Grosso e duro
di
IL MICROBO
genere
gay
GROSSO E DURO
Esco da quel bar e un figo che la metà basta mi tira in disparte e mi dice: Io ci metto banana e albicocche, tu il melone. Ti va di fare macedonia?
Non ho avuto nemmeno il tempo di reagire che mi ha trascinato nel vicolo e lo ha tirato fuori: Che stanga!
-Ti fa paura?
-Un po’ sì.
-Non temere: Lo uso solo a metà. Dai che non sto più nelle palle.
Di palline ne aveva due come tutti, di un roseo e di un liscio che non vi dico, ben attaccate agli inguini. Gliele baciai.
-Tira fuori il culetto. Ce l’hai vergine?
-Sì.
-Ancora per poco.
Mi sentivo ipnotizzato. Gliel’ho offerto. Ci ha sputato su da farmi venire i brividi. Poi mi ha agguantato per le spalle spalle e mi ha lavorato di punta. Bussava alla mia porta e gli ho aperto.
-È dentro mezzo. Ne vuoi ancora?
Mi faceva solo che male ma ho implorato di più.
-Ci soffri?
-Le pene dell’inferno.
Ogni colpo lo sentivo a strazio. Gemevo come una cagna.
-La prima volta funziona così.
-Ohii sììì.
D’improvviso si è levato.
-Continuiamo al piano di sopra.
Come un cretino mi sono inginocchiato e mi ha inondato del suo nettare. Non ne ho perso una goccia.
-Sei bravo sai!
Tutto il contrario di quello che avrei voluto sentirmi dire. Mi facevo schifo da solo.
-Guarda che è un’esperienza come un’altra.
-Mi levi una curiosità?
-Sputa.
-Come hai fatto a capire che forse ci stavo?
-Da come ci siamo guardati. Un lampo degli occhi.
-Mi hai rotto il culo per sempre.
-Ce l’hai da urlo.
-Hai un cazzo bestiale.
Sera dopo sera mi ha inculato per un mese. Ci godevo un sacco. Ora mi chiamano “La Frocia” e sono di tutti e di nessuno, pur di pasturare.
Esco da quel bar e un figo che la metà basta mi tira in disparte e mi dice: Io ci metto banana e albicocche, tu il melone. Ti va di fare macedonia?
Non ho avuto nemmeno il tempo di reagire che mi ha trascinato nel vicolo e lo ha tirato fuori: Che stanga!
-Ti fa paura?
-Un po’ sì.
-Non temere: Lo uso solo a metà. Dai che non sto più nelle palle.
Di palline ne aveva due come tutti, di un roseo e di un liscio che non vi dico, ben attaccate agli inguini. Gliele baciai.
-Tira fuori il culetto. Ce l’hai vergine?
-Sì.
-Ancora per poco.
Mi sentivo ipnotizzato. Gliel’ho offerto. Ci ha sputato su da farmi venire i brividi. Poi mi ha agguantato per le spalle spalle e mi ha lavorato di punta. Bussava alla mia porta e gli ho aperto.
-È dentro mezzo. Ne vuoi ancora?
Mi faceva solo che male ma ho implorato di più.
-Ci soffri?
-Le pene dell’inferno.
Ogni colpo lo sentivo a strazio. Gemevo come una cagna.
-La prima volta funziona così.
-Ohii sììì.
D’improvviso si è levato.
-Continuiamo al piano di sopra.
Come un cretino mi sono inginocchiato e mi ha inondato del suo nettare. Non ne ho perso una goccia.
-Sei bravo sai!
Tutto il contrario di quello che avrei voluto sentirmi dire. Mi facevo schifo da solo.
-Guarda che è un’esperienza come un’altra.
-Mi levi una curiosità?
-Sputa.
-Come hai fatto a capire che forse ci stavo?
-Da come ci siamo guardati. Un lampo degli occhi.
-Mi hai rotto il culo per sempre.
-Ce l’hai da urlo.
-Hai un cazzo bestiale.
Sera dopo sera mi ha inculato per un mese. Ci godevo un sacco. Ora mi chiamano “La Frocia” e sono di tutti e di nessuno, pur di pasturare.
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