L'indagine di Sofi 4

di
genere
voyeur

Mi concessi una colazione più abbondante del solito, quella mattina in hotel: prevedevo la possibilità di saltare il pranzo, possibilità che si è effettivamente poi realizzata. Fuori si era scatenato un discreto acquazzone e faceva freddo. Fortuna che avevo portato con me degli anfibi in pelle, un maglione di lana a collo alto e un ombrello; per sopperire ai jeans un po’ troppo leggeri indossai delle calze lunghe invernali, non potei invece fare niente per il cappotto che non era impermeabile.
A Roma basta un po’ di pioggia perché le strade diventino fiumi e certo gli automobilisti non mostrano alcuna pietà per i pedoni; così, nonostante il passo svelto, raggiunsi la stazione della metro con gli abiti zuppi. Porta pazienza, sei qui per lavoro e sei ben pagata fu il mantra che dovetti ripetermi per cinque minuti buoni al fine di non sbroccare. La sera prima avevo studiato a modo la mappa della città e sarei potuta arrivare alla sede della casa farmaceutica con un singolo cambio. La casa farmaceutica aveva sede in un alto palazzone in periferia che però era ben collegato. Ora dovevo armarmi del mio miglior sorriso e di diplomazia, avrei dovuto estorcere informazioni probabilmente riservate.
Il viaggio da San Giovanni ai Fori Imperiali filò liscio, le carrozze erano per lo più affollate di turisti stranieri e colletti bianchi in giacca e cravatta. La babele di lingue che si sovrapponevano e si confondevano con diversi timbri di voce infastidiva un poco ma almeno ero all’asciutto. Quando feci il cambio iniziò a tirare lentamente ma inesorabilmente un’altra aria: sparirono i colletti bianchi sostituiti da ragazzi di borgata, i turisti si diradarono ma qualcuno proseguì. Ad esempio, proseguì in direzione Eur una famiglia di turisti francesi: la famiglia era costituita dai due genitori, un ragazzino di circa 16 anni e una ragazza sui 25 anni. Origliando una conversazione capì che la ragazza si chiamava Amelie. Non giudicatemi ma bisognava in qualche modo passare il tempo.
A un certo punto Amelie si allontanò dai genitori. La seguii con lo sguardo finché riuscii: Amelie aveva attraversato la porta a scorrimento automatico che divide una carrozza dall’altra. Cercai di convincermi di non essere tanto curiosa sul perché si fosse appartata dal resto della famiglia ma l’illusione durò meno di un minuto. Mi trascinai accanto alla porta automatica, provando però a mantenere la distanza necessaria a non farla attivare, allo scopo di sbirciare senza essere notata attraverso la finestrella. La ragazza si era liberata della pesante felpa che indossava rimanendo in un’attillata canotta fucsia e collant; davanti a me splendeva ora un classico fisico da ballerina di danza classica, forme agili e muscoli tonici.
Amelie aveva cambiato carrozza per potersi scattare, libera dallo sguardo indiscreto dei genitori, qualche selfie un po’ più ammiccante. Avrebbe inviato le foto a un fidanzato eccitato, a una fidanzata gelosa, a un’amante o su un social network? Non so. Però di sicuro lo spettacolo che dava sculettando e facendo svolazzare lunghi capelli neri non passò inosservato a un gruppo di ragazzi di borgata fin ora intenti a sfottersi e tracannare birra in lattine. Quello che doveva essere il più spregiudicato dei quattro, un tale con i capelli mezzo rasati e vari piercing in faccia, fece la sua mossa.
“Quel mio amico vorrebbe chiederti di fare qualche foto insieme ma è timido” mentì sornione. Amelie che evidentemente non spiccicava una parola in italiano guardava confusa, provò a replicare: “I don’t speak italian” ma non sortì alcun effetto. Il ragazzo, non abbandonando il sorriso sornione, afferrò lo smartphone dalle mani della ragazza a questo punto già paralizzata dalla paura. Ad Amelie si avvicinò l’amico che era stato indicato prima: un ragazzo magro di pelle chiarissima, ricci rossicci e occhi verdi. Incitato dalla compagnia allungò il braccio attorno alla vita di Amelie e si mise in posa verso l’obiettivo dello smartphone.
Nonostante avessi già subodorato la situazione e sapevo che difficilmente in una carrozza vuota quei balordi non avessero continuato ad alzare il tiro, scelsi di non intervenire ancora. Me ne pento, forse tutto si sarebbe potuto risolvere senza un combattimento, se solo avessi fatto allora scattare la porta automatica. Invece com’era accaduto il giorno prima sul letto di Mei la mia mente fu invasa di pensieri erotici del tutto inappropriati, fantasie su Amelie la ballerina e i maranza di Roma.
Ovviamente fu Freddo, il leader dei balordi, che aveva deciso di farsi chiamare come un membro della Banda della Magliana, ad alzare la posta in gioco: “ora dolcezza, da un bacino sulla guancia a Calippo”. Naturalmente Amelie continuava a non capire nulla d’italiano, così Er Calippo parafrasò la richiesta di regia: “Kiss me”. Suo malgrado, la ragazza scoccò un sonoro bacio sulla guancia ruvida a causa di una barba mal rasata. Er Calippo ne approfittò per afferrare la testa della ragazza e forzare un bacio sulle labbra. “Si, un bacio alla francese per farla sentire a casa” fu il commento cretico del Freddo. Gli altri due babbei rimasti fuori dal gioco accompagnavano ora con risate ora con insulti alle troie francesi.
Dopo il bacio sulle labbra il perverso regista e fotografo pretese una pomiciata con tanto di mani sul culo. Poi, Er Calippo fu invitato ad abbracciare la ragazza da dietro e palparne le piccole tette mentre le baciava il collo. I capezzoli di Amelie dovettero inturgidirsi perché gli insulti alla presunta troiaggine della ragazza si fecero più frequenti e Freddo si avvicinò per accertarsene con mano. Anche i miei capezzoli si inturgidirono, una fitta di piacere mi piegò e sentì le mutandine inumidirsi. Le gambe mi si fecero di burro mentre osservai Er Calippo togliersi il cazzo di fuori per rivelare finalmente la ragione del soprannome.
Amelie fu costretta a prendere in mano quel bestione di carne e muovere la pelle lentamente su e giù, a ricoprire la rossa cappella e poi a spogliarla di nuovo oscenamente. Per un minuto buono lottai contro il serio pensiero di cercarmi una carrozza deserta e di cacciarmi l’eccitazione masturbandomi. Per un pelo riuscii a riprendere le redini della mia mente e non esitando oltre varcai la soglia della porta automatica.
Per un attimo scese il silenzio fra i maranza, Amelie colse l’occasione per prendere le distanze dal gruppetto di molestatori. Per poco non mi feci sorprendere a fissare quel cazzone svettante in aria, mi salvò Freddo: “Vuoi anche tu un cazzo da segare?”. Bastò avanzare imbruttita verso il leader del gruppo, torcergli un braccio e sbatterlo contro le sedute, per spaventare gli altri e costringerli a cambiar aria. Un po’ imbarazzata Amelie mi ringraziò.
Quando scesi dalla metropolitana in cinque minuti raggiunsi il palazzone in periferia. Era tutto proprietà della casa farmaceutica: entrai, mi misi in fila alla reception e sfoggia il mio miglior sorriso quando fu il mio turno. Avevo già messo in conto la possibilità che si rifiutassero di dirmi se Mei Xu avesse mai partecipato a un programma di sperimentazione ma si rifiutarono persino di ammettere di avere iniziato negli ultimi anni la sperimentazione di un farmaco. Circostanza ancora più sospetta era che mal celassero un evidente nervosismo per le mie domande.
Nel frattempo, dai due ascensori ai lati della reception fecero capolino dei carrelli trascinati da uomini di mezza età, erano gli impiegati della ditta di pulizia che aveva finito il turno di pulizie degli uffici. Mi venne un’idea quando vidi che su ogni carrello c’era un mazzo di chiavi: ne avrei rubato uno e mi sarei nascosta nei bagni fino alla notte, avrei cercato da me le risposte che si negavano di darmi. Il mio istinto continuava a gridarmi che tutto era iniziato lì.

Puoi scrivermi a sirluciferbully@gmail.com
scritto il
2026-02-10
9 3
visite
0
voti
valutazione
0
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

L'indagine di Sofi 3

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.