Jek

di
genere
confessioni

Dalla sarta un giorno cucivo ed un'altro studiavo. Credevo, per come era cominciata, di chiavare di più ,ma non fu così. A casa invece chiavavo spesso,il mio gemello e papà lo facevano ogni giorno ,ogni tanto non invece Biagio. Questa situazione si protrasse un bel po', poi torno mamma. Che rabbia, dovetti lasciare il letto,quel posto tanto caro che avevo vicino a papà. « Ascolta Anna ora è tornata la mamma dobbiamo smetterla se ci scopre sono guai.» mi disse papà, scappai via piangendo. Quella sera a tavola seduta accanto a lui, allungano la mano sotto il tavololo strofinare da sopra la patta. Resto interdetto ,non se lo aspettava,si riprese solo quando cercai di aprire la cerniera per arrivare all'adorato membro. Si alzo di scatto « Vado a fumare una sigaretta » si scusa con mamma. Un minuto dopo mi alzo anch'io dicendo che dovevo andare in bagno raggiunsi papà in veranda.« Fammelo toccare un po' » « Tu sei pazza ,se mamma sempre ne accorge si sfascia la casa» mi rispose«Uffa la odio,perché non muore?» dissi scappando in camera mia dove piansi. Quella sera si occupò lui di rassegnare la cucina e lavare piatti e stoviglie io uscii dalla mia stanza solo per andare in bagno. Nel ritornare in stanza lo incrociai nel corridoio. «Ti aspetto questa notte» senza aspettare replica mi chiusi in stanza. Poco dopo la porta si apri credevo che era papà rimasi delusa era Joacchino il secondogenito « lo so come ti senti ma se ti può servire posso sostituirlo io ,e da tanto che lo vorrei.» Lo cacciai in malo modo ,lui mesto stava uscendo « Fermo tona qui» gli urlai
Lo feci sedere sulla.letto e gli aprii la patta,usci fuori un cazzo poderoso mentre lo accarezzavo chiesi« mamma e papà stanno a letto?» rispose di si allora glielo presi in bocca finché non fu del tutto duro.
Poi lo stesi sul letto e gli Montaione sopra mi impalai come una troia mon ero ancora pronta ,non ancora lubrificata dai miei umori ,sentii dolore appena entrato ,ma poi cominciai a gemere ,ansimamo migolavo forte , gridando dicevo« vai Jek ancora piu forte , continua non ti fermare » lo dicevo urlando per farlò sentire anche affianco nella camera diio padre.. scesi poi dal cazzoi misi a novanta e dissi gridando «sfondami il cuolo Jek ». Joaccjino come un cagnolino eseguiva , grida vo di sfondai piu forte piu veloce, e guando venni gridando forte godooo, poi venne pure lui «in bocca gridai dammelo in bocca» lo ingoiai tutto . Joacchino disse« che grande troia sei». Il mattino dopo scesi a preparare le colazioni i miei fratelli stavano già tutti a tavola ,appena comparsi io cominciarono Rosolini maliziosi ,non mi curava di loro andai dritto in cucina dive trovai mio padre ai fornelli . Appena mi vide con aria di disprezzo mi disse «sei proprio una puttana» io gli risposi« e tu un bastardone schifoso» non ci parlammo più .passarono alcuni giorni in cui vestivo provocante ma non gli parlavo ,lo trattavo con sufficienza. Una sera nel corridoio furo il bagno mi spinse contro il muro« troia non ce la faccio piu la devi smettere» « Altrimenti ? » « altrimemti questo». Mi tennrbferma almeno con una mano mo ,con laltra sconto.le mutandine, si abbasso in po e mi infilo il cazzo duro dentro. Non durò a lungo fu breve ma violento animalesco io squortai e lui mi venne dentro. Andò a lavarsi e come niente fosse ritorno da mamma io dal canto mio mi.portso la sborra nella fessa fino in camera mia dove distesa sul letto mettevo lecita prendevo in po' di quella crema e la mangiavo,poco alla volta la finii tutta. Risi compiaciuta ormai lo avevo in pugno















scritto il
2026-06-14
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