Il segreto della Lanterna

di
genere
bisex

“Ci sono verità che non si dicono a voce, ma si scrivono sulla pelle, nel calore di una suite dove il mondo esterno smette di esistere. Quella notte a Genova, tra il vapore della SPA e il lusso del nostro rifugio, abbiamo smesso di essere una coppia per diventare un’unica volontà di piacere.”

Genova ci ha accolti con quel suo fascino decadente e misterioso, fatto di caruggi stretti e palazzi nobiliari. Appena varcata la soglia dell'hotel, l’obiettivo era chiaro: evadere dalla routine.
Ma la vera scintilla è scoccata nel vapore della SPA: Irene, nel suo costume intero verde smeraldo, sembrava una sirena in un acquario di lusso.
È stato lì che lo abbiamo notato. Lui, 27 anni, un fisico che sembrava scolpito nel marmo e lo sguardo di chi sa esattamente cosa vuole. Non era solo un ragazzo attraente; c’era una forza magnetica nel modo in cui osservava Irene e anche me. Lei se ne era accorta subito: i suoi movimenti erano diventati più lenti, più consapevoli, il seno che si alzava e abbassava più velocemente sotto il tessuto bagnato. Quando dopo aver lasciato per qualche minuto la SPA sono tornato con il prosecco, il ghiaccio fra loro era già rotto. La nostra proposta di salire in suite non è stata un invito, ma una necessità carnale.

Entrati in camera, la luce calda delle lampade creava ombre lunghe sulle pareti. Ci siamo seduti sul divanetto circolare, Irene al centro, il perno di quella tensione. Mentre sorseggiavamo il prosecco, le parole sono diventate superflue. Irene ha preso l’iniziativa: con dita tremanti ma decise, ha toccato e poi abbassato il costume di lui.
Il silenzio è piombato nella stanza quando quella sicurezza fisica si è palesata: un arnese enorme, largo, dalla pelle tesa e completamente depilata, che sembrava pulsare di vita propria. Irene è rimasta senza fiato per un istante, poi mi ha guardato con gli occhi sbarrati dall'eccitazione e ha sussurrato quella verità elettrica: "È il triplo del tuo...". Non era un paragone, era una dichiarazione di guerra ai sensi.

Il ragazzo si è sdraiato sul letto, offrendosi come un altare. Ci siamo chinati su di lui insieme; le nostre bocche si alternavano e si incrociavano su quel membro imponente, leccandolo e gustando ogni centimetro di quella vigoria giovanile. La goduria era collettiva: io godevo nel vedere lei così vorace, lei godeva nel possedere finalmente ciò che aveva sempre sognato.
Poi, Irene si è tolta il costume. Completamente nuda, con la passera perfettamente depilata che brillava sotto le luci della suite, si è messa a pecora al centro del letto. Lui l'ha presa da dietro con la forza di un toro. L'impatto dei corpi è stato violento e primordiale. Lui la montava con spinte profonde, decise, che la scassavano e la facevano gridare di piacere. Irene cercava il mio sguardo, dirmi con gli occhi che quel cazzo enorme la stava portando in un'altra dimensione.

Mentre lui continuava a possederla, io mi sono posizionato dietro di lei, avvolgendola con le mie braccia. Ho afferrato i suoi seni, stringendoli con forza per unirli e creare un solco profondo. Lui ha capito al volo: ha estratto il membro bagnato da lei e lo ha infilato tra le sue tette.
Sentivo il calore di entrambi, il ritmo forsennato del cuore di Irene sotto le mie palme. Quando lui ha raggiunto il limite, ha emesso un grugnito profondo e ha sborrato con una potenza incredibile. Schizzi bianchi e caldi sono finiti ovunque: sul seno di Irene, sul mio braccio, sulle lenzuola candide, sul volto di lei, sigillando quella profanazione della nostra intimità con il marchio del piacere puro.

Siamo finiti tutti e tre sotto il getto della doccia, l'acqua calda che lavava via i resti di quella foga ma non il ricordo elettrico che ci pulsava ancora dentro. Ci siamo salutati con un calore insolito tra estranei, scambiandoci i numeri con la consapevolezza che Genova, quella notte, aveva visto nascere qualcosa di troppo potente per finire lì.
scritto il
2026-02-10
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