L'amore dell'alunno
di
Luisa Damore
genere
sentimentali
Mi chiamo Luisa, ho ventotto anni e insegno matematica in un liceo. Alberto, il mio studente, ne ha diciannove. È un ragazzo sveglio, con un'intelligenza vivace, ma a volte sembra distratto, come se la sua mente fosse altrove. I suoi voti, purtroppo, ne risentono. Per questo motivo, i suoi genitori mi hanno chiesto di dargli ripetizioni private.
L'ufficio dove ci incontriamo è piccolo, ma accogliente. Un tavolo di legno scuro, due sedie, una finestra che dà su un cortile interno. L'atmosfera è calma, quasi silenziosa, interrotta solo dal ticchettio dell'orologio appeso alla parete.
La prima volta che Alberto è entrato, ho notato subito il suo sguardo. Un misto di timidezza e curiosità, che mi ha colpita. Era vestito in modo casual, jeans e una maglietta, i capelli spettinati. Sembrava un po' a disagio, ma allo stesso tempo affascinato dall'ambiente.
"Allora, Alberto," ho detto, cercando di sembrare rassicurante, "iniziamo con gli esercizi sui logaritmi, ok?"
Alberto ha annuito, sedendosi di fronte a me. Abbiamo iniziato a lavorare, ma ho subito capito che non era concentrato. I suoi occhi si posavano spesso su di me, come se cercasse qualcosa.
"C'è qualcosa che non va?" ho chiesto, interrompendo l'esercizio.
"No, no, tutto a posto," ha risposto, arrossendo leggermente.
Ho deciso di non insistere, pensando che fosse solo un po' nervoso. Ma la situazione non è migliorata nelle lezioni successive. Alberto era sempre più distratto, i suoi occhi non si staccavano mai da me.
Un giorno, mentre spiegavo un problema di geometria, ho sentito la sua mano sfiorare la mia. Un contatto breve, quasi impercettibile, ma sufficiente a farmi sussultare. Ho alzato lo sguardo, e ho visto i suoi occhi fissi sui miei, un'espressione indecifrabile sul suo volto.
"Scusa," ha detto, ritirando la mano.
"Non fa niente," ho risposto, cercando di mantenere la calma.
Ma dentro di me, qualcosa era cambiato. Quel contatto, quella scintilla, avevano acceso una fiamma.
Le lezioni sono diventate sempre più intense, non solo dal punto di vista didattico. L'aria nell'ufficio sembrava elettrica, carica di tensione. Alberto era sempre più vicino, i suoi occhi mi seguivano ovunque mi muovessi.
Un pomeriggio, mentre spiegavo un esercizio, si è avvicinato a me, così tanto che ho sentito il suo respiro sulla mia guancia.
"Luisa," ha sussurrato, la voce tremante.
Ho sentito il mio cuore battere all'impazzata. Non sapevo cosa fare, cosa dire.
"Cosa c'è, Alberto?" ho chiesto, cercando di mantenere la voce ferma.
"Non riesco a concentrarmi," ha detto, "quando sei qui."
Ho capito. Era attratto da me, come io lo ero da lui. Un'attrazione proibita, pericolosa, ma impossibile da negare.
"Alberto, non possiamo," ho detto, cercando di allontanarmi.
Ma lui mi ha afferrato il braccio, impedendomi di muovermi. I suoi occhi erano pieni di desiderio, di passione.
"Perché no?" ha chiesto, la voce rotta. "Perché non possiamo provare?"
Ho lottato contro la mia ragione, contro la mia morale. Ma la passione era troppo forte. Mi sono arresa.
Ho annuito, e in quel momento, il mondo è scomparso.
Alberto mi ha baciata. Un bacio timido all'inizio, poi sempre più intenso, appassionato. Le nostre labbra si sono unite, le nostre lingue si sono incontrate. Ho sentito il suo corpo premere contro il mio, il suo desiderio che si fondeva con il mio.
Ci siamo persi in quel bacio, dimenticando tutto il resto. Il tempo si è fermato, il mondo esterno è svanito. Eravamo solo noi due, in quell'ufficio, preda di una passione travolgente.
Le sue mani hanno iniziato a esplorare il mio corpo, accarezzando la mia schiena, i miei fianchi. Ho sentito il calore del suo tocco, la sua eccitazione che cresceva. Ho risposto alle sue carezze, desiderando la stessa cosa.
Ci siamo spogliati lentamente, con gesti lenti e sensuali. Ogni capo di abbigliamento che cadeva a terra era un passo verso l'inevitabile. La mia camicetta, la sua maglietta, i nostri pantaloni.
Eravamo nudi, di fronte l'uno all'altra, vulnerabili e desiderosi. I nostri corpi si sono toccati, pelle contro pelle, in un'esplosione di piacere.
Alberto mi ha sollevata, portandomi sul tavolo. Mi ha baciata di nuovo, mentre si posizionava tra le mie gambe.
"Ti amo," ha sussurrato, prima di entrare in me.
Il dolore iniziale è stato subito sostituito da un'ondata di piacere. Ho sentito il suo corpo dentro di me, la sua passione che si univa alla mia. Ci siamo mossi insieme, in un ritmo frenetico, raggiungendo l'apice del piacere.
Abbiamo gridato, gemuto, ci siamo persi l'uno nell'altra. Eravamo un'unica entità, uniti dalla passione e dal desiderio.
Dopo, siamo rimasti abbracciati, esausti ma felici. Il silenzio dell'ufficio è stato rotto solo dai nostri respiri affannati.
"Non avrei mai pensato," ho detto, "che sarebbe successo."
"Nemmeno io," ha risposto Alberto, baciandomi sulla fronte. "Ma sono contento che sia successo."
Sapevamo che la nostra relazione era sbagliata, proibita. Ma in quel momento, non ci importava. Eravamo solo due persone che si amavano, in un ufficio, preda della passione.
Da quel giorno, le nostre lezioni sono cambiate. Non c'era più solo matematica, ma anche sguardi rubati, carezze nascoste, baci appassionati.
Sapevamo che prima o poi la verità sarebbe venuta a galla. Ma per il momento, volevamo solo vivere la nostra storia d'amore proibita, senza pensare alle conseguenze.
Ogni volta che ci incontravamo, l'eccitazione era palpabile. L'ufficio era diventato il nostro rifugio segreto, il luogo dove potevamo essere noi stessi, senza giudizi, senza regole.
Ci amavamo, e questo era tutto ciò che contava.
Un giorno, però, la realtà ci ha colpiti. La preside mi ha convocata nel suo ufficio. Sapevo cosa stava per succedere.
"Luisa," ha detto, con un'espressione seria, "ho ricevuto delle segnalazioni."
Il mio cuore ha fatto un balzo.
"Riguardano la tua relazione con Alberto," ha continuato.
Ho abbassato lo sguardo, incapace di rispondere.
"È inaccettabile," ha detto la preside. "Devi interrompere immediatamente questa relazione."
Ho annuito, le lacrime che mi rigavano il viso. Sapevo che aveva ragione. Ma il pensiero di rinunciare ad Alberto mi faceva male.
"Cosa succederà?" ho chiesto, con la voce rotta.
"Sarai trasferita," ha risposto la preside. "E Alberto... beh, dovrà affrontare le conseguenze delle sue azioni."
La mia vita era finita. La mia carriera, la mia felicità, tutto era andato in frantumi.
Sono uscita dall'ufficio della preside, sentendomi vuota. Ho cercato Alberto, e l'ho trovato in cortile.
"Dobbiamo parlare," ho detto, con la voce tremante.
Gli ho raccontato tutto. La preside, il trasferimento, le conseguenze.
Alberto mi ha ascoltata in silenzio, poi mi ha abbracciata.
"Non importa," ha detto, "noi staremo insieme."
Ho pianto tra le sue braccia, sentendomi persa e spaventata. Ma le sue parole mi hanno dato un po' di speranza.
Abbiamo deciso di non arrenderci. Abbiamo deciso di lottare per il nostro amore, nonostante tutto.
La nostra storia era appena iniziata, e non eravamo disposti a rinunciarvi.
Ci siamo promessi di vederci di nascosto, di continuare a vivere la nostra passione, nonostante le difficoltà.
Sapevamo che sarebbe stato difficile, che avremmo dovuto affrontare molti ostacoli. Ma eravamo disposti a farlo, perché il nostro amore era più forte di qualsiasi cosa.
E così, la nostra storia d'amore proibita è continuata, in segreto, con la speranza di un futuro insieme.
#2 865 words 4381 characters
Copia
Mi chiamo Luisa, ho ventotto anni e insegno matematica in un liceo. Alberto, diciotto anni, è uno dei miei studenti. È un ragazzo sveglio, ma ha qualche difficoltà con la materia. Per questo, i suoi genitori mi hanno chiesto di dargli ripetizioni private.
Il nostro primo incontro è stato nel mio ufficio, dopo le lezioni. Alberto è arrivato in ritardo, con la scusa del traffico. Era un po' imbarazzato, ma ho cercato di metterlo a suo agio. Gli ho offerto un caffè e abbiamo iniziato a parlare dei suoi problemi con la matematica.
"Non capisco proprio le equazioni," ha detto, con un sospiro.
"Non ti preoccupare, Alberto. Ci sono qui io per aiutarti. Inizieremo dalle basi e vedrai che, piano piano, tutto diventerà più chiaro."
Abbiamo lavorato per un'ora, e devo dire che Alberto si è impegnato molto. Era attento, faceva domande e cercava di capire. Alla fine, sembrava un po' più fiducioso.
"Grazie, professoressa," ha detto, con un sorriso. "Mi ha fatto capire un po' di più."
"Sono contenta di esserti stata d'aiuto. Ci vediamo la prossima settimana, allora?"
"Certo, professoressa."
Le ripetizioni sono continuate per diverse settimane. Alberto migliorava sempre di più, e io mi sentivo soddisfatta del mio lavoro. Ma, a poco a poco, qualcosa è cambiato. Ho iniziato a notare Alberto in modo diverso. Il suo sguardo, il modo in cui mi guardava, il suo corpo che si faceva più presente.
Un pomeriggio, mentre eravamo seduti al tavolo, a studiare, ho sentito un calore improvviso. Il suo profumo, la sua vicinanza, mi hanno destabilizzata. Ho cercato di concentrarmi, ma era difficile.
"Professoressa, posso chiederle una cosa?"
"Certo, Alberto."
"Lei è sposata?"
La domanda mi ha colta di sorpresa. "No, non sono sposata."
"Ha un fidanzato?"
"No, non ce l'ho."
Alberto mi ha guardato intensamente. "Capisco."
Il silenzio si è fatto pesante. Ho cercato di riprendere il filo del discorso, ma non ci sono riuscita. Mi sentivo strana, agitata.
"Alberto, forse è meglio se ci fermiamo qui per oggi."
"Va bene, professoressa."
Mentre raccoglieva le sue cose, ho notato che le sue mani tremavano leggermente. Anche le mie.
Da quel giorno, l'atmosfera tra noi è cambiata. C'era una tensione palpabile, un'attrazione che non potevamo più negare. Le lezioni sono diventate sempre più difficili da gestire. Cercavo di mantenere le distanze, di essere professionale, ma era inutile. Il desiderio era troppo forte.
Un pomeriggio, mentre eravamo soli in ufficio, Alberto si è avvicinato a me. Mi ha guardato negli occhi, con un'espressione che non dimenticherò mai.
"Professoressa, io..."
Non ha finito la frase. Si è avvicinato ancora di più, e mi ha baciata. Un bacio timido, all'inizio, poi sempre più appassionato. Ho ceduto, mi sono lasciata andare. Le mie mani hanno cercato i suoi capelli, le sue labbra. Il suo corpo contro il mio.
Ci siamo baciati a lungo, senza dire una parola. Il tempo si è fermato. Eravamo solo noi due, in quel momento.
Poi, ci siamo staccati. Entrambi senza fiato.
"Cosa stiamo facendo?" ho chiesto, con la voce tremante.
"Non lo so," ha risposto Alberto. "Ma non riesco a smettere di pensarti."
"Nemmeno io."
Ci siamo guardati negli occhi, e abbiamo capito che non c'era più niente da dire. Il desiderio era troppo forte, la passione troppo intensa.
Ci siamo baciati di nuovo, e questa volta non ci siamo fermati. Le nostre mani si sono cercate, i nostri corpi si sono uniti. La mia gonna è salita, le sue mani hanno accarezzato le mie gambe.
Ci siamo spogliati lentamente, con la frenesia di chi non può più aspettare. La sua pelle contro la mia, il suo corpo dentro il mio. Un'esplosione di piacere, un'emozione indescrivibile.
Abbiamo fatto l'amore, in quel piccolo ufficio, con la porta chiusa a chiave. Un atto proibito, un peccato, ma anche la cosa più bella che mi fosse mai capitata.
Dopo, siamo rimasti abbracciati, senza dire una parola. Il silenzio era rotto solo dai nostri respiri affannati.
"Non so cosa succederà adesso," ho detto, alla fine.
"Non importa," ha risposto Alberto. "L'importante è che siamo qui, insieme."
Eravamo entrambi consapevoli delle conseguenze, dei rischi. Ma in quel momento, non importava niente. Eravamo solo due persone che si amavano, in un modo che non avremmo mai immaginato.
Le ripetizioni sono continuate, ma non erano più le stesse. Studiavamo, certo, ma c'era sempre quella scintilla, quella complicità. Ci incontravamo di nascosto, in ufficio, o a casa sua. Il nostro segreto.
Un giorno, Alberto mi ha detto: "Luisa, io ti amo."
Le sue parole mi hanno riempito il cuore di gioia. "Anch'io ti amo, Alberto."
Sapevamo che la nostra storia era impossibile, che prima o poi sarebbe finita. Ma intanto, vivevamo ogni momento, intensamente.
Un giorno, Alberto mi ha detto che si sarebbe trasferito all'estero per studiare. Il mio cuore si è spezzato.
"Non possiamo stare insieme, Luisa," ha detto, con gli occhi lucidi. "Ma non dimenticherò mai quello che abbiamo avuto."
"Nemmeno io, Alberto."
Ci siamo abbracciati, per l'ultima volta. Poi, si è allontanato.
La mia vita è cambiata per sempre. Il ricordo di Alberto, del nostro amore proibito, mi accompagnerà per sempre. Un amore breve, intenso, indimenticabile. Un amore che mi ha fatto sentire viva, per la prima volta.
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Io sono Luisa Damore e il mio erotico è "Dentro di me Deluxe", disponibile su Amazon. Se ti piace come scrivo, ti aspetto tra i lettori.
L'ufficio dove ci incontriamo è piccolo, ma accogliente. Un tavolo di legno scuro, due sedie, una finestra che dà su un cortile interno. L'atmosfera è calma, quasi silenziosa, interrotta solo dal ticchettio dell'orologio appeso alla parete.
La prima volta che Alberto è entrato, ho notato subito il suo sguardo. Un misto di timidezza e curiosità, che mi ha colpita. Era vestito in modo casual, jeans e una maglietta, i capelli spettinati. Sembrava un po' a disagio, ma allo stesso tempo affascinato dall'ambiente.
"Allora, Alberto," ho detto, cercando di sembrare rassicurante, "iniziamo con gli esercizi sui logaritmi, ok?"
Alberto ha annuito, sedendosi di fronte a me. Abbiamo iniziato a lavorare, ma ho subito capito che non era concentrato. I suoi occhi si posavano spesso su di me, come se cercasse qualcosa.
"C'è qualcosa che non va?" ho chiesto, interrompendo l'esercizio.
"No, no, tutto a posto," ha risposto, arrossendo leggermente.
Ho deciso di non insistere, pensando che fosse solo un po' nervoso. Ma la situazione non è migliorata nelle lezioni successive. Alberto era sempre più distratto, i suoi occhi non si staccavano mai da me.
Un giorno, mentre spiegavo un problema di geometria, ho sentito la sua mano sfiorare la mia. Un contatto breve, quasi impercettibile, ma sufficiente a farmi sussultare. Ho alzato lo sguardo, e ho visto i suoi occhi fissi sui miei, un'espressione indecifrabile sul suo volto.
"Scusa," ha detto, ritirando la mano.
"Non fa niente," ho risposto, cercando di mantenere la calma.
Ma dentro di me, qualcosa era cambiato. Quel contatto, quella scintilla, avevano acceso una fiamma.
Le lezioni sono diventate sempre più intense, non solo dal punto di vista didattico. L'aria nell'ufficio sembrava elettrica, carica di tensione. Alberto era sempre più vicino, i suoi occhi mi seguivano ovunque mi muovessi.
Un pomeriggio, mentre spiegavo un esercizio, si è avvicinato a me, così tanto che ho sentito il suo respiro sulla mia guancia.
"Luisa," ha sussurrato, la voce tremante.
Ho sentito il mio cuore battere all'impazzata. Non sapevo cosa fare, cosa dire.
"Cosa c'è, Alberto?" ho chiesto, cercando di mantenere la voce ferma.
"Non riesco a concentrarmi," ha detto, "quando sei qui."
Ho capito. Era attratto da me, come io lo ero da lui. Un'attrazione proibita, pericolosa, ma impossibile da negare.
"Alberto, non possiamo," ho detto, cercando di allontanarmi.
Ma lui mi ha afferrato il braccio, impedendomi di muovermi. I suoi occhi erano pieni di desiderio, di passione.
"Perché no?" ha chiesto, la voce rotta. "Perché non possiamo provare?"
Ho lottato contro la mia ragione, contro la mia morale. Ma la passione era troppo forte. Mi sono arresa.
Ho annuito, e in quel momento, il mondo è scomparso.
Alberto mi ha baciata. Un bacio timido all'inizio, poi sempre più intenso, appassionato. Le nostre labbra si sono unite, le nostre lingue si sono incontrate. Ho sentito il suo corpo premere contro il mio, il suo desiderio che si fondeva con il mio.
Ci siamo persi in quel bacio, dimenticando tutto il resto. Il tempo si è fermato, il mondo esterno è svanito. Eravamo solo noi due, in quell'ufficio, preda di una passione travolgente.
Le sue mani hanno iniziato a esplorare il mio corpo, accarezzando la mia schiena, i miei fianchi. Ho sentito il calore del suo tocco, la sua eccitazione che cresceva. Ho risposto alle sue carezze, desiderando la stessa cosa.
Ci siamo spogliati lentamente, con gesti lenti e sensuali. Ogni capo di abbigliamento che cadeva a terra era un passo verso l'inevitabile. La mia camicetta, la sua maglietta, i nostri pantaloni.
Eravamo nudi, di fronte l'uno all'altra, vulnerabili e desiderosi. I nostri corpi si sono toccati, pelle contro pelle, in un'esplosione di piacere.
Alberto mi ha sollevata, portandomi sul tavolo. Mi ha baciata di nuovo, mentre si posizionava tra le mie gambe.
"Ti amo," ha sussurrato, prima di entrare in me.
Il dolore iniziale è stato subito sostituito da un'ondata di piacere. Ho sentito il suo corpo dentro di me, la sua passione che si univa alla mia. Ci siamo mossi insieme, in un ritmo frenetico, raggiungendo l'apice del piacere.
Abbiamo gridato, gemuto, ci siamo persi l'uno nell'altra. Eravamo un'unica entità, uniti dalla passione e dal desiderio.
Dopo, siamo rimasti abbracciati, esausti ma felici. Il silenzio dell'ufficio è stato rotto solo dai nostri respiri affannati.
"Non avrei mai pensato," ho detto, "che sarebbe successo."
"Nemmeno io," ha risposto Alberto, baciandomi sulla fronte. "Ma sono contento che sia successo."
Sapevamo che la nostra relazione era sbagliata, proibita. Ma in quel momento, non ci importava. Eravamo solo due persone che si amavano, in un ufficio, preda della passione.
Da quel giorno, le nostre lezioni sono cambiate. Non c'era più solo matematica, ma anche sguardi rubati, carezze nascoste, baci appassionati.
Sapevamo che prima o poi la verità sarebbe venuta a galla. Ma per il momento, volevamo solo vivere la nostra storia d'amore proibita, senza pensare alle conseguenze.
Ogni volta che ci incontravamo, l'eccitazione era palpabile. L'ufficio era diventato il nostro rifugio segreto, il luogo dove potevamo essere noi stessi, senza giudizi, senza regole.
Ci amavamo, e questo era tutto ciò che contava.
Un giorno, però, la realtà ci ha colpiti. La preside mi ha convocata nel suo ufficio. Sapevo cosa stava per succedere.
"Luisa," ha detto, con un'espressione seria, "ho ricevuto delle segnalazioni."
Il mio cuore ha fatto un balzo.
"Riguardano la tua relazione con Alberto," ha continuato.
Ho abbassato lo sguardo, incapace di rispondere.
"È inaccettabile," ha detto la preside. "Devi interrompere immediatamente questa relazione."
Ho annuito, le lacrime che mi rigavano il viso. Sapevo che aveva ragione. Ma il pensiero di rinunciare ad Alberto mi faceva male.
"Cosa succederà?" ho chiesto, con la voce rotta.
"Sarai trasferita," ha risposto la preside. "E Alberto... beh, dovrà affrontare le conseguenze delle sue azioni."
La mia vita era finita. La mia carriera, la mia felicità, tutto era andato in frantumi.
Sono uscita dall'ufficio della preside, sentendomi vuota. Ho cercato Alberto, e l'ho trovato in cortile.
"Dobbiamo parlare," ho detto, con la voce tremante.
Gli ho raccontato tutto. La preside, il trasferimento, le conseguenze.
Alberto mi ha ascoltata in silenzio, poi mi ha abbracciata.
"Non importa," ha detto, "noi staremo insieme."
Ho pianto tra le sue braccia, sentendomi persa e spaventata. Ma le sue parole mi hanno dato un po' di speranza.
Abbiamo deciso di non arrenderci. Abbiamo deciso di lottare per il nostro amore, nonostante tutto.
La nostra storia era appena iniziata, e non eravamo disposti a rinunciarvi.
Ci siamo promessi di vederci di nascosto, di continuare a vivere la nostra passione, nonostante le difficoltà.
Sapevamo che sarebbe stato difficile, che avremmo dovuto affrontare molti ostacoli. Ma eravamo disposti a farlo, perché il nostro amore era più forte di qualsiasi cosa.
E così, la nostra storia d'amore proibita è continuata, in segreto, con la speranza di un futuro insieme.
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Mi chiamo Luisa, ho ventotto anni e insegno matematica in un liceo. Alberto, diciotto anni, è uno dei miei studenti. È un ragazzo sveglio, ma ha qualche difficoltà con la materia. Per questo, i suoi genitori mi hanno chiesto di dargli ripetizioni private.
Il nostro primo incontro è stato nel mio ufficio, dopo le lezioni. Alberto è arrivato in ritardo, con la scusa del traffico. Era un po' imbarazzato, ma ho cercato di metterlo a suo agio. Gli ho offerto un caffè e abbiamo iniziato a parlare dei suoi problemi con la matematica.
"Non capisco proprio le equazioni," ha detto, con un sospiro.
"Non ti preoccupare, Alberto. Ci sono qui io per aiutarti. Inizieremo dalle basi e vedrai che, piano piano, tutto diventerà più chiaro."
Abbiamo lavorato per un'ora, e devo dire che Alberto si è impegnato molto. Era attento, faceva domande e cercava di capire. Alla fine, sembrava un po' più fiducioso.
"Grazie, professoressa," ha detto, con un sorriso. "Mi ha fatto capire un po' di più."
"Sono contenta di esserti stata d'aiuto. Ci vediamo la prossima settimana, allora?"
"Certo, professoressa."
Le ripetizioni sono continuate per diverse settimane. Alberto migliorava sempre di più, e io mi sentivo soddisfatta del mio lavoro. Ma, a poco a poco, qualcosa è cambiato. Ho iniziato a notare Alberto in modo diverso. Il suo sguardo, il modo in cui mi guardava, il suo corpo che si faceva più presente.
Un pomeriggio, mentre eravamo seduti al tavolo, a studiare, ho sentito un calore improvviso. Il suo profumo, la sua vicinanza, mi hanno destabilizzata. Ho cercato di concentrarmi, ma era difficile.
"Professoressa, posso chiederle una cosa?"
"Certo, Alberto."
"Lei è sposata?"
La domanda mi ha colta di sorpresa. "No, non sono sposata."
"Ha un fidanzato?"
"No, non ce l'ho."
Alberto mi ha guardato intensamente. "Capisco."
Il silenzio si è fatto pesante. Ho cercato di riprendere il filo del discorso, ma non ci sono riuscita. Mi sentivo strana, agitata.
"Alberto, forse è meglio se ci fermiamo qui per oggi."
"Va bene, professoressa."
Mentre raccoglieva le sue cose, ho notato che le sue mani tremavano leggermente. Anche le mie.
Da quel giorno, l'atmosfera tra noi è cambiata. C'era una tensione palpabile, un'attrazione che non potevamo più negare. Le lezioni sono diventate sempre più difficili da gestire. Cercavo di mantenere le distanze, di essere professionale, ma era inutile. Il desiderio era troppo forte.
Un pomeriggio, mentre eravamo soli in ufficio, Alberto si è avvicinato a me. Mi ha guardato negli occhi, con un'espressione che non dimenticherò mai.
"Professoressa, io..."
Non ha finito la frase. Si è avvicinato ancora di più, e mi ha baciata. Un bacio timido, all'inizio, poi sempre più appassionato. Ho ceduto, mi sono lasciata andare. Le mie mani hanno cercato i suoi capelli, le sue labbra. Il suo corpo contro il mio.
Ci siamo baciati a lungo, senza dire una parola. Il tempo si è fermato. Eravamo solo noi due, in quel momento.
Poi, ci siamo staccati. Entrambi senza fiato.
"Cosa stiamo facendo?" ho chiesto, con la voce tremante.
"Non lo so," ha risposto Alberto. "Ma non riesco a smettere di pensarti."
"Nemmeno io."
Ci siamo guardati negli occhi, e abbiamo capito che non c'era più niente da dire. Il desiderio era troppo forte, la passione troppo intensa.
Ci siamo baciati di nuovo, e questa volta non ci siamo fermati. Le nostre mani si sono cercate, i nostri corpi si sono uniti. La mia gonna è salita, le sue mani hanno accarezzato le mie gambe.
Ci siamo spogliati lentamente, con la frenesia di chi non può più aspettare. La sua pelle contro la mia, il suo corpo dentro il mio. Un'esplosione di piacere, un'emozione indescrivibile.
Abbiamo fatto l'amore, in quel piccolo ufficio, con la porta chiusa a chiave. Un atto proibito, un peccato, ma anche la cosa più bella che mi fosse mai capitata.
Dopo, siamo rimasti abbracciati, senza dire una parola. Il silenzio era rotto solo dai nostri respiri affannati.
"Non so cosa succederà adesso," ho detto, alla fine.
"Non importa," ha risposto Alberto. "L'importante è che siamo qui, insieme."
Eravamo entrambi consapevoli delle conseguenze, dei rischi. Ma in quel momento, non importava niente. Eravamo solo due persone che si amavano, in un modo che non avremmo mai immaginato.
Le ripetizioni sono continuate, ma non erano più le stesse. Studiavamo, certo, ma c'era sempre quella scintilla, quella complicità. Ci incontravamo di nascosto, in ufficio, o a casa sua. Il nostro segreto.
Un giorno, Alberto mi ha detto: "Luisa, io ti amo."
Le sue parole mi hanno riempito il cuore di gioia. "Anch'io ti amo, Alberto."
Sapevamo che la nostra storia era impossibile, che prima o poi sarebbe finita. Ma intanto, vivevamo ogni momento, intensamente.
Un giorno, Alberto mi ha detto che si sarebbe trasferito all'estero per studiare. Il mio cuore si è spezzato.
"Non possiamo stare insieme, Luisa," ha detto, con gli occhi lucidi. "Ma non dimenticherò mai quello che abbiamo avuto."
"Nemmeno io, Alberto."
Ci siamo abbracciati, per l'ultima volta. Poi, si è allontanato.
La mia vita è cambiata per sempre. Il ricordo di Alberto, del nostro amore proibito, mi accompagnerà per sempre. Un amore breve, intenso, indimenticabile. Un amore che mi ha fatto sentire viva, per la prima volta.
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