Capodanno in ascensore - 8°: Loro, gli altri
di
Ripe (with decay)
genere
sentimentali
Loro
Si strinse nelle spalle. “Non saprei”.
“Tutti pensano qualcosa in merito a qualcuno”.
Annuì, poi lasciò vagare lo sguardo in quella gabbia che non concedeva libertà dal fastidioso peso del desiderio. “Avresti mai pensato di essere baciata da un estraneo in ascensore la notte di capodanno?”
La domanda era un azzardo, e se l’azzardo era troppo sarebbe diventato difficile condividere quello spazio così ristretto ancora a lungo.
“Tecnicamente non sei più un estraneo”, gli fece il verso.
Paolo iniziò ad avanzare carponi. Barbara lo accolse con un sorriso malizioso che nascosto nell’ombra poteva incoraggiare a qualunque fraintendimento. La fissò ancora per capire se avesse capito. Non vide traccia di dissenso. Si allungò verso la sua bocca, sfiorò le sue labbra carnose. Lo erano più di prima.
“C’è sempre una prima volta”, lo stuzzicò.
“C’è anche una seconda”.
Annuì in modo impercettibile. Si baciarono a lungo, con sempre maggior trasporto, finché le lingue non esplorarono, tastarono, confusero.
“E avresti mai pensato di fare l’amore in ascensore?”
L’eccitazione che provava era insopportabile. Non sarebbe stato in grado di fermarsi.
Le sfilò i pantaloni, l’intimo. Con indosso soltanto il maglione era ancora più sexy. La guardò. Era distesa sui gomiti. Ricambiava da occhi ridotti a uno spiraglio, la bocca socchiusa per il fiato mozzo. Le labbra erano ancora più gonfie, la guance arrossate. Era abbandonata, del tutto in suo potere. In quell'atmosfera tanto irreale da essere sul punto di dissolversi, era più reale della realtà stessa.
Dapprincipio ancora fascinosamente ritrosa, allargò le ginocchia. Lui infilò la testa tra le cosce e la divorò con la lingua. Anche se poco prima aveva fatto pipì era miele ciò che restava sulla lingua. Voleva che il tempo si fermasse per proseguire all'infinito, ma lei mormorò con l’intonazione dell'ordine “Non stiamo facendo l’amore. Prendimi”. Si denudò, entrò dentro di lei che era tutta una promessa di paradisi e giardini incantati.
Da una distanza indefinita, e nonostante il perdurare del black-out, il frastuono dei botti annunciò la mezzanotte e il nuovo anno. La voglia di festeggiare era più forte dei contrattempi, la voglia di essere felici più forte delle avversità. Ma non avrebbero scambiato quella fugace felicità con nessun’altra.
Alla fine, ancora legati nella carne, non cessarono di guardarsi attraverso occhi che legavano qualcosa di più profondo.
Gli altri
Quella parte di lui che aveva ancora cercato di opporre resistenza si stava spegnendo. Era stato mosso dalla gelosia e dal senso di possesso nei confronti della propria donna quando aveva scoperto che si trovava a tu per tu con un altro uomo in uno spazio chiuso da cui era impossibile fuggire. Scene di tradimento affollavano la sua mente, ma ora la realtà le aveva cancellate.
La realtà del suo, di tradimento.
Non poteva sapere cosa stava succedendo tra Barbara e il compagno di Stefania. Poteva solo formulare delle supposizioni. Ma sapeva cosa stava succedendo tra lui e Stefania.
Mai nelle sue relazioni amorose aveva affrontato il rapporto carnale con dolce trasporto da innamorato. Era un toro trascinato fuori dalla gabbia. Affrontava il sesso come se fosse una prova atletica da cui risultare vincitore, il numero uno, il dio della scopata. E anche Barbara come tutte le altre si era lamentata della brutalità con cui lo faceva. “È uno stupro” lo aveva redarguito una volta lei, minacciando di lasciarlo. Era stato il capodanno scorso quando ubriaco, intrattabile, incattivito, aveva alzato le mani per poi costringerla con la forza a soddisfare le sue voglie.
E quello che lo stupiva era la dolcezza con cui lo stava facendo. Come se quella donna lo avesse ammansito, e esalasse da lei un'essenza sedativa in grado di renderlo innocuo.
Chiuse gli occhi. Il suo corpo fremeva da capo a piedi. “È bellissimo”, gli sfuggì di bocca. Era convinto di averlo solo pensato. Ma quando li riaprì per tornare a fissarla si accorse che un lieve sorriso di gioia e trepidazione increspava le sue labbra. Annuiva. “Sì, è bellissimo”, confermò con un filo di voce. Era in estasi. Sbottonò la camicia, alzò le coppe sul seno per mostrarlo in tutto il suo splendore. Protese le mani per intrecciare le dita con le sue. “Sto impazzendo”, mormorò.
All’improvviso riflessi multicolori li investirono, giocarono a rimpiattino nei grandi spazi aperti oppressi dai bassi soffitti in ombra. Rivolsero la loro attenzione alle vetrate dove lo spettacolo di capodanno si era acceso senza preavviso. “Non ti fermare” lo implorò in un sussurro. Marco scuoteva la testa piano piano. Fermarsi era l’ultima cosa che aveva in mente – nonostante tutto. “Neanche tu”.
Dapprima immobile, quasi raggelata, ora Stefania lo assecondava in tutti i movimenti. Marco non aveva fretta. Avrebbe continuato per sempre. Ma alla fine tutte le cose meravigliose finiscono, e si ritrovarono ad accarezzarsi con lo sguardo ancora a lungo dopo che capodanno era passato, quasi che nessuno dei due sapesse bene cosa fare ora e non intendesse rinunciare a quel fragile legame.
Si strinse nelle spalle. “Non saprei”.
“Tutti pensano qualcosa in merito a qualcuno”.
Annuì, poi lasciò vagare lo sguardo in quella gabbia che non concedeva libertà dal fastidioso peso del desiderio. “Avresti mai pensato di essere baciata da un estraneo in ascensore la notte di capodanno?”
La domanda era un azzardo, e se l’azzardo era troppo sarebbe diventato difficile condividere quello spazio così ristretto ancora a lungo.
“Tecnicamente non sei più un estraneo”, gli fece il verso.
Paolo iniziò ad avanzare carponi. Barbara lo accolse con un sorriso malizioso che nascosto nell’ombra poteva incoraggiare a qualunque fraintendimento. La fissò ancora per capire se avesse capito. Non vide traccia di dissenso. Si allungò verso la sua bocca, sfiorò le sue labbra carnose. Lo erano più di prima.
“C’è sempre una prima volta”, lo stuzzicò.
“C’è anche una seconda”.
Annuì in modo impercettibile. Si baciarono a lungo, con sempre maggior trasporto, finché le lingue non esplorarono, tastarono, confusero.
“E avresti mai pensato di fare l’amore in ascensore?”
L’eccitazione che provava era insopportabile. Non sarebbe stato in grado di fermarsi.
Le sfilò i pantaloni, l’intimo. Con indosso soltanto il maglione era ancora più sexy. La guardò. Era distesa sui gomiti. Ricambiava da occhi ridotti a uno spiraglio, la bocca socchiusa per il fiato mozzo. Le labbra erano ancora più gonfie, la guance arrossate. Era abbandonata, del tutto in suo potere. In quell'atmosfera tanto irreale da essere sul punto di dissolversi, era più reale della realtà stessa.
Dapprincipio ancora fascinosamente ritrosa, allargò le ginocchia. Lui infilò la testa tra le cosce e la divorò con la lingua. Anche se poco prima aveva fatto pipì era miele ciò che restava sulla lingua. Voleva che il tempo si fermasse per proseguire all'infinito, ma lei mormorò con l’intonazione dell'ordine “Non stiamo facendo l’amore. Prendimi”. Si denudò, entrò dentro di lei che era tutta una promessa di paradisi e giardini incantati.
Da una distanza indefinita, e nonostante il perdurare del black-out, il frastuono dei botti annunciò la mezzanotte e il nuovo anno. La voglia di festeggiare era più forte dei contrattempi, la voglia di essere felici più forte delle avversità. Ma non avrebbero scambiato quella fugace felicità con nessun’altra.
Alla fine, ancora legati nella carne, non cessarono di guardarsi attraverso occhi che legavano qualcosa di più profondo.
Gli altri
Quella parte di lui che aveva ancora cercato di opporre resistenza si stava spegnendo. Era stato mosso dalla gelosia e dal senso di possesso nei confronti della propria donna quando aveva scoperto che si trovava a tu per tu con un altro uomo in uno spazio chiuso da cui era impossibile fuggire. Scene di tradimento affollavano la sua mente, ma ora la realtà le aveva cancellate.
La realtà del suo, di tradimento.
Non poteva sapere cosa stava succedendo tra Barbara e il compagno di Stefania. Poteva solo formulare delle supposizioni. Ma sapeva cosa stava succedendo tra lui e Stefania.
Mai nelle sue relazioni amorose aveva affrontato il rapporto carnale con dolce trasporto da innamorato. Era un toro trascinato fuori dalla gabbia. Affrontava il sesso come se fosse una prova atletica da cui risultare vincitore, il numero uno, il dio della scopata. E anche Barbara come tutte le altre si era lamentata della brutalità con cui lo faceva. “È uno stupro” lo aveva redarguito una volta lei, minacciando di lasciarlo. Era stato il capodanno scorso quando ubriaco, intrattabile, incattivito, aveva alzato le mani per poi costringerla con la forza a soddisfare le sue voglie.
E quello che lo stupiva era la dolcezza con cui lo stava facendo. Come se quella donna lo avesse ammansito, e esalasse da lei un'essenza sedativa in grado di renderlo innocuo.
Chiuse gli occhi. Il suo corpo fremeva da capo a piedi. “È bellissimo”, gli sfuggì di bocca. Era convinto di averlo solo pensato. Ma quando li riaprì per tornare a fissarla si accorse che un lieve sorriso di gioia e trepidazione increspava le sue labbra. Annuiva. “Sì, è bellissimo”, confermò con un filo di voce. Era in estasi. Sbottonò la camicia, alzò le coppe sul seno per mostrarlo in tutto il suo splendore. Protese le mani per intrecciare le dita con le sue. “Sto impazzendo”, mormorò.
All’improvviso riflessi multicolori li investirono, giocarono a rimpiattino nei grandi spazi aperti oppressi dai bassi soffitti in ombra. Rivolsero la loro attenzione alle vetrate dove lo spettacolo di capodanno si era acceso senza preavviso. “Non ti fermare” lo implorò in un sussurro. Marco scuoteva la testa piano piano. Fermarsi era l’ultima cosa che aveva in mente – nonostante tutto. “Neanche tu”.
Dapprima immobile, quasi raggelata, ora Stefania lo assecondava in tutti i movimenti. Marco non aveva fretta. Avrebbe continuato per sempre. Ma alla fine tutte le cose meravigliose finiscono, e si ritrovarono ad accarezzarsi con lo sguardo ancora a lungo dopo che capodanno era passato, quasi che nessuno dei due sapesse bene cosa fare ora e non intendesse rinunciare a quel fragile legame.
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