Matteo e le stronze
di
b_bull_and_master
genere
dominazione
Era una sera d’estate afosa a Torino, e Matteo, 22 anni, timido e goffo, aveva finalmente accettato l’invito di Sofia, la ragazza che gli faceva perdere la testa da mesi. “Vieni da me stasera, ci sono solo io e qualche amica, guardiamo un film e beviamo qualcosa”, gli aveva scritto lei su WhatsApp, con una faccina ammiccante. Matteo si era fatto la doccia due volte, si era messo la camicia migliore e aveva suonato al campanello con il cuore che gli scoppiava nel petto.
Sofia aprì la porta indossando un top striminzito che le segnava i seni perfetti e una gonna cortissima che lasciava poco all’immaginazione. Dietro di lei, però, c’erano Giulia, Laura e Martina, tutte e quattro già un po’ brilli, con i bicchieri di prosecco in mano e sorrisi cattivi stampati in faccia.
«Oh, guarda chi è arrivato, il nostro piccolo perdente», disse Sofia con voce mielosa e velenosa, facendolo entrare. «Ragazze, vi presento Matteo. Quello di cui vi ho raccontato tutto.»
Matteo arrossì fino alle orecchie. Le quattro si sedettero sul divano, lasciandogli solo una poltrona isolata di fronte a loro. L’aria era satura di profumi dolci, sudore femminile e arroganza.
Giulia, la rossa con il carattere più tagliente, incrociò le gambe e lo fissò. «Allora, Matteo… Sofia dice che sei ancora vergine. È vero o no, patetico?»
«I-io… non sono affari vostri», balbettò lui, cercando di mantenere un minimo di dignità.
Le risate esplosero all’unisono, crudele e sincronizzate. Laura, la bionda con le curve da urlo, si sporse in avanti. «Guarda come è già rosso. Scommetto che ha il cazzo duro solo perché siamo qui. Vero, coglioncello?»
Martina, la più atletica, con shorts che le fasciavano il culo sodo, aggiunse: «Fatti vedere, dai. Tira fuori quel cosino ridicolo che ti ritrovi. Vogliamo ridere un po’.»
Matteo fece per alzarsi. «Ragazze, forse è meglio se vado…»
Sofia gli piantò un piede sul petto e lo spinse di nuovo giù. «Tu non vai da nessuna parte, schiavo. Stasera sei nostro. Spogliati. Subito.»
Le altre applaudirono, ridendo forte. «Fallo, loser! O ti mandiamo in giro per il palazzo nudo.»
Con le mani che tremavano, Matteo si tolse la camicia. «Guarda che pelle bianca, sembra un lattante», commentò Giulia, fingendo un conato.
Poi i jeans. Rimase in boxer, con l’erezione evidente che tendeva il tessuto in modo patetico.
«Oddio, è minuscolo già così», urlò Laura, indicando. «Togli anche quelli, vogliamo vedere il disastro completo.»
Matteo esitò. Sofia gli mollò un ceffone leggero ma umiliante sulla guancia. «Ho detto togliili, cazzo.»
Abbassò i boxer. Il suo cazzo saltò fuori, duro ma non impressionante.
Le quattro scoppiarono in risate isteriche, tenendosi la pancia. Giulia si asciugò una lacrima. «È un clitoride! Giuro, è un fottuto clitoride! Con quello non entreresti nemmeno in una bambola gonfiabile.»
Laura: «Povera Sofia, ti ha fatto perdere tempo con ‘sto microbo.»
Martina si alzò, gli girò intorno e gli diede una pacca sul culo. «Senti come trema. È terrorizzato e eccitato allo stesso tempo. Che schifo.»
Sofia si sedette sul bracciolo della poltrona e gli afferrò il cazzo con due dita, stringendolo appena. «Caldo, pulsante e inutile. Vuoi venire, vero, cagnolino? Pregaci.»
Matteo annuì debolmente, la voce rotta. «Vi prego…»
«Prego cosa?», lo schernì Giulia, sputandogli in faccia. Lui sobbalzò, ma non osò pulirsi. «Prego cosa, pezzo di merda?»
«Vi prego… lasciatemi venire…»
Le risate ripresero. Laura si tolse le mutandine e gliele buttò in faccia. «Annusa queste, schiavo. Sono bagnate perché ci divertiamo a umiliarti, non perché ci piaci.»
Iniziarono a spogliarsi parzialmente: top tolti, seni perfetti in bella vista, gonne alzate, fighe rasate che luccicavano. Si toccavano tra loro, si baciavano con lingua, gemendo forte, mentre Matteo poteva solo guardare, il cazzo che gocciolava pre-eiaculato sul pavimento.
«Guarda che spettacolo ti stiamo regalando, perdente», disse Sofia, masturbandolo lentissimamente. «E tu non ci toccherai mai. Mai.»
Ogni volta che lui si avvicinava all’orgasmo, si fermava. «No, no. Non meriti di venire così presto.»
Poi lo spinsero in ginocchio sul pavimento. Martina gli mise un piede sulla testa e lo schiacciò giù. «Lecca le mie scarpe, cesso.»
Matteo obbedì, leccando le suole sporche mentre loro ridevano e si facevano foto. «Queste finiscono su Instagram con la caption “il nostro nuovo zerbino”.»
Una dopo l’altra, gli sedettero in faccia.
Sofia per prima: gli si mise a cavalcioni, soffocandolo con la figa dolce e fradicia. «Lecca bene, stronzo. Fammi venire o ti prendo a calci.» Gli cavalcò la lingua fino a urlare di piacere, schizzandogli in bocca.
Giulia dopo: gli pizzicava i capezzoli fino a fargli male mentre lui la leccava. «Sei proprio una nullità. Non riesci nemmeno a far venire una ragazza decentemente.»
Laura fu la più crudele: gli pisciò direttamente in bocca, ridendo. «Bevi tutto, maiale. È l’unica cosa che berrai da una figa nella tua vita.» Matteo ingoiò, tossendo, lacrime agli occhi.
Martina chiuse il giro: gli strinse la testa tra le cosce muscolose fino a fargli mancare l’aria, venendo forte e lasciandolo coperto di umori.
Quando ebbero finito tutte, Matteo era distrutto: faccia lucida di saliva, piscio e umori femminili, cazzo viola e dolorante.
«Adesso puoi schizzare, patetico», disse Sofia, masturbandolo con disprezzo. «Ma sul pavimento. E poi lecchi tutto.»
Matteo venne in pochi secondi, schizzi deboli e umilianti sul parquet.
Le ragazze lo guardarono con ribrezzo puro. «Lecca, cazzo», ordinò Giulia, spingendogli la testa giù con il piede.
Lui obbedì, leccando il suo stesso sperma mentre loro continuavano a insultarlo.
«Sei la cosa più triste che abbiamo mai visto», disse Laura.
«Torna pure a casa adesso», aggiunse Sofia, aprendo la porta. «E non azzardarti a scriverci mai più, microdotato del cazzo.»
Lo spinsero fuori quasi nudo, ridendo forte mentre la porta sbatteva.
Matteo rimase lì, sul pianerottolo, con i vestiti in mano e il sapore acre in bocca. L’umiliazione gli bruciava dentro come acido. Ma sotto quella bruciatura, qualcosa di nuovo si accese: una rabbia fredda, profonda, incontrollabile.
Un giorno, pensò stringendo i pugni fino a farsi male, un giorno ve la farò pagare. Tutte quante. E non riderete più.
Sofia aprì la porta indossando un top striminzito che le segnava i seni perfetti e una gonna cortissima che lasciava poco all’immaginazione. Dietro di lei, però, c’erano Giulia, Laura e Martina, tutte e quattro già un po’ brilli, con i bicchieri di prosecco in mano e sorrisi cattivi stampati in faccia.
«Oh, guarda chi è arrivato, il nostro piccolo perdente», disse Sofia con voce mielosa e velenosa, facendolo entrare. «Ragazze, vi presento Matteo. Quello di cui vi ho raccontato tutto.»
Matteo arrossì fino alle orecchie. Le quattro si sedettero sul divano, lasciandogli solo una poltrona isolata di fronte a loro. L’aria era satura di profumi dolci, sudore femminile e arroganza.
Giulia, la rossa con il carattere più tagliente, incrociò le gambe e lo fissò. «Allora, Matteo… Sofia dice che sei ancora vergine. È vero o no, patetico?»
«I-io… non sono affari vostri», balbettò lui, cercando di mantenere un minimo di dignità.
Le risate esplosero all’unisono, crudele e sincronizzate. Laura, la bionda con le curve da urlo, si sporse in avanti. «Guarda come è già rosso. Scommetto che ha il cazzo duro solo perché siamo qui. Vero, coglioncello?»
Martina, la più atletica, con shorts che le fasciavano il culo sodo, aggiunse: «Fatti vedere, dai. Tira fuori quel cosino ridicolo che ti ritrovi. Vogliamo ridere un po’.»
Matteo fece per alzarsi. «Ragazze, forse è meglio se vado…»
Sofia gli piantò un piede sul petto e lo spinse di nuovo giù. «Tu non vai da nessuna parte, schiavo. Stasera sei nostro. Spogliati. Subito.»
Le altre applaudirono, ridendo forte. «Fallo, loser! O ti mandiamo in giro per il palazzo nudo.»
Con le mani che tremavano, Matteo si tolse la camicia. «Guarda che pelle bianca, sembra un lattante», commentò Giulia, fingendo un conato.
Poi i jeans. Rimase in boxer, con l’erezione evidente che tendeva il tessuto in modo patetico.
«Oddio, è minuscolo già così», urlò Laura, indicando. «Togli anche quelli, vogliamo vedere il disastro completo.»
Matteo esitò. Sofia gli mollò un ceffone leggero ma umiliante sulla guancia. «Ho detto togliili, cazzo.»
Abbassò i boxer. Il suo cazzo saltò fuori, duro ma non impressionante.
Le quattro scoppiarono in risate isteriche, tenendosi la pancia. Giulia si asciugò una lacrima. «È un clitoride! Giuro, è un fottuto clitoride! Con quello non entreresti nemmeno in una bambola gonfiabile.»
Laura: «Povera Sofia, ti ha fatto perdere tempo con ‘sto microbo.»
Martina si alzò, gli girò intorno e gli diede una pacca sul culo. «Senti come trema. È terrorizzato e eccitato allo stesso tempo. Che schifo.»
Sofia si sedette sul bracciolo della poltrona e gli afferrò il cazzo con due dita, stringendolo appena. «Caldo, pulsante e inutile. Vuoi venire, vero, cagnolino? Pregaci.»
Matteo annuì debolmente, la voce rotta. «Vi prego…»
«Prego cosa?», lo schernì Giulia, sputandogli in faccia. Lui sobbalzò, ma non osò pulirsi. «Prego cosa, pezzo di merda?»
«Vi prego… lasciatemi venire…»
Le risate ripresero. Laura si tolse le mutandine e gliele buttò in faccia. «Annusa queste, schiavo. Sono bagnate perché ci divertiamo a umiliarti, non perché ci piaci.»
Iniziarono a spogliarsi parzialmente: top tolti, seni perfetti in bella vista, gonne alzate, fighe rasate che luccicavano. Si toccavano tra loro, si baciavano con lingua, gemendo forte, mentre Matteo poteva solo guardare, il cazzo che gocciolava pre-eiaculato sul pavimento.
«Guarda che spettacolo ti stiamo regalando, perdente», disse Sofia, masturbandolo lentissimamente. «E tu non ci toccherai mai. Mai.»
Ogni volta che lui si avvicinava all’orgasmo, si fermava. «No, no. Non meriti di venire così presto.»
Poi lo spinsero in ginocchio sul pavimento. Martina gli mise un piede sulla testa e lo schiacciò giù. «Lecca le mie scarpe, cesso.»
Matteo obbedì, leccando le suole sporche mentre loro ridevano e si facevano foto. «Queste finiscono su Instagram con la caption “il nostro nuovo zerbino”.»
Una dopo l’altra, gli sedettero in faccia.
Sofia per prima: gli si mise a cavalcioni, soffocandolo con la figa dolce e fradicia. «Lecca bene, stronzo. Fammi venire o ti prendo a calci.» Gli cavalcò la lingua fino a urlare di piacere, schizzandogli in bocca.
Giulia dopo: gli pizzicava i capezzoli fino a fargli male mentre lui la leccava. «Sei proprio una nullità. Non riesci nemmeno a far venire una ragazza decentemente.»
Laura fu la più crudele: gli pisciò direttamente in bocca, ridendo. «Bevi tutto, maiale. È l’unica cosa che berrai da una figa nella tua vita.» Matteo ingoiò, tossendo, lacrime agli occhi.
Martina chiuse il giro: gli strinse la testa tra le cosce muscolose fino a fargli mancare l’aria, venendo forte e lasciandolo coperto di umori.
Quando ebbero finito tutte, Matteo era distrutto: faccia lucida di saliva, piscio e umori femminili, cazzo viola e dolorante.
«Adesso puoi schizzare, patetico», disse Sofia, masturbandolo con disprezzo. «Ma sul pavimento. E poi lecchi tutto.»
Matteo venne in pochi secondi, schizzi deboli e umilianti sul parquet.
Le ragazze lo guardarono con ribrezzo puro. «Lecca, cazzo», ordinò Giulia, spingendogli la testa giù con il piede.
Lui obbedì, leccando il suo stesso sperma mentre loro continuavano a insultarlo.
«Sei la cosa più triste che abbiamo mai visto», disse Laura.
«Torna pure a casa adesso», aggiunse Sofia, aprendo la porta. «E non azzardarti a scriverci mai più, microdotato del cazzo.»
Lo spinsero fuori quasi nudo, ridendo forte mentre la porta sbatteva.
Matteo rimase lì, sul pianerottolo, con i vestiti in mano e il sapore acre in bocca. L’umiliazione gli bruciava dentro come acido. Ma sotto quella bruciatura, qualcosa di nuovo si accese: una rabbia fredda, profonda, incontrollabile.
Un giorno, pensò stringendo i pugni fino a farsi male, un giorno ve la farò pagare. Tutte quante. E non riderete più.
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