Le avventure di Clo - 50 minuti
di
EmmePi
genere
tradimenti
Le giornate trascorrevano come sempre, le faccende di casa, mia figlia Simonetta, mio marito Lorenzo, e poi il lavoro che assorbiva molto del mio tempo e ormai stava diventando una specie di rifugio mentale, e in questa routine che scandiva il tempo di questo presente non erano molte le novità.
Sparita Sara, Antonio l’avevo dimenticato abbastanza in fretta, anche se devo riconoscere che alcune cose di lui un po’ mi mancavano, o più probabilmente erano molte settimane dove l’unico sesso che facevo era l’autoerotismo, e chiamarlo sesso è un vero e proprio insulto, comunque per il momento mi andava bene così, quell’ultima esperienza mi aveva messo un po’ di timore, ma ero anche consapevole che sarebbe stato solo una questione di tempo prima che la mia fica iniziasse a reclamare qualcosa in più che due dita o qualche attrezzo della collezione che nel frattempo si era arricchita di un paio di pezzi nuovi.
Poi c’era mia figlia che iniziava a darmi qualche preoccupazione, il passaggio dall’età dell’innocenza a quella dell'adolescenza non la stava vivendo bene, e di conseguenza non la stavo vivendo bene neanche io.
La vedevo spesso irrequieta, anche il suo linguaggio dentro casa era cambiato parecchio, per non parlare del suo comportamento, sia nei miei confronti, ma ancor di più verso suo padre, e sicuramente il rapporto tra Lorenzo e me non aiutava, il nostro conflitto scorreva come un fiume carsico pronto ad esplodere, anche se per il momento sembrava che un certo equilibrio l’avevamo trovato, certo ci parlavamo lo stretto necessario ma almeno non si litigava, era poco ma era comunque qualcosa.
Il problema non era tanto che era diventato un corpo estraneo per me, ma che stava diventando un estraneo per sua figlia e questo suo atteggiamento sempre più distaccato non lo capivo né lo riuscivo a spiegare, tanto più che fino a non molto tempo fa loro due erano legatissimi, certe volte ero perfino gelosa del loro rapporto, ma si sa, spesso le figlie sono molto più legate ai padri e assumono un atteggiamento quasi di competizione con le madri.
Ogni tanto mi tornava in mente la frase di Simonetta, la sera che avevo troncato con Antonio e la trovai in cucina e lei guardandomi mi disse che sperava che mi fossi divertita quella sera, mi fece pensare e riflettere, come se sapesse o intuisse qualcosa, non lo so, o magari sono io che sto ingigantendo tutto, ma intanto mi torna in mente.
Ormai la bella stagione era alle porte, Simonetta aveva compiuto da poco 15 anni anni e io a breve ne avrei fatti 39, durante la pausa in una riunione molto delicata, sorseggiando l’ennesimo caffè avevo pensato di regalarmi qualcosa di diverso per il mio compleanno, anche se ancora non avevo idea di cosa, ma doveva essere qualcosa solo per me, quello che invece iniziava ad essere molto chiara e pesante era la situazione sesso, o meglio la mancanza di sesso, insomma stavo iniziando a fantasticare su alcuni colleghi e la cosa incredibile è che due sono gay e uno ha più di 60 anni, sentivo che dovevo porre rimedio e così finito al lavoro sarei passata a comprare una nuova sim, poi con calma di sera sarei entrata nelle chat che frequentavo ma che da tempo non frequentavo più tanto.
Finalmente avevamo concluso un lavoro delicato per dei clienti importanti e così avrei avuto un po’ di tempo per me, ero esaurita e anche se immergermi nel lavoro mi aiutava da una parte, dall’altra mi prosciugava mentalmente, ma a parte questo ero contenta perché questa conclusione coincideva con l’avvicinarsi del mio compleanno che sarebbe il Giovedì successivo e l’idea di cosa regalarmi me l’aveva data una mia collega che mi aveva parlato di un fine settimana passato col fidanzato in un hotel 5 stelle nel Trentino, piscina e massaggi da favola, aveva sottolineato.
Nel pomeriggio entrai dentro al loro sito ed effettivamente prometteva bene, bella struttura e un panorama mozzafiato, certo non era inverno con la neve, ma chi se ne frega, prenotai una stanza, due notti e tre giorni tutti per me, questo si che era un signor regalo.
Anche il giorno del compleanno di Giovedì era perfetto, così avrei festeggiato in famiglia salvando le apparenze con le nostre famiglie che continuavano a crederci una coppia che andava d’amore e d'accordo, feci un giro di telefonate per invitare tutti e dopo un rapido conteggio avrei dovuto preparare per 12 persone, ecco questa era la nota dolente ma per fortuna mi venne in aiuto Lucia, la sorella di lui, con la quale avevo un ottimo rapporto fin da ragazzine, ed era l’unica che conosceva praticamente tutto della nostra situazione, anche perché pure lei stava vivendo qualcosa di simile, la differenza che lei aveva un amante fisso da almeno 5 anni, io no.
Quel Giovedì sembravamo veramente l’allegra famiglia stile Mulino Bianco, anche mia figlia mi sembrata serena, era legata a tutti i nonni e loro la riempivano sempre di regali, comunque anche io stavo passando una bella giornata, anche se probabilmente il motivo era che il giorno dopo di buon ora avrei preso l’auto e me ne sarei andata in mezzo alle montagne per due notti e tre giorni fuori da tutto, ero elettrizzata, ancora una volta Lucia, la sorella di lui, mi diede un grande aiuto per sistemare casa, e così sorseggiando del vino bianco bello freddo abbiamo chiacchierato un po’, a quanto pare era in crisi nera anche con l’amante e probabilmente si sarebbero lasciati a breve, mi dispiacque, io da parte mia non avevo grosse novità riguardo a uomini, sesso e affini, - ormai sto tornando vergine -, le dissi e ci mettemmo a ridere.
Lei se ne andò verso l’una e io dopo una doccia me ne andai a dormire con la valigia già pronta nel salone, la testa che fantasticava su come avrei passato quei tre giorni e nel cervello con le palpebre che facevano fatica a chiudersi, ma ecco che all’improvviso ho iniziato a fantasticare sul collega sessantenne.
Niente cercavo con tutta me stessa di allontanare quella fantasia e di prendere sonno, ma invano e più cercavo di cacciarla via e più ritornava prepotente, sfacciata e con più particolari, la cosa incredibile è che mi stavo eccitando e sentivo crescere il desiderio di toccarmi, è stato più forte di me, la mano è scesa da sola e ha iniziato a sfiorare lentamente il clitoride.
L’apice del surreale è stato quando nel cervello scorreva nitida, come fosse reale, l’immagine di Augusto, il collega, che era in piedi e io in ginocchio intenta a fargli un pompino, e lui che con una mano teneva il membro che aveva una forma surreale, la pelle raggrinzita che cadeva, la corona del glande violacea, una cappella grossissima, sproporzionata rispetto l’asta che era piccola e sottile, praticamente inconsistente e di un colore bianco pallido.
Con l’altra mano mi teneva forte la testa mentre io pompavo con gusto e tutto questo incredibilmente mi stava eccitando sempre più.
Mi sfioravo il clitoride, ero bagnata ed eccitata nel fantasticare di fare un pompino a quel cazzo, anzi a quella cappella, poi per fortuna chiudendo le dita ad uncino venni in silenzio, probabilmente risparmiando l’immagine di lui che godeva o peggio, di io che ingoiavo, incredibile cosa può giocare l’immaginazione.
Me ne andai nuovamente in bagno a darmi una rinfrescata, ero perplessa per tutto questo, anche incredula, per fortuna presi sonno subito e poche ore ore ero nuovamente sveglia e pronta per questa agognata vacanza, stanca, assonnata e contenta, fantasia a parte.
Lorenzo era ancora a letto che dormiva profondamente, mentre aspettavo che salisse il caffè dalla moka si alzò mia figlia, dall’anda che aveva anche lei doveva essere stata molto stanca, però anche se aveva gli occhi praticamente ancora chiusi mi diede lo stesso un bacio sulla guancia e un forte abbraccio che mi scaldò l’anima, le preparai il latte e facemmo colazione insieme, anche questo mi mancava molto,
- vuoi un passaggio a scuola cuore di mamma - le chiesi, mi rispose di no e che si era svegliata apposta per salutarmi, e poi oggi c’era sciopero la prima ora, quindi sarebbe andata a scuola più tardi, ci salutammo e quando stavo per aprire la porta di casa ecco che mi disse un’altra volta quella frase,
- spero che ti divertirai anche questa volta mamma -, la fissai e nel suo viso c’era un sorrisetto che non riuscivo ad interpretare.
- Amore di mamma, perché mi dici questo? -
- ma no mammina, è così per dire, tranquilla -
- sicura? Comunque quando ritorno parliamo di questa cosa -
le risposi tra il perplesso e una punta di fastidio, ma solo una punta eh, chiusi la porta e via verso l’autostrada che mi aspettavano almeno tre ore di viaggio in auto.
La prima parte del viaggio in autostrada è stato un casino, tra il traffico del venerdì e un piccolo tamponamento altro che le tre ore preventivate, oltre a questo mi sono fermata un paio di volte, una per andare in bagno e l’altra per prendere un caffè e una brioches, poi finalmente, e grazie al navigatore dell’auto, verso l’una e mezza ero davanti all imponente albergo, parcheggiata l’auto e sbrigato velocemente il check-in prendevo finalmente possesso della mia bellissima stanza al terzo ed ultimo piano.
La vista dalla stanza era veramente eccezionale grazie alle due ampie finestre che permettevano di vedere tutta la valle e le montagne che la circondavano, certo in inverno doveva essere qualcosa di unico, insomma la classica cartolina, ma anche così non era per niente male, tutto questo mi stava già rilassando la mente, che poi era la cosa che volevo e che cercavo quasi più di tutte.
Come prima cosa mi feci una doccia per levarmi via l’odore del viaggio, tirai fuori degli abiti puliti ma senza disfare la valigia, scesi giù a mangiare qualcosa perché avevo molta fame, passando per la receptions presi una brochure dove erano elencati tutti i servizi che il 5 stelle offriva ai suoi ospiti, optai per prendere qualcosa dal buffet fornito di ogni ben di dio e scelsi un tavolo appartato, avvisai mia figlia che il viaggio era andato bene e spensi il cellulare.
Sorseggiavo un calice di vino rosso e attorno a me c’era poca gente, forse per l’ora o magari era il periodo fuori stagione, meglio così, leggendo la brochure mi aveva incuriosita un massaggio total body, a dire il vero erano molte le cose che volevo fare, anche la sauna Finlandese non mi sarebbe dispiaciuto provare, poi guardando le foto patinate della brochure mi chiedevo se in foto erano dei modelli o dei dipendenti, in particolare un paio erano molti interessanti, idem le ragazza.
Terminato di pranzare andai nell’ufficio dove si prenotano i servizi, ad attendermi c'era una signora sulla cinquantina impeccabile nel suo tailleur grigio chiaro e con un accento tedesco, probabilmente era madrelingua, mi spiegò in cosa consisteva il massaggio che avevo scelto di fare, io un po’ sfacciatamente e come fosse una battuta disinteressata buttata là, le domandai se il giovanotto della foto era un modello preso per l’occasione o se era effettivamente un dipendente della struttura, no no, mi disse
- tutti i ragazzi e le ragazze sono nostri collaboratori - e si lasciò sfuggire un sorrisetto, poi tornò seria e professionale e io quasi divenni rossa dalla vergogna.
- Se vuole proprio lui è disponibile domani, oggi Antonio è di riposo -
Mi venne da sorridere sul nome e per pochi attimi pensai al mio Antonio, a quell’ultima volta, sospirai e quel pensiero come era arrivato se ne andò.
- Per questo massaggio oggi c’è Rebecca, è libera o tra mezz’ora oppure verso le 18.00 - chiedendomi quale orario preferivo..
Alla fine ho prenotato con Rachele alle 18.00 e anche uno con Antonio per il giorno dopo ma chiedendo se potevo confermare il mattino successivo, mi disse che non c’era problema, ci salutammo e tornai in camera a disfare finalmente le valigie, nel farlo sorrisi ancora per la coincidenza sul nome.
Alle 18.00 mancavano ancora più di due ore e così le occupai prima nella sauna Finlandese e poi nella piscina esterna riscaldata, era tutto così piacevole e rilassante, anche il fatto che la struttura era con pochi ospiti mi faceva godere ancor di più questo tempo che stavo dedicando a me, la piscina mi stava rilassando molto, e poi era bellissima, grande e con alcune piccole cascate e un tunnel in vetro che portava a quella interna dove l’acqua era fresca, poco male, infine c’era un banco bar che dava proprio nella piscina e aveva degli sgabelli in acqua dove potersi sedere e bere qualcosa.
Al bancone del bar un ragazzo molto giovane, camicia bianca, gilet nero con fantasie violacee, gran bel sorriso e una testa di capelli neri e ricci, molto curato e anche lui con un accento tedesco, chiesi un calice di vino rosso, mi chiese se avevo preferenze e egli dissi di fare lui, guardò il bracciale rosso al polso che indicava l’all inclusive, prese una bottiglia nuova e mi versò un abbondante calice, subito dopo tornò in disparte continuando a mettere in ordine quello che era già ordinato, e a pulire quello che già splendeva, insomma cercava di tenersi occupato per far passare il tempo.
Ormai le lancette segnavano le cinque e mezza, salii in camera per farmi una doccia e mi preparai per andare a fare il massaggio, scesi al piano terra seguendo le indicazioni per trovare le stanze dei massaggi, alle 18.00 in punto si presentò Rebecca, una donna graziosa sulla trentina, mora, un po’ formosa e con un seno che metteva alla prova i bottoni del camice immacolato che indossava, mi accolse chiamandomi per cognome e con un bel sorriso spontaneo.
Non aveva un accento tedesco anzi arrivava da molto più a sud, mi fece accomodare dentro dove c’era un lettino che sembrava molto comodo, mi indicò un’altra porta dove mi sarei potuta spogliare e trovare un asciugamano da mettermi addosso per stendermi sul lettino.
- se vuole si può spogliare tutta o restare con l’intimo, come preferisce lei signora - mi disse
- visto che siamo tra donne se a lei non crea problemi posso stare nuda - quello di restare nuda mi uscì senza pensarci, infatti seguirono alcuni secondi di silenzio,
- come preferisce lei signora - disse Rebecca
- allora nuda e puoi chiamarmi Claudia che non mi dispiace - replicai subito.
- va bene allora ci diamo del tu -
A parte la mia estetista che conosco da moltissimi anni, nessun’altra donna mi aveva mai vista come mamma m’ha fatto, ma veramente non so come mi era uscita questa cosa, ma ormai l’avevo detta e cosa faccio ora, cambio idea, farei una figura, e nuda sia via.
Rebecca prima di farmi stendere sul lettino mi chiede alcune cose, se voglio iniziare a pancia in giù o in su, mi informa che il massaggio dura circa 50 minuti e che posso scegliere l’intensità, leggero, medio, forte.
Riguardo all’intensità non avevo idea e così alla fine mi suggerisce quella media e poi vedremo, su come mettermi le dissi di fai tu, e così mi fa stendere a pancia in giù.
Mentre mi parlava ero in piedi e nuda davanti a lei, avevo notato che il suo sguardo non aveva mai incrociato il mio, mentre quando ci eravamo presentate si, anzi aveva la testa leggermente girata e cercava di guardare altrove come se volesse evitare di far cadere i suoi occhi su di me, non riuscivo a capire il perché, poi mi fece accomodare e mi stesi sul lettino che effettivamente era molto più che comodo, aveva anche uno spazio aperto per appoggiare la testa senza sollecitare il collo, comodo, molto comodo.
Intanto aveva acceso delle candele profumate che liberarono un profumo piacevole, poi aveva abbassato quasi del tutto le luci che ora erano soffuse e infine mise della musica di sottofondo col volume molto basso, insomma il clima dentro alla stanzetta era estremamente piacevole e rilassante.
Prese un flacone di olio e dopo averlo agitato alcuni secondi lo sentii scendere sulle spalle e iniziò a spalmarlo sulla pelle, il suo tocco era delicato e forte allo stesso tempo, subito venni pervasa da dei brividi.
- dimmi se l’intensità va bene - mi chiese,
- direi perfetto - le risposi subito.
Le sue mani scivolano sulle spalle con una rude delicatezza, poi sulle scapole, e nuovamente nell'incavo delle spalle e nel collo,
- qui sei molto tesa - mi disse.
Ora il tono della sua voce mi sembrava più basso, e poi il profumo delle candele, l’odore dell’olio che mi stava spalmando, la musica rilassante, le luce soffuse, e le sue mani, cazzo, mi stavano facendo volare, per un attimo mi erano tornate le immagini della notte, per fortuna le avevo scacciato subito, iniziavo a sentire piacere, ma stava diventando un piacere diverso e che conoscevo, ad occhi chiusi e girata di spalle quelle mani potevano essere di un qualsiasi uomo, e così mi era tornato alla mente un tizio conosciuto agli inizi della mia avventura che mi aveva giurato di avere delle mani fatate salvo poi rivelarsi un autentico millantatore e un grande incapace e non solo riguardo ai massaggi.
E niente, più continuava e più quei pensieri aumentavano, anche il mio respiro stava cambiando, speravo solo che Rebecca non ci facesse caso, che vergogna sarebbe stata per me.
La situazione stava diventando ancora più pericolosa quando scese sui glutei, e poi i fianchi, e via sulle cosce, verso l’interno, le sue dita sfioravano l’inguine e insisteva, ora il mio respiro ero diventando un ansimare che cresceva e che cercavo di soffocare, una parte di me sarebbe fuggita via, l’altra si sarebbe girata a baciarla, questo pensiero quasi mi sconvolse, mai nella mia vita mi era venuta anche solo l’idea di baciare una donna, cosa mi stava succedendo, stavo immaginando di scoparmi un uomo eppure erano le mani di una donna che mi stavano eccitando e tutto questo mi stava piacendo e stuzzicando la curiosità, cosa mi stava succedendo, non lo sapevo e non volevo che si fermasse.
Poi l'asticella si alzò quando mi disse:
- tranquilla Claudia, è normale avvertire certe sensazioni, sono abituata, ne ho viste negli anni e me ne sono capitate di ogni - sorrise.
Fortuna che ero girata, le guance probabilmente erano rosse dalla vergogna, le sentivo bruciare e non era l’unica cosa che stava prendendo fuoco.
Si certo, tu ne avrai anche viste di ogni ma io no, dissi tra me e me, e poi ora sono di schiena, e dopo cazzo, dopo quando mi devo girare, aiuto che faccio, andare via, fuggire, cazzo, cazzo, cazzo!!
- Ok ora girati che facciamo il resto -
Ecco ci siamo, sono fregata, ora vede che sono eccitata, ho i capezzoli che sembrano due chiodi pronti per essere impiantati, e la fica, la fica mi tira, mi sa che ho anche macchiato l’asciugamano con gli umori che mi sono usciti, sono eccitata, calma Clo, calma, respira, sorridi, che situazione.
Rebecca invece sembrava sicura e a suo agio, ora non aveva nessun imbarazzo, anzi, mi guardava le tette, poi mentre scendevo per girarmi ho notato che il suo sguardo si posava sul mio culo e sono certo che abbia visto anche le macchie sull’asciugamano, che imbarazzo.
Non riuscivo a tenere gli occhi aperti e guardarla, ma non volevo neanche tenerli chiusi, avevo sensazioni così contrastanti, ero spiazzata, intanto i capezzoli erano sempre duri, turgidi, grossi, anche il mio seno lo sentivo più grande della seconda che ho, e le sue mani che insistevano sul collo, era una piacevo tortura che mi piaceva, il suo tocco era semplicemente meraviglioso, poi non so se lo fece apposta, ma mi disse:
- hai una bella pelle, e un fisico armonioso nelle forme, complimenti, proprio una bella donna, se mi posso permettere -
Permettere, se continui così ti salto addosso altro che se mi posso permettere, sono eccitata anche più di quando sono le mani di un uomo a toccarmi, a provocarmi, a prendermi, ad usarmi, e intanto il respiro è diventato un crescente ansimare che non riesco a frenare.
- grazie, tu invece hai un tocco sublime, mi stai portando in paradiso, mi piace -
Oddio sto flirtando con una donna, ora la situazione si era completamente invertita, il suo non guardarmi prima di iniziare il massaggio era diventato il mio che non riuscivo a sostenere il suo sguardo che mi stava mangiando tutta.
Prese ancora il flacone dell’olio e ne versò un po’ nel seno, ora i capezzoli potevano esplodere da quanto erano diventati duri, ero pervasa da infiniti brividi e non era certo per il freddo, anche perché stavo bruciando, e la mia eccitazione saliva quando ha iniziato a sfiorarmi il seno, le sue mani delicate e che sapevano dove toccare con forza o sfiorarmi con grazia, mi uscì un gemito che non riuscii proprio a trattenere, e in quel momento ci guardammo negli occhi, attimi, solo pochi attimi che mi incendiarono, volevo baciarla, e forse anche lei lo avrebbe voluto, non so cosa ci trattenne, forse la sua professionalità o il mio imbarazzo.
Ma intanto continuava, era una tortura della quale godevo in silenzio, deglutendo a fatica una saliva amara, la volevo, cazzo se la volevo e stavo aspettando che le sue mani scendessero ancora più giù, trovando i miei fianchi, l’inguine, la mia fica, sarei esplosa, volevo esplodere, farle così capire che mi stava piacendo questa esperienza che mai avrei pensato di vivere, sono lesbica, no non lo sono, mi piace il cazzo, ma mi piacciono anche le sue mani, i suoi occhi neri, quei riccioli, il suo fisico formoso che ora guardavo meglio attraverso degli specchi appesi alle pareti di quello stanzino, il suo seno così diverso dal mio, grande e sul quale stavo fantasticando sulla forma che potevano avere i suoi capezzoli, la sua aureola, se era sodo o morbido, la fantasia stava prevalendo e scalzando la ragione, non riuscivo a fermarla, o forse semplicemente non volevo.
Una volta terminato di torturarmi il seno le mani scesero più in basso verso il ventre, poi sui fianchi e ancora più sotto nelle cosce, e lì l’eccitazione stava raggiungendo l’apice, sentivo che sarei potuta venire, e infatti il suo insistere feroce, di proposito, le mani che intrise di olio scorrono fluide sulla pelle dell’interno delle cosce, è stato naturale allargare le gambe come fosse un invito esplicito a finire ciò che aveva iniziato fin dal primo momento.
E Rebecca raccolse l’invito, con le punte della dita mi sfiorava le labbra della fica che ormai era un lago di umori che colavano senza vergogna lungo le cosce mescolandosi all’olio.
- Vengo, se continui mi fai godere - glielo dissi con l’unico filo di voce che mi era rimasta, presa com’ero da questo vortice che mi stava travolgendo,
- Vengo - glielo dissi una seconda volta, come un segno di resa.
- Se vuoi mi fermo…vuoi che mi fermo, dimmi Claudia lo vuoi o… -
- No , si, no, continua continua -
Rebecca allora spinse un dito dentro la mia fica, mentre con l’altra mano mi sfiorava il clitoride, è stata una questione di pochi attimi, di poca profondità, di una legger e intima pressione sul mio monticello gonfio ed ecco che un’orgasmo potente da spezzarmi il fiato mi ha investito, dentro la vagina delle scosse mi facevano tremare ovunque, mi girai su un fianco raccogliendo entrambe le ginocchia al petto e che stringevo con un braccio mentre una mano era incastrata nella fica che pulsava forte, e Rebecca infieriva continuando ad accarezzarmi schiena e fianco, ero in estasi.
Restai ferma e in silenzio per un paio di minuti, Rebecca intanto era andata a lavarsi le mani, è stata un’esperienza incredibile, qualcosa che non avrei mai immaginato né pensato che potesse eccitarmi e piacere così tanto e stavo ancora godendo per queste sensazioni meravigliose.
- Signora Claudia il massaggio è terminato, soddisfatta? - Me lo disse con un tono provocante e la voce bassa, che stronza, in senso buono ovviamente, ma questo lo dissi tra me e me.
Aperti gli occhi sono scesa dal lettino e mi sono infilata l'accappatoio che Rebecca teneva tra le mani, nel darmelo le mani si sfiorarono per un istante, un tocco leggero che però è stato sufficiente a procurarmi altri brividi, non sapevo neppure cosa dire a Rebecca, mi venne spontaneo darle un bacio sulla guancia e avvicinandomi sentii la consistenza del suo seno sul quali prima avevo fantasticato, ora forse no, non lo so, ma prima le avrei accarezzate, baciate, morsicate, strette tra le mani, prima le avrei fatto molte altre cose.
Anche lei restò in silenzio, mi guardava con quegli occhi neri e profondi, un sorriso caldo e nuovamente genuino, spontaneo, ho raccolto i vestiti e sono andata verso il bagno a farmi una doccia ancora incredula pensando a questi ultimi 50 minuti.
Sparita Sara, Antonio l’avevo dimenticato abbastanza in fretta, anche se devo riconoscere che alcune cose di lui un po’ mi mancavano, o più probabilmente erano molte settimane dove l’unico sesso che facevo era l’autoerotismo, e chiamarlo sesso è un vero e proprio insulto, comunque per il momento mi andava bene così, quell’ultima esperienza mi aveva messo un po’ di timore, ma ero anche consapevole che sarebbe stato solo una questione di tempo prima che la mia fica iniziasse a reclamare qualcosa in più che due dita o qualche attrezzo della collezione che nel frattempo si era arricchita di un paio di pezzi nuovi.
Poi c’era mia figlia che iniziava a darmi qualche preoccupazione, il passaggio dall’età dell’innocenza a quella dell'adolescenza non la stava vivendo bene, e di conseguenza non la stavo vivendo bene neanche io.
La vedevo spesso irrequieta, anche il suo linguaggio dentro casa era cambiato parecchio, per non parlare del suo comportamento, sia nei miei confronti, ma ancor di più verso suo padre, e sicuramente il rapporto tra Lorenzo e me non aiutava, il nostro conflitto scorreva come un fiume carsico pronto ad esplodere, anche se per il momento sembrava che un certo equilibrio l’avevamo trovato, certo ci parlavamo lo stretto necessario ma almeno non si litigava, era poco ma era comunque qualcosa.
Il problema non era tanto che era diventato un corpo estraneo per me, ma che stava diventando un estraneo per sua figlia e questo suo atteggiamento sempre più distaccato non lo capivo né lo riuscivo a spiegare, tanto più che fino a non molto tempo fa loro due erano legatissimi, certe volte ero perfino gelosa del loro rapporto, ma si sa, spesso le figlie sono molto più legate ai padri e assumono un atteggiamento quasi di competizione con le madri.
Ogni tanto mi tornava in mente la frase di Simonetta, la sera che avevo troncato con Antonio e la trovai in cucina e lei guardandomi mi disse che sperava che mi fossi divertita quella sera, mi fece pensare e riflettere, come se sapesse o intuisse qualcosa, non lo so, o magari sono io che sto ingigantendo tutto, ma intanto mi torna in mente.
Ormai la bella stagione era alle porte, Simonetta aveva compiuto da poco 15 anni anni e io a breve ne avrei fatti 39, durante la pausa in una riunione molto delicata, sorseggiando l’ennesimo caffè avevo pensato di regalarmi qualcosa di diverso per il mio compleanno, anche se ancora non avevo idea di cosa, ma doveva essere qualcosa solo per me, quello che invece iniziava ad essere molto chiara e pesante era la situazione sesso, o meglio la mancanza di sesso, insomma stavo iniziando a fantasticare su alcuni colleghi e la cosa incredibile è che due sono gay e uno ha più di 60 anni, sentivo che dovevo porre rimedio e così finito al lavoro sarei passata a comprare una nuova sim, poi con calma di sera sarei entrata nelle chat che frequentavo ma che da tempo non frequentavo più tanto.
Finalmente avevamo concluso un lavoro delicato per dei clienti importanti e così avrei avuto un po’ di tempo per me, ero esaurita e anche se immergermi nel lavoro mi aiutava da una parte, dall’altra mi prosciugava mentalmente, ma a parte questo ero contenta perché questa conclusione coincideva con l’avvicinarsi del mio compleanno che sarebbe il Giovedì successivo e l’idea di cosa regalarmi me l’aveva data una mia collega che mi aveva parlato di un fine settimana passato col fidanzato in un hotel 5 stelle nel Trentino, piscina e massaggi da favola, aveva sottolineato.
Nel pomeriggio entrai dentro al loro sito ed effettivamente prometteva bene, bella struttura e un panorama mozzafiato, certo non era inverno con la neve, ma chi se ne frega, prenotai una stanza, due notti e tre giorni tutti per me, questo si che era un signor regalo.
Anche il giorno del compleanno di Giovedì era perfetto, così avrei festeggiato in famiglia salvando le apparenze con le nostre famiglie che continuavano a crederci una coppia che andava d’amore e d'accordo, feci un giro di telefonate per invitare tutti e dopo un rapido conteggio avrei dovuto preparare per 12 persone, ecco questa era la nota dolente ma per fortuna mi venne in aiuto Lucia, la sorella di lui, con la quale avevo un ottimo rapporto fin da ragazzine, ed era l’unica che conosceva praticamente tutto della nostra situazione, anche perché pure lei stava vivendo qualcosa di simile, la differenza che lei aveva un amante fisso da almeno 5 anni, io no.
Quel Giovedì sembravamo veramente l’allegra famiglia stile Mulino Bianco, anche mia figlia mi sembrata serena, era legata a tutti i nonni e loro la riempivano sempre di regali, comunque anche io stavo passando una bella giornata, anche se probabilmente il motivo era che il giorno dopo di buon ora avrei preso l’auto e me ne sarei andata in mezzo alle montagne per due notti e tre giorni fuori da tutto, ero elettrizzata, ancora una volta Lucia, la sorella di lui, mi diede un grande aiuto per sistemare casa, e così sorseggiando del vino bianco bello freddo abbiamo chiacchierato un po’, a quanto pare era in crisi nera anche con l’amante e probabilmente si sarebbero lasciati a breve, mi dispiacque, io da parte mia non avevo grosse novità riguardo a uomini, sesso e affini, - ormai sto tornando vergine -, le dissi e ci mettemmo a ridere.
Lei se ne andò verso l’una e io dopo una doccia me ne andai a dormire con la valigia già pronta nel salone, la testa che fantasticava su come avrei passato quei tre giorni e nel cervello con le palpebre che facevano fatica a chiudersi, ma ecco che all’improvviso ho iniziato a fantasticare sul collega sessantenne.
Niente cercavo con tutta me stessa di allontanare quella fantasia e di prendere sonno, ma invano e più cercavo di cacciarla via e più ritornava prepotente, sfacciata e con più particolari, la cosa incredibile è che mi stavo eccitando e sentivo crescere il desiderio di toccarmi, è stato più forte di me, la mano è scesa da sola e ha iniziato a sfiorare lentamente il clitoride.
L’apice del surreale è stato quando nel cervello scorreva nitida, come fosse reale, l’immagine di Augusto, il collega, che era in piedi e io in ginocchio intenta a fargli un pompino, e lui che con una mano teneva il membro che aveva una forma surreale, la pelle raggrinzita che cadeva, la corona del glande violacea, una cappella grossissima, sproporzionata rispetto l’asta che era piccola e sottile, praticamente inconsistente e di un colore bianco pallido.
Con l’altra mano mi teneva forte la testa mentre io pompavo con gusto e tutto questo incredibilmente mi stava eccitando sempre più.
Mi sfioravo il clitoride, ero bagnata ed eccitata nel fantasticare di fare un pompino a quel cazzo, anzi a quella cappella, poi per fortuna chiudendo le dita ad uncino venni in silenzio, probabilmente risparmiando l’immagine di lui che godeva o peggio, di io che ingoiavo, incredibile cosa può giocare l’immaginazione.
Me ne andai nuovamente in bagno a darmi una rinfrescata, ero perplessa per tutto questo, anche incredula, per fortuna presi sonno subito e poche ore ore ero nuovamente sveglia e pronta per questa agognata vacanza, stanca, assonnata e contenta, fantasia a parte.
Lorenzo era ancora a letto che dormiva profondamente, mentre aspettavo che salisse il caffè dalla moka si alzò mia figlia, dall’anda che aveva anche lei doveva essere stata molto stanca, però anche se aveva gli occhi praticamente ancora chiusi mi diede lo stesso un bacio sulla guancia e un forte abbraccio che mi scaldò l’anima, le preparai il latte e facemmo colazione insieme, anche questo mi mancava molto,
- vuoi un passaggio a scuola cuore di mamma - le chiesi, mi rispose di no e che si era svegliata apposta per salutarmi, e poi oggi c’era sciopero la prima ora, quindi sarebbe andata a scuola più tardi, ci salutammo e quando stavo per aprire la porta di casa ecco che mi disse un’altra volta quella frase,
- spero che ti divertirai anche questa volta mamma -, la fissai e nel suo viso c’era un sorrisetto che non riuscivo ad interpretare.
- Amore di mamma, perché mi dici questo? -
- ma no mammina, è così per dire, tranquilla -
- sicura? Comunque quando ritorno parliamo di questa cosa -
le risposi tra il perplesso e una punta di fastidio, ma solo una punta eh, chiusi la porta e via verso l’autostrada che mi aspettavano almeno tre ore di viaggio in auto.
La prima parte del viaggio in autostrada è stato un casino, tra il traffico del venerdì e un piccolo tamponamento altro che le tre ore preventivate, oltre a questo mi sono fermata un paio di volte, una per andare in bagno e l’altra per prendere un caffè e una brioches, poi finalmente, e grazie al navigatore dell’auto, verso l’una e mezza ero davanti all imponente albergo, parcheggiata l’auto e sbrigato velocemente il check-in prendevo finalmente possesso della mia bellissima stanza al terzo ed ultimo piano.
La vista dalla stanza era veramente eccezionale grazie alle due ampie finestre che permettevano di vedere tutta la valle e le montagne che la circondavano, certo in inverno doveva essere qualcosa di unico, insomma la classica cartolina, ma anche così non era per niente male, tutto questo mi stava già rilassando la mente, che poi era la cosa che volevo e che cercavo quasi più di tutte.
Come prima cosa mi feci una doccia per levarmi via l’odore del viaggio, tirai fuori degli abiti puliti ma senza disfare la valigia, scesi giù a mangiare qualcosa perché avevo molta fame, passando per la receptions presi una brochure dove erano elencati tutti i servizi che il 5 stelle offriva ai suoi ospiti, optai per prendere qualcosa dal buffet fornito di ogni ben di dio e scelsi un tavolo appartato, avvisai mia figlia che il viaggio era andato bene e spensi il cellulare.
Sorseggiavo un calice di vino rosso e attorno a me c’era poca gente, forse per l’ora o magari era il periodo fuori stagione, meglio così, leggendo la brochure mi aveva incuriosita un massaggio total body, a dire il vero erano molte le cose che volevo fare, anche la sauna Finlandese non mi sarebbe dispiaciuto provare, poi guardando le foto patinate della brochure mi chiedevo se in foto erano dei modelli o dei dipendenti, in particolare un paio erano molti interessanti, idem le ragazza.
Terminato di pranzare andai nell’ufficio dove si prenotano i servizi, ad attendermi c'era una signora sulla cinquantina impeccabile nel suo tailleur grigio chiaro e con un accento tedesco, probabilmente era madrelingua, mi spiegò in cosa consisteva il massaggio che avevo scelto di fare, io un po’ sfacciatamente e come fosse una battuta disinteressata buttata là, le domandai se il giovanotto della foto era un modello preso per l’occasione o se era effettivamente un dipendente della struttura, no no, mi disse
- tutti i ragazzi e le ragazze sono nostri collaboratori - e si lasciò sfuggire un sorrisetto, poi tornò seria e professionale e io quasi divenni rossa dalla vergogna.
- Se vuole proprio lui è disponibile domani, oggi Antonio è di riposo -
Mi venne da sorridere sul nome e per pochi attimi pensai al mio Antonio, a quell’ultima volta, sospirai e quel pensiero come era arrivato se ne andò.
- Per questo massaggio oggi c’è Rebecca, è libera o tra mezz’ora oppure verso le 18.00 - chiedendomi quale orario preferivo..
Alla fine ho prenotato con Rachele alle 18.00 e anche uno con Antonio per il giorno dopo ma chiedendo se potevo confermare il mattino successivo, mi disse che non c’era problema, ci salutammo e tornai in camera a disfare finalmente le valigie, nel farlo sorrisi ancora per la coincidenza sul nome.
Alle 18.00 mancavano ancora più di due ore e così le occupai prima nella sauna Finlandese e poi nella piscina esterna riscaldata, era tutto così piacevole e rilassante, anche il fatto che la struttura era con pochi ospiti mi faceva godere ancor di più questo tempo che stavo dedicando a me, la piscina mi stava rilassando molto, e poi era bellissima, grande e con alcune piccole cascate e un tunnel in vetro che portava a quella interna dove l’acqua era fresca, poco male, infine c’era un banco bar che dava proprio nella piscina e aveva degli sgabelli in acqua dove potersi sedere e bere qualcosa.
Al bancone del bar un ragazzo molto giovane, camicia bianca, gilet nero con fantasie violacee, gran bel sorriso e una testa di capelli neri e ricci, molto curato e anche lui con un accento tedesco, chiesi un calice di vino rosso, mi chiese se avevo preferenze e egli dissi di fare lui, guardò il bracciale rosso al polso che indicava l’all inclusive, prese una bottiglia nuova e mi versò un abbondante calice, subito dopo tornò in disparte continuando a mettere in ordine quello che era già ordinato, e a pulire quello che già splendeva, insomma cercava di tenersi occupato per far passare il tempo.
Ormai le lancette segnavano le cinque e mezza, salii in camera per farmi una doccia e mi preparai per andare a fare il massaggio, scesi al piano terra seguendo le indicazioni per trovare le stanze dei massaggi, alle 18.00 in punto si presentò Rebecca, una donna graziosa sulla trentina, mora, un po’ formosa e con un seno che metteva alla prova i bottoni del camice immacolato che indossava, mi accolse chiamandomi per cognome e con un bel sorriso spontaneo.
Non aveva un accento tedesco anzi arrivava da molto più a sud, mi fece accomodare dentro dove c’era un lettino che sembrava molto comodo, mi indicò un’altra porta dove mi sarei potuta spogliare e trovare un asciugamano da mettermi addosso per stendermi sul lettino.
- se vuole si può spogliare tutta o restare con l’intimo, come preferisce lei signora - mi disse
- visto che siamo tra donne se a lei non crea problemi posso stare nuda - quello di restare nuda mi uscì senza pensarci, infatti seguirono alcuni secondi di silenzio,
- come preferisce lei signora - disse Rebecca
- allora nuda e puoi chiamarmi Claudia che non mi dispiace - replicai subito.
- va bene allora ci diamo del tu -
A parte la mia estetista che conosco da moltissimi anni, nessun’altra donna mi aveva mai vista come mamma m’ha fatto, ma veramente non so come mi era uscita questa cosa, ma ormai l’avevo detta e cosa faccio ora, cambio idea, farei una figura, e nuda sia via.
Rebecca prima di farmi stendere sul lettino mi chiede alcune cose, se voglio iniziare a pancia in giù o in su, mi informa che il massaggio dura circa 50 minuti e che posso scegliere l’intensità, leggero, medio, forte.
Riguardo all’intensità non avevo idea e così alla fine mi suggerisce quella media e poi vedremo, su come mettermi le dissi di fai tu, e così mi fa stendere a pancia in giù.
Mentre mi parlava ero in piedi e nuda davanti a lei, avevo notato che il suo sguardo non aveva mai incrociato il mio, mentre quando ci eravamo presentate si, anzi aveva la testa leggermente girata e cercava di guardare altrove come se volesse evitare di far cadere i suoi occhi su di me, non riuscivo a capire il perché, poi mi fece accomodare e mi stesi sul lettino che effettivamente era molto più che comodo, aveva anche uno spazio aperto per appoggiare la testa senza sollecitare il collo, comodo, molto comodo.
Intanto aveva acceso delle candele profumate che liberarono un profumo piacevole, poi aveva abbassato quasi del tutto le luci che ora erano soffuse e infine mise della musica di sottofondo col volume molto basso, insomma il clima dentro alla stanzetta era estremamente piacevole e rilassante.
Prese un flacone di olio e dopo averlo agitato alcuni secondi lo sentii scendere sulle spalle e iniziò a spalmarlo sulla pelle, il suo tocco era delicato e forte allo stesso tempo, subito venni pervasa da dei brividi.
- dimmi se l’intensità va bene - mi chiese,
- direi perfetto - le risposi subito.
Le sue mani scivolano sulle spalle con una rude delicatezza, poi sulle scapole, e nuovamente nell'incavo delle spalle e nel collo,
- qui sei molto tesa - mi disse.
Ora il tono della sua voce mi sembrava più basso, e poi il profumo delle candele, l’odore dell’olio che mi stava spalmando, la musica rilassante, le luce soffuse, e le sue mani, cazzo, mi stavano facendo volare, per un attimo mi erano tornate le immagini della notte, per fortuna le avevo scacciato subito, iniziavo a sentire piacere, ma stava diventando un piacere diverso e che conoscevo, ad occhi chiusi e girata di spalle quelle mani potevano essere di un qualsiasi uomo, e così mi era tornato alla mente un tizio conosciuto agli inizi della mia avventura che mi aveva giurato di avere delle mani fatate salvo poi rivelarsi un autentico millantatore e un grande incapace e non solo riguardo ai massaggi.
E niente, più continuava e più quei pensieri aumentavano, anche il mio respiro stava cambiando, speravo solo che Rebecca non ci facesse caso, che vergogna sarebbe stata per me.
La situazione stava diventando ancora più pericolosa quando scese sui glutei, e poi i fianchi, e via sulle cosce, verso l’interno, le sue dita sfioravano l’inguine e insisteva, ora il mio respiro ero diventando un ansimare che cresceva e che cercavo di soffocare, una parte di me sarebbe fuggita via, l’altra si sarebbe girata a baciarla, questo pensiero quasi mi sconvolse, mai nella mia vita mi era venuta anche solo l’idea di baciare una donna, cosa mi stava succedendo, stavo immaginando di scoparmi un uomo eppure erano le mani di una donna che mi stavano eccitando e tutto questo mi stava piacendo e stuzzicando la curiosità, cosa mi stava succedendo, non lo sapevo e non volevo che si fermasse.
Poi l'asticella si alzò quando mi disse:
- tranquilla Claudia, è normale avvertire certe sensazioni, sono abituata, ne ho viste negli anni e me ne sono capitate di ogni - sorrise.
Fortuna che ero girata, le guance probabilmente erano rosse dalla vergogna, le sentivo bruciare e non era l’unica cosa che stava prendendo fuoco.
Si certo, tu ne avrai anche viste di ogni ma io no, dissi tra me e me, e poi ora sono di schiena, e dopo cazzo, dopo quando mi devo girare, aiuto che faccio, andare via, fuggire, cazzo, cazzo, cazzo!!
- Ok ora girati che facciamo il resto -
Ecco ci siamo, sono fregata, ora vede che sono eccitata, ho i capezzoli che sembrano due chiodi pronti per essere impiantati, e la fica, la fica mi tira, mi sa che ho anche macchiato l’asciugamano con gli umori che mi sono usciti, sono eccitata, calma Clo, calma, respira, sorridi, che situazione.
Rebecca invece sembrava sicura e a suo agio, ora non aveva nessun imbarazzo, anzi, mi guardava le tette, poi mentre scendevo per girarmi ho notato che il suo sguardo si posava sul mio culo e sono certo che abbia visto anche le macchie sull’asciugamano, che imbarazzo.
Non riuscivo a tenere gli occhi aperti e guardarla, ma non volevo neanche tenerli chiusi, avevo sensazioni così contrastanti, ero spiazzata, intanto i capezzoli erano sempre duri, turgidi, grossi, anche il mio seno lo sentivo più grande della seconda che ho, e le sue mani che insistevano sul collo, era una piacevo tortura che mi piaceva, il suo tocco era semplicemente meraviglioso, poi non so se lo fece apposta, ma mi disse:
- hai una bella pelle, e un fisico armonioso nelle forme, complimenti, proprio una bella donna, se mi posso permettere -
Permettere, se continui così ti salto addosso altro che se mi posso permettere, sono eccitata anche più di quando sono le mani di un uomo a toccarmi, a provocarmi, a prendermi, ad usarmi, e intanto il respiro è diventato un crescente ansimare che non riesco a frenare.
- grazie, tu invece hai un tocco sublime, mi stai portando in paradiso, mi piace -
Oddio sto flirtando con una donna, ora la situazione si era completamente invertita, il suo non guardarmi prima di iniziare il massaggio era diventato il mio che non riuscivo a sostenere il suo sguardo che mi stava mangiando tutta.
Prese ancora il flacone dell’olio e ne versò un po’ nel seno, ora i capezzoli potevano esplodere da quanto erano diventati duri, ero pervasa da infiniti brividi e non era certo per il freddo, anche perché stavo bruciando, e la mia eccitazione saliva quando ha iniziato a sfiorarmi il seno, le sue mani delicate e che sapevano dove toccare con forza o sfiorarmi con grazia, mi uscì un gemito che non riuscii proprio a trattenere, e in quel momento ci guardammo negli occhi, attimi, solo pochi attimi che mi incendiarono, volevo baciarla, e forse anche lei lo avrebbe voluto, non so cosa ci trattenne, forse la sua professionalità o il mio imbarazzo.
Ma intanto continuava, era una tortura della quale godevo in silenzio, deglutendo a fatica una saliva amara, la volevo, cazzo se la volevo e stavo aspettando che le sue mani scendessero ancora più giù, trovando i miei fianchi, l’inguine, la mia fica, sarei esplosa, volevo esplodere, farle così capire che mi stava piacendo questa esperienza che mai avrei pensato di vivere, sono lesbica, no non lo sono, mi piace il cazzo, ma mi piacciono anche le sue mani, i suoi occhi neri, quei riccioli, il suo fisico formoso che ora guardavo meglio attraverso degli specchi appesi alle pareti di quello stanzino, il suo seno così diverso dal mio, grande e sul quale stavo fantasticando sulla forma che potevano avere i suoi capezzoli, la sua aureola, se era sodo o morbido, la fantasia stava prevalendo e scalzando la ragione, non riuscivo a fermarla, o forse semplicemente non volevo.
Una volta terminato di torturarmi il seno le mani scesero più in basso verso il ventre, poi sui fianchi e ancora più sotto nelle cosce, e lì l’eccitazione stava raggiungendo l’apice, sentivo che sarei potuta venire, e infatti il suo insistere feroce, di proposito, le mani che intrise di olio scorrono fluide sulla pelle dell’interno delle cosce, è stato naturale allargare le gambe come fosse un invito esplicito a finire ciò che aveva iniziato fin dal primo momento.
E Rebecca raccolse l’invito, con le punte della dita mi sfiorava le labbra della fica che ormai era un lago di umori che colavano senza vergogna lungo le cosce mescolandosi all’olio.
- Vengo, se continui mi fai godere - glielo dissi con l’unico filo di voce che mi era rimasta, presa com’ero da questo vortice che mi stava travolgendo,
- Vengo - glielo dissi una seconda volta, come un segno di resa.
- Se vuoi mi fermo…vuoi che mi fermo, dimmi Claudia lo vuoi o… -
- No , si, no, continua continua -
Rebecca allora spinse un dito dentro la mia fica, mentre con l’altra mano mi sfiorava il clitoride, è stata una questione di pochi attimi, di poca profondità, di una legger e intima pressione sul mio monticello gonfio ed ecco che un’orgasmo potente da spezzarmi il fiato mi ha investito, dentro la vagina delle scosse mi facevano tremare ovunque, mi girai su un fianco raccogliendo entrambe le ginocchia al petto e che stringevo con un braccio mentre una mano era incastrata nella fica che pulsava forte, e Rebecca infieriva continuando ad accarezzarmi schiena e fianco, ero in estasi.
Restai ferma e in silenzio per un paio di minuti, Rebecca intanto era andata a lavarsi le mani, è stata un’esperienza incredibile, qualcosa che non avrei mai immaginato né pensato che potesse eccitarmi e piacere così tanto e stavo ancora godendo per queste sensazioni meravigliose.
- Signora Claudia il massaggio è terminato, soddisfatta? - Me lo disse con un tono provocante e la voce bassa, che stronza, in senso buono ovviamente, ma questo lo dissi tra me e me.
Aperti gli occhi sono scesa dal lettino e mi sono infilata l'accappatoio che Rebecca teneva tra le mani, nel darmelo le mani si sfiorarono per un istante, un tocco leggero che però è stato sufficiente a procurarmi altri brividi, non sapevo neppure cosa dire a Rebecca, mi venne spontaneo darle un bacio sulla guancia e avvicinandomi sentii la consistenza del suo seno sul quali prima avevo fantasticato, ora forse no, non lo so, ma prima le avrei accarezzate, baciate, morsicate, strette tra le mani, prima le avrei fatto molte altre cose.
Anche lei restò in silenzio, mi guardava con quegli occhi neri e profondi, un sorriso caldo e nuovamente genuino, spontaneo, ho raccolto i vestiti e sono andata verso il bagno a farmi una doccia ancora incredula pensando a questi ultimi 50 minuti.
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