Il patto delle quattro
di
Maria S. Fans
genere
orge
Maria è al centro, un blocco di granito di 67 anni e 75 kg che sfida le leggi della gravità e della morale. È a 90 gradi, le mani piantate a terra, le dita che artigliano il tappeto persiano consumato. La sua nudità è un assalto ai sensi: non c’è spazio per la gentilezza, solo per la cruda realtà della carne.
Arianna, la vecchia volpe, è dietro di lei. Ha lo strap-on già allacciato, una cinghia di cuoio che le segna i fianchi. Anna, quella col cuore di ghiaccio, le sta ai lati, pronta a bloccarle le braccia. Katia, la piccola, è inginocchiata davanti a quel muro di carne, con gli occhi sgranati e la lingua già pronta a perdersi nel calore di Maria.
"Adesso basta chiacchiere," sputa Maria, mentre il petto le sussulta per lo sforzo. "Voglio sentire il metallo, voglio sentire il cuoio, voglio sentire quanto siete cattive quando nessuno vi guarda."
Arianna non se lo fa ripetere. Afferra Maria per i fianchi, affondando le dita in quei 75 kg di sostanza, e spinge con una violenza che fa tremare i mobili del salone. Maria incassa il colpo con un grugnito di piacere sporco, mentre Anna le morde una spalla e Katia si divora letteralmente la sua intimità con una bramosia che sa di disperazione.
La stanza puzza di sesso, di lattice e di quella strana adrenalina che solo ad Arcavacata si respira. Maria è una tempesta: urla ordini mentre viene posseduta, gode nel sentire la forza di Arianna che la scuote e la lingua di Katia che la manda fuori di testa.
"Più dentro, Arianna! Fammi sentire che sei ancora viva, maledetta!"
Il salone di Arcavacata è un inferno di carne e vapori. Mentre Arianna continua a martellare con lo strap-on il corpo marmoreo di Maria , che incassa ogni colpo con la fiera stabilità dei suoi 75 kg, Anna decide di alzare il livello dello scontro.
Afferra una bottiglia di grappa fatta in casa, un liquido trasparente e incendiario che puzza di terra e alcol puro. Con un gesto brutale, stappa la bottiglia con i denti e inizia a versarla sui corpi in movimento. Il liquido brucia sulla pelle accaldata di Maria, scivola tra le natiche e finisce dritto tra la lingua di Katia e l'intimità della regina. Maria lancia un grido che è metà dolore e metà estasi selvaggia: il fuoco dell'alcol rende ogni tocco elettrico, ogni spinta un tormento divino.
SBAM! SBAM! SBAM!
Tre colpi secchi alla porta. Il gruppo si congela per un istante, ma Maria, con i capelli sudati incollati al viso e gli occhi iniettati di sangue, urla: "Katia, apri quella maledetta porta! Non fermarti, Arianna! Spingi!"
La piccola Katia, ancora sporca del sapore di Maria e bagnata di grappa, barcolla nuda fino all'ingresso e spalanca la porta.
Sulla soglia c'è Tonino, il postino del paese. Un uomo di mezza età col berretto storto e la borsa di cuoio a tracolla. Resta pietrificato. Davanti a lui, un salone che sembra un altare pagano: Maria a 90 gradi, bagnata di liquore che brilla sotto la luce giallastra, posseduta da Arianna, mentre Anna ride come una pazza versando l'ultima grappa.
"C-c'è... c'è una raccomandata... per la signora Salerno..." balbetta Tonino, mentre i suoi occhi cadono inevitabilmente sull'esposizione totale di Maria, che da quella posizione lo fissa con un ghigno diabolico.
"Entra, Tonino," ringhia Maria, senza smettere di sussultare sotto i colpi di Arianna. "Vieni qui a farmi firmare. Ma attento... se tremi e sbagli la firma, ti faccio restare qui con noi finché non impari come si serve una donna come me."
Tonino entra come un sonnambulo, attirato dal magnetismo sporco di quei 67 anni di pura lussuria. Si avvicina al divano, estraendo il registro e la penna, mentre le donne continuano il loro rito proprio sotto il suo naso, schizzandolo di alcol e sudore.
Tonino è lì, con la penna che trema tra le dita e la borsa di cuoio che gli scivola dalla spalla. L’odore acre della grappa versata da **Anna** e il calore ferino che emana dal corpo di **Maria** lo stanno soffocando. Maria, ancora bloccata nella sua posa di potere a 90 gradi mentre **Arianna** continua a spingere con lo strap-on, allunga un braccio all’indietro con una velocità felina.
Afferra Tonino per la cravatta d’ordinanza e lo strascina nel cuore del groviglio, facendolo cadere in ginocchio proprio dietro Arianna.
“Dimentica la carta, Tonino!” urla Maria, la voce roca rotta dal ritmo dei colpi. “Il tuo ufficio stasera è questa stanza. Voglio che mi marchi la pelle, voglio sentire il peso della tua divisa contro i miei 75 chili. Timbra la tua regina, maledetto!”
**Anna** ride e gli svuota il resto della bottiglia di grappa sulla testa, mentre **Katia** gli sbottona i pantaloni con i denti. Tonino perde ogni difesa: la borsa delle lettere vola via, spargendo raccomandate e bollette sul pavimento bagnato di liquore e umori.
Il salone di Arcavacata diventa un oceano di carne matura e peccaminosa. Maria gode nel sentire la confusione del postino che si unisce alla forza metodica di Adelina. È un caos organizzato dove Maria , a **67 anni**, dirige l’orchestra della depravazione più assoluta. Tonino, ormai travolto, affonda le mani nei fianchi solidi di Maria, cercando un appoggio mentre si perde in quel labirinto di corpi nudi e profumo di grappa.
Maria decide di cambiare registro. Con un movimento pesante e sensuale, ribalta la sua mole di 75 kg sul tappeto persiano, sdraiandosi finalmente sulla schiena. A 67 anni, spalanca le gambe con la fierezza di chi sta aprendo le porte di un regno proibito. Il salone di Arcavacata diventa il teatro di un’architettura di carne che non lascia spazio all'immaginazione.
Maria è a terra, gli occhi persi nel soffitto, mentre il suo corpo diventa il centro di un ingranaggio perfetto:
Arianna non perde un colpo. Si posiziona dietro, sollevando leggermente i fianchi di Maria per trovare l'imbocco del culo. Con una spinta secca e autoritaria, affonda lo strap-on nel buco posteriore della regina, stabilendo un ritmo che fa sussultare tutto il corpo maturo di Maria.
Tonino il postino, ormai completamente fuori di sé e sporco di grappa, si avventa sulla figa. Entra con la disperazione di chi sa che un'occasione così non tornerà mai più, scomparendo tra le cosce possenti di Maria che lo stringono come una morsa.
Katia sale sopra il viso di Maria. Si accovaccia con le gambe aperte, offrendo la sua figa bagnata direttamente sulla bocca della Salerno. Maria l'accoglie con la lingua, divorandola, mentre le mani di Katia artigliano i capelli grigi della sua mentore per trovare stabilità nel piacere.
Anna, a pochi centimetri da quel groviglio, osserva la scena con uno sguardo torbido. È nuda, le gambe divaricate, e si masturba con un dildo enorme, guardando fisso negli occhi Maria mentre il giocattolo entra ed esce freneticamente, accompagnando il ritmo dei sospiri che riempiono la stanza.
Maria è nel suo elemento. È l'epicentro di un terremoto sensuale: sente Adelina che la scuote da dietro, Tonino che la riempie davanti e il sapore di Katia che le mozza il fiato.
"Sì!" urla Maria tra un respiro e l'altro, mentre la grappa versata prima continua a bruciare sulla pelle. "Prendetemi tutta! Arcavacata è mia e io sono vostra! Non fermatevi finché non sento il cuore scoppiare!"
All’improvviso, il vecchio ronzio della lampadina si interrompe. Il salone di **Arcavacata** piomba in un’oscurità totale, densa come pece. Ma il rito non si ferma. Anzi, senza la vista, gli altri sensi esplodono in un delirio primordiale.
Nell’oscurità si sente solo il rumore viscerale della carne che sbatte contro la carne: lo schiaffo ritmico e pesante dello strap-on di **Arianna** che continua a colpire il culo marmoreo di **Maria**, il respiro affannato e animalesco di **Tonino** incastrato nella figa della regina, e i gemiti soffocati di **Katia**, che nel buio spinge ancora più forte il suo sesso contro la bocca di Maria.
**Anna**, persa nel suo piacere solitario col dildo, ride nell’ombra, un suono sinistro e sensuale che rimbalza sulle pareti umide. L’odore della grappa e del sudore diventa quasi solido, soffocante.
“Non fermatevi!” la voce di Maria Salerno squarcia il buio, roca e potente come non mai. “Nel buio siamo tutti uguali, nel buio c’è solo il piacere e il potere! Sentitemi! Io sono Arcavacata!”
Si sente il rumore di un mobile che cade, il fruscio delle raccomandate calpestate, e poi un climax corale, un urlo collettivo che sembra voler buttare giù le mura del palazzo. Maria a **67 anni**, nel silenzio e nell’oscurità del suo salone, ha celebrato il suo trionfo definitivo.
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Commenti dei lettori al racconto erotico