Gino 4 fine( forse)
di
Anna_83
genere
pissing
Ero ancora seduta sul divano tra Gino e Renato, con i seni nudi e pesanti che si alzavano e si abbassavano al ritmo del mio respiro accelerato. Le loro mani rugose mi accarezzavano dolcemente i capezzoli ancora umidi di latte e saliva. Il mio corpo era in fiamme: tra le gambe ero bagnatissima, il clitoride gonfio e pulsante, le mutandine inzuppate di umori. Non era più solo eccitazione. Era bisogno profondo, quasi doloroso.
Chiusi gli occhi e sussurrai con voce tremante: «Voglio di più… vi prego. Voglio sentirvi dentro di me.»
Le parole mi uscirono spontanee, cariche di desiderio e di una strana tenerezza. Non volevo che fosse volgare. Volevo donarmi completamente, sentirmi riempita, amata in quel modo proibito e dolce allo stesso tempo.
Renato fu il primo a reagire. Si alzò dal divano con una velocità sorprendente per la sua età. Mi aiutò a sollevarmi e mi fece sdraiare sul divano lungo, togliendomi con gesti delicati ma decisi i leggings e le mutandine. Rimasi completamente nuda dalla vita in giù, le gambe leggermente aperte, il cespuglio rosso vivo esposto, le grandi labbra gonfie e lucide di eccitazione. Il mio sesso era aperto, invitante, bagnato in modo imbarazzante.
Renato si abbassò i pantaloni. Il suo membro era duro, non enorme ma spesso, con la cappella violacea già umida. Si posizionò tra le mie cosce morbide e, con una lentezza quasi reverente, entrò dentro di me. Sentii la sua carne calda aprirmi, scivolare tra le mie pareti strette e bagnate. Un gemito profondo mi sfuggì dalle labbra. Era passato tanto tempo dall’ultima volta che un uomo mi aveva penetrata, e la sensazione di essere riempita mi fece tremare violentemente.
Renato cominciò a muoversi con spinte profonde ma controllate, la sua pancia prominente che premeva contro il mio basso ventre. Ogni affondo mi mandava onde di piacere dal clitoride fino al ventre. Le mie tette grosse ondeggiavano a ogni spinta, il latte che stillava ancora dai capezzoli.
Gino rimase seduto accanto a noi. Guardava tutto con occhi lucidi di emozione e desiderio. Il suo vecchio membro, però, restava morbido nei pantaloni. Non si era più alzato da anni. Invece di provare frustrazione, nei suoi pensieri c’era solo una gratitudine infinita e un’eccitazione diversa: Guardala… si sta facendo scopare da Renato proprio davanti a me. Il suo corpo giovane che trema, quel cespuglio rosso che si apre a ogni spinta… è bellissima. Non posso più darle questo, ma posso darle altro.
Mentre Renato continuava a scoparmi con ritmo crescente, Gino si alzò e andò in camera da letto. Tornò con due oggetti: un vibratore lungo e spesso di silicone nero, e un piccolo plug anale di vetro liscio. Si inginocchiò accanto al divano, vicino alla mia testa.
«Lascia che ti aiuti a godere di più, Anna» mormorò con voce rauca ma tenera.
Annuii, incapace di parlare. Renato rallentò le spinte per permettergli di intervenire.
Gino accese il vibratore alla massima intensità e lo premette direttamente sul mio clitoride gonfio. La vibrazione forte e continua mi fece urlare di piacere. Contemporaneamente, con l’altra mano, cominciò a far scivolare il plug anale tra le mie natiche. Lo lubrificò con la mia stessa eccitazione e lo spinse piano dentro di me, centimetro dopo centimetro. Sentii l’ano aprirsi, il freddo del vetro che contrastava con il calore del mio corpo. Quando fu completamente dentro, la doppia stimolazione – il cazzo di Renato che mi scopava la figa, il vibratore sul clitoride e il plug che mi riempiva il culo – mi fece perdere completamente il controllo.
Il piacere arrivò violento, quasi doloroso nella sua intensità. Il mio corpo si inarcò sul divano. Le mie tette enormi sobbalzavano. Un orgasmo potentissimo mi travolse: urlai, le gambe che tremavano incontrollabilmente, il sesso che si contraeva spasmodicamente intorno al cazzo di Renato. Sentivo gli umori caldi colare lungo le natiche, il plug che premeva dentro di me a ogni contrazione. L’orgasmo non finiva: onda dopo onda, più forte, più profondo. Piangevo di piacere, gemendo parole senza senso.
Renato non resistette a lungo. Con un grugnito rauco venne dentro di me, riempiendomi di sperma caldo e abbondante. Sentii ogni schizzo, ogni pulsazione del suo membro dentro le mie pareti contratte.
Quando si staccò, rimasi lì, sdraiata, con le gambe aperte, il plug ancora dentro, il vibratore che Gino teneva premuto sul clitoride. Un secondo orgasmo mi colpì subito dopo, ancora più violento del primo. Il mio corpo si contorse, il cespuglio rosso bagnato fradicio, il sesso che si apriva e si chiudeva ritmicamente. Urlai il nome di Gino, poi quello di Renato, mentre le lacrime mi rigavano le guance. Era un piacere totale, animale, liberatorio. Mi sentivo completamente posseduta, donata, amata nella mia femminilità più profonda.
Quando finalmente il vibratore si spense e il plug venne rimosso con delicatezza, rimasi sdraiata, il corpo molle, il respiro affannato, il sesso rosso e pulsante, stillante di sperma e dei miei umori.
Gino mi accarezzò i capelli con infinita tenerezza. «Sei stata meravigliosa, Anna. Hai goduto così tanto… è stato un privilegio vederti.»
Renato, ancora ansimante, mi baciò dolcemente una coscia. «Grazie… non dimenticherò mai questo momento.»
Dopo qualche minuto di quiete, la pressione alla vescica tornò prepotente. Tutto quel piacere aveva fatto aumentare il bisogno. Mi alzai sulle gambe tremanti. «Devo fare pipì… di nuovo.»
Gino sorrise con dolcezza. «Vai pure, come sempre. Lascia la porta aperta.»
Entrai in bagno, nuda dalla vita in giù, il sesso ancora gonfio e bagnato di sperma. Mi sedetti sul water, le gambe ben aperte, il cespuglio rosso esposto. Proprio mentre stavo per iniziare, Gino apparve sulla soglia.
«Aspetta un attimo, Anna… anche a me scappa adesso.»
Lo guardai sorpresa, ma non provai imbarazzo. Solo una nuova ondata di eccitazione perversa. Aprii ancora di più le cosce, offrendogli una vista completa del mio sesso aperto, ancora arrossato e lucido.
Gino si avvicinò, in piedi davanti a me. Abbassò i pantaloni. Il suo membro morbido pendeva, ma la vescica era piena. Puntò verso la tazza.
Il primo getto caldo e forte uscì con forza, colpendomi direttamente sul pube. Sentii il suo piscio caldo bagnarmi i peli rossi, scivolare tra le grandi labbra, colare sul clitoride ancora sensibile. Era una sensazione stranissima, calda, intima, proibita. Gemetti piano, sorpresa dal piacere che mi dava.
Poi il suo getto si abbassò e si unì al mio. Mentre io cominciavo a pisciare, il suo fiotto dorato si mescolò al mio dentro la tazza. Due getti caldi che si incrociavano, che si univano. Sentivo il calore del suo piscio sulle mie labbra intime, sulle cosce. Lo guardavo negli occhi mentre entrambi facevamo pipì insieme, i nostri liquidi che si fondevano rumorosamente.
Gino aveva un’espressione di pura beatitudine. Sto pisciando sulla figa di questa donna bellissima… e lei me lo sta permettendo con le gambe aperte. È il regalo più intimo che potessi ricevere.
Io, invece, sentivo un piacere perverso e profondo. Due uomini mi hanno scopata e riempita… e ora Gino mi sta pisciando addosso mentre io piscio con lui. Mi sento così sporca, così libera, così donna.
Quando finimmo, rimanemmo così per qualche secondo, i nostri sguardi incatenati. Poi Gino prese l’asciugamano e mi pulì con cura tra le gambe, con gesti teneri e amorevoli.
Mi alzai, le gambe ancora deboli, e lo abbracciai piano.
«Grazie per avermi fatto sentire così viva» sussurrai.
Lui mi baciò la fronte. «Il grazie è tutto mio, Anna la Rossa. Torna quando vuoi… la porta sarà sempre aperta per te.»
Uscii dal bagno con il corpo sazio, il cuore pieno e la consapevolezza che il nostro gioco segreto era diventato qualcosa di molto più profondo e intenso.
Chiusi gli occhi e sussurrai con voce tremante: «Voglio di più… vi prego. Voglio sentirvi dentro di me.»
Le parole mi uscirono spontanee, cariche di desiderio e di una strana tenerezza. Non volevo che fosse volgare. Volevo donarmi completamente, sentirmi riempita, amata in quel modo proibito e dolce allo stesso tempo.
Renato fu il primo a reagire. Si alzò dal divano con una velocità sorprendente per la sua età. Mi aiutò a sollevarmi e mi fece sdraiare sul divano lungo, togliendomi con gesti delicati ma decisi i leggings e le mutandine. Rimasi completamente nuda dalla vita in giù, le gambe leggermente aperte, il cespuglio rosso vivo esposto, le grandi labbra gonfie e lucide di eccitazione. Il mio sesso era aperto, invitante, bagnato in modo imbarazzante.
Renato si abbassò i pantaloni. Il suo membro era duro, non enorme ma spesso, con la cappella violacea già umida. Si posizionò tra le mie cosce morbide e, con una lentezza quasi reverente, entrò dentro di me. Sentii la sua carne calda aprirmi, scivolare tra le mie pareti strette e bagnate. Un gemito profondo mi sfuggì dalle labbra. Era passato tanto tempo dall’ultima volta che un uomo mi aveva penetrata, e la sensazione di essere riempita mi fece tremare violentemente.
Renato cominciò a muoversi con spinte profonde ma controllate, la sua pancia prominente che premeva contro il mio basso ventre. Ogni affondo mi mandava onde di piacere dal clitoride fino al ventre. Le mie tette grosse ondeggiavano a ogni spinta, il latte che stillava ancora dai capezzoli.
Gino rimase seduto accanto a noi. Guardava tutto con occhi lucidi di emozione e desiderio. Il suo vecchio membro, però, restava morbido nei pantaloni. Non si era più alzato da anni. Invece di provare frustrazione, nei suoi pensieri c’era solo una gratitudine infinita e un’eccitazione diversa: Guardala… si sta facendo scopare da Renato proprio davanti a me. Il suo corpo giovane che trema, quel cespuglio rosso che si apre a ogni spinta… è bellissima. Non posso più darle questo, ma posso darle altro.
Mentre Renato continuava a scoparmi con ritmo crescente, Gino si alzò e andò in camera da letto. Tornò con due oggetti: un vibratore lungo e spesso di silicone nero, e un piccolo plug anale di vetro liscio. Si inginocchiò accanto al divano, vicino alla mia testa.
«Lascia che ti aiuti a godere di più, Anna» mormorò con voce rauca ma tenera.
Annuii, incapace di parlare. Renato rallentò le spinte per permettergli di intervenire.
Gino accese il vibratore alla massima intensità e lo premette direttamente sul mio clitoride gonfio. La vibrazione forte e continua mi fece urlare di piacere. Contemporaneamente, con l’altra mano, cominciò a far scivolare il plug anale tra le mie natiche. Lo lubrificò con la mia stessa eccitazione e lo spinse piano dentro di me, centimetro dopo centimetro. Sentii l’ano aprirsi, il freddo del vetro che contrastava con il calore del mio corpo. Quando fu completamente dentro, la doppia stimolazione – il cazzo di Renato che mi scopava la figa, il vibratore sul clitoride e il plug che mi riempiva il culo – mi fece perdere completamente il controllo.
Il piacere arrivò violento, quasi doloroso nella sua intensità. Il mio corpo si inarcò sul divano. Le mie tette enormi sobbalzavano. Un orgasmo potentissimo mi travolse: urlai, le gambe che tremavano incontrollabilmente, il sesso che si contraeva spasmodicamente intorno al cazzo di Renato. Sentivo gli umori caldi colare lungo le natiche, il plug che premeva dentro di me a ogni contrazione. L’orgasmo non finiva: onda dopo onda, più forte, più profondo. Piangevo di piacere, gemendo parole senza senso.
Renato non resistette a lungo. Con un grugnito rauco venne dentro di me, riempiendomi di sperma caldo e abbondante. Sentii ogni schizzo, ogni pulsazione del suo membro dentro le mie pareti contratte.
Quando si staccò, rimasi lì, sdraiata, con le gambe aperte, il plug ancora dentro, il vibratore che Gino teneva premuto sul clitoride. Un secondo orgasmo mi colpì subito dopo, ancora più violento del primo. Il mio corpo si contorse, il cespuglio rosso bagnato fradicio, il sesso che si apriva e si chiudeva ritmicamente. Urlai il nome di Gino, poi quello di Renato, mentre le lacrime mi rigavano le guance. Era un piacere totale, animale, liberatorio. Mi sentivo completamente posseduta, donata, amata nella mia femminilità più profonda.
Quando finalmente il vibratore si spense e il plug venne rimosso con delicatezza, rimasi sdraiata, il corpo molle, il respiro affannato, il sesso rosso e pulsante, stillante di sperma e dei miei umori.
Gino mi accarezzò i capelli con infinita tenerezza. «Sei stata meravigliosa, Anna. Hai goduto così tanto… è stato un privilegio vederti.»
Renato, ancora ansimante, mi baciò dolcemente una coscia. «Grazie… non dimenticherò mai questo momento.»
Dopo qualche minuto di quiete, la pressione alla vescica tornò prepotente. Tutto quel piacere aveva fatto aumentare il bisogno. Mi alzai sulle gambe tremanti. «Devo fare pipì… di nuovo.»
Gino sorrise con dolcezza. «Vai pure, come sempre. Lascia la porta aperta.»
Entrai in bagno, nuda dalla vita in giù, il sesso ancora gonfio e bagnato di sperma. Mi sedetti sul water, le gambe ben aperte, il cespuglio rosso esposto. Proprio mentre stavo per iniziare, Gino apparve sulla soglia.
«Aspetta un attimo, Anna… anche a me scappa adesso.»
Lo guardai sorpresa, ma non provai imbarazzo. Solo una nuova ondata di eccitazione perversa. Aprii ancora di più le cosce, offrendogli una vista completa del mio sesso aperto, ancora arrossato e lucido.
Gino si avvicinò, in piedi davanti a me. Abbassò i pantaloni. Il suo membro morbido pendeva, ma la vescica era piena. Puntò verso la tazza.
Il primo getto caldo e forte uscì con forza, colpendomi direttamente sul pube. Sentii il suo piscio caldo bagnarmi i peli rossi, scivolare tra le grandi labbra, colare sul clitoride ancora sensibile. Era una sensazione stranissima, calda, intima, proibita. Gemetti piano, sorpresa dal piacere che mi dava.
Poi il suo getto si abbassò e si unì al mio. Mentre io cominciavo a pisciare, il suo fiotto dorato si mescolò al mio dentro la tazza. Due getti caldi che si incrociavano, che si univano. Sentivo il calore del suo piscio sulle mie labbra intime, sulle cosce. Lo guardavo negli occhi mentre entrambi facevamo pipì insieme, i nostri liquidi che si fondevano rumorosamente.
Gino aveva un’espressione di pura beatitudine. Sto pisciando sulla figa di questa donna bellissima… e lei me lo sta permettendo con le gambe aperte. È il regalo più intimo che potessi ricevere.
Io, invece, sentivo un piacere perverso e profondo. Due uomini mi hanno scopata e riempita… e ora Gino mi sta pisciando addosso mentre io piscio con lui. Mi sento così sporca, così libera, così donna.
Quando finimmo, rimanemmo così per qualche secondo, i nostri sguardi incatenati. Poi Gino prese l’asciugamano e mi pulì con cura tra le gambe, con gesti teneri e amorevoli.
Mi alzai, le gambe ancora deboli, e lo abbracciai piano.
«Grazie per avermi fatto sentire così viva» sussurrai.
Lui mi baciò la fronte. «Il grazie è tutto mio, Anna la Rossa. Torna quando vuoi… la porta sarà sempre aperta per te.»
Uscii dal bagno con il corpo sazio, il cuore pieno e la consapevolezza che il nostro gioco segreto era diventato qualcosa di molto più profondo e intenso.
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