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Prime esperienze
Sono Marco e dopo vari racconti è giunto il momento di rivivere scrivendola, la mia prima esperienza sessuale di cui ho ancora adesso un tenero ricordo.
Avvenne nel 1980 durante le vacanze estive, dove nel nostro consolidato gruppo di vacanzieri venne a far parte anche Monica, una ragazza piccola di statura, mora e per niente appariscente, ma con un sorriso ed un modo di porsi molto sensuale, che mi colpì subito facendomi innamorare.
Purtroppo la casa che aveva preso in fitto, di proprietà di Paola, una amica del gruppo, era un po' distante dal lido in cui ci vedevano con tutti gli altri per l'intera giornata, per cui iniziammo a frequentarci solo di sera senza per altro avere mai il coraggio di dichiarare i nostri sentimenti.
Una sera che, non avendo avuto la disponibilità di un numero sufficiente di auto per andare fuori, decidemmo di fare il gioco della bottiglia in riva al mare, vicino ad un lido dove si ballava.
Ne eravamo una quindicina ed il gioco consisteva nel girare la bottiglia fino a formare una coppia per poi simulare in plenaria una dichiarazione d'amore da parte del maschio.
Tengo a precisare che allora era molto diverso da adesso e nei rapporti con l'altro sesso c'era molta timidezza e discrezione, inoltre le ragazze a mezzanotte dovevano rientrare tutte a casa.
Durante il percorso Monica mi camminava davanti con la sua polo aderente ed una gonnellina molto corta e notando che di tanto in tanto si voltava, mi affiancati a lei chiedendogli "conosci il gioco?"
"si è quello che chi viene indicato dalla bottiglia deve pagare pegno..."
"no è una versione più intrigante, che se condotto bene può essere interessante "
poi arrivarono due ragazze del gruppo che dicendomi "gli spieghiamo noi come funzione il gioco" me la allontanarono fino a raggiungere il posto.
Le prime dichiarazioni furono poco coinvolgenti, anche perché nella coppia formata non c'era abbastanza feeling, poi la bottiglia indicò me e nell'attesa che facesse un altro giro, sperai che la ragazza con la quale fare coppia fosse Monica.
Anche lei mi guardava leggendogli nel volto la stessa speranza, notando poi la sua delusione quando la punta della bottiglia si stava fermando lontano da lei.
Per nostra fortuna si fermò in direzione di un ragazzo e dichiarando di non essere gay, tornai a far girare la bottiglia.
Questa volta la fortuna ci venne incontro e quando la vidi fermarsi nella sua direzione ci guardammo con complicità.
Naturalmente sperandoci mi ero preparato su cosa dire e sorprendendo tutti andai a prenderla per mano dicendo "quello che ho da dirti è troppo personale per essere ascoltata da tutti" per poi andare insieme verso riva allontanandoci nell'oscurità.
Sentimmo gli altri protestare e qualcuno chiamarci, ma tirammo dritto finché fummo lontani dalla loro vista.
Poi si fermò e guardandomi disse "chissà domani quante chiacchiere ci saranno su di noi, specialmente da parte di un paio di ragazze che ti avevano mirato".
risposi "volevo proprio movimentare la serata, ma se vuoi torniamo subito "
con il viso triste "allora è solo per quello che mi hai portato quì, credevo che....."
presi coraggio e prendendogli il viso fra le mani la baciai dolcemente.
Il bacio ricambiato durò a lungo e dopo un pò ci andammo a sedere su due lettini affiancati nascosti dalle cabine, in una zona poco illuminata.
Ci raccontammo un po' delle nostre vite e delle nostre esperienze sentimentali, risultando per entrambi poco significative, poi lei sorprendendomi prese la mia mano e se la portò sul seno dicendomi "ti va di coccolarci un po'.
Le occasioni di palpare il seno di una donna erano state ben poche e più che altro per gioco, quindi sentire il suo pur piccolo seno con i suoi capezzoli turgidi, provocava in me una grande eccitazione.
Cominciammo a baciarci usando anche la lingua, mentre la mia mano scivolando sotto la polo, tornò sui suoi seni iniziando a palparli e a stimolare i capezzoli.
All'improvviso sentii la sua mano scendere dal mio petto e sbottonato il jeans e tirato giù la zip, andare sotto lo slip e cingendomi l'uccello iniziando a muoversi.
L'eccitazione era al culmine e prendendo coraggio portai la mano sotto la gonna cercando goffamente di abbassargli la mutandina.
Lei mi fermò dicendomi "sai io sono ancora vergine e voglio che la prima volta sia magnifica ed in un posto lontano da occhi indiscreti" poi notando la delusione sul mio viso aggiunse "però possiamo darci piacere con discrezione" e guardandosi intorno ed inginocchiandosi davanti al lettino disse "dai scendi verso di me" cominciando a masturbarmi.
Dopo un po' il mio uccello era in piena erezione e lei avvicinandoci la bocca iniziò a leccare la cappella girandoci la lingua intorno.
Era una sensazione mai provata che diventò ancora più eccitante quando sentii le sue labbra avvolgerla per poi scendere lungo l'asta in un magnifico su e giù, il tutto guardandomi negli occhi.
Sentii improvvisamente un forte calore travolgermi e feci appena in tempo a spostarla, quando potenti fiotti iniziarono ad uscire, uno dei quali la colpì sulla guancia.
Lei non si scompose troppo continuando a segarmi fino a quando terminarono e poi dicendomi "non l'ho mai assaggiato" lo riprese in bocca succhiandolo e pulendomelo per bene.
Ero ancora ansimante quando facendomi alzare e prendendo il mio posto, si pulì il volto e la bocca con un fazzoletto, mi disse "ora tocca a te".
Era oramai notte ed in spiaggia non si vedeva nessuno, quindi inginocchiandomi gli sfilai con dolcezza le mutandine notando essere bagnate, e lei sollevandosi il gonnellino ed aprendo le gambe, mi mostrò quello che finora avevo solo visto sui giornaletti porno.
Non scorderò mai la sensazione che provai, sebbene in penombra, quando la vidi davanti a me fra i peli scuri leggermente aperta e bagnata, emanando un odore forte e gradevole.
Gli amici più grandi mi avevano spiegato le azioni da intraprendere e quindi iniziai a baciarle l'interno coscia, per poi girare intorno alla peluria ed arrivare a baciargli l'ombelico infilandoci la punta della lingua, mentre gli massaggiavo le tette.
Poi iniziai a scendere e prendendogli le cosce poco sotto le ginocchia le aprii puntanto finalmente sulla sua fichetta.
I suoi gemiti diventarono più intensi e dopo avergliela baciata iniziai a leccarla sempre più calorosamente fino a percepire una sporgenza sulla sua parte superiore emergere fra le sue labbra oramai carnose e bagnate.
Era il misterioso clitoride che sapevo essere molto sensibile, per cui mi concentrai su di esso stimolandolo con la lingua ed a mordicchiarlo delicatamente.
Poi facendogli piegare di più le ginocchia il suo culetto si sollevò e iniziai a fargli delle lunghe leccate partendo dal mezzo delle sue natiche, notando che quando passavo per il suo ano, percependolo con la lingua leggermente infossato, emetteva dei sospiri più intensi iniziando a tormentarsi le tette strizzandosele.
Tornai sul suo clitoride ed allora sentii le sue mani prendermi la testa e spingerla energicamente su di esso dicendomi "ti prego non smettere" per poi iniziare a tremare a scatti portando le sue gambe dietro la mia testa bloccandomi sul suo sesso grondante di umori.
I tremori cessarono lasciandomi dalla sua stretta che quasi mi aveva soffocato ed alzandosi mi bacio con passione scambiandoci il mio seme con i suoi umori in una sensazione molto coinvolgente.
Eravamo abbracciati in estasi per tutte quelle sensazioni nuove per entrambi, ammirando uno spicchio di luna apparire e sparire fra le nuvole che si avvicinavano e desiderando che quel momento durasse in eterno. Ricordo anche che in lontananza si sentiva la canzone di Alice "il vento caldo dell'estate", estate che oramai stava finendo.
Tornammo alla realtà e guardando l'orologio dissi " cenerentola è quasi mezzanotte e fra un pò ti trasformerai in chissà cosa..." lei tristemente replicò "è passato tutto troppo in fretta ed è già ora di rientrare...e di corsa!"
Tenendoci per mano corremmo sulla battigia fin sotto il suo portone e baciandomi mi disse "chissà quale punizione mi aspetta" poi sorridendomi aggiunse "ma non importa ne è valsa la pena!!!".
La vidi entrare nel portone e salire velocemente le scale... ed è l'ultima immagine che ho di lei, in quando il giorno dopo cambiò il tempo con temporali molto forti e quando poterti tornare sotto casa sua, la mia amica Paola mi disse che era rientrata a Milano con i suoi, ma che gli aveva chiesto di dargli il mio indirizzo.
Ci scrivemmo lunghe lettere appassionate, ma poi la vita ci riservò nuove esperienze e la distanza fece il resto.
In verità tentai di rintracciarla al suo indirizzo anni dopo, quando feci il militare a Milano, ma una ragazza che abitava lì mi disse che da tempo si erano trasferiti a Roma.
Essendo un inguaribile romantico, con l'avvento dei social tentai di rintracciarla ottenendo purtroppo il medesimo risultato, il fato che ci aveva fatto incontrare ci aveva poi diviso inesorabilmente.
Di lei conservo ancora adesso due foto di noi due scattate allora ad una festa di compleanno di una amica del gruppo e quando mi capita di rivederle, guardando i suoi occhi, rivivo quelle splendide sensazioni provando molta nostalgia e chiedendomi se per lei fosse lo stesso.
Come per ogni racconto sono graditi, da parte delle lettrici, commenti inoltrandole alla email sanimarco961@gmail.com
scritto il
2026-01-02
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