Broken Doll
di
b_bull_and_master
genere
feticismo
Mi chiamavo Dolly. È così che Matteo aveva iniziato a chiamarmi dopo il primo mese, e alla fine era diventato il mio nome, come se Sofia non fosse mai esistita. Venticinque anni, un corpo naturale che una volta adoravo: seni piccoli e sodi, fianchi stretti, labbra sottili, pelle liscia senza un segno. Lavoravo in un caffè, sorridevo ai clienti, sognavo un amore semplice. Poi arrivò lui, online, in un forum fetish. “Sei perfetta, ma potresti essere la mia doll perfetta”, scrisse. Quelle parole mi accesero un fuoco tra le gambe che non conoscevo.
All’inizio fu lento, seducente. Il primo piercing: un anello d’argento al capezzolo destro. L’ago mi trafisse con un dolore bruciante, mi fece ansimare, ma Matteo mi teneva la mano, gli occhi pieni di desiderio. Quella sera mi spogliò, la lingua che girava intorno al metallo infiammato, succhiandolo forte, tirandolo con i denti fino a farmi inarcare la schiena. Mi penetrò sul tavolo della cucina, il cazzo duro che mi sfondava piano, poi sempre più veloce, le mani che strizzavano il capezzolo pierciato. Venni urlando, il dolore che si mescolava a un piacere mai provato, la figa che si contraeva intorno a lui mentre mi riempiva di sborra calda. “Sei la mia doll ora”, mi sussurrò, e io venni di nuovo, implorando di più.
Il vortice iniziò davvero con i seni. Acconsentii agli impianti: da una seconda a una doppia D. L’operazione mi terrorizzò, ma fantasticavo di lui che mi avrebbe scopata dopo. Il recupero fu doloroso, i seni gonfi e tesi, ma quando Matteo mi tolse le fasciature, quei globi pesanti e perfetti mi fecero bagnare all’istante. Mi mise a pecorina sul letto, le mani che afferravano i seni nuovi, strizzandoli forte, torcendoli mentre mi scopava il culo con spinte brutali. Il dolore dei seni sensibili mi fece piangere, ma il piacere era esplosivo: la figa che colava, il clitoride che pulsava, orgasmi che mi scuotevano mentre lui grugniva e mi veniva dentro, la sborra che gocciolava giù. Mi masturbai davanti allo specchio quella notte, tirando i capezzoli, venendo forte al pensiero di essere la sua doll modificata.
Le labbra furono il passo successivo. Filler su filler, iniezioni che mi gon, gonfiarono la bocca fino a renderla oscena, carnosa, sempre pronta. La prima volta che gli feci un pompino dopo, le labbra tumide che avvolgevano il suo cazzo spesso, lo presi fino in gola senza sforzo. Matteo mi tenne la testa e mi scopò la bocca come una figa, spingendo forte, le palle che sbattevano contro il mio mento mentre gemevamo. Mi venne in bocca a fiotti, e io ingoiai tutto, le labbra pulsanti, la figa che colava mentre mi toccavo, venendo con lui.
Poi i piercing intimi. Il clitoride trafitto: l’ago mi fece urlare, ma il dolore si trasformò in un calore insostenibile. Anelli multipli sulle labbri vaginali, pesanti e tintinnanti. Camminare mi teneva sempre bagnata, gli anelli che sfregavano ad ogni passo. Matteo mi legava a gambe aperte, attaccava pesi agli anelli, tirandoli forte mentre mi leccava il clitoride pierciato, la lingua che girava sull’anello. Imploravo, piangevo, e quando mi penetrava – figa e culo alternati, il cazzo che spingeva contro gli anelli – venivo in orgasmi violenti, il corpo che si contraeva, schizzi che bagnavano le lenzuola mentre lui mi riempiva da entrambi i lati.
I tatuaggi arrivarono come droga. “Property of Matteo” inciso sul monte di Venere, rose spinose che avvolgevano i seni enormi, “Fuck Doll” sulle natiche. Ogni seduta era sesso: l’ago che pungeva la pelle sensibile, e Matteo che mi scopava sul lettino, il cazzo che entrava nella figa pierciata mentre il tatuatore guardava.
Non bastava. Altri impianti: seni a una G mostruosa, così pesanti da tirarmi la schiena, capezzoli stirati e ipersensibili. Fianchi e culo gonfiati con grasso, labbra ancora più esagerate. Mi guardavo nuda e mi eccitavo da morire: mi masturbavo per ore, dita negli anelli, seni che rimbalzavano, venendo al pensiero di essere usata.
E lo ero. Gangbang organizzati: bendata, legata, dieci cazzi che mi riempivano. Bocca scopata senza respiro, figa e culo dilatati da doppie penetrazioni, mani che tiravano anelli, schiaffi sui seni enormi. Venivo ininterrottamente, il corpo un buco dopo l’altro, sborra che colava da ogni parte mentre urlavo di piacere estremo. Orge in cui ero il centro: tripla penetrazione, cazzi che mi sfondavano mentre tiravano gli anelli fino al sangue, orgasmi che mi lasciavano tremante, svuotata, euforica. Mi filmavano, e rivedermi – una doll gonfia e usata – mi faceva venire di nuovo, sola, scopandomi con dildo enormi.
Ma piano, qualcosa cambiò. All’inizio era un dubbio piccolo. Mi guardavo allo specchio dopo un’orgia, il corpo coperto di sborra, seni deformati, labbra gonfie, anelli che pendevano, e per la prima volta non mi eccitai. Provai disgusto. Un nodo allo stomaco. “È questo che voglio?”, mi chiesi una notte, mentre Matteo dormiva. Provai a toccarmi, ma il piacere era meccanico, vuoto. Il corpo non era più mio. Era pesante, doloroso, estraneo.
Iniziai a tirarmi indietro. Rifiutai l’ennesima sessione di filler. “No, Matteo, basta”. Lui rise all’inizio, pensò fosse un gioco. Ma quando dissi sul serio – “Non mi piace più quello che sono diventata” – il suo sguardo cambiò. “Sei la mia doll perfetta, non puoi fermarti ora”. Ma io vedevo chiaro: ero un mostro di carne modificata, una caricatura. Il piacere era svanito, sostituito da vergogna. Piangevo sola, toccando le cicatrici, odiando i seni che mi tiravano, gli anelli che mi umiliavano ad ogni passo.
Matteo non lo accettò. “Se non vuoi più essere la mia doll, non servi”. Mi mollò con un messaggio freddo: “Sei rotta ora. Addio”.
Sola nell’appartamento, mi guardai allo specchio. Nuda, distrutta. Seni mostruosi che pendevano come sacchi, capezzoli deformati, labbra un broncio osceno, tatuaggi che urlavano sottomissione a un uomo che non c’era più. Gli anelli tintinnavano, un suono vuoto. Provai a piangere, ma anche le lacrime sembravano false sulle guance gonfie.
Ero una broken doll. Una bambola rotta e buttata via. Lui mi aveva modellata, io mi ero lasciata fare, e ora che avevo rinsavito, che vedevo l’orrore di quello che ero diventata, ero sola con questo corpo estraneo. Non c’era piacere, solo rimpianto profondo, un vuoto che mi divorava. Una doll spezzata, abbandonata nel buio, senza più nessuno a muoverne i fili.
All’inizio fu lento, seducente. Il primo piercing: un anello d’argento al capezzolo destro. L’ago mi trafisse con un dolore bruciante, mi fece ansimare, ma Matteo mi teneva la mano, gli occhi pieni di desiderio. Quella sera mi spogliò, la lingua che girava intorno al metallo infiammato, succhiandolo forte, tirandolo con i denti fino a farmi inarcare la schiena. Mi penetrò sul tavolo della cucina, il cazzo duro che mi sfondava piano, poi sempre più veloce, le mani che strizzavano il capezzolo pierciato. Venni urlando, il dolore che si mescolava a un piacere mai provato, la figa che si contraeva intorno a lui mentre mi riempiva di sborra calda. “Sei la mia doll ora”, mi sussurrò, e io venni di nuovo, implorando di più.
Il vortice iniziò davvero con i seni. Acconsentii agli impianti: da una seconda a una doppia D. L’operazione mi terrorizzò, ma fantasticavo di lui che mi avrebbe scopata dopo. Il recupero fu doloroso, i seni gonfi e tesi, ma quando Matteo mi tolse le fasciature, quei globi pesanti e perfetti mi fecero bagnare all’istante. Mi mise a pecorina sul letto, le mani che afferravano i seni nuovi, strizzandoli forte, torcendoli mentre mi scopava il culo con spinte brutali. Il dolore dei seni sensibili mi fece piangere, ma il piacere era esplosivo: la figa che colava, il clitoride che pulsava, orgasmi che mi scuotevano mentre lui grugniva e mi veniva dentro, la sborra che gocciolava giù. Mi masturbai davanti allo specchio quella notte, tirando i capezzoli, venendo forte al pensiero di essere la sua doll modificata.
Le labbra furono il passo successivo. Filler su filler, iniezioni che mi gon, gonfiarono la bocca fino a renderla oscena, carnosa, sempre pronta. La prima volta che gli feci un pompino dopo, le labbra tumide che avvolgevano il suo cazzo spesso, lo presi fino in gola senza sforzo. Matteo mi tenne la testa e mi scopò la bocca come una figa, spingendo forte, le palle che sbattevano contro il mio mento mentre gemevamo. Mi venne in bocca a fiotti, e io ingoiai tutto, le labbra pulsanti, la figa che colava mentre mi toccavo, venendo con lui.
Poi i piercing intimi. Il clitoride trafitto: l’ago mi fece urlare, ma il dolore si trasformò in un calore insostenibile. Anelli multipli sulle labbri vaginali, pesanti e tintinnanti. Camminare mi teneva sempre bagnata, gli anelli che sfregavano ad ogni passo. Matteo mi legava a gambe aperte, attaccava pesi agli anelli, tirandoli forte mentre mi leccava il clitoride pierciato, la lingua che girava sull’anello. Imploravo, piangevo, e quando mi penetrava – figa e culo alternati, il cazzo che spingeva contro gli anelli – venivo in orgasmi violenti, il corpo che si contraeva, schizzi che bagnavano le lenzuola mentre lui mi riempiva da entrambi i lati.
I tatuaggi arrivarono come droga. “Property of Matteo” inciso sul monte di Venere, rose spinose che avvolgevano i seni enormi, “Fuck Doll” sulle natiche. Ogni seduta era sesso: l’ago che pungeva la pelle sensibile, e Matteo che mi scopava sul lettino, il cazzo che entrava nella figa pierciata mentre il tatuatore guardava.
Non bastava. Altri impianti: seni a una G mostruosa, così pesanti da tirarmi la schiena, capezzoli stirati e ipersensibili. Fianchi e culo gonfiati con grasso, labbra ancora più esagerate. Mi guardavo nuda e mi eccitavo da morire: mi masturbavo per ore, dita negli anelli, seni che rimbalzavano, venendo al pensiero di essere usata.
E lo ero. Gangbang organizzati: bendata, legata, dieci cazzi che mi riempivano. Bocca scopata senza respiro, figa e culo dilatati da doppie penetrazioni, mani che tiravano anelli, schiaffi sui seni enormi. Venivo ininterrottamente, il corpo un buco dopo l’altro, sborra che colava da ogni parte mentre urlavo di piacere estremo. Orge in cui ero il centro: tripla penetrazione, cazzi che mi sfondavano mentre tiravano gli anelli fino al sangue, orgasmi che mi lasciavano tremante, svuotata, euforica. Mi filmavano, e rivedermi – una doll gonfia e usata – mi faceva venire di nuovo, sola, scopandomi con dildo enormi.
Ma piano, qualcosa cambiò. All’inizio era un dubbio piccolo. Mi guardavo allo specchio dopo un’orgia, il corpo coperto di sborra, seni deformati, labbra gonfie, anelli che pendevano, e per la prima volta non mi eccitai. Provai disgusto. Un nodo allo stomaco. “È questo che voglio?”, mi chiesi una notte, mentre Matteo dormiva. Provai a toccarmi, ma il piacere era meccanico, vuoto. Il corpo non era più mio. Era pesante, doloroso, estraneo.
Iniziai a tirarmi indietro. Rifiutai l’ennesima sessione di filler. “No, Matteo, basta”. Lui rise all’inizio, pensò fosse un gioco. Ma quando dissi sul serio – “Non mi piace più quello che sono diventata” – il suo sguardo cambiò. “Sei la mia doll perfetta, non puoi fermarti ora”. Ma io vedevo chiaro: ero un mostro di carne modificata, una caricatura. Il piacere era svanito, sostituito da vergogna. Piangevo sola, toccando le cicatrici, odiando i seni che mi tiravano, gli anelli che mi umiliavano ad ogni passo.
Matteo non lo accettò. “Se non vuoi più essere la mia doll, non servi”. Mi mollò con un messaggio freddo: “Sei rotta ora. Addio”.
Sola nell’appartamento, mi guardai allo specchio. Nuda, distrutta. Seni mostruosi che pendevano come sacchi, capezzoli deformati, labbra un broncio osceno, tatuaggi che urlavano sottomissione a un uomo che non c’era più. Gli anelli tintinnavano, un suono vuoto. Provai a piangere, ma anche le lacrime sembravano false sulle guance gonfie.
Ero una broken doll. Una bambola rotta e buttata via. Lui mi aveva modellata, io mi ero lasciata fare, e ora che avevo rinsavito, che vedevo l’orrore di quello che ero diventata, ero sola con questo corpo estraneo. Non c’era piacere, solo rimpianto profondo, un vuoto che mi divorava. Una doll spezzata, abbandonata nel buio, senza più nessuno a muoverne i fili.
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