Estate 2025 - 14 - Il motoraduno

di
genere
scambio di coppia

*** Decidiamo di allontanarci da tutti per qualche giorno… ***

Dopo i problemi di Marotta, (11 - Gli amici) con i video che ancora circolano e i pettegolezzi dei nostri “amici”, abbiamo deciso di allontanarci da tutti per qualche giorno. Il motoraduno di Rimini ci è sembrata una buona occasione: solo noi e il rombo della Ducati che copre sussurri e pettegolezzi.

L’odore del raduno è un miscuglio di benzina, salsedine e sudore. Il lungomare è un caos assoluto: centinaia di motociclisti, giubbotti di pelle, stivali incrostati di polvere, tatuaggi che spuntano da maniche arrotolate. Parcheggiamo il Monster, tra una Diavel nera e una Harley-Davidson tirata a lucido. Alessia smonta, si sfila il casco con un gesto rapido, il giubbotto di pelle è aperto e lascia intravedere il gilè di tessuto leggero che si tende sui seni, i jeans corti attillati che scolpiscono il culo sodo, un gran bel vedere.

«Nico, guarda che casino!» dice con gli occhi che brillano di adrenalina.

Davanti a noi c’è un’esplosione di energia: bancarelle di accessori e ricambi, stand di birra con la schiuma che cola sui tavoli di legno, l’odore di carne grigliata che si mescola al fumo di sigarette, musica rock spinta da casse enormi. Dappertutto gruppi di motociclisti che bevono, urlano e ridono, le loro voci si confondono con la musica e con il rombo delle moto. Donne in top corti e shorts di jeans ballano vicino a un palco improvvisato. Alessia si sfila il giubbotto e lo appoggia sulla moto.

«Andiamo a bere qualcosa, Nico, questo posto mi piace!» esclama con un sorriso.

Troviamo posto in un tavolo un po' in disparte, accanto a noi ci sono tre ragazzi con giubbotti sdruciti, una donna con un teschio tatuato sul collo che si presenta come Erika, e Dario, braccia coperte di tatuaggi, barba sale e pepe e occhi che sembrano aver percorso ogni curva del mondo. «Bel Monster,» ci dice indicando la nostra moto con un cenno, «620 iniezione, giusto? Quanti chilometri ha?»

Cominciamo a chiacchierare allegramente. Le birre fredde vanno giù che è un piacere, le storie si intrecciano: il suo viaggio in solitaria fino a Capo Nord, le notti in tenda sotto le stelle, il vento che brucia la pelle. Alessia chiacchiera e ride di gusto mentre racconta alcune delle nostre recenti "avventure", il gilè lascia intravedere più pelle del dovuto, il sudore le bagna il petto, il tessuto si incolla ai capezzoli. Dario non riesce a staccarle gli occhi di dosso. «Sei una che vive senza freni,» dice con un sorriso. Alessia si sporge verso di lui: «Solo se mi piace la strada che ho davanti.»

Erika sorride complice, alza il bicchiere verso di me e dice: «Siete una gran bella coppia. Sicuramente sapete come divertirvi».

La birra scorre che è un piacere, quando il sole svanisce dietro l’orizzonte siamo decisamente “allegri” e il raduno prende una piega decisamente più trasgressiva.

Sul palco una chitarra distorta attacca un riff grezzo e potente, Dario invita Alessia a ballare, lei non se lo fa ripetere, lo segue fino alla pista e comincia a muoversi in maniera decisamente sexy, come se fosse parte della musica. Dario la tira a sé, le mani le sfiorano i fianchi, scivolando verso il culo, il ballo si trasforma in una palese provocazione. Erika si avvicina a me: «Dario mi ha chiesto di distrarti mentre lui “insidia” tua moglie. Andiamo dove c’è un po’ meno gente?»

Guardo verso la pista: Alessia si è slacciata il gilè, i seni scoperti che ondeggiano liberi mentre balla contro Dario, le mani di lui che le stringono i fianchi nudi. La serata si fa decisamente interessante.

«Forse dovresti distrarmi mentre mia moglie insidia Dario…»

Seguo Erika in un angolo buio dietro uno degli stand, senza dire una parola lei si gira e mi dà un lungo bacio, poi mi spinge contro una sdraio logora e si inginocchia davanti a me. Mi slaccia i jeans con dita rapide e mi tira fuori il cazzo, lo osserva per un secondo: «Già duro? Non aspettavi altro, eh?» Lo prende in bocca senza esitare, la lingua accarezza lenta l'asta, poi ingoia la cappella mentre con la mano mi accarezza le palle. Mi piace... le afferro i capelli, le spingo la testa più giù, fino a infilarglielo quasi completamente in bocca, lei gradisce, sembra assatanata, comincia letteralmente a scoparmi con la bocca. Ogni volta che lo tira fuori emette una sorta di rantolo bagnato, osceno, poi lo ingoia di nuovo fino quasi a soffocare, la saliva le cola sul mento. Mi sta facendo impazzire.

Dopo un po’ si alza, si sfila jeans e mutandine in un colpo solo, sale a cavalcioni sulla sdraio, mi afferra il cazzo alla base e se lo guida dentro con un colpo secco, fino in fondo. Sospira forte, la fica calda e bagnata mi avvolge, comincia a cavalcarmi, lenta all’inizio, poi accelera. Le afferro il culo con entrambe le mani, la aiuto a scoparmi più forte. Lei ansima: «Scopami, scopami forte!» mentre si piega in avanti e mi morde il collo, fa male. Quasi d’istinto le mollo una forte pacca sul culo, lei grida di dolore e solleva il busto, le pizzico i capezzoli con forza, li stringo fino a farla urlare di nuovo, mentre continuo a sbatterla con tutta l’energia che ho, lei si contrae intorno al mio cazzo, mi guarda negli occhi, mi morde le labbra.

«Sborrami dentro… adesso!»

L’orgasmo è devastante: io le vengo dentro con un grugnito, le riempio la fica di sborra calda, lei trema violentemente, la fica si stringe intorno al mio cazzo, un urlo soffocato contro la mia spalla mentre mi graffia la schiena con le unghie.

Erika si abbandona su di me con un sospiro, i seni schiacciati contro il mio petto, il suo respiro affannato mi sfiora il collo, profuma di sudore e sesso.

Mi bacia piano, prima solo un tocco di labbra, poi la lingua che si fa strada, lenta e profonda, mentre il mio cazzo ancora dentro di lei pulsa debolmente, sospira piano nella mia bocca, le mani mi accarezzano il petto. «Cazzo… sei stato bravo,» sussurra contro le mie labbra, mordendomi piano il labbro inferiore prima di staccarsi.

Sorrido: «Veramente hai fatto tutto te…» Erika scoppia a ridere: «Andiamo a vedere cosa combinano quei due…»

Torniamo lentamente al tavolo. Erika mi sorride: «Non pensare di trovare tua moglie, lei e Dario saranno imboscati da qualche parte a scopare.» Scoppio a ridere: «È praticamente certo».

Erika si ferma di colpo: «Occazzo! Questa davvero non me l'aspettavo.» Sussurra stringendomi la mano:

Altro che imboscati, Alessia e Dario stanno scopando allegramente davanti a tutti: lei è piegata in avanti, con le braccia appoggiate sul tavolo, il gilè aperto, le tette che ondeggiano libere, il culo in bella vista. Lui la scopa da dietro con forza tenendola per i fianchi.

Intorno i ragazzi li incitano e battono le mani al ritmo della scopata.

Mi guardo intorno, il tavolo è in un angolo poco illuminato, il grosso della folla ammira un gruppo di ballerine sul palco, con un po’ di fortuna non finiremo la serata in caserma, comunque sono due pazzi.

Erika mi strattona la mano: «Andiamo, voglio vederli da vicino!» ci avviciniamo al tavolo, il cazzo di Dario entra ed esce dalla fica di mia moglie con colpi secchi e profondi, le dà sonore pacche sul culo, lei sospira forte, lo incita a farle più male, lui le afferra le tette e le strizza con violenza, prende i capezzoli tra le dita e li stringe fino a farla urlare.

Poi la gira con un movimento deciso, la fa sedere sul tavolo con le gambe spalancate e la infila di nuovo con un colpo secco, Alessia lo abbraccia con foga, lo bacia quasi ferocemente mentre lui la pompa senza sosta, i corpi che sbattono l’uno contro l’altro. Uno dei ragazzi le passa una bottiglia di Ceres, lei la afferra, ne beve un lungo sorso e si versa il resto sul petto: la birra cola tra i seni, scivola sulla pancia, si mescola al sudore e agli umori, gocciolando sulla fica e sul cazzo di Dario che continua a entrare e uscire.

Alessia si lascia andare all’indietro, si distende completamente sul tavolo ribaltando bottiglie e bicchieri, la birra si versa ovunque. Dario le solleva le gambe e continua a scoparla con violenza ancora maggiore, il cazzo affonda fino in fondo, i testicoli che sbattono contro il culo.

I tre ragazzi e le altre persone intorno lo incitano: «Dagli più forte, cazzo!», «Sfondala!», «Falla urlare!», «Riempila!» Alessia sospira sempre più forte, le tette sobbalzano ad ogni colpo.

Dario continua a sbatterla con tutta l'energia che ha, poi rallenta di colpo, il corpo teso, un ruggito animalesco gli esce dalla gola mentre sborra dentro di lei, Alessia viene insieme a lui, un orgasmo gridato, lunghissimo, poi si abbandona sul tavolo sospirando, con gli occhi chiusi.

Dario tira fuori il cazzo lucido di sborra e umori, Alessia resta distesa, nuda, con le gambe allargate, sporca di birra e di sperma sotto gli occhi dei presenti. Solo a quel punto si accorge di noi, ci saluta come niente fosse e si alza dal tavolo: «Mamma mia… sono un mezzo disastro. Ho bisogno di una doccia.»

Dario mi guarda: «Un mio amico mi ha lasciato a disposizione un monolocale, vicino a dove abbiamo parcheggiato le moto, che ne dite?»

Erika fa cenno di no con la testa, poi si gira verso di me e mi saluta con un bacio: «Io abbandono, scusate ma devo tornare da mio marito.» La guardo stupito: «Marito? Ma… tu e Dario? Non siete…» Lei scoppia a ridere, poi guarda Alessia ancora nuda: «No… No… Dario preferisce le mogli degli altri, sono più divertenti e meno impegnative».

«Ahahah! posso confermare, io sono divertente e poco impegnativa!» le risponde Alessia ridendo mentre si riveste alla meglio. «Allora? Andiamo?» Poi si gira verso il “pubblico” e accenna a un inchino, «Ciao a tutti, spero vi sia piaciuto lo spettacolo…» I ragazzi applaudono entusiasti, Dario ride forte e ci fa cenno di seguirlo.

In pochi minuti arriviamo davanti a una villetta vicino al mare, Dario apre la porta di quello che sembra il garage ed entriamo. La stanza è piccola, un bagno, un letto matrimoniale, una piccola cucina e nient’altro. «Piccola ma confortevole…» scherza Dario mentre tira fuori dal frigo una bottiglia di vino rosso.

Prende tre bicchieri e si gira verso di noi, ci osserva per un po’ indeciso, come per studiarci. Poi apre un cassetto e tira fuori un piccolo sacchetto pieno di polvere bianca.

«Per festeggiare un giorno speciale. Che ne dite?» chiede ridendo. Ci guardiamo, la coca non rientra nelle nostre abitudini ma per stasera si può fare un’eccezione.

Dario riempie tre bicchieri di vino e comincia ad armeggiare con la polvere, ci facciamo una generosa riga a testa, un brindisi alla nostra salute e il mondo sembra diventare un posto migliore…

Alessia si toglie gilè e pantaloni e ci guarda sorridendo: «Mi piacerebbe sapere che fine hanno fatto le mie mutandine…» poi si siede sul bordo del letto, odora di birra, sudore e sperma…

Prende la bottiglia e la porta alla bocca, ne beve un lungo sorso e poi si versa addosso il vino, sui seni, giù, fino alla fica. «Ormai è tardi per una doccia, se mi volete sono così: sporca.»

Non me lo faccio ripetere, mi inginocchio tra le sue cosce, leccandola lentamente, la lingua scivola lungo le sue labbra gonfie, assaporando il suo gusto salato mescolato al vino e al seme di Dario. Lei sospira, le mani mi afferrano i capelli, spingendomi più a fondo, Dario si avvicina, il suo cazzo duro sfiora il suo viso, Alessia lo prende in bocca, succhiandolo con movimenti lenti, sento i suoi gemiti soffocati contro la sua carne. Mi accarezza i capelli: «Scopami… per favore...»

Mi alzo e la spingo sul letto, lascio scivolare il mio cazzo dentro di lei, comincio a spingere, lentamente all'inizio, poi sempre più forte. Dario le pizzica forte i capezzoli mentre lei lo masturba, io spingo sempre di più, il mio orgasmo esplode all’improvviso, lei urla insieme a me il suo piacere mentre stringe con forza il cazzo di Dario che le sborra sulle tette e sul viso dopo pochi secondi.

Ci fermiamo ansimanti, i cuori che battono quasi all’unisono. Dario sospira: «Sei incredibile...» poi prende il sacchetto, prepara altre righe di cocaina: «Un altro giro?» dice ridendo. Il bruciore ci accende le narici, l’energia ci travolge.

Alessia ride con gli occhi lucidi, poi si mette sul bordo del letto, a pecorina, il culo alzato, la fica che gocciola di umori, vino e sperma. «Adesso a chi tocca?»

Dario si avvicina per primo, la prende per i fianchi e la penetra con decisione da dietro, il suo cazzo sparisce dentro di lei, comincia a pompare mentre le schiaffeggia con forza il culo, ogni affondo la fa sospirare, ogni manata la fa gridare, i sospiri riempiono la stanza. Io le premo il mio cazzo contro le labbra, spingo, forte, fino in fondo, fino a toccare il suo mento con le palle.

I nostri corpi si muovono in un ritmo selvaggio, il letto scricchiola, il sudore cola sulle lenzuola. Alessia viene di nuovo, il suo grido è soffocato dal mio cazzo mentre Dario esplode dentro di lei, il suo seme le cola lungo le cosce. Io vengo nella sua bocca con un grugnito, Alessia ingoia tutto quello che può, la sborra cola sul suo mento e sul lenzuolo.

Continuiamo così: lunghe pause per tirare coca, bere vino, chiacchierare e ridere, poi di nuovo corpi che si incastrano, gemiti che si mescolano. Alessia passa da me a Dario, poi di nuovo a me, bacia, accarezza, succhia, cavalca, il letto un groviglio di gemiti e lenzuola bagnate.

A un certo punto semplicemente cediamo. Ci abbandoniamo sul materasso, sfiniti.

Ci svegliamo che sono quasi le dieci, l’odore di vino e sesso aleggia ancora nella stanza. Alessia si stiracchia, ride: «Che notte, ragazzi! Credevo di non arrivare alla fine.» Gli occhi ancora brillano di gioia.

Facciamo una doccia veloce, mentre ci vestiamo propongo di andare a mangiare qualcosa in un bar sul lungomare. Dario esita, il suo sguardo che si sposta su Alessia. «Nico,» dice, la voce bassa, quasi timida, «posso restare un po’ da solo con tua moglie?» Valuto un attimo la richiesta, c’è una sola risposta possibile: «Dovresti chiederlo a lei.» Alessia mi guarda. Annuisce.

Esco dal monolocale e cammino verso un bar vicino, il sole scalda l’asfalto, l’odore di caffè e cornetti si mescola alla salsedine. Mi siedo su un tavolino di plastica e prendo un grosso panino, ho bisogno di mettere qualcosa di solido nello stomaco, osservo i motociclisti che smontano le tende, il Monster a pochi metri, il serbatoio lucido riflette la luce del sole, penso a Alessia che sta scopando con Dario…

‘Fanculo, ordino una birra media e aspetto.

Dopo una mezz’oretta li vedo arrivare mano nella mano. Alessia ha i capelli ancora umidi, un sorriso che le illumina il viso. Dario si ferma, le prende il viso tra le mani e le dà un bacio sulla bocca, lento, profondo, poi si gira verso di me, un cenno della testa, un saluto silenzioso che dice tutto. «Ci si vede in strada» dice, prima di salire sul suo Diavel e partire sgommando.

Alessia si avvicina, i suoi occhi cercano i miei: «Nico, ti amo tanto...» sussurra mentre mi dà un lungo bacio. Sento il sapore di Dario ancora su di lei.

«Anche io ti amo».


scritto il
2026-01-12
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