Dieci numeri
di
EmmePi
genere
confessioni
Eri seduto qualche tavolo più in là, i nostri sguardi si sono incrociati quasi per sbaglio, all’inizio erano veloci occhiate, timide, furtive, poi via via abbiamo iniziato a cercarci come si cerca la complicità.
I tuoi amici seduti al tavolo con te parlavano ma la tua mente era altrove, e io so dov’era, cosa stava cercando, cosa voleva trovare, lo so perché era così anche la mia.
Anche l’uomo seduto con me parlava ma il suo sguardo era così diverso dal tuo, mancava di quella fame che non si trova neppure nel migliore dei ristoranti, la tua me la sentivo tutta addosso.
Poi i tuoi occhi sono diventati improvvisamente sfacciati, non ti bastava più guardare il mio volto, li ho visti scendere sul mio seno, chissà la tua fantasia cosa stava frugando dentro al mio abito nuovo, che domanda sciocca se sapevo già la risposta, ma ancora non ti bastava, volevi farmi arrossire o bagnare, ora i tuoi occhi neri erano sulle mie gambe che non riuscivano a restare ferme.
Tu ancora non lo sapevi, forse, ma in quel momento mi sarei alzata per correre in bagno e sperare che tu facessi altrettanto, ma ancora la ragione riusciva a prevalere sulle emozioni, o dovrei chiamarlo destino.
Non lo so, non importa, quello che sapevo è che quella tua sfacciataggine ora era audacia che mi faceva fremere ogni cellula del mio corpo, avevo voglia di sentire il tuo odore, avevo voglia di ascoltare il tuo respiro, magari all’orecchio, magari altrove, ecco sì magari.
Poi come una luce che s’accende all'improvviso decido di giocare un po’ anch’io fuggendo i tuoi occhi e posando i miei sul tuo petto, con gli occhi ti stavo sbottonando la camicia bianca con le maniche tirate su fino ai gomiti, e poi ancora più in basso sotto al tavolo, cercavo quello che non potevo vedere, mi bastava sapere che tu vedessi lo sfrontatezza dei miei occhi marroni, sapessi la fantasia dove si era appoggiata.
Accavallo nervosamente le gambe che non riesco più a tenere ferme, sento tutto il calore dei tuoi occhi che mi entrano dentro, sempre più nel profondo, perdo un battito, ti guardo dritto negli occhi nello stesso istante che tu fai altrettanto, sono pochi attimi ma sento delle fitte farsi desiderio, la ragione s’arrende facendosi da parte.
E’ stato un attimo prendere la borsa e andare verso il bagno, senza girarmi, senza guardarti, ma ero certa che tu avresti fatto altrettanto, e pochi istanti dopo eri dietro di me che ti guardavo attraverso uno specchio, in quel momento ero ancora in tempo a tornare sui miei passi ma non volevo salvarmi.
Avrei fermato il tempo nell’istante esatto che le tue braccia mi stringevano, finalmente conoscevo il tuo odore, sentivo il tuo respiro all’orecchio mentre mi sussurravi il tuo nome con quella voce bassa e così dannatamente provocante, poi hai scandito dieci numeri, mi hai dato un bacio sul collo e sei uscito sorridendo lasciandomi davanti a quel fottuto specchio con un desiderio sospeso e ilo cervello vuoto
Poco dopo sono uscita anch’io, tornata al tavolo ti cercavo ma non c’eri più e intanto ripetevo quei numeri mentre lui continuava a parlare ma la mia mente era altrove.
I tuoi amici seduti al tavolo con te parlavano ma la tua mente era altrove, e io so dov’era, cosa stava cercando, cosa voleva trovare, lo so perché era così anche la mia.
Anche l’uomo seduto con me parlava ma il suo sguardo era così diverso dal tuo, mancava di quella fame che non si trova neppure nel migliore dei ristoranti, la tua me la sentivo tutta addosso.
Poi i tuoi occhi sono diventati improvvisamente sfacciati, non ti bastava più guardare il mio volto, li ho visti scendere sul mio seno, chissà la tua fantasia cosa stava frugando dentro al mio abito nuovo, che domanda sciocca se sapevo già la risposta, ma ancora non ti bastava, volevi farmi arrossire o bagnare, ora i tuoi occhi neri erano sulle mie gambe che non riuscivano a restare ferme.
Tu ancora non lo sapevi, forse, ma in quel momento mi sarei alzata per correre in bagno e sperare che tu facessi altrettanto, ma ancora la ragione riusciva a prevalere sulle emozioni, o dovrei chiamarlo destino.
Non lo so, non importa, quello che sapevo è che quella tua sfacciataggine ora era audacia che mi faceva fremere ogni cellula del mio corpo, avevo voglia di sentire il tuo odore, avevo voglia di ascoltare il tuo respiro, magari all’orecchio, magari altrove, ecco sì magari.
Poi come una luce che s’accende all'improvviso decido di giocare un po’ anch’io fuggendo i tuoi occhi e posando i miei sul tuo petto, con gli occhi ti stavo sbottonando la camicia bianca con le maniche tirate su fino ai gomiti, e poi ancora più in basso sotto al tavolo, cercavo quello che non potevo vedere, mi bastava sapere che tu vedessi lo sfrontatezza dei miei occhi marroni, sapessi la fantasia dove si era appoggiata.
Accavallo nervosamente le gambe che non riesco più a tenere ferme, sento tutto il calore dei tuoi occhi che mi entrano dentro, sempre più nel profondo, perdo un battito, ti guardo dritto negli occhi nello stesso istante che tu fai altrettanto, sono pochi attimi ma sento delle fitte farsi desiderio, la ragione s’arrende facendosi da parte.
E’ stato un attimo prendere la borsa e andare verso il bagno, senza girarmi, senza guardarti, ma ero certa che tu avresti fatto altrettanto, e pochi istanti dopo eri dietro di me che ti guardavo attraverso uno specchio, in quel momento ero ancora in tempo a tornare sui miei passi ma non volevo salvarmi.
Avrei fermato il tempo nell’istante esatto che le tue braccia mi stringevano, finalmente conoscevo il tuo odore, sentivo il tuo respiro all’orecchio mentre mi sussurravi il tuo nome con quella voce bassa e così dannatamente provocante, poi hai scandito dieci numeri, mi hai dato un bacio sul collo e sei uscito sorridendo lasciandomi davanti a quel fottuto specchio con un desiderio sospeso e ilo cervello vuoto
Poco dopo sono uscita anch’io, tornata al tavolo ti cercavo ma non c’eri più e intanto ripetevo quei numeri mentre lui continuava a parlare ma la mia mente era altrove.
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