Gisella

di
genere
orge

Rossella, Gisella. Il potere del desiderio e i suoi lati oscuri

Quella sera tornai a casa dolorante. Salutai Guido, ignaro di tutto, e mi buttai nel letto distrutta. Mi addormentai pensando come avrei mai potuto fare per liberarmi del vincolo che avevo con Fabio. Pierpaolo, il vecchio porco, era diventato per me come l’aria che respiro, sarei morta soffocata se avessi immaginato soltanto di non vederlo più.
La mattina seguente andai nell’ufficio di Fabio sperando di trovare la forza di dirgli la verità, ma lo trovai che gongolava con delle carte tra le mani.
“Buongiorno, puttanella. Ho belle notizie.” lo disse davvero con il sorriso sulle labbra e si aspettava altrettanto da me. Tentai di fingerlo sulla mia faccia.
“So dove si incontreranno quella troia di Gisella e il suo avvocato la settimana prossima”.
“Ah bene. E cosa vuoi fare?” dissi curiosa.
“Lui ha una veccia casetta sul lago di Como. E’ un posto isolato. Ho convinto il mio investigato di piazzare un pò di telecamere in camera da letto e lui ha accettato”.
“Ma è un reato lo sai Fabio?”.
“Con il denaro si ottiene quasi tutto tesoro!”.
“Questo è vero. Speriamo bene però…”.
“Ma si vedrai non se ne accorgerà nessuno. Entrare di nascosto non è difficile e poi l’investigatore si è accertato che non ci sono sistemi di allarme ne vicini che possano accorgersi dell’operazione”
“Con questo avrai una bell’arma per vendicarti!”, dissi, tentando di mascherare che in effetti non me ne poteva fregare di meno.
“Martedì prossimo ci sarà l’incontro e questa notte l’investigatore provvederà a piazzare le telecamere. Potremo goderci lo spettacolo anche da qui e ovviamente registrare tutto.”
Pensai che il martedì era diventato per me un giorno particolare. Il giorno in cui avevo cambiato vita con una scopata e che per Gisella sarebbe stato lo stesso, ma con diverse conseguenze.
Pierpaolo mi chiamo per tutti i giorni a seguire. Non potemmo vederci però perchè era molto impegnato. Il desiderio non esaudito di essere di nuovo al suo servizio mi rendeva sempre più nervosa. Stava diventando un’ossessione.
Passo il fine settimana che trascorsi con Guido. Tentai invano di sfogare i miei istinti con lui ma furono tentativi vani. MI scopò la domenica sera standomi sopra mentre io pensavo al cazzo di Pierpaolo.
Il martedì arrivò dopo un secolo. Fabio mi ricordò che avevamo da vedere un filmetto in diretta intorno alle 20. Io feci finta di averlo dimenticato e lui mi guardò in cagnesco aggiungendo “Mi raccomando avvisa tuo marito e ti aspetto nel mio ufficio a quell’ora”.
“Ok” la mia risposta.
Alle 20 precise mi presento nell’uffico di Fabio. Lui è già davanti al computer e mi dici che per ora ancora niente. “Vieni, mettiti a fianco a me. Aspettiamo che la troia entri in azione.”.
Mi avvinai a lui dall’altro lato della scrivania. appoggiai i gomiti sulla scrivania e restai in attesa che si vedesse qualcosa.
Improvvisamente si sentirono delle voci. Nessuna immagine però ancora. Le telecamere inquadravano la camera da letto da varie angolazioni. “speriamo solo che decidano di scopare la altrimenti… niente spettacolo” dissi ridendo.
“Vedrai conosco la puttana le piace stare comoda”
I microfono facevano sentire più di due voci. Ogni tanto le risate di una donna. “Senti come ride la puttana”, disse Fabio con la faccia truce.
Cominciavamo ad essere impazienti. Poi d’un tratto lei entrò in camera. Era vestita con un calice di vino rosso in mano. Si guardò intorno e poi uscì di nuovo. Dopo un paio di minuti entrò il famoso Odescalchi. Anche lui ancora vestito, anche lui con il suo bel calice in mano. Si sedette su una poltrona che era posizionata sul lato destro del letto. “Fra un pò arriva quella stronza di Gisella…” disse Fabio sempre più incazzato. I minuti passavano mentre sullo schermo continuava a vedersi solo l’avvocato che sorseggiava il suo vino e che si muoveva nervosamente sulla poltrona. Poi tutto cambiò. Io e Fabio ci guardammo per un attimo con gli occhi spalancati e senza dire una parola. La scena era cambiata. Lui sempre seduto ma ora a venir inquadrati erano due ragazzoni completamente nudi. Uno dei due era di colore, l’altro caucasico. Avevano i cazzi in tiro le cui dimensioni ci lasciarono muti. Si misero dalla parte dove era seduto l’avvocato, provocando un nuovo sguardo incredulo tra di noi. a me scappò solo “Vuoi vedere che è pure Gay l’avvocatuccio”.
Non feci in tempo a dire la battuta che lei arrivò. Indossava un completo bianco di pizzo. Reggicalze e calze bianche. Scarpe chiare con tacco vertiginoso. Camminava ancheggiando e ridendo. “Hai capito la Gisella?”. Fabio mi guardò ferocemente.
Sul video, Gisella avanzava sculettando come una gattina in calore. Ogni passo era una sfida alle leggi dell’equilibrio su quei tacchi. Arrivò davanti al tipo di colore, che la guardava con un sorriso da predatore, e si chinò per baciarlo. Ma invece di farlo, all’ultimo, gli prese la faccia tra le mani come per studiarlo meglio, poi lasciò scivolare le dita sul petto, sul ventre, fino a fermarsi proprio là davanti, dove il ragazzo aveva un cazzo che non avevo mai visto nemmeno nei peggiori porno. Gisella si fece seria, quasi religiosa, e per un secondo temetti si sarebbe messa a ridere tanto era sproporzionato. Invece lo prese con due mani, se lo portò davanti al volto e lo osservò da ogni lato come se fosse una reliquia, o un’arma.
Fabio cominciò a ridacchiare isterico. “Guarda quella troia… non ci crede neanche lei.” Ma io non riuscivo a staccare gli occhi dal video. La scena aveva qualcosa di ipnotico, di grottesco, eppure mi faceva sentire accaldata. Fabio lo notò. “Ti ecciti vedere come si comporta la signora rispettabile, eh?”
Non risposi, ma sapevo che aveva ragione. Cercai di fare la superiore e scherzare: “Si vede che la dieta vegetariana non vale per tutta la carne…” Ma era una battuta stupida e mi uscì male, perché avevo le budella annodate.
Sul video i due ragazzoni non persero tempo. Iniziarono a baciare la Gisella uno dal davanti e uno da dietro, come se dovessero contenderla. Lei si piegò a novanta e fece sparire nella bocca il cazzo dell’africano. L’altro le leccava via la seta delle mutandine come un felino. Gisella gemeva, davvero gemeva, microfono aperto. L’avvocato beveva vino e sorrideva, si godeva lo spettacolo come se fosse aria di casa. “Hai visto che gentiluomo?” mugolò Fabio, ma la voce gli era tremula. Io prendevo appunti mentali su come si faceva, provando invidia.
Poi la scena cambiò ancora, perché i due uomini si sfidavano con gesti sempre più estremi. Il ragazzo caucasico prese Gisella per i fianchi e la sollevò di peso. Lei ci si avvinghiò come un’edera, e nel giro di pochi secondi era già impalata di schiena sul suo cazzo. Non avevo letteralmente mai visto nulla del genere, né nella vita né nei porno su internet. Fabio ansimava accanto a me, ormai meno attento alla vendetta che allo spettacolo. “Minchia… fanno ginnastica, ‘sti stronzi.”
In video, Gisella si lasciava maneggiare senza un’oncia di vergogna. Anzi, sembrava che la rendesse orgogliosa quell’essere il parco giochi di tre uomini che la trattavano come una troia pagata. L’avvocato adesso le accarezzava la testa, o forse le dava delle pacche paternalistiche. L’africano si avvicinò con il cazzo davanti alla sua bocca e lei ci si applicò come a un esame di stato. Si sentivano i rantoli, le risate, un paio di bestemmie. Il tutto in una camera da letto anonima di proprietà, con una testata imbottita color avorio che sembrava uscita da un catalogo di Ikea. La scena era oscena e celebrativa allo stesso tempo, come una specie di performance artistica per pochi intenditori. Fabio aveva il respiro corto. Io mi scoprivo ad accavallare le gambe e strizzarmi tra le cosce, senza nemmeno rendermene conto. Ma dentro di me cresceva il desiderio. Non ero migliore di Gisella, anzi, adesso quasi la capivo. A un certo punto, sul video, Gisella gridò qualcosa in francese (mai saputo che lo parlasse) e subito dopo si chinò di lato, puntando il culo a favore di telecamera mentre si faceva fottere in doppia penetrazione. L’avvocato a quel punto abbandonò la poltrona, prese la cintura dei pantaloni e iniziò a schioccarla sulle chiappe di Gisella in sincrono coi colpi degli altri. Fabio non resse più la tensione, inchiodò lo sguardo su di me e mi domandò: “Ti fa schifo?” “Per niente,” risposi con sincerità che mi sorprese, la voce roca, “E’ bellissimo.” Fabio si lasciò andare a una risata gutturale, meno di scherno e più simile a una confessione.
Eravamo lì, io e lui, connessi al monitor come due ragazzini che hanno appena scoperto i canali porno dopo mezzanotte. La differenza era che noi non eravamo spettatori anonimi, ma spie, e la vita vera faceva molto più male e molto più bene del cinema.
Per un attimo Fabio tacque. Poi mi guardò e, senza nessuna delle sue solite moine, mi fece: “Dai, vieni qua.” Io non cercai scuse. Mi avvicinai dalla parte della scrivania che dava sul suo lato e lui fece scorrere la mano lungo la mia schiena, premendomi contro di sé. Il suo odore era un misto di sudore, colonia e qualcosa di astratto, tipo corruzione. Io lo lasciai fare.
Mentre sullo schermo Gisella veniva sbatacchiata in catena di montaggio dagli stalloni, Fabio mi prese la testa fra le mani e mi spinse la bocca sulla sua. Non ci baciammo davvero, non era così romantico. Eravamo più due animali che si azzannano. Lui scese, slacciò la camicetta senza nemmeno guardare, lasciando penzolare un paio di bottoni saltati. Mi spinse con entrambe le mani sulla schiena, piegandomi di nuovo contro la scrivania. Sentii la sua erezione premere già fortissima sulla mia gonna. C’era qualcosa, nell’immediata brutalità di quel gesto, che mi fece scattare un brivido lungo la colonna vertebrale. Non era neanche desiderio, era una specie di vendetta preventiva su tutto quello che avevo visto e pensato nell’ultimo quarto d’ora. Fabio stava chiavando di lato, mi tirava giù la biancheria di forza, mi allargava quasi spaccandomi con le mani e intanto mugolava “Brava. Così, fammi vedere quanto vali.”
Mi sono sorpresa a godere di quella rozza, violenta imitazione della scena che stavamo osservando. Non ero più in ufficio, ero entrata nel reality di Gisella, ma con Fabio al posto dei due lupi. Lui non era affatto un amante raffinato, si muoveva a scatti, rideva di me quando mi lamentavo, e all’inizio è stato quasi uno stupro consensuale. Poi però ho sentito la mia resistenza cedere e tutto è diventato disperatamente intenso. Avevo la faccia schiacciata contro il piano di quercia freddo, vedevo solo il bordo del monitor, e sopra la mia testa sentivo il fiato pesante di Fabio che si godeva ogni secondo della sua vendetta. Mi sono lasciata andare: ho urlato, l’ho implorato di scoparmi più forte, e mentre sullo schermo si vedeva Gisella venire come una porca, io sono venuta davvero, sporca e fragorosa, con la voce che mi si spezzava. Mi è scappata perfino una bestemmia. Sto recuperando il tempo perso, mi dissi.
scritto il
2026-02-09
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