Preghiera
di
Ripe (with decay)
genere
pulp
Lo sguardo corre lungo i filari degli alberi, il tracciato spoglio dei sentieri, le macchie di colore delle aiuole fiorite. Figure lontane intrecciano cammini di un istante: jogger con cuffie e magliette ambrate di sudore, proprietari di cani a passeggio. La visuale che ne coglie dall’alto rimpicciolisce ogni particolare come se lo scrutasse attraverso una lente.
C’è poca animazione a quell’ora nel parco. Ha percorso con attonita indolenza i viottoli di mattonelle e ciottoli corrosi dall’incuria che salgono in lenti tornanti la collinetta alla cui sommità fa da ricettacolo per sterpaglie un anfiteatro in cemento armato, semenza di strane idee appartenute al passato.
Aggrava il peso del corpo sul cordolo sdrucciolo. I gradini corrosi denudano, tendini insanguinati, tondini arrugginiti. L’aria è rinfrescata dopo il piovasco notturno. L’umidità gli si appiccica addosso come una ragnatela.
Spettatori spettrali si assiepano sulle gradinate. Nessuno c’è, nessuno vede. A suo tempo, quell’esperimento è stato variamente impiegato per kermesse, sagre, attività di fine anno. La scuola sorge al di fuori del parco, vi si accede tramite un passaggio diretto ora chiuso e sbarrato. Una scalinata conduce sul proscenio. Sporgendo dalla sommità della ringhiera si scorge da un lato il quadro elettrico, dall’altro il pertugio di ispezione. Scavalca il cordolo, avanza nell’erba incolta.
Un ingresso nero e spesso come vernice. Fiori avvelenati di cose corrotte, di azioni turpi, di marcio e disfacimento. L'occhio vibra nell'orbita, regola il fuoco. Un ripostiglio silenzioso dove sconosciuti possono incontrarsi per caso. Uno stuoino immolato alla notte, coperte buttate nell'angolo a disfarsi, covo per zecche e altre bestie. Un uomo può morire là dentro senza che nessuno se ne accorga.
Districa il collarino. Il prete ha preso a sudare. Vuole andar via ma non ne ha il diritto. Un'anima si salva anche a costo di sacrificare la propria.
Ode alle spalle un fruscio lento sonnacchioso. L'avanguardia pelosa di un cane, il petalo rosato della lingua sotto gli occhi a ravvivare la bizzarra orchidea nera del muso. Dietro il collare una donna matura. Cerca ristoro nell'ora antelucana che tinge i cieli di pennellate rinascimentali e deboli vocalizzi. Luglio ha portato il caldo torrido – lo chiamano sempre Caronte l’anticiclone africano. Per non soffrire si alza alla buon’ora quando la luce è ancora immemore alla fine delle notti tropicali.
Veste sbarazzina. Shorts corti e una canottiera larga senza nient'altro. Se solo lo sapessero gli uomini, che tortura medievale arriva ad essere un reggiseno quando ci sono 30°! Non lo ha mai fatto, ma ha scoperto che è piacevole. E perché no, è piacevole pure scoprire gli sguardi increduli e subito dopo imbarazzati dei pochi che attraversano il parco a quell’ora. Gente come lei, portano a spasso l’amico a quattro zampe. Si conoscono di vista. Scambiano saluti e chiacchiere innocenti mentre i cani ripetono i rituali della specie. Rituali rispettati anche tra i padroni, simili a quelli di corteggiamento se l’uomo maturo che la incrocia raddrizza la schiena, si fa spavaldo, l’occhio gli cade su quello che si intravede, e sicuramente si sofferma sul di dietro quando ognuno procede per la propria strada.
È ancora una donna piacevole nonostante gli anni, la cellulite, le smagliature. Non le dispiace essere soppesata. Come un gioco. Perché oltre quella concessione alla vanità complice l’ora e la desolazione non si permette. C’è solo un uomo da cui desidera essere desiderata. E quell’uomo la aspetta a casa, prepara la colazione. E magari una sorpresa dei sensi: è bellissimo farlo senza preavviso, come capita.
Nonostante tutto non basta per sopravvivere alla calura micidiale. Sembra di essere chiusi tra quattro mura senz’aria. Il sudore le chiazza la canottiera. Sorride all’idea: non durerà a lungo. Lei è quel tipo di persona che già dopo ferragosto inizia a mettere magliette con le maniche lunghe, a rabbrividire di un freddo che nessuno sente.
Lady tira e uggiola interrogativa. Lei solleva gli occhi dal cellulare. Solo una sbirciatina. Curiosa apparizione un prete nella radura dell'anfiteatro. I bagliori incendiari del sole nascente penetrano nella vegetazione e convergono insieme su di loro. Abbozza un timido sorriso. Il giovane dall'espressione infelice sembra diventare di colpo più infelice. Le va incontro pallido terrorizzato. Protende le mani. Si sente male?
L'afferra per le spalle e la scaglia contro un albero. Si sente strapazzata e sbattuta come un peluche da una forza a cui non può opporsi. Lady abbaia e scuote le fauci, ma si prende un calcio e finisce oltre il crinale. La donna si avventa sull'aggressore, viene di nuovo respinta, cadendo batte la nuca e resta riversa. Ora Lady è legata col guinzaglio ad un fusto. Il prete trascina la donna nel loculo, la butta a terra, la spoglia con frenesia strappandole l'intimo. Lei grida e scalpita. Un pugno l'ammutolisce. Mani d’acciaio le serrano la gola, scintilla un coltello. Sgrana gli occhi ad udire la minaccia. Non opporti, non opporti, anche questo passerà. Ma sa già che non è vero. Lacrime di paura angoscia e umiliazione giù dalle guance nella sporcizia del corpo. Bianca carne violata. Si sente vangata con odio. Artiglia la fredda terra di cimitero. Il suo sesso oltraggiato non si concede: secca come un cadavere ogni colpo di reni brucia di tortura. Prega che tutto si compia. Lontano Lady abbaia. A lungo. Svenire, svenire soltanto, fino alla fine. È un dono che non le è concesso.
Un fiotto ardente la invade. La guarda mentre viene dentro di lei, poi uscendo si pulisce sulle sue cosce. La donna con lentezza da sonnambula raccatta le sue cose, a capo chino si avvia ancora nuda fuori di lì.
Il prete resta accovacciato. Anche oggi un altro uomo è morto e lei sola se n'è accorta.
C’è poca animazione a quell’ora nel parco. Ha percorso con attonita indolenza i viottoli di mattonelle e ciottoli corrosi dall’incuria che salgono in lenti tornanti la collinetta alla cui sommità fa da ricettacolo per sterpaglie un anfiteatro in cemento armato, semenza di strane idee appartenute al passato.
Aggrava il peso del corpo sul cordolo sdrucciolo. I gradini corrosi denudano, tendini insanguinati, tondini arrugginiti. L’aria è rinfrescata dopo il piovasco notturno. L’umidità gli si appiccica addosso come una ragnatela.
Spettatori spettrali si assiepano sulle gradinate. Nessuno c’è, nessuno vede. A suo tempo, quell’esperimento è stato variamente impiegato per kermesse, sagre, attività di fine anno. La scuola sorge al di fuori del parco, vi si accede tramite un passaggio diretto ora chiuso e sbarrato. Una scalinata conduce sul proscenio. Sporgendo dalla sommità della ringhiera si scorge da un lato il quadro elettrico, dall’altro il pertugio di ispezione. Scavalca il cordolo, avanza nell’erba incolta.
Un ingresso nero e spesso come vernice. Fiori avvelenati di cose corrotte, di azioni turpi, di marcio e disfacimento. L'occhio vibra nell'orbita, regola il fuoco. Un ripostiglio silenzioso dove sconosciuti possono incontrarsi per caso. Uno stuoino immolato alla notte, coperte buttate nell'angolo a disfarsi, covo per zecche e altre bestie. Un uomo può morire là dentro senza che nessuno se ne accorga.
Districa il collarino. Il prete ha preso a sudare. Vuole andar via ma non ne ha il diritto. Un'anima si salva anche a costo di sacrificare la propria.
Ode alle spalle un fruscio lento sonnacchioso. L'avanguardia pelosa di un cane, il petalo rosato della lingua sotto gli occhi a ravvivare la bizzarra orchidea nera del muso. Dietro il collare una donna matura. Cerca ristoro nell'ora antelucana che tinge i cieli di pennellate rinascimentali e deboli vocalizzi. Luglio ha portato il caldo torrido – lo chiamano sempre Caronte l’anticiclone africano. Per non soffrire si alza alla buon’ora quando la luce è ancora immemore alla fine delle notti tropicali.
Veste sbarazzina. Shorts corti e una canottiera larga senza nient'altro. Se solo lo sapessero gli uomini, che tortura medievale arriva ad essere un reggiseno quando ci sono 30°! Non lo ha mai fatto, ma ha scoperto che è piacevole. E perché no, è piacevole pure scoprire gli sguardi increduli e subito dopo imbarazzati dei pochi che attraversano il parco a quell’ora. Gente come lei, portano a spasso l’amico a quattro zampe. Si conoscono di vista. Scambiano saluti e chiacchiere innocenti mentre i cani ripetono i rituali della specie. Rituali rispettati anche tra i padroni, simili a quelli di corteggiamento se l’uomo maturo che la incrocia raddrizza la schiena, si fa spavaldo, l’occhio gli cade su quello che si intravede, e sicuramente si sofferma sul di dietro quando ognuno procede per la propria strada.
È ancora una donna piacevole nonostante gli anni, la cellulite, le smagliature. Non le dispiace essere soppesata. Come un gioco. Perché oltre quella concessione alla vanità complice l’ora e la desolazione non si permette. C’è solo un uomo da cui desidera essere desiderata. E quell’uomo la aspetta a casa, prepara la colazione. E magari una sorpresa dei sensi: è bellissimo farlo senza preavviso, come capita.
Nonostante tutto non basta per sopravvivere alla calura micidiale. Sembra di essere chiusi tra quattro mura senz’aria. Il sudore le chiazza la canottiera. Sorride all’idea: non durerà a lungo. Lei è quel tipo di persona che già dopo ferragosto inizia a mettere magliette con le maniche lunghe, a rabbrividire di un freddo che nessuno sente.
Lady tira e uggiola interrogativa. Lei solleva gli occhi dal cellulare. Solo una sbirciatina. Curiosa apparizione un prete nella radura dell'anfiteatro. I bagliori incendiari del sole nascente penetrano nella vegetazione e convergono insieme su di loro. Abbozza un timido sorriso. Il giovane dall'espressione infelice sembra diventare di colpo più infelice. Le va incontro pallido terrorizzato. Protende le mani. Si sente male?
L'afferra per le spalle e la scaglia contro un albero. Si sente strapazzata e sbattuta come un peluche da una forza a cui non può opporsi. Lady abbaia e scuote le fauci, ma si prende un calcio e finisce oltre il crinale. La donna si avventa sull'aggressore, viene di nuovo respinta, cadendo batte la nuca e resta riversa. Ora Lady è legata col guinzaglio ad un fusto. Il prete trascina la donna nel loculo, la butta a terra, la spoglia con frenesia strappandole l'intimo. Lei grida e scalpita. Un pugno l'ammutolisce. Mani d’acciaio le serrano la gola, scintilla un coltello. Sgrana gli occhi ad udire la minaccia. Non opporti, non opporti, anche questo passerà. Ma sa già che non è vero. Lacrime di paura angoscia e umiliazione giù dalle guance nella sporcizia del corpo. Bianca carne violata. Si sente vangata con odio. Artiglia la fredda terra di cimitero. Il suo sesso oltraggiato non si concede: secca come un cadavere ogni colpo di reni brucia di tortura. Prega che tutto si compia. Lontano Lady abbaia. A lungo. Svenire, svenire soltanto, fino alla fine. È un dono che non le è concesso.
Un fiotto ardente la invade. La guarda mentre viene dentro di lei, poi uscendo si pulisce sulle sue cosce. La donna con lentezza da sonnambula raccatta le sue cose, a capo chino si avvia ancora nuda fuori di lì.
Il prete resta accovacciato. Anche oggi un altro uomo è morto e lei sola se n'è accorta.
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