Rum e Valentina
di
EmmePi
genere
confessioni
Ero steso sul pavimento del mio bar, Valentina sopra di me mi cavalcava con furia, le sue tette ballavano tra le mie mani aggrappate ai suoi capezzoli, il suo respiro era diventato un seducente gemito e ad ogni strizzata ai capezzoli mi regalava un lamento piacevole, il suo trucco mescolato al sudore scendeva dalla fronte lungo il viso, gli occhi lucidi, a tratti socchiusi, i miei invece erano spalancati e la fissavano, quando diminuiva il ritmo iniziavo io tenendola per i suoi fianchi morbidi, qualche schiaffo sulla natica per capire dove potevo arrivare.
Entrambi brilli ed euforici eravamo reduci da una festa di compleanno che c’ha portati esattamente in quel pavimento, a scoparci per una voglia figlia dell’astinenza, almeno la mia e poi l’alcol ha avuto la sua parte, ci conoscevamo da alcuni mesi, da quando era andata a lavorare nella gelateria di un mio amico, e quella sera è capitata l’occasione, appena montata in auto si era girata mettendomi la lingua in bocca giusto per chiarire le sue intenzioni fin da subito, e che fai rifiuti, mi sembrava quasi maleducato.
Il suo profumo dozzinale da sobrio mi avrebbe dato parecchio fastidio, così pungente, ma con qualche bicchiere di rum andava bene, subito dopo le sue mani mi stavano già sbottonando i jeans e la sua testa non c'ha messo molto a scendere tra le gambe e iniziare a farmi conoscere le sue abili doti orali, era una furia e la lingua un vortice che roteava nella cappella diventata subito grossa tra le sue labbra, raccoglieva ogni goccia che intanto iniziava ad uscire per l’eccitazione che mi aveva investito così inaspettatamente.
Ed eccoci dentro a questo bar chiuso, la mia mano nel suo collo ma senza affondare, solo il giusto per capire se apprezza e fino a dove potevo spingermi, un gemito prolungato è il suo lasciapassare e così stringo un po’ di più, Valentina chiude gli occhi portando la testa indietro iniziando a cavalcarmi con più foga di prima.
La sua carne si muove, il suo fisico di donna trentenne porta i segni delle due gravidanze, il suo viso senza tutta quella maschera di trucco era così diverso, la folta chioma dorata si muoveva come fosse un’onda spinta da un vento umido di scirocco, i gemiti diventano grida di piacere mentre mi inzuppa l’asta con i suoi umori, le braccia protratte verso le spalle, le sue mani affondano nella mia carne, le unghie graffiano la pelle che brucia, un urlo liberatorio accompagna un suo orgasmo.
Non volevo darle tregua, ci alziamo e la spingo contro un tavolino prendendola da dietro, il cazzo entra nella sua fica dilatata come una lama incandescente affonda nel burro, è piena dei suoi umori che scendono lungo le cosce e che ora sono un fascio di muscoli tesi, e intanto grugnivo e sudavo come un maiale per il caldo torrido di quella notte di luglio padano e per l’eccitazione che stava montando sempre più e ormai prossima ad esplodere.
Un ora prima, forse meno, forse di più, eravamo a festeggiare il mio amico Bruno, musica, risate, alcol che scorreva a fiumi per i suoi 50 anni, una festa in grande stile ma che non poteva trattenere la voglia di averci iniziata con battute allusive, poi sguardi sempre più maliziosi, e ancora mani che si sfioravano tra un ballo e l’altro, corpi che si cercavano stringendosi sempre con maggiore convinzione, bicchieri di rum tracannati a sorsi sempre più abbondanti, luci soffuse cercavano un angolo per consumarsi aspettando un cenno d'intesa che non ha tardato ad arrivare.
Vienimi in bocca, in faccia, sulle tette, disse Valentina, mentre mi donava un altro orgasmo che la fece gridare ancora più forte di prima, anche il mio ormai era prossimo, lo tirai fuori e lei si girò mettendosi in ginocchio e accarezzandomi i testicoli gonfi, davo gli ultimi colpi con la mano per venire, ero sudato ovunque, un paio di getti la raggiunsero nel viso, altri due tra collo e seno collo, ciò che restava lo raccolse tra le sue labbra poi ci stendemmo sul pavimento che era l’unico posto un po’ fresco e restammo così per alcuni minuti prima di recuperare le energie.
Dal frigo presi un paio di bottigliette di acqua fredda che tracannammo in un sol sorso, una veloce rinfrescata l’accompagnai verso casa che non era distante, anzi, solo pochi minuti, e infine tornai a casa dove finalmente mi feci una bella doccia sotto un getto di acqua fresca.
Ci vedemmo altre volte da Bruno ma quella restò l’unica volta che facemmo sesso anche se un paio di volte uscimmo a bere qualcosa ma non scattò lo stesso istinto di quella sera, poi lei si licenziò e ci perdemmo di vista anche se probabilmente ci saremmo persi di vista ugualmente.
Entrambi brilli ed euforici eravamo reduci da una festa di compleanno che c’ha portati esattamente in quel pavimento, a scoparci per una voglia figlia dell’astinenza, almeno la mia e poi l’alcol ha avuto la sua parte, ci conoscevamo da alcuni mesi, da quando era andata a lavorare nella gelateria di un mio amico, e quella sera è capitata l’occasione, appena montata in auto si era girata mettendomi la lingua in bocca giusto per chiarire le sue intenzioni fin da subito, e che fai rifiuti, mi sembrava quasi maleducato.
Il suo profumo dozzinale da sobrio mi avrebbe dato parecchio fastidio, così pungente, ma con qualche bicchiere di rum andava bene, subito dopo le sue mani mi stavano già sbottonando i jeans e la sua testa non c'ha messo molto a scendere tra le gambe e iniziare a farmi conoscere le sue abili doti orali, era una furia e la lingua un vortice che roteava nella cappella diventata subito grossa tra le sue labbra, raccoglieva ogni goccia che intanto iniziava ad uscire per l’eccitazione che mi aveva investito così inaspettatamente.
Ed eccoci dentro a questo bar chiuso, la mia mano nel suo collo ma senza affondare, solo il giusto per capire se apprezza e fino a dove potevo spingermi, un gemito prolungato è il suo lasciapassare e così stringo un po’ di più, Valentina chiude gli occhi portando la testa indietro iniziando a cavalcarmi con più foga di prima.
La sua carne si muove, il suo fisico di donna trentenne porta i segni delle due gravidanze, il suo viso senza tutta quella maschera di trucco era così diverso, la folta chioma dorata si muoveva come fosse un’onda spinta da un vento umido di scirocco, i gemiti diventano grida di piacere mentre mi inzuppa l’asta con i suoi umori, le braccia protratte verso le spalle, le sue mani affondano nella mia carne, le unghie graffiano la pelle che brucia, un urlo liberatorio accompagna un suo orgasmo.
Non volevo darle tregua, ci alziamo e la spingo contro un tavolino prendendola da dietro, il cazzo entra nella sua fica dilatata come una lama incandescente affonda nel burro, è piena dei suoi umori che scendono lungo le cosce e che ora sono un fascio di muscoli tesi, e intanto grugnivo e sudavo come un maiale per il caldo torrido di quella notte di luglio padano e per l’eccitazione che stava montando sempre più e ormai prossima ad esplodere.
Un ora prima, forse meno, forse di più, eravamo a festeggiare il mio amico Bruno, musica, risate, alcol che scorreva a fiumi per i suoi 50 anni, una festa in grande stile ma che non poteva trattenere la voglia di averci iniziata con battute allusive, poi sguardi sempre più maliziosi, e ancora mani che si sfioravano tra un ballo e l’altro, corpi che si cercavano stringendosi sempre con maggiore convinzione, bicchieri di rum tracannati a sorsi sempre più abbondanti, luci soffuse cercavano un angolo per consumarsi aspettando un cenno d'intesa che non ha tardato ad arrivare.
Vienimi in bocca, in faccia, sulle tette, disse Valentina, mentre mi donava un altro orgasmo che la fece gridare ancora più forte di prima, anche il mio ormai era prossimo, lo tirai fuori e lei si girò mettendosi in ginocchio e accarezzandomi i testicoli gonfi, davo gli ultimi colpi con la mano per venire, ero sudato ovunque, un paio di getti la raggiunsero nel viso, altri due tra collo e seno collo, ciò che restava lo raccolse tra le sue labbra poi ci stendemmo sul pavimento che era l’unico posto un po’ fresco e restammo così per alcuni minuti prima di recuperare le energie.
Dal frigo presi un paio di bottigliette di acqua fredda che tracannammo in un sol sorso, una veloce rinfrescata l’accompagnai verso casa che non era distante, anzi, solo pochi minuti, e infine tornai a casa dove finalmente mi feci una bella doccia sotto un getto di acqua fresca.
Ci vedemmo altre volte da Bruno ma quella restò l’unica volta che facemmo sesso anche se un paio di volte uscimmo a bere qualcosa ma non scattò lo stesso istinto di quella sera, poi lei si licenziò e ci perdemmo di vista anche se probabilmente ci saremmo persi di vista ugualmente.
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