Rosso di Mezzanotte CAP. 6. Onde di gelosia

di
genere
sentimentali

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Mi svegliai quella mattina con una rabbia che mi bruciava dentro come acido, viscerale, che mi stringeva il petto e mi lasciava il corpo in tensione, un misto di desiderio represso e frustrazione pura. La suite, la cena tease che mi aveva lasciata sull’orlo del collasso, la notte di fuoco in cui lui mi aveva avuta tutta – il suo cazzo che mi riempiva profonda per ore, alternando furia rabbiosa a lentezza possessiva, orgasmi multipli che mi lasciavano urlante, tremante, piena del suo seme caldo che mi colava tra le cosce mentre grugniva rauco contro il mio collo. La prima notte completa, corpi fusi fino all’alba, lui che mi reclamava con passione instancabile, la conversazione brillante su autori russi e pittori surrealisti che mi aveva stupita, catturata il cervello oltre al corpo – un porco dominante a letto, ma colto, profondo, che mi faceva sentire capita, unica.
E poi… sparito. Il letto vuoto al mattino, le lenzuola ancora calde del suo corpo ma lui gone – solo quel biglietto sul cuscino: “Alla prossima… non resisto più senza averti tutta di nuovo.” Nessuna firma, nessun numero, nessun “buongiorno”. Ancora anonimo. Ancora mistero crudele.
Incazzata nera. Gelosa marcia. Mi sentivo usata – un oggetto di desiderio che lo eccitava con il rischio, che lo faceva venire forte in privato, ma che lasciava sola dopo, senza un nome, un mattino condiviso, una parola gentile. La rabbia mi consumava: mi toccai forte sotto le lenzuola, le dita che entravano con violenza, scopandomi rabbiosa mentre pensavo a lui che forse era con la moglie ora, ignara, a condividere il caffè, il letto quotidiano. Venni con un urlo incazzato, contratta in spasmi dolorosi, lacrime di frustrazione che colavano – lui mi aveva rovinata, alzato l’asticella così in alto che nessun uomo reggeva il confronto, ma mi negava il “dopo”, mi lasciava vuota.
Giulia mi chiamò quel weekend, la voce eccitata al telefono: “Elena, giornata al mare! Sole improvviso in Liguria, andiamo a Portofino – bikini, relax, flirt con bagnini. Ho bisogno di distrarmi dai turni, e tu sembri incazzata ultimamente. Vieni!” La sua energia rampante, sensuale, mi fece sorridere nonostante tutto – Giulia, l’amica d’infanzia che mi capiva senza giudicare, che condivideva con me quella competizione amichevole, erotica. Accettai: “Sì, vengo. Ho bisogno di sfogarmi.”
Arrivammo in Liguria, spiaggia dorata con mare calmo, sole caldo che baciava la pelle. Giulia era letale: bikini rosso minuscolo che le fasciava il corpo atletico, seni pieni in evidenza, culo sodo che ondeggiava mentre camminava, capelli neri sciolti che catturavano la luce. “Facciamo strage,” rise con occhiolino malizioso, e io sentii quel brivido competitivo – io in bikini nero, cortissimo, che aderiva alle curve, lasciando la pelle esposta al sole. Ci sdraiammo sui lettini, oliandoci lente, ridendo di uomini che guardavano – competizione amichevole che ci eccitava, “Vediamo chi ne fa cadere di più,” sussurrò lei, le mani che scivolavano sul suo corpo con movimenti provocanti.
Ma poi lo vidi. Lui. Sdraiato su un lettino con la moglie – elegante in costume intero, che gli spalmava crema sulla schiena ridendo, ignara – un gruppo di amici o colleghi intorno che chiacchieravano. Il cuore mi esplose nel petto, un fulmine che mi trafisse il basso ventre, un calore umido che mi invase improvviso. Riconoscimento puro, elettrico – i suoi occhi scuri che mi cercarono, scurendosi con fame possessiva, sorpresa per trovarmi lì.
La gelosia mi colpì viscerale, rabbiosa – lui con lei, la moglie che lo toccava, che lo aveva ogni giorno mentre io lo avevo solo in segreto, e lui che era sparito dopo avermi avuta tutta. Incazzata per la sua fuga, decisi di punirlo, di farlo ingelosire marcia come lui faceva con me. Slacciai lenta il pezzo sopra del bikini, esponendo i seni al sole, inarcandomi piano, oliandomi con movimenti lenti, sensuali – guardandolo dritto, gli occhi che bruciavano di sfida.
Un bagnino si avvicinò, giovane e muscoloso, flirtando – io risi forte, toccandogli il braccio “casualmente,” inarcandomi per esporre di più i seni, lasciando che mi spalmassero crema sulla schiena, gemendo piano apposta mentre le sue mani sfioravano la pelle. Giulia rise: “Letale oggi!” Ma io provocavo lui: gli uomini intorno guardavano famelici, e lui strinse le nocche sul lettino, gli occhi fissi su di me con rabbia gelosa che gli scuriva il viso, il corpo teso mentre la moglie gli parlava ignara.
La tensione era elettrica, insopportabile – sudavo sotto il sole, un calore umido tra le cosce che mi faceva stringere le gambe per calmare il desiderio represso. Mi alzai, camminando lenta verso il mare, i seni esposti che ondeggiavano liberi, il culo in evidenza – passando vicino al suo lettino, sfiorandolo “casualmente” con la coscia, il suo sguardo che mi bruciava la pelle. Entrai in acqua, nuotando topless, emergendo con l’acqua che colava sulla pelle, guardandolo dritto mentre flirtavo con il bagnino in acqua, ridendo forte, lasciando che mi toccasse la vita “per gioco.”
Lui impazzì – lo vidi alzarsi di scatto, dire qualcosa alla moglie con voce tesa, e seguirmi in acqua, nuotando verso di me con bracciate potenti. Mi raggiunse, gli occhi scuri che bruciavano di rabbia gelosa: “Topless per provocarmi… flirtando con quel ragazzo mentre lei è lì,” grugnì rauco, la voce bassa ma tagliente, acida, le mani che mi afferravano i fianchi sott’acqua, forte, possessivo, il suo respiro caldo sul mio collo mentre si chinava vicino, umido e accelerato che mi fece rabbrividire, la sua mano che stringeva il mio fianco con forza possessiva, dita che affondavano nella carne prima di ritrarsi piano, come se lottasse per non prendermi lì.
“E tu sparisci dopo avermi avuta tutta, lasciandomi sola come un’oggetto,” ribattei acida, la voce rotta dalla gelosia viscerale, spingendolo via ma premendomi contro di lui, i seni esposti che sfregavano il suo petto, la pelle che premeva la sua. “Hai la moglie lì, che ti tocca, che ti ha ogni giorno – e io? Solo frammenti rubati, e poi fuggi per le tue ‘emergenze’?”
Lui strinse i denti, gli occhi che bruciavano, il respiro caldo sul mio collo che mi fece tremare: “Non è così semplice… quella notte dovevo andare, emergenza vera.” La voce tagliente, gelosa ma con un lampo di scusa, la mano che stringeva il mio fianco sott’acqua con forza possessiva prima di ritrarsi, come se si controllasse a stento.
Risi sarcastica, la rabbia che mi incrinava la voce: “Ah, emergenze di vita o di morte? Come quelle che ti fanno sparire dopo avermi scopata tutta la notte, lasciandomi sola con il tuo seme dentro e un biglietto anonimo? Priorità chiare, eh.”
Lui impallidì leggermente, gli occhi che si scurarono di gelosia e rimpianto, la mano che saliva sulla mia schiena nuda sott’acqua, possessiva ma comprensiva, prima di ritrarsi del tutto. “Hai ragione… sono uno stronzo.” Mi baciò la fronte, rapido, caldo – non sesso, ma qualcosa di più profondo che mi trafisse il cuore. Poi si girò, nuotando via con bracciate potenti, il corpo teso, incazzato quanto me – geloso per il mio flirt, comprensivo per la mia rabbia, ma lontano.
Uscii dall’acqua tremante, il corpo in fiamme per rabbia e desiderio represso. Giulia mi avvolse in un asciugamano: “Tutto bene? Sembri incazzata.” Annuii secca, il cuore tormentato.
Lo odio… ma lo voglio più di prima.
Ma non sapevo che lo avrei rivisto presto. Ancora una volta. E che stavolta il rischio – e il sentimento – sarebbe stato letale.
scritto il
2026-01-08
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