molto diretto. E più la chat andava avanti, più cresceva quella doppia sensazione che ormai riconoscevo bene: da una parte eccitazione mentale per il fatto di essere dentro la situazione, dall’altra una tensione crescente legata all’idea di dover davvero presentarmi.
Alla fine abbiamo fissato un incontro.
Quando ho chiuso il telefono, non ero completamente convinto. Però ero già dentro il meccanismo: hotel, città nuova, tempo libero, e un appuntamento che ormai esisteva come fatto concreto. Ho passato le ore successive in uno stato abbastanza strano, in cui cercavo di comportarmi normalmente mentre in testa continuavo a tornare lì.
Il giorno dell’incontro sono uscito dall’hotel e mi sono diretto verso il posto. Più mi avvicinavo, più la situazione cambiava dentro di me. Non era più curiosità o eccitazione. Era una forma di blocco crescente, fisico quasi. Pensieri semplici: “posso anche non farlo”, “posso tornare indietro”, “non è obbligatorio”.
Arrivato vicino al portone, mi sono fermato. Letteralmente fermato. Ho guardato l’ingresso e ho capito che non sarei salito. Non c’è stato un grande ragionamento, più una decisione istantanea presa da una parte di me che in quel momento ha avuto il controllo.
Sono rimasto lì qualche minuto, in bilico, poi ho girato e sono andato via.
Subito dopo ho ricevuto una chiamata. Era lei. Il tono era chiaramente arrabbiato, per il fatto che non mi ero presentato. La conversazione è durata poco, ma è stata molto diretta.Una marea di insulti in spagnolo capibili anche in italiano.Non ho risposto a lungo, ho solo ascoltato e poi chiuso.
Passano altri mesi.
Nel frattempo la situazione non cambia davvero, ma si complica nella mia testa. Non è più solo curiosità o tentativo. Diventa una specie di abitudine mentale. Continuo a guardare annunci, continuo a scrivere, continuo a fermarmi sempre prima dell’ultimo passo.
E più vado avanti, più la scelta smette di essere casuale.
Non sto più cercando “una qualunque”. Questo lo capisco con chiarezza. Ho in testa un’idea precisa, anche se non l’ho mai detta a nessuno. Non è solo una questione di aspetto in senso generico, ma di sensazione. Di come immagino che dovrebbe essere l’esperienza per soddisfarmi a pieno.
Ogni volta che vedo un profilo che non rientra in quella sensazione, lo scarto subito. Non perché ci sia qualcosa che non va, ma perché so che non mi aiuterebbe a superare il blocco che ho.
Per un po’ non trovo niente che mi colpisca davvero. O meglio, trovo tante cose, ma nessuna che mi faccia fermare.
Poi arriva lei.
Rose.
Escort spagnola,35 anni.
Ricordo ancora la prima volta che apro il suo profilo. Non succede niente di “eclatante” in senso razionale, ma mi fermo più del solito. Non scorro subito oltre.
È diversa da quelle che avevo visto fino a quel momento.
Capelli nerissimi,tette rifatte,molto alta e soprattutto un’espressione che mi rimane in testa. Un sorriso particolare, con denti molto evidenti, quasi marcati, che la rendono meno “standard” rispetto alle altre.
Tutte quelle caratteristiche,tutte insieme.
La prima volta in cui mi sono detto non posso perdere l occasione.
Non è la perfezione che avevo visto in centinaia di altri annunci. Ed è proprio questo che mi colpisce.
Resto a guardare il profilo più volte nei giorni successivi. Lo riapro, lo richiudo, ci torno sopra. Come se stessi cercando di capire se sia davvero quella sensazione che inseguivo da mesi o solo l’ennesima illusione.
Magari era in tour,dal profilo non si poteva capire.
Decido di andarci un pomeriggio di maggio.
Fa caldo in modo già un po’ estivo, uno di quei giorni in cui la città sembra rallentare. Jeans e maglietta leggera, niente di particolare. Esco di casa senza una vera enfasi, ma con una tensione continua sotto la superficie, come un pensiero che non riesco a mettere a riposo.
Non vado subito da lei.
Inizio a girare per la città.
Mi fermo su una panchina e la contatto tramite social,mi risponde dopo poco e fissiamo un appuntamento dopo aver chiesto il prezzo.
Mi dice l indirizzo preciso,è a poco meno di 500 metri da dove sono seduto.
Inizio ad incamminarmi e arrivato nei prezzi della piccola palazzina ricomincio ad avere i soliti tentennamenti.
Ma ora è diverso,lo desidero davvero e busso al citofono.
Risponde.
La sua voce è calma, diretta. Mi dice di aspettare un attimo.
Non capisco subito il perché, poi aggiunge che ci sono dei vicini sul pianerottolo, stanno sistemando e stendendo i vestiti sugli stendini. Non è nulla di strano, ma la situazione diventa improvvisamente più concreta: non è un posto “isolato”, è un condominio normale, con una vita normale che continua intorno.
Resto lì fuori.
Passano i minuti.
Penso a come mi farà sapere di salire,dovrò risuonare?
Poi arriva la chiamata sul cellulare e mi dice di salire aprendo il portone.
Entro nel portone e la prima cosa che sento è il cambiamento di aria.
Fuori c’era il caldo, la strada, il rumore della città. Dentro invece è più fermo. Un silenzio diverso, spezzato solo da qualche suono lontano che arriva dalle scale.
La palazzina è vecchia, di quelle che non sono state davvero ristrutturate ma nemmeno abbandonate. Ha quel tipo di trasandato “vivo”, con pareti segnate, intonaco che non è più uniforme, cassette della posta tutte leggermente diverse tra loro, alcune con adesivi, altre consumate.
Salgo le scale.
Noto lo stendino che mi diceva prima di fronte e poi sulla destra una porta semiaperta.
È tutto buio all interno e per un attimo mi spauro,noto la porta infatti aprirsi lentamente e poi sottovoce sento:"Entra dai".
Non appena apre di piu la porta la vedo meglio,noto subito che è poco vestita,gambe nude,reggiseno,tacchi alti e la sua dentatura evidente che mi accenna un sorriso.
Entro e poi lei chiude la porta dietro di me.
Do uno sguardo veloce e noto che è davvero piccolo come appartamento,di fronte a me la camera da letto e a sinistra un altra porta,quello che scoprirò poi essere il bagno.
Mi giro e si avvicina per salutarmi,due baci e un:"Ciao amore",mentre mi spiega ancora dei vecchi vicini e dello stendino.
Mentre entriamo in camera mi chiede:"Allora amore cosa voi fare tu?".
Le dico che non vorrei fare sesso completo ma soltanto un pompino e un po di mie fantasie.
"Cosa voi fare?"Mi guarda sorridente.
"Un pompino e poi altre cose,no scopata"
"Cosa voi fare?Cosa è solo pompino?"
Insiste ancora,visibilmente capisce poco l italiano,mentre con la mano stringe la mano e simulando un pompino.
"Questo è pompino?"
Le dico ancora,questa volta molto piu titubante:"Posso fare video?",prendendendo il cellulare in mano e simulando una ripresa.
"Si puo fare tutto basta che tu paghi prima"
Mi spiega.
Non me lo faccio dire due volte e le pago il prezzo pieno anche se non faccio una scopata e il prezzo della ripresa.
Mi spiega che devo andare a lavarmi e io da stupido e inesperto di certe cose le dico che mi sono fatto la doccia prima di uscire.
Mi dice che devo farlo lo stesso e mi indica il bagno.
Vado in bagno e mi tolgo i jeans e le mutande sciacquandomi per bene.
Rimango con la maglietta e porto con me i jeans in camera,camminando alquanto imbarazzato con il pisello moscio.
Sento subito una musica di sottofondo e una puzza di qualche profumo di quelli che si riscaldano.
Le dico ancora se posso mettere il cellulare e mi ribadisce di si.
Lo prendo dalla tasca e lo posiziono su uno dei comodini accanto al letto,senza nemmeno curarmi se inquadri bene e avvio la registrazione.
Mi fa quindi distendere sul letto e mi viene vicino dopo aver preso solo un fazzoletto.
"Non si puo mettere il preservativo?"Le dico preoccupato essendo da una puttana e non volendo rischiare.
"Certo amore",mi risponde mentre prende un preservativo da una scatola.
Sale su di me mettendosi in mezzo alle mie gambe,sfilandosi poi il reggiseno facendo uscire due tette molto tonde e grosse.
Allungo le mani e le palpo essendo per me la prima volta,sono molto dure al tatto.
Lei con fare quasi indispettito ma magari era mia sensazione o per il fatto che non abbia voluto fare anche sesso,ma comunque si china su di me facendomi automaticamente staccare le mani dalle sue tette.
Posiziona il preservativo sul mio cazzo che nel frattempo è diventato durissimo,come ai tempi dell adolescenza e poi avvicina la bocca alla mia grossa cappella e piano piano lo srotola aiutandosi con le mani.
"È grosso?"Le chiedo sapendo evidentemente di mentire ma era una delle mie tante fantasie.
"Cosa?"Risponde.
"Il cazzo,è grande?"Richiedo.
Mi sorride.
"Non è muito grande"Risponde ridendo.
"È piccolo?"Insisto per conferma.
"Si,molto piccolo"Risponde.
Lo sapevo gia in effetti di averlo piccolo,non cosi piccolo,circa 12 cm ma con due doti,una cappella che da molto eccitato si gonfia diventando molto voluminosa e la seconda nascosta nelle mie palle,ma vi spiegherò dopo.
Inizia a succhiarmelo aiutandosi con due dita.
Poi si sofferma sulla cappella,facendo il vuoto e succhiando facendo un rumore decisamente eccitante.
La guardo fissando tutto,la sua bocca che fa sparire il mio cappellone stretto tra la sua bocca,i sue dentoni quando mi accenna un sorriso e i suoi capelli nerissimi,mentre ho le braccia distese sul letto.
Non ho ancora preso confidenza e sono ancora imbrigliato nella mia timidezza.
Continua tra rumori salivosi e quelli della plastica che avvolge il mio cazzo teso.
Si sposta leggermente e scende verso le mie palle dando tregua al mio cazzo.
Le lecca,le bacia e poi inizia a prenderle in bocca risucchiandole e poi sorridendomi.
Uno sguardo al cellulare,la molla è scattata.
Le chiedo di risalire sul cazzo usando anche i gesti.
Ritorna a succhiare e leccare fino a quando le poggio entrambe le mani sui capelli.
Sono molto folti,foltissimi e decisamente crespi.
"Posso in gola?"Le dico.
Mi guarda e capisco che è inutile a parole e le faccio capire a gesti.
Si mette con la bocca sul cazzo senza fare niente.
Le rimetto le mani sui capelli e inizia lo spettqcolo.
Muovo il bacino e contemporaneamente spingo la testa della puttana.
Uno o due colpi non troppo decisi.
Toglie la bocca dal cazzo e mi sorride scusandosi per la saliva.
Di nuovo,questa volta 5-6 volte,le spingo con decisione e forza.
I suoni sono quelli che ho sempre sentito nei porno.
Continuo sempre piu deciso e sempre piu forte.
Le uso la bocca per soddisfare le mie fantasie e i miei desideri.
"Ahhh puttana".
Era li come "vittima sacrificale" di un segaiolo vergine come me.
Chissa cosa pensava di me,che sensazioni provava mentre si sentiva presa dai capelli e aveva la gola ostruita dal cappellone di uno sconosciuto.
La faccio spostare di lato,ci mettiamo sul fianco.
Continuo a spingerglielo in gola alternando momenti in cui respirava.
In quel momento lo ammetto,umiliarla in un certo senso ripagava gli anni senza sesso.
In quel momento era solo la mia valvola di sfogo delle mie fantasie che tenevo nascoste da tempo.
Le tolgo le mani dai capelli ansimante e soddisfatto.
Rifiata un attimo e poi si avvicina per succhiarmelo.
Le dico di no,che bastava.
Le faccio cenno di togliermi il preservativo.
Lo impugna da sotto e lo srotola lentamente e poi segandomelo per un po.
"Posso sborrare in faccia?"Le chiedo.
Per la prima volta capisce subito.
Scendiamo dal letto e si mette inginocchiata accanto al letto.
Lo impugno con due dita e inizio a segarlo con decisione.
Sento le palle sussultare per il movimento deciso.
Continuo fin quando sento salire il getto e mi fermo di colpo.
Quello che arriva per me è aspettato ma per lei decisamente no.
Il primo schizzo finisce lungo,avvicino di piu quindi la cappella e gli schizzi successivi le finiscono tutti tra la fronte e i suoi capelli nerissimi,segnandola di schizzi densi e leggermente giallognoli.
Non sborravo da 7 giorni e siccome da segaiolo avevo allenato la resistenza,tutta la mia sborra venne esplosa di colpo sulla faccia della puttana.
"Voi massaggio"?Mi chiede.
Per me era inesistente in quel momento.
"No devo andare"Le dico rapidamente mentre vado a recuperare il cellulare e i jeans.
Erano passati solo quindici minuti.
Intensissimi.
Corro in bagno a sciacquarmi velocemente.
Quando torno da lei è intenta a pulirsi con delle salviettine.
Mi saluta con due baci e un "Ciao amore".
Esco dall appartamento e lungo le scale il primo pensiero va alla galleria del cellulare,la apro,l anteprima del video che mostra il letto su cui ho avuto il mio primo rapporto con una puttana,Rose.
Sfogarmi in quel modo cosi brutale mi ha regalato un ricordo indelebile.





scritto il
2026-05-16
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