Anna e Marco

di
genere
corna

Marco e Anna erano sposati da otto anni, ma il loro matrimonio aveva preso una piega insolita già da tempo. Anna era una donna di 32 anni, con un corpo che faceva girare la testa: seni pieni e sodi, un culo rotondo e invitante, capelli castani lunghi che le incorniciavano un viso angelico ma con occhi che tradivano una fame insaziabile. Era una troia vera, lo ammetteva senza vergogna. Amava il sesso, lo cercava ovunque, e non si accontentava del marito. Marco, invece, era l’opposto: magro, non particolarmente dotato, e profondamente sottomesso. L’idea di vederla con un altro uomo lo eccitava più di qualsiasi cosa. Era il suo cornuto perfetto, quello che pagava le bollette, puliva la casa e accettava ogni umiliazione per il privilegio di guardarla godere.
Tutto era iniziato un anno prima, quando Anna aveva confessato di aver scopato con un collega. Invece di arrabbiarsi, Marco aveva avuto un’erezione immediata. Da allora, era diventata una routine: Anna sceglieva l’amante, Marco preparava tutto, e lui guardava, spesso legato a una sedia o costretto a masturbarsi in silenzio.
Quella sera era speciale. Anna aveva invitato a casa Luca, un personal trainer che aveva conosciuto in palestra. Alto, muscoloso, con un pacco che si notava anche sotto i jeans attillati. Anna ne parlava da settimane: “È un toro, amore. Ti distruggerò davanti a lui, e tu ringrazierai.”
Marco aveva passato il pomeriggio a preparare la camera da letto. Aveva cambiato le lenzuola di seta nera, acceso candele profumate, e posizionato una poltrona nell’angolo, con corde morbide pronte per legarlo. Indossava solo un paio di boxer stretti e un collare di pelle che Anna gli aveva regalato, con una targhetta che diceva “Cornuto”.
Quando suonò il campanello, Marco corse ad aprire, il cuore che gli batteva forte. Luca era lì, con un sorriso arrogante, una bottiglia di vino in mano. “Ciao, cornuto”, disse subito, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Anna gli aveva raccontato tutto, ovviamente.
“Buonasera, signore”, rispose Marco chinando la testa, la voce tremante. “Prego, entri. Mia moglie vi aspetta.”
Anna scese le scale in quel momento,io. Indossava un abito rosso attillato, corto, che lasciava poco all’immaginazione: scollato profondo che metteva in evidenza i capezzoli duri sotto il tessuto sottile, e una gonna che saliva fino a metà coscia. Niente reggiseno, niente mutandine. “Ciao amore mio”, disse a Luca, ignorando completamente Marco. Lo baciò sulla bocca, lingua in bocca, mentre le mani di lui le stringevano il culo.
Marco sentì il suo cazzo indurirsi nei boxer. “Vai in camera, cornuto”, ordinò Anna senza guardarlo. “Legati alla sedia e aspetta. Non toccarti finché non te lo dico io.”
Obbedì immediatamente. Si sedette sulla poltrona, legò le caviglie alle gambe e le mani dietro la schiena. Le corde erano strette, ma non troppo: abbastanza per ricordargli il suo posto. Rimase lì, al buio, ad ascoltare i rumori dal piano di sotto: risate, bicchieri che tintinnavano, baci umidi.
Dopo mezz’ora, la porta si aprì. Anna entrò per prima, con Luca dietro di lei. Si era tolta il vestito: era nuda, i capezzoli eretti, la figa già bagnata che luccicava. Luca era in boxer, il suo cazzo enorme che premeva contro il tessuto. “Guarda il tuo maritino”, disse Luca ridendo. “È già duro come un chiodo solo a vederci.”
Anna si avvicinò a Marco, gli accarezzò la guancia. “Sei eccitato, vero? La tua troia di moglie sta per farsi scopare da un uomo vero.” Si chinò, gli baciò la fronte. “Ricordati: puoi guardare, puoi ascoltare, ma non parli se non te lo dico io. E se vieni senza permesso, ti punirò.”
“Sì, signora”, sussurrò Marco, la voce rotta dall’eccitazione.
Anna tornò da Luca. Iniziarono a baciarsi appassionatamente sul letto, a pochi metri da Marco. Le mani di Luca esploravano il suo corpo: strizzava i seni, pizzicava i capezzoli, scendeva tra le cosce. Anna gemeva forte, esagerando apposta per lui. “Oh sì, toccami… il mio cornuto non mi fa mai sentire così.”
Luca la girò a pecorina, faccia verso Marco. “Guarda bene, cornuto. Guarda come si bagna per me.” Infilò due dita nella figa di Anna, che inarcò la schiena urlando di piacere. Le dita entravano e uscivano veloci, il suono bagnato riempiva la stanza. Anna fissava Marco negli occhi: “Vedi? È così che una troia vuole essere trattata. Non con il tuo cazzetto minuscolo.”
Marco annuì, il respiro affannoso. Il suo cazzo pulsava, una macchia umida sui boxer.
Luca si tolse i boxer. Il suo cazzo era enorme: lungo, spesso, venoso. Almeno 20 centimetri. Anna lo prese in mano, lo accarezzò. “Guarda, Marco. Questo è un cazzo vero.” Si chinò e lo prese in bocca, succhiando avidamente. Luca le teneva la testa, scopandole la gola. Anna sbavava, gli occhi lacrimosi, ma non si fermava. “Mmm, è delizioso”, mugolava tra un colpo e l’altro.
Dopo minuti interminabili di pompino, Luca la fece sdraiare sulla schiena. Le aprì le gambe, posizionò la cappella alla entrata della figa. “Dimmi quanto lo vuoi, troia.”
“Lo voglio tutto! Scopami forte, Luca. Fammi urlare davanti al mio cornuto inutile.”
Entrò piano all’inizio, centimetro per centimetro. Anna gridò, le unghie conficcate nelle spalle di lui. “È così grosso… mi riempie tutta!” Poi Luca iniziò a pompare, forte, ritmico. Il letto cigolava, i corpi sbattevano. Anna urlava: “Sì! Più forte! Scopami come lui non sa fare!”
Marco guardava ipnotizzato. Vedeva il cazzo di Luca entrare e uscire dalla figa di sua moglie, coperta di succhi. I seni di Anna rimbalzavano, il viso contorto dal piacere. “Guardalo, Marco”, ansimava lei tra un gemito e l’altro. “Guarda come mi fa godere. Tu non mi hai mai fatta venire così.”
Luca accelerò, sudato, muscoloso. Cambiarono posizione: Anna a cavalcioni su di lui, cavalcava furiosamente, il culo che sbatteva contro le sue cosce. Si chinava a baciarlo, poi si girava verso Marco: “Vedi queste tette? Le succhia lui, non tu.” Luca le torceva i capezzoli, lei urlava di piacere.
Poi la posizione preferita di Anna: da dietro, a pecorina, faccia verso Marco. Luca la scopava come un animale, tenendola per i fianchi. “Dimmi chi è la tua troia”, grugniva.
“Sono la tua troia! Scopami, riempimi!” Anna fissava Marco: “E tu sei solo il mio cornuto. Guarda come mi usa.”
Marco non ce la faceva più. Il suo cazzo gocciolava, implorava sollievo. “Per favore, signora… posso…”
“No!”, urlò Anna. “Guarda e basta!”
Luca stava per venire. “Dove la vuoi, troia?”
“Dentro! Riempimi di sborra calda!”
Con un ruggito, Luca venne, pompando dentro di lei. Anna tremava in un orgasmo violento, urlando il nome di Luca. Si vedeva la sborra colare dalle cosce quando lui uscì.
Anna crollò sul letto, ansimante. Poi si alzò, barcollando, e si avvicinò a Marco. La figa gonfia, rossa, piena di sborra. “Ora pulisci, cornuto.”
Gli liberò una mano sola. Marco, tremante, si tolse i boxer. Il suo cazzo era piccolo rispetto a quello di Luca, ma durissimo. Anna si sedette sul bordo del letto, aprì le gambe. “Lecca.”
Marco si chinò, la lingua sulla figa bagnata. Il sapore era salato, misto: la sborra di Luca, i succhi di Anna. Leccava avidamente, pulendo tutto. Anna gli teneva la testa: “Bravo, cornuto. Questo è il tuo posto. Mangia la sborra dell’uomo vero.”
Luca guardava ridendo, accarezzandosi il cazzo semi-duro. “Patetico.”
Quando fu pulita, Anna permise a Marco di masturbarsi. “Veloce. Vieni guardando me.”
Marco si segò furiosamente, gli occhi su sua moglie nuda, soddisfatta. Venne in pochi secondi, schizzando sul pavimento.
Anna sorrise. “Puliscilo con la lingua.”
Obbedì.
Luca se ne andò poco dopo, con un bacio appassionato ad Anna e una pacca sulla spalla a Marco: “Grazie per la troia, cornuto.”
Quando rimasero soli, Anna abbracciò Marco. “Ti è piaciuto, amore?”
“Sì, signora. Grazie.”
“Bravissimo. La prossima volta ne inviterò due.”
Marco rabbrividì di eccitazione. Era il suo destino: amare la sua troia, e guardarla godere con altri.
scritto il
2026-01-31
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