Firenze

di
genere
confessioni

Ormai la metà era vicina quando mi svegliai. « Ben tornata troietta, come ti senti?», esordi Mauro. « Ho male al culo, ed ho fame, inoltre devo fare pipi. » dissi mentre mi massaggiato il m. In effetti non lo stavo massaggiando, ma più che altro tastavo il buchetto per capire l'entità del danno,poco male sarebbe passato a breve il dolore.
Ci fermiamo in un autogrill, stavolta Mauro si appiccicò a me. Andammo prima ai bagni fortuna erano semi vuoti. Non tutti però infatti per gli uomini c'era la fila. Facevo pipi e fantasticato,pensavo a quei camionisti in fila ,quanti di loro dopo Urgnano mi avrebbero chiavata?, li avrei fatti godere anche tre alla volta. Mio cugino a mantenere la fila,a mandarne tre ogni volta. Non resistetti,mi sparai un ditale. l'orgasmo fu di quelli normali, ma si sentivano i gemiti al di fuori, nella zona comune. Uscì andai ai lavandini, sotto gli occhi schifati di una vecchietta e, quelli ridenti di una ragazzetta . Fuori trovai mio cugino impaziente, disse che eravamo in ritardo,dovevo sbrigarmi a mangiare qualcosa . Mentre pensavo, in ritardo per cosa, se il concerto si teneva di sera? Giunse il mio turno al bar. Cappuccino e cornetto consumati in fretta e, subito pronta a ripartire . Quaranta minuti a Firenze , stavolta ascoltai musica, trovai una stazione che dava canzoni del mitico Liga . A me Luciano mi fa impazzire con quella sua musica trasgressiva. Mauro mi guardava con occhio torno,ma non disse nulla. Non molto di compagnia in quel viaggio, si dimostrò quasi maniaco ,per comportamenti consoni ,diceva lui.
Se avessi seguito i suoi dettami avrei dovuto stare li seduta composta con la cintura che mi teneva premuta,senza muovermi ad ascoltare le cazziate dei giornali e a piangere morti per una guerra non nostra . Menomale che la maggior parte del tempo la passai dormendo.
Misi in piedi sul cruscotto , il suo sguardo mi incenerì, stava per sbottare, quando un camion appena affiancato strombazzava contento. « È comprati stronza che fai schifo» fu l'unica cosa che disse mio cugino. In effetti aveva ragione sul coprirmi, la gonna era salita un po' troppo, mi si vedeva chiaramente il ciuffetto rosso. Lo sfidai, restando cosi senza coprirmi ed ancora in quella posizione
Quando i canmion strombazzavano lui scuoteva la testa , ma rimaneva in silenzio
Vittoria , evviva ,avevo vinto io.
Giungemmo dunque a Firenze, ci recammo all'albergo dove avevamo le camere prenotate
Cazzo nessuno dei due aveva dato conferma le camere non c'erano più
Inutile girare per Firenze ormai gli alberghi saranno stracolmi. In effetti una soluzione c'era ma non piaceva a nessuno dei due. Oddio a me stuzzicare l'idea ma non volevo farlo capire. Era rimasta solo una matrimoniale, aveva un lettone grande ed un divano
Fummo costretti ad accettare lui disse« dormi tu sul divano» annuii.
Mi porto in una bel posticino, un ristorante sull'Arno davvero romantico direi . Già cerano i suoi amici che lo aspettavano. « Anna questa è gente importante, non farmi fare brutte figure,e soprattutto tieni chiuse le gambe ». Era difficile tenere chiuse le gambe con quei ragazzi dal corpo aitante. Poi c'erano le moglie credo,con aria da snob ,con la puzza sotto il naso. Non diedi confidenza a nessuno . Decisero di ordinare uma carpa sul letto di patate. Partì subito la mia fantasia , mi immagginavo carpa e loro mangiavano la mia patata. Eano tre con mio cugino il numero che piace a me. Immaginavo vhe mentre mi mordevano la patata le due arpie si trastullassero tra loro. Dovetti andare in bagno,.misi ol piede in modo sbagliato uscendo dal bagno, si tolse il tacco . Il cameriere accorse subito disse che aveva una colla speciale, gli porsi il piede per farmi togliere la scarpa, vide la mia fessa bagnata. Sbiancò in volto quasi sveniva,poi disse« come faccio ad andare adesso?» mi mostro la patta, era proprio gonfia im effetti, non era il caso .lo chiusi von me dentro un vano glielo cacciai fuori e lo sbocchinai. Gli svuotati le palle così pote andare a incollarlo il tacco. Mentre aspettavo mi rifeci il trucco , soprattutto il rossetto era svanito tutto. Torno, mi rimise la scarpa, si rigonfiamento la patta, gliel'ho risgonfiai , andò via mi ritruccai. Tornata a tavola c'era un nuovo amico, singol, dovevo andare ,si offrì per darmi un passaggio . Accettai così non disturbai Mauro che stava spiegando un progetto
Aveva un mercedes con tanti confort anch'esso suv. Arrivai in anticipo apriva tra un ora,lui disse vieni ti mostro il mio di ufficio nel frattempo è proprio qui.
Accettai non sapevo come passare il tempo. Il suo ufficio mi incantati,era piu grande di casa mia potrei dire . Era provvisto di angolo bar una colonna hy fy
dal quale ascoltare buona musica . Scelse un po' di musica zen e un liquore nei bicchieri se non erro era cointrò. Non so perché lo bevvi di solito non bevo, mi da alle gambe, me le fa allargare. Lo sorseggiai, poi mi scontrai scusalmente con lui gli andò silla patta gliela volevo pulire . semplicemente « Grazie »





Presi dei fazzolettini cercai di pulirlo nonostante le sue proteste
Più strofinavo più si ingrossaba finché non glielo cscciai fuori e cominciai a leccarlo. Più lo leccavo più sbrodolavo la sotto ,finché me lo ficchi fa sola dentro. Sul suo volto di disegno un sorrisino di trionfo,mentre io andavo con la mia fessa su è giù per il suo cazzo. Me la sentivo piena, lo sentivo tutto ,prese il comando e spinse come un forsennato ,io godevo, venni tre volte ,lui era resistente, mi girò,volle il culo,senza preamboli mi sparò un colpo secco. Entrò quasi tutto, lo tirò fuori lo ripuntò poi di nuovo dentro stavolta entrò tutto. Volevo di più anche le palle ma non volerò entrare , goderti lo stesso e quando lo caccio fui pronta per la sborrata in bocca . Lo bevi tutto anche quel poco che mi usci fuoriporta lavai mi riferivo il trucco mo accompagno gli Uffizi mi aspettavano mi accomiatai da lui dicendogli





scritto il
2026-03-18
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