Il segreto di Giulia
di
b_bull_and_master
genere
masturbazione
Giulia era sempre stata la ragazza che tutti definivano “per bene”. Cresciuta in una famiglia tranquilla di provincia, con voti alti al liceo e un’innata timidezza che la faceva arrossire per un complimento innocente, aveva scelto Pavia per l’università proprio perché era vicina a casa, ma abbastanza lontana da permetterle di respirare un’aria nuova. Primo anno di Lettere, dormiva in un piccolo appartamento condiviso con due compagne di corso, e la vita studentesca le sembrava un mondo affascinante, pieno di libertà che non aveva mai osato immaginare.
Una sera di ottobre, mentre erano tutte e tre sul divano del soggiorno, con una tisana calda tra le mani e la pioggia che batteva piano contro le finestre, la conversazione prese una piega inaspettata. Le sue coinquiline, Marta e Sofia, erano il contrario di Giulia: estroverse, disinibite, sempre pronte a raccontare aneddoti piccanti delle loro serate. Quella volta parlavano di piercing.
«Il mio al capezzolo è stata la cosa migliore che abbia mai fatto», disse Marta ridendo, sorseggiando il tè. «Ogni volta che mi muovo, che indosso un reggiseno un po’ stretto… è come una carezza costante. Mi fa sentire viva, sensuale.»
Sofia annuì, con un sorriso malizioso. «Io ho quello al clitoride. All’inizio fa un male cane, ma poi… oddio, ragazze. Basta un niente – il tessuto delle mutandine, una camminata un po’ più veloce – e senti quel fremito profondo, come se il tuo corpo fosse sempre un passo avanti al desiderio. È un segreto che porti con te tutto il giorno.»
Giulia ascoltava in silenzio, le guance che le bruciavano. Non aveva mai parlato di sesso con tanta schiettezza. A casa sua era un argomento tabù, e i suoi pochi fidanzatini del liceo erano stati baci casti e carezze timide. Eppure, quelle parole le si infilavano dentro come semi di curiosità. Un piercing al clitoride? Immaginava quel punto così intimo, sensibile, nascosto tra le sue pieghe più segrete. Come sarebbe stato avere qualcosa lì, qualcosa di permanente, che sfregava, che ricordava costantemente la propria femminilità?
Quella notte, sola nel suo letto, non riuscì a dormire. Si rigirava tra le lenzuola fresche, la mente piena di domande. Era una cosa da ragazze “facili”? No, Marta e Sofia non lo erano: erano solo libere. E lei? Lei si sentiva sempre un po’ repressa, come se il suo corpo fosse un territorio inesplorato. Si toccò piano, sotto le coperte, le dita che scivolavano tra le cosce. Era già umida solo al pensiero. Immaginò l’ago, il dolore breve, e poi… quel gioiellino minuscolo, una barretta o un anellino, che premeva contro il clitoride ogni volta che si muoveva. Un brivido la percorse, facendola ansimare piano. Si fermò prima di arrivare al culmine, confusa e eccitata.
I giorni successivi furono un turbine di pensieri. Cercò informazioni sul telefono, di nascosto, leggendo forum e descrizioni. Il piercing al cappuccio del clitoride – non direttamente sul clitoride, per fortuna, altrimenti sarebbe stato troppo rischioso. Era comune, diceva, aumentava la sensibilità, rendeva ogni sfregamento un piacere sottile. Si immaginava a lezione, seduta al banco, con quel segreto tra le gambe. Nessuno lo avrebbe saputo. Solo lei.
Dopo una settimana di esitazioni, prese la decisione. Trovò uno studio di piercing a Pavia, recensito bene, pulito e professionale. Prenotò un appuntamento per un venerdì pomeriggio, quando le lezioni finivano presto.
Entrò nello studio con il cuore che le martellava nel petto. La piercer, una donna gentile con tatuaggi colorati, le spiegò tutto con calma: la disinfezione, l’ago sterile, il gioiello in titanio curvo, perfetto per quella zona. Giulia si sdraiò sul lettino, le gambe aperte nelle staffe, sentendosi esposta come mai prima. Il freddo del disinfettante sulla pelle intima la fece rabbrividire. Poi l’ago: un dolore acuto, breve, come una puntura intensa che le strappò un gemito soffocato. E poi il gioiello inserito, una piccola barra che premeva delicatamente sul cappuccio.
«Brava, è andato benissimo», disse la piercer. «Ora riposa, evita rapporti per un paio di settimane, e vedrai che guarirà in fretta.»
Giulia uscì dallo studio con passi cauti, le mutandine di cotone morbido che sfregavano piano contro il punto sensibile. Il dolore era lì, sordo e pulsante, ma sotto… sotto c’era qualcos’altro. Ogni passo faceva muovere leggermente la barra, un tocco leggero, costante, che inviava piccole scariche di piacere tra le sue cosce. Salì sull’autobus per tornare a casa, seduta composta, le mani intrecciate in grembo. Ma dentro di lei, un calore nuovo si diffondeva. Stringeva le cosce istintivamente, sentendo quel contatto intimo, proibito.
A casa, si chiuse in camera. Si spogliò piano, osservandosi allo specchio. Il piercing era lì, piccolo e lucido, un segreto scintillante tra le sue labbra morbide. Lo toccò con un dito, delicatamente: un’onda di sensibilità la travolse, facendola tremare. Non era ancora guarita del tutto, ma già… già il suo corpo rispondeva in modo diverso. Più vivo, più consapevole.
Non lo disse a nessuno. Né a Marta, né a Sofia, né tantomeno alle amiche di casa. Era il suo segreto, un passo verso una Giulia nuova, più audace. Quella notte, sdraiata a letto, lasciò che le dita esplorassero piano, sentendo come il gioiello amplificasse ogni carezza. Il piacere saliva lento, intenso, fino a farla inarcare con un sospiro represso.
Ma cosa sarebbe successo quando sarebbe guarita del tutto? E se qualcuno lo avesse scoperto?
Una sera di ottobre, mentre erano tutte e tre sul divano del soggiorno, con una tisana calda tra le mani e la pioggia che batteva piano contro le finestre, la conversazione prese una piega inaspettata. Le sue coinquiline, Marta e Sofia, erano il contrario di Giulia: estroverse, disinibite, sempre pronte a raccontare aneddoti piccanti delle loro serate. Quella volta parlavano di piercing.
«Il mio al capezzolo è stata la cosa migliore che abbia mai fatto», disse Marta ridendo, sorseggiando il tè. «Ogni volta che mi muovo, che indosso un reggiseno un po’ stretto… è come una carezza costante. Mi fa sentire viva, sensuale.»
Sofia annuì, con un sorriso malizioso. «Io ho quello al clitoride. All’inizio fa un male cane, ma poi… oddio, ragazze. Basta un niente – il tessuto delle mutandine, una camminata un po’ più veloce – e senti quel fremito profondo, come se il tuo corpo fosse sempre un passo avanti al desiderio. È un segreto che porti con te tutto il giorno.»
Giulia ascoltava in silenzio, le guance che le bruciavano. Non aveva mai parlato di sesso con tanta schiettezza. A casa sua era un argomento tabù, e i suoi pochi fidanzatini del liceo erano stati baci casti e carezze timide. Eppure, quelle parole le si infilavano dentro come semi di curiosità. Un piercing al clitoride? Immaginava quel punto così intimo, sensibile, nascosto tra le sue pieghe più segrete. Come sarebbe stato avere qualcosa lì, qualcosa di permanente, che sfregava, che ricordava costantemente la propria femminilità?
Quella notte, sola nel suo letto, non riuscì a dormire. Si rigirava tra le lenzuola fresche, la mente piena di domande. Era una cosa da ragazze “facili”? No, Marta e Sofia non lo erano: erano solo libere. E lei? Lei si sentiva sempre un po’ repressa, come se il suo corpo fosse un territorio inesplorato. Si toccò piano, sotto le coperte, le dita che scivolavano tra le cosce. Era già umida solo al pensiero. Immaginò l’ago, il dolore breve, e poi… quel gioiellino minuscolo, una barretta o un anellino, che premeva contro il clitoride ogni volta che si muoveva. Un brivido la percorse, facendola ansimare piano. Si fermò prima di arrivare al culmine, confusa e eccitata.
I giorni successivi furono un turbine di pensieri. Cercò informazioni sul telefono, di nascosto, leggendo forum e descrizioni. Il piercing al cappuccio del clitoride – non direttamente sul clitoride, per fortuna, altrimenti sarebbe stato troppo rischioso. Era comune, diceva, aumentava la sensibilità, rendeva ogni sfregamento un piacere sottile. Si immaginava a lezione, seduta al banco, con quel segreto tra le gambe. Nessuno lo avrebbe saputo. Solo lei.
Dopo una settimana di esitazioni, prese la decisione. Trovò uno studio di piercing a Pavia, recensito bene, pulito e professionale. Prenotò un appuntamento per un venerdì pomeriggio, quando le lezioni finivano presto.
Entrò nello studio con il cuore che le martellava nel petto. La piercer, una donna gentile con tatuaggi colorati, le spiegò tutto con calma: la disinfezione, l’ago sterile, il gioiello in titanio curvo, perfetto per quella zona. Giulia si sdraiò sul lettino, le gambe aperte nelle staffe, sentendosi esposta come mai prima. Il freddo del disinfettante sulla pelle intima la fece rabbrividire. Poi l’ago: un dolore acuto, breve, come una puntura intensa che le strappò un gemito soffocato. E poi il gioiello inserito, una piccola barra che premeva delicatamente sul cappuccio.
«Brava, è andato benissimo», disse la piercer. «Ora riposa, evita rapporti per un paio di settimane, e vedrai che guarirà in fretta.»
Giulia uscì dallo studio con passi cauti, le mutandine di cotone morbido che sfregavano piano contro il punto sensibile. Il dolore era lì, sordo e pulsante, ma sotto… sotto c’era qualcos’altro. Ogni passo faceva muovere leggermente la barra, un tocco leggero, costante, che inviava piccole scariche di piacere tra le sue cosce. Salì sull’autobus per tornare a casa, seduta composta, le mani intrecciate in grembo. Ma dentro di lei, un calore nuovo si diffondeva. Stringeva le cosce istintivamente, sentendo quel contatto intimo, proibito.
A casa, si chiuse in camera. Si spogliò piano, osservandosi allo specchio. Il piercing era lì, piccolo e lucido, un segreto scintillante tra le sue labbra morbide. Lo toccò con un dito, delicatamente: un’onda di sensibilità la travolse, facendola tremare. Non era ancora guarita del tutto, ma già… già il suo corpo rispondeva in modo diverso. Più vivo, più consapevole.
Non lo disse a nessuno. Né a Marta, né a Sofia, né tantomeno alle amiche di casa. Era il suo segreto, un passo verso una Giulia nuova, più audace. Quella notte, sdraiata a letto, lasciò che le dita esplorassero piano, sentendo come il gioiello amplificasse ogni carezza. Il piacere saliva lento, intenso, fino a farla inarcare con un sospiro represso.
Ma cosa sarebbe successo quando sarebbe guarita del tutto? E se qualcuno lo avesse scoperto?
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