Verso Firenze

di
genere
confessioni

Mi piace viaggiare, conoscere sempre di più . Boschi savana paesaggi amenità, ma non solo paesi e città civiltà e cultura. Non sono colta ho solo un diploma anche se ho la laurea in lingue . Cento dieci e lode frutto di leccatina perfette. Quello che so l'ho imparata da sola ,senza insegnanti curiosando qua e là. Sabato riaprono gli Uffizi chiusi fa tempo per restauro, avevo.preso i biglietti su internet ma il mio enzo non mi può accompagnare ,ha fa chiudere un contratto von un giapponese . Poco male andrò in treno o in pullman vediamo le corse poi decidiamo.
Il giovedì sera mentre cercavo.le corse piu idonee giunse un mio cugino.dalls Calabria. Mauro era cosentino, un bravo ragazzo. Figlio di mio zio Rino, ma del padre aveva poco. Miozio era un donnaiolo,palestrato, bello, alto. Un taglio d'occhio da fare invidia a molti attori. Cazzo come era bono io sbrodolavo alla sola vista. Il suo cazzo non mi entrava tutto nella fessa ma quando mi prendeva il culo era fantastico . Il figlio sembrava più moderato, anche se bello e aitante come il papà sembrava più calmo, meno attratto da donne. Disse che il sabato sarebbe ripartito per Firenze si doveva incontrare con amici,aveva il biglietto per vedere gli U 2 un gruppo musicale in voga ne approfitto per chiedere un passaggio, mi squadra sorridere, dice di sì, lo saltai in braccio ,baciava da dio, cazzo non mi sarei staccata più ,fu Enzo a staccarci .
La sera dopo cena uscì con Enzo io come di consueto andai al mare ancora frastornata da quel bacio passionale ed appassionato. Rimarginare il passato quando si sedette di fianco. «Ciao tutta lentiggini come stai?» mi disse accarezzando i capelli. Gli avrei risposto «sto snrodolando tutta solo al pensiero che to sei seduto accanto ». Non ce ne fu u bisogno mi tirò a se e mi baciò. Ormai ero in giuggiole non capivo nulla lo volevo, ero pronta a tutto il suo cazzo doveva diventare mio. Mi mise usano sulla fessa ,tre dita dentro poi la porto al naso odore e poi leccò. Si alzo in piedi di giro, disse «Ciao cuginetta a domani » . Ci rimasi male,non me l'aspettavo.
L'indomani non gli diedi confidenza, nonostante lui mi girasse sempre intorno. Non fui clemente con lui, ma lui rimase calmo aveva un self control molto elevato la sera andai come di solito al mare,venne a chiamarmi,
Lo vidi a dorso nudo quasi squirtavo
Stanotte partiamo alle tre
. Rimasi li, mi sditalinai pensando a lui, mi addormentai. Mi svegliai tra le sue braccia
Come era caldo, come era forte, come era bello .
Partimmo al dunque con quel suv nero
Largo,elegante, superaccesoriato
Si trattava bene lo stronzetto
Partimmo dunque destinazione Firenze l
Dormii fin dopo Roma. Era ormai l'alba aveva fame si fermò per fare colazione
Ne approfittai per fare pipi ,mi scocciavo di andare in bagno, troppa folla mi farei addosso . Soluzioni? Ne trovai un paio .la prima farla tra gli alberi. Ma qualcuno poteva vedermi, la seconda? C'erano due camion fermi sembravano vuoti. La feci li,tra le ruote come una cagna.
Ritornai all'auto, presidente un libro, cominciai a leggere. Paura di volare era il titolo, Erica Jong la scrittrice e protagonista delle storie. Ero arrivata a quando Erica fu svegliata dal cazzo del cognato . Ero bagnata fradicia quando passarono due figure somiglianti più a gorilla che ad esseri umani . Lercio barba incolta un po' di pancia ,con in mano birre scadenti . Li guardai passare sott'occhio,.uno aveva una sigaretta spenta . Frugava tra le tasche ma non trovava niente ,chiese del fuoco ,con la portiera chiusa cercai di raggiungere l'accendino,mi sforzavo ma non ci arrivavo. Si mise dietro, con me sotto si allungo fino a che prese l'accendino. Noni sarei tolta più da quella posizione,sentire quel cazzo dietro di me mi mandò ai matti. «Ragazzi » dissi «non ho mai visitato la cabina di un autoarticolato» e mi avvia sculettando verso il camion. I due, increduli, mi seguivano come fossero incantati. Saliamo in cabina, tutto molto bello, volante ,cambio ,cruscotto,c'era persino il baldacchino.
Cercavo altro lo trovai. Dietro una tenda cerano due letti tipo cuccette ,si quei letti uno sopra ed uno sotto.
Volutamente a novanta gradi dinanzi a loro mi tastavo il materasso. Uno dei due ,il più anziano si appoggio dietro. "« È mollo:» mi riferivo al materasso, « induriscilo» si riferiva al cazzo .
Basta giochini ,avevo voglia, cominciai a succhiarli ,li indurii bene. Ne indirizzai uno.ala fessa all'altro dissi « spaccami il culo, cazzo siete camionisti non signorine» ci diedero dentro, fecero del loro meglio, sborrarono subito erano alle prese armi. Arrabbiata scesi da quel camion, di fianco c'erano altri due intenti a controllare le ruote .« sapete fare una chiavata vera?» chiesi loro non risposero, ma la loro espressione e mi convinse « bene andiamo » e salii nell'altra cabina
Non ebbi tempo di sganciarmi la gonna cominciarono a montarmi come si deve.
Le loro mani si itrufolavano dappertutto i.loro cazzi mi sfondarono tutta. Sentivoil cugino chiamare, ma non mi importava adesso sta o chiavando per davvero
Un cazzo im co, uno in bocca,uno nella fessa uno in culo,peccato eramo solo in due ci sarebbe stato posto per il terzo. Per la prima volta mi penetrarono im due la fessa contemporaneamente wow che sensazione stupenda. Non so quante volte venni sotto i loro colpi continui ed inesorabili, io gemevo mentre loro ridevano. Mi mandarono via piena di sborra e lercio di sudore. Mi reggevo a stento sulle gambe, volevo stendermi, Mauro mi fermò da dietro prese un telo mare col quale ricoprì il sediolino, poi aiutò a distendermi . Monta in macchina ripartiamo, nel dormiveglia sento dire«Che grande zoccola ,papà aveva ragione.» Schiaccio l'acceleratore di corsa fino a Firenze,dove ci aspettavano altre avventure



scritto il
2026-03-17
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