Elena
di
b_bull_and_master
genere
dominazione
Elena era l’incarnazione della perfezione sensuale. A venticinque anni, possedeva un corpo che sembrava scolpito dagli dèi: seni pieni e alti, con capezzoli rosei che si indurivano al minimo soffio d’aria, una vita sottile che si apriva in fianchi larghi e invitanti, cosce toniche e un culo sodo che ondeggiava ipnoticamente quando camminava. I suoi capelli castani, lunghi fino alla vita, le incorniciavano un viso angelico ma malizioso: zigomi alti, labbra carnose sempre pronte a un sorriso predatorio, e occhi verdi che trafiggevano l’anima. Le sopracciglia arcuate perfezionavano quello sguardo intenso. Tutti la desideravano, ma lei aveva scelto Marco, il suo ragazzo da tre anni, convinta che lui fosse l’unico degno di toccarla.
Fino a quella sera fatale.
Trovò le prove per caso: messaggi bollenti sul suo telefono, foto di un’altra donna nuda, in posizioni oscene, nel loro letto. Quando lo affrontò, Marco tentò di minimizzare con quel ghigno arrogante: “È stato solo sesso, Elena. Tu sei meglio.” Ma quelle parole furono come acido sul suo cuore. Lo buttò fuori di casa urlando, sbattendo la porta con una violenza che le fece tremare le mani. Rimase sola, il petto che si alzava e abbassava in respiri furiosi, lacrime di rabbia che le rigavano il viso.
Nei giorni successivi, il dolore si mutò in un fuoco lento, una rabbia primordiale che le bruciava dentro. Non voleva più essere la vittima, la “brava ragazza” tradita. Voleva cancellare ogni traccia di lui: i capelli che lui afferrava durante il sesso, la peluria che sfiorava con le dita, persino le sopracciglia che inarcava quando lo guardava venire. Voleva rinascere come qualcosa di potente, di temuto. Una dominatrice. Una dea calva e liscia, che comandava il desiderio altrui, che infliggeva piacere e dolore a suo piacimento.
Una notte, con la luna che filtrava dalla finestra del bagno, Elena prese la decisione irrevocabile. Si spogliò nuda davanti allo specchio a figura intera, illuminato da una luce cruda e impietosa. Osservò il suo corpo: le gambe lunghe con quella leggera peluria dorata, le ascelle curate ma non perfette, il triangolo scuro e folto tra le cosce che nascondeva le sue labbra gonfie, i capelli setosi che le accarezzavano la schiena. E le sopracciglia, folte e espressive. Tutto ciò che era “femminile” nel senso tradizionale. Tutto ciò che Marco aveva posseduto.
Iniziò con calma rituale, come un sacrificio a se stessa. Prese la crema depilatoria per le zone sensibili e la spalmò sulle ascelle, sulle braccia, sulle gambe. L’odore chimico le riempì le narici mentre aspettava, il bruciore lieve sulla pelle che le provocava un brivido di eccitazione. Sciacquò via tutto: la pelle emerse rosa, liscia, ipersensibile. Passò le mani sulle gambe: erano come seta, ogni tocco le mandava scintille lungo la spina dorsale.
Poi arrivò al pube. Si sedette sul bordo della vasca, le gambe spalancate, lo specchio tra le cosce per vedere ogni dettaglio. La crema coprì il monte di Venere, infiltrandosi tra le grandi labbra già umide per l’anticipazione. Aspettò, il cuore che martellava, il clitoride che pulsava. Quando sciacquò, il getto d’acqua calda sulla figa nuda la fece gemere forte: era completamente liscia, le labbra esposte, gonfie, il clitoride prominente senza alcun riparo. Passò le dita su quella pelle vergine: scivolavano senza resistenza, il tocco diretto e intenso le strappò un orgasmo improvviso, le cosce che tremavano, il succo che colava sul bordo della vasca.
Ma il corpo non bastava. Prese il rasoio per la testa. I capelli lunghi caddero in ciocche pesanti sul pavimento, il ronzio della macchinetta che vibrava contro il cranio le provocava ondate di piacere. Passata dopo passata: le tempie, la nuca, la sommità. Alla fine, usò la schiuma e il rasoio manuale per rendere il cranio perfettamente lucido, caldo al tatto. Si passò la mano sulla testa calva: era elettrica, ogni carezza le irrigidiva i capezzoli, le faceva contrarre la figa liscia.
Infine, le sopracciglia. Con pinzetta e crema, le eliminò una a una, il dolore acuto che si mescolava al piacere. Lo specchio le rimandò un viso alieno, potente: occhi enormi e penetranti senza cornice, lineamenti nudi e severi, testa calva che luccicava. Il corpo completamente depilato – non un solo pelo, nemmeno ciglia finte – la rendeva una statua vivente, erotica e intimidatoria. Si masturbò furiosamente davanti allo specchio, le dita che affondavano nella figa liscia, l’altra mano che strofinava la testa calva. Veniva in ondate violente, urlando il suo nuovo nome interiore: Dominatrice.
Nei giorni successivi, Elena si immerse nel mondo fetish. Comprò online un guardaroba letale: corsetti di latex nero che aderivano alla sua pelle liscia come una seconda pelle, stivali alti con tacchi a spillo, frustini, manette, strap-on enormi. Pubblicò foto anonime su forum BDSM: il suo corpo nudo e depilato, la testa calva lucida sotto luci rosse, una mano che stringeva un collare con catena.
I messaggi arrivarono come una valanga: uomini che imploravano di servirla. “Padrona, usatemi.” “La vostra calvizie mi fa impazzire.” Lei scelse con cura, partendo da incontri virtuali per testare il potere.
Il primo incontro reale fu con Alex, un sottomesso esperto. Lo convocò nel suo appartamento, vestita solo di latex aderente che accentuava ogni curva liscia, la testa calva coperta da un cappuccio removibile. Quando lui entrò in ginocchio, Elena lo fissò con quegli occhi enormi: “Striscia.”
Lui obbedì, tremando. Elena gli tolse il cappuccio, rivelando la sua calvizie lucida. Alex gemette: “Padrona… siete una dea.” Lei gli afferrò la testa, premendogli il viso contro la sua figa liscia: “Lecca.” La lingua di lui sulla pelle nuda era pura estasi – nessuna barriera, solo calore umido e diretto. Elena lo cavalcava con forza, strofinando la testa calva contro il suo petto, i capezzoli duri che gli graffiavano la pelle.
Lo legò al letto, le mani che esploravano il suo corpo peloso in contrasto con la sua liscezza. Usò il frustino sulle sue cosce, lasciando segni rossi mentre lui implorava. Poi lo penetrò con lo strap-on, spingendo profondo mentre gli stringeva la gola: “Vieni per me, schiavo.” Alex esplose in un orgasmo rovinato, il seme che schizzava mentre lei rideva, la testa calva che rifletteva la luce sudata.
Da allora, Elena divenne leggenda nei circoli fetish. Incontri sempre più intensi: orgie dove dominava gruppi di uomini, li faceva leccare la sua testa liscia mentre li scopava, li umiliava con parole taglienti e tocchi precisi. Ogni rasatura settimanale era un rituale sacro: la crema sulla figa, il rasoio sul cranio, le pinzette per mantenere le sopracciglia inesistenti. Ogni volta, si masturbava fino allo svenimento, il potere che le pulsava nelle vene.
Mesi dopo, rivide Marco per caso in un bar. Lui la riconobbe a stento: la testa calva lucida sotto le luci al neon, il viso severo senza sopracciglia, il corpo avvolto in un abito di pelle che lasciava intravedere la liscezza assoluta.
“Elena… mio Dio, cosa ti sei fatta?” balbettò, gli occhi spalancati dal desiderio misto a paura.
Lei si avvicinò, il tacco che risuonava sul pavimento, e gli sussurrò all’orecchio: “Mi sono evoluta. Tu mi hai tradita da debole. Ora io domino i deboli come te.”
Gli sfiorò la guancia con la mano, la testa calva che brillava vicina al suo viso. “Se implori, forse un giorno ti lascerò strisciare ai miei piedi.”
Poi se ne andò, lasciando Marco duro e tremante, mentre lei già pensava al prossimo schiavo da spezzare, al prossimo piacere da comandare.
Elena non era più la ragazza tradita. Era la Dominatrice Calva, liscia e implacabile, padrona assoluta del desiderio.
Fino a quella sera fatale.
Trovò le prove per caso: messaggi bollenti sul suo telefono, foto di un’altra donna nuda, in posizioni oscene, nel loro letto. Quando lo affrontò, Marco tentò di minimizzare con quel ghigno arrogante: “È stato solo sesso, Elena. Tu sei meglio.” Ma quelle parole furono come acido sul suo cuore. Lo buttò fuori di casa urlando, sbattendo la porta con una violenza che le fece tremare le mani. Rimase sola, il petto che si alzava e abbassava in respiri furiosi, lacrime di rabbia che le rigavano il viso.
Nei giorni successivi, il dolore si mutò in un fuoco lento, una rabbia primordiale che le bruciava dentro. Non voleva più essere la vittima, la “brava ragazza” tradita. Voleva cancellare ogni traccia di lui: i capelli che lui afferrava durante il sesso, la peluria che sfiorava con le dita, persino le sopracciglia che inarcava quando lo guardava venire. Voleva rinascere come qualcosa di potente, di temuto. Una dominatrice. Una dea calva e liscia, che comandava il desiderio altrui, che infliggeva piacere e dolore a suo piacimento.
Una notte, con la luna che filtrava dalla finestra del bagno, Elena prese la decisione irrevocabile. Si spogliò nuda davanti allo specchio a figura intera, illuminato da una luce cruda e impietosa. Osservò il suo corpo: le gambe lunghe con quella leggera peluria dorata, le ascelle curate ma non perfette, il triangolo scuro e folto tra le cosce che nascondeva le sue labbra gonfie, i capelli setosi che le accarezzavano la schiena. E le sopracciglia, folte e espressive. Tutto ciò che era “femminile” nel senso tradizionale. Tutto ciò che Marco aveva posseduto.
Iniziò con calma rituale, come un sacrificio a se stessa. Prese la crema depilatoria per le zone sensibili e la spalmò sulle ascelle, sulle braccia, sulle gambe. L’odore chimico le riempì le narici mentre aspettava, il bruciore lieve sulla pelle che le provocava un brivido di eccitazione. Sciacquò via tutto: la pelle emerse rosa, liscia, ipersensibile. Passò le mani sulle gambe: erano come seta, ogni tocco le mandava scintille lungo la spina dorsale.
Poi arrivò al pube. Si sedette sul bordo della vasca, le gambe spalancate, lo specchio tra le cosce per vedere ogni dettaglio. La crema coprì il monte di Venere, infiltrandosi tra le grandi labbra già umide per l’anticipazione. Aspettò, il cuore che martellava, il clitoride che pulsava. Quando sciacquò, il getto d’acqua calda sulla figa nuda la fece gemere forte: era completamente liscia, le labbra esposte, gonfie, il clitoride prominente senza alcun riparo. Passò le dita su quella pelle vergine: scivolavano senza resistenza, il tocco diretto e intenso le strappò un orgasmo improvviso, le cosce che tremavano, il succo che colava sul bordo della vasca.
Ma il corpo non bastava. Prese il rasoio per la testa. I capelli lunghi caddero in ciocche pesanti sul pavimento, il ronzio della macchinetta che vibrava contro il cranio le provocava ondate di piacere. Passata dopo passata: le tempie, la nuca, la sommità. Alla fine, usò la schiuma e il rasoio manuale per rendere il cranio perfettamente lucido, caldo al tatto. Si passò la mano sulla testa calva: era elettrica, ogni carezza le irrigidiva i capezzoli, le faceva contrarre la figa liscia.
Infine, le sopracciglia. Con pinzetta e crema, le eliminò una a una, il dolore acuto che si mescolava al piacere. Lo specchio le rimandò un viso alieno, potente: occhi enormi e penetranti senza cornice, lineamenti nudi e severi, testa calva che luccicava. Il corpo completamente depilato – non un solo pelo, nemmeno ciglia finte – la rendeva una statua vivente, erotica e intimidatoria. Si masturbò furiosamente davanti allo specchio, le dita che affondavano nella figa liscia, l’altra mano che strofinava la testa calva. Veniva in ondate violente, urlando il suo nuovo nome interiore: Dominatrice.
Nei giorni successivi, Elena si immerse nel mondo fetish. Comprò online un guardaroba letale: corsetti di latex nero che aderivano alla sua pelle liscia come una seconda pelle, stivali alti con tacchi a spillo, frustini, manette, strap-on enormi. Pubblicò foto anonime su forum BDSM: il suo corpo nudo e depilato, la testa calva lucida sotto luci rosse, una mano che stringeva un collare con catena.
I messaggi arrivarono come una valanga: uomini che imploravano di servirla. “Padrona, usatemi.” “La vostra calvizie mi fa impazzire.” Lei scelse con cura, partendo da incontri virtuali per testare il potere.
Il primo incontro reale fu con Alex, un sottomesso esperto. Lo convocò nel suo appartamento, vestita solo di latex aderente che accentuava ogni curva liscia, la testa calva coperta da un cappuccio removibile. Quando lui entrò in ginocchio, Elena lo fissò con quegli occhi enormi: “Striscia.”
Lui obbedì, tremando. Elena gli tolse il cappuccio, rivelando la sua calvizie lucida. Alex gemette: “Padrona… siete una dea.” Lei gli afferrò la testa, premendogli il viso contro la sua figa liscia: “Lecca.” La lingua di lui sulla pelle nuda era pura estasi – nessuna barriera, solo calore umido e diretto. Elena lo cavalcava con forza, strofinando la testa calva contro il suo petto, i capezzoli duri che gli graffiavano la pelle.
Lo legò al letto, le mani che esploravano il suo corpo peloso in contrasto con la sua liscezza. Usò il frustino sulle sue cosce, lasciando segni rossi mentre lui implorava. Poi lo penetrò con lo strap-on, spingendo profondo mentre gli stringeva la gola: “Vieni per me, schiavo.” Alex esplose in un orgasmo rovinato, il seme che schizzava mentre lei rideva, la testa calva che rifletteva la luce sudata.
Da allora, Elena divenne leggenda nei circoli fetish. Incontri sempre più intensi: orgie dove dominava gruppi di uomini, li faceva leccare la sua testa liscia mentre li scopava, li umiliava con parole taglienti e tocchi precisi. Ogni rasatura settimanale era un rituale sacro: la crema sulla figa, il rasoio sul cranio, le pinzette per mantenere le sopracciglia inesistenti. Ogni volta, si masturbava fino allo svenimento, il potere che le pulsava nelle vene.
Mesi dopo, rivide Marco per caso in un bar. Lui la riconobbe a stento: la testa calva lucida sotto le luci al neon, il viso severo senza sopracciglia, il corpo avvolto in un abito di pelle che lasciava intravedere la liscezza assoluta.
“Elena… mio Dio, cosa ti sei fatta?” balbettò, gli occhi spalancati dal desiderio misto a paura.
Lei si avvicinò, il tacco che risuonava sul pavimento, e gli sussurrò all’orecchio: “Mi sono evoluta. Tu mi hai tradita da debole. Ora io domino i deboli come te.”
Gli sfiorò la guancia con la mano, la testa calva che brillava vicina al suo viso. “Se implori, forse un giorno ti lascerò strisciare ai miei piedi.”
Poi se ne andò, lasciando Marco duro e tremante, mentre lei già pensava al prossimo schiavo da spezzare, al prossimo piacere da comandare.
Elena non era più la ragazza tradita. Era la Dominatrice Calva, liscia e implacabile, padrona assoluta del desiderio.
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