Coinquiline
di
pigliainQ
genere
orge
PROLOGO
Tempo fa, quando frequentavo l'università, la mia ragazza di allora viveva con due coinquiline. Il ragazzo di una di queste era obiettivamente un ragazzo molto bello, e la mia ragazza diceva di sentire ogni loro scopata. Dicendo questo, non mancava di fare allusioni su quanto la facesse urlare. Insomma la mia ragazza andava piuttosto in fretta con la fantasia, mentre la sua coinquilina si faceva sbattere dal suo bellissimo ragazzo. Una volta, mi disse che - mentre io non ero in casa - aveva sentito la coinquilina (che chiameremo J.) urlare nitidamente "oh sì è enorme" e altre frasi come "mi stai rompendo il culo col tuo cazzone". Subito la mia ragazza (chiameremo E.), che aveva la passione per i cazzi enormi ed era - a suo dire - il motivo principale per cui stava con me, divenne molto curiosa di scoprire di più su questo fantomatico cazzone del belloccio.
D'altro canto, non sapeva tutta la storia. Se è vero che J. mentre veniva scopata urlava tutte quelle cose, non è vero che lo fece mentre veniva scopata dal belloccio. In verità, successe mentre la trapanavo io stesso.
CAPITOLO I
Nella casa in cui vivevano J. ed E. il bagno non aveva mai avuto la chiave, così ogni volta che uno era in bagno doveva stare particolarmente attento a segnalare la sua presenza. Un giorno, mentre pisciavo in piedi con il cazzo barzotto in mano, J. entrò e il suo occhio cadde sul mio cazzo. Dopo un minuto a fissarlo a bocca aperta, fui io a dirle di uscire. Lei, svanita la sorpresa, mi rispose "perché non vieni in camera mia?". Avrei voluto dirle di no, ma il mio cazzo era già dritto, mentre lei mi diceva che non ne aveva mai visto uno tanto largo. Andai in camera sua dopo aver inscenato una mia finta uscita di casa con E. e poi sgattaiolai nella stanza di J.
J. era di statura minuta, occhi e capelli neri, pelle chiarissima, tettine piccole e occhi enormi. Si inginocchiò e cominciò a succhiarmelo con gusto, mentre mi fissava con gli occhi spalancati. Dopo venti minuti di pompino appassionato, in cui riuscì appena a infilare in bocca la cappella, mi disse che voleva essere sfasciata dal mio cazzo. La accontentai. Prima leccai la sua figa completamente glabra/rasata, mentre lei era a pancia all'aria, gambe aperte, poi - quando appoggiai il mio pesante cazzo sulla sua figa, lei venne ancor prima che la penetrassi... Ovviamente non mi fermai, ero già diventato una sorta di animale da monta che voleva solo aprire quella dolce fighetta.
"Oh sì è enorme-eeeh" disse mentre infilavo la cappella con delicatezza... Cominciai a stantuffare, mentre lei - completamente bagnata - vibrava in un secondo orgasmo, era meravigliosamente arrapata, e il mio cazzo, sentendo tanto apprezzamento, era di marmo. Continuai a sfondarle la figa finché non mi chiese di aprirle l'altro buco. Non mi feci pregare, e senza riguardi uscii dalla figa per rientrare con decisione nel suo culo, già completamente lubrificato dal succo della sua stessa fica. Dopo che era aperto il culo, la feci girai e la inculai a pecora. "Mi stai rompendo il culo col tuo cazzone", mi urlò con un misto di sofferenza e gioia estrema, poi sussurrò "era da tanto che desideravo un cazzo vero, non quel pisellino che sono costretta a scoparmi ogni sera",lo disse mentre aveva l'ennesimo orgasmo.
CAPITOLO II
Mentre E. flirtava apertamente col belloccio, io e J. invece facevamo finta di essere estranei. Dopo la prima volta, lei aveva ridotto il sesso con lui visto che, avendo scopato altre volte con me, non riusciva a godere con quel cazzetto. Anche io limitai, per limiti fisici, le scopate con E. per cui sia lei che il belloccio fremevano di desiderio, in condizioni di quasi astinenza.
Fu in quella situazione che E. mi disse che avrebbe voluto fare una cosa a 4 con l'altra coppia e avrebbe voluto provare il tanto vantato cazzone belloccio. Accettai, dicendo però che doveva chiederlo lei a J.
CAPITOLO III
J. accettò, il belloccio pure, per cui la cosa si fece in camera loro. J. baciò E. sulla bocca, infilando la lingua, e io e il belloccio cominciammo a rilassarci. Le due donne si spogliavano completamente mentre noi rimanevamo in mutande, col cazzo duro, come spettatori pazienti. Poi J. scattò sul mio cazzo, "vediamo un po' cosa abbiamo qui" disse, fingendo di non conoscerlo. "Oh cazzo, è gigantesco..." disse come un'attrice.
Imitando la sua coinquilina, anche E. andò a togliere le mutande al belloccio, con aspettative altissime. Appena il piccolo, minuscolo, cazzetto del belloccio uscì già eretto dagli slip, io lessi chiara la delusione nei suoi occhi, e fui un po' dispiaciuto e un po' divertito... "Uh è già bello duro qui..." disse senza infierire sull'iniqua sorte del belloccio. J. cominciò a succhiarmi le palle, facendosi poggiare la mia minchia sulla testa, poi leccò per il lungo tutto il mio pisello, fino ad arrivare alla punta del cazzo. Ansimai dal piacere, E. mi guardò senza riuscire a trattenere un po' di gelosia. Così strinse il cazzino del belloccio segandolo con maestria, e il poveraccio venne in pochi minuti. Dopo di che, anche E. venne a succhiare il mio cazzo, mentre leccava la bocca e la lingua di J.
Il sogno di ogni uomo si stava realizzando, una piccoletta mora dagli occhi grandi e una biondona dalle grandi forme mi stavano succhiando tutte le energie dal cazzo.
J. chiese il permesso a E. prima di salire sul mio cazzo e prenderlo tutto fino in fondo. "Questo sì che è un vero cazzo" urlò girandosi verso il belloccio, ordinando: "vieni a ripulire con la lingua tu!". Il belloccio si riattivò dopo la sborrata, e d'istinto venne a pulire le mie palle con la lingua, mentre sfondavo la sua ragazza e poi la mia, poi di nuovo la sua, e così via.
Fu mentre aprivo il culo di E. che a J. venne una idea diabolica: farmi inculare anche il belloccio.
CAPITOLO IV
Il belloccio non era bello solo di viso. Biondo di capelli, glabro su tutto il corpo, perfino sulla natiche che - per altro - erano piuttosto rotonde. Io, le osservai per la prima volta, accorgendomi che non c'era tanta differenza rispetto a una donna e d'altro canto il suo cazzo era poco più grande di un clitoride. Per quanto mi riguardava, si poteva fare, purché anche J. e E. partecipassero. Al belloccio il consenso quasi non fu chiesto, ma fu implicito perché si mise a novanta gradi e si unse il culo dell'olio Johnson. Mentre infilavo il mio cazzo nel suo culo, capii che era il finale perfetto. J. mi leccava le palle che dondolavano mentre rompevo il culo al suo ragazzo, mentre E. alternava baci a me, a J. e anche al belloccio. Ruppi il culo del belloccio tra le sue urla di dolore e di piacere, sempre più forte, senza alcuna remora, mentre J. lo insultava dandogli della puttana schifosa. Venni dentro di lui, riempiendolo di tantissima sborra calda, mentre anche lui sborrava in terra. Dopo essere uscito, J. si avventò per pulirmi il cazzo da sperma e umori vari.
Dopo di che, ci addormentammo stremati tutti e quattro, felici ma privi di forze, fino all'indomani.
EPILOGO
Per un anno e mezzo fummo come in una relazione poliamorosa, interrotta soltanto dalla gelosia di E., che mi spinse a lasciarla e da una breve relazione monogama con J. che finì maluccio.
L'unico che ancora si gode il mio cazzo, una volta ogni tanto, è proprio il belloccio, che ora si chiama Kristal.
Tempo fa, quando frequentavo l'università, la mia ragazza di allora viveva con due coinquiline. Il ragazzo di una di queste era obiettivamente un ragazzo molto bello, e la mia ragazza diceva di sentire ogni loro scopata. Dicendo questo, non mancava di fare allusioni su quanto la facesse urlare. Insomma la mia ragazza andava piuttosto in fretta con la fantasia, mentre la sua coinquilina si faceva sbattere dal suo bellissimo ragazzo. Una volta, mi disse che - mentre io non ero in casa - aveva sentito la coinquilina (che chiameremo J.) urlare nitidamente "oh sì è enorme" e altre frasi come "mi stai rompendo il culo col tuo cazzone". Subito la mia ragazza (chiameremo E.), che aveva la passione per i cazzi enormi ed era - a suo dire - il motivo principale per cui stava con me, divenne molto curiosa di scoprire di più su questo fantomatico cazzone del belloccio.
D'altro canto, non sapeva tutta la storia. Se è vero che J. mentre veniva scopata urlava tutte quelle cose, non è vero che lo fece mentre veniva scopata dal belloccio. In verità, successe mentre la trapanavo io stesso.
CAPITOLO I
Nella casa in cui vivevano J. ed E. il bagno non aveva mai avuto la chiave, così ogni volta che uno era in bagno doveva stare particolarmente attento a segnalare la sua presenza. Un giorno, mentre pisciavo in piedi con il cazzo barzotto in mano, J. entrò e il suo occhio cadde sul mio cazzo. Dopo un minuto a fissarlo a bocca aperta, fui io a dirle di uscire. Lei, svanita la sorpresa, mi rispose "perché non vieni in camera mia?". Avrei voluto dirle di no, ma il mio cazzo era già dritto, mentre lei mi diceva che non ne aveva mai visto uno tanto largo. Andai in camera sua dopo aver inscenato una mia finta uscita di casa con E. e poi sgattaiolai nella stanza di J.
J. era di statura minuta, occhi e capelli neri, pelle chiarissima, tettine piccole e occhi enormi. Si inginocchiò e cominciò a succhiarmelo con gusto, mentre mi fissava con gli occhi spalancati. Dopo venti minuti di pompino appassionato, in cui riuscì appena a infilare in bocca la cappella, mi disse che voleva essere sfasciata dal mio cazzo. La accontentai. Prima leccai la sua figa completamente glabra/rasata, mentre lei era a pancia all'aria, gambe aperte, poi - quando appoggiai il mio pesante cazzo sulla sua figa, lei venne ancor prima che la penetrassi... Ovviamente non mi fermai, ero già diventato una sorta di animale da monta che voleva solo aprire quella dolce fighetta.
"Oh sì è enorme-eeeh" disse mentre infilavo la cappella con delicatezza... Cominciai a stantuffare, mentre lei - completamente bagnata - vibrava in un secondo orgasmo, era meravigliosamente arrapata, e il mio cazzo, sentendo tanto apprezzamento, era di marmo. Continuai a sfondarle la figa finché non mi chiese di aprirle l'altro buco. Non mi feci pregare, e senza riguardi uscii dalla figa per rientrare con decisione nel suo culo, già completamente lubrificato dal succo della sua stessa fica. Dopo che era aperto il culo, la feci girai e la inculai a pecora. "Mi stai rompendo il culo col tuo cazzone", mi urlò con un misto di sofferenza e gioia estrema, poi sussurrò "era da tanto che desideravo un cazzo vero, non quel pisellino che sono costretta a scoparmi ogni sera",lo disse mentre aveva l'ennesimo orgasmo.
CAPITOLO II
Mentre E. flirtava apertamente col belloccio, io e J. invece facevamo finta di essere estranei. Dopo la prima volta, lei aveva ridotto il sesso con lui visto che, avendo scopato altre volte con me, non riusciva a godere con quel cazzetto. Anche io limitai, per limiti fisici, le scopate con E. per cui sia lei che il belloccio fremevano di desiderio, in condizioni di quasi astinenza.
Fu in quella situazione che E. mi disse che avrebbe voluto fare una cosa a 4 con l'altra coppia e avrebbe voluto provare il tanto vantato cazzone belloccio. Accettai, dicendo però che doveva chiederlo lei a J.
CAPITOLO III
J. accettò, il belloccio pure, per cui la cosa si fece in camera loro. J. baciò E. sulla bocca, infilando la lingua, e io e il belloccio cominciammo a rilassarci. Le due donne si spogliavano completamente mentre noi rimanevamo in mutande, col cazzo duro, come spettatori pazienti. Poi J. scattò sul mio cazzo, "vediamo un po' cosa abbiamo qui" disse, fingendo di non conoscerlo. "Oh cazzo, è gigantesco..." disse come un'attrice.
Imitando la sua coinquilina, anche E. andò a togliere le mutande al belloccio, con aspettative altissime. Appena il piccolo, minuscolo, cazzetto del belloccio uscì già eretto dagli slip, io lessi chiara la delusione nei suoi occhi, e fui un po' dispiaciuto e un po' divertito... "Uh è già bello duro qui..." disse senza infierire sull'iniqua sorte del belloccio. J. cominciò a succhiarmi le palle, facendosi poggiare la mia minchia sulla testa, poi leccò per il lungo tutto il mio pisello, fino ad arrivare alla punta del cazzo. Ansimai dal piacere, E. mi guardò senza riuscire a trattenere un po' di gelosia. Così strinse il cazzino del belloccio segandolo con maestria, e il poveraccio venne in pochi minuti. Dopo di che, anche E. venne a succhiare il mio cazzo, mentre leccava la bocca e la lingua di J.
Il sogno di ogni uomo si stava realizzando, una piccoletta mora dagli occhi grandi e una biondona dalle grandi forme mi stavano succhiando tutte le energie dal cazzo.
J. chiese il permesso a E. prima di salire sul mio cazzo e prenderlo tutto fino in fondo. "Questo sì che è un vero cazzo" urlò girandosi verso il belloccio, ordinando: "vieni a ripulire con la lingua tu!". Il belloccio si riattivò dopo la sborrata, e d'istinto venne a pulire le mie palle con la lingua, mentre sfondavo la sua ragazza e poi la mia, poi di nuovo la sua, e così via.
Fu mentre aprivo il culo di E. che a J. venne una idea diabolica: farmi inculare anche il belloccio.
CAPITOLO IV
Il belloccio non era bello solo di viso. Biondo di capelli, glabro su tutto il corpo, perfino sulla natiche che - per altro - erano piuttosto rotonde. Io, le osservai per la prima volta, accorgendomi che non c'era tanta differenza rispetto a una donna e d'altro canto il suo cazzo era poco più grande di un clitoride. Per quanto mi riguardava, si poteva fare, purché anche J. e E. partecipassero. Al belloccio il consenso quasi non fu chiesto, ma fu implicito perché si mise a novanta gradi e si unse il culo dell'olio Johnson. Mentre infilavo il mio cazzo nel suo culo, capii che era il finale perfetto. J. mi leccava le palle che dondolavano mentre rompevo il culo al suo ragazzo, mentre E. alternava baci a me, a J. e anche al belloccio. Ruppi il culo del belloccio tra le sue urla di dolore e di piacere, sempre più forte, senza alcuna remora, mentre J. lo insultava dandogli della puttana schifosa. Venni dentro di lui, riempiendolo di tantissima sborra calda, mentre anche lui sborrava in terra. Dopo essere uscito, J. si avventò per pulirmi il cazzo da sperma e umori vari.
Dopo di che, ci addormentammo stremati tutti e quattro, felici ma privi di forze, fino all'indomani.
EPILOGO
Per un anno e mezzo fummo come in una relazione poliamorosa, interrotta soltanto dalla gelosia di E., che mi spinse a lasciarla e da una breve relazione monogama con J. che finì maluccio.
L'unico che ancora si gode il mio cazzo, una volta ogni tanto, è proprio il belloccio, che ora si chiama Kristal.
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