Fiaba proibita

di
genere
esibizionismo

'Non riesco a credere a quello in cui mi sono cacciata, devo fare in modo che non ricapiti mai più di lavorare così fino a tardi e cedere alla tentazione di Davide. Una birra e tutte quelle ore in ufficio mi hanno dato alla testa, ed ora, per il mio stupido orgoglio mi sono imposta di tener fede a quella scellerata scommessa…'
I pensieri scorrevano nella mente come l'acqua bollente della doccia sul suo viso pulito ed ingenuo e sui capelli, trasportando con sé la schiuma abbondante dello shampoo al profumo di pesca. Adorava quel profumo, era uno dei suoi frutti preferiti.
Per l'insolita occasione aveva anticipato la sua routine di bellezza intima che solitamente riservava al venerdì in previsione del fine settimana. Così, nonostante fosse solamente mercoledì, caricò la mano di schiuma da rasatura e la spalmò accuratamente sul pube, passando poi con mano ferma il rasoio. Ebbe cura di rimuovere fino all'ultimo peletto dalle labbra e rifinire solamente quel triangolo perfetto che puntava verso il suo frutto carnoso.
La sua acconciatura privata era per lei un tocco di trasgressività. La eccitava prendersene cura. In pochi ne erano a conoscenza, e non si considerava per nulla una tipa libertina.
'Continuo a pensare di essere pazza per quello che sto per fare.'
L'appuntamento era previsto per le sette all'ingresso del centro commerciale. Il programma era semplice: mangiare qualcosa al volo e poi andare a vedere un film d'azione da poco uscito nelle sale di cui tutti parlavano positivamente.
'Mi vestirò comoda: jeans e maglietta semplice e scarpe da ginnastica,' pensò.
Indossò i vestiti e si guardò allo specchio. Dentro di sé qualcosa non la convinceva, un pensiero a poco a poco più intrusivo si fece strada.
'Al diavolo! visto che farò questa pazzia, tanto vale farla bene!'
E fu così che si spogliò completamente, rimase qualche istante ferma ad ammirarsi allo specchio, non era vanitosa, ma in quell'attimo la sua figura le appariva sensuale, bella, appagante come forse non si era mai considerata fino a quel momento.
Prese poi dall'armadio un abito da sera nero a spalline con fantasie di strass lucenti, leggermente scollato sul seno, sexy, ma non volgare. Decise di abbinarci un tacco medio, argentato, a richiamo dei motivi del vestito. Completò il tutto con un tocco di rossetto rosso mattone e due orecchini con ciondolo in cristallo bianco.
'Pronta, stasera mi sento proprio un'altra me, mi piace e mi mette i brividi allo stesso tempo.'
Arrivata al centro commerciale vide che Davide, il suo collega, era già lì che l'aspettava.
Era un amico oltre ad essere suo collega da tempo e si erano sempre trovati bene insieme.
Spesso avevano condiviso turni di straordinari supportandosi a vicenda, ma quella famosa sera, complice la stanchezza di entrambi, aveva portato ad una scommessa proibita di cui lei si era assunta l'onere.
"Ciao, come stai? È tanto che aspetti? Vedo che anche tu ti sei vestito di tutto punto!"
"Wow" esclamò "Sono appena arrivato anch'io, volevo vestirmi un po' come si deve per una volta, ma non mi aspettavo di vederti così stup… elegante."
Non le passò inosservato l'inciampo di Davide, e dentro di sé lo gradì molto.
Cenarono in un ristorantino evidentemente non all'altezza del loro abbigliamento e ci scherzarono per tutta la cena fino a quando, lui, non si fece avanti e con un imbarazzo malcelato entrò nell'argomento fulcro della serata.
"Allora," tentennò "sei sicura di volerlo fare davvero? Quella sera eravamo entrambi un po' poco lucidi, stremati dall'orario… non stavamo ragionando seriamente…"
"Ci ho pensato," iniziò sospirando, "quando ho accettato, quella sera, un brivido mi ha scossa. Ero elettrizzata all'idea di sentirmi nuovamente come quando si fanno certe trasgressioni da adolescenti… non ti nascondo della paura, ma ci voglio provare…"
"Mi stupisci, confesso che non ti ho mai conosciuta così."
"Nemmeno io," disse con una risatina imbarazzata arrossendo vistosamente in viso.
Terminata la cena, avvicinandosi al cinema, sentì crescere in lei la tensione, come quando ci si prepara ad una prova d'esame, o a un colloquio di lavoro, dove le gambe danno l'impressione di cedere ad ogni passo e il cuore inizia a palpitare più forte.
'Non ci devo pensare troppo. Alla fine sta a me decidere se farlo o no; sono sempre in tempo a tirarmi indietro.'
Davide non le toglieva gli occhi di dosso anche se lei non lo avvertiva troppo, presa com'era dai suoi pensieri.
Acquistati i biglietti si diressero alla sala della proiezione. Erano entrati giusto in tempo, appena preso posto su quelle comode poltroncine in simil pelle blu le luci si spensero per le ultime pubblicità che precedono l'inizio del film.
Un'occhiata maliziosa corse fra i due, seguita subito da una risatina sommessa ed imbarazzata. In quello sguardo c'era molto di più che un'amicizia fra colleghi. Complicità nella trasgressione.
Sedendosi aveva avuto modo di vedere che la sala non era del tutto piena e loro si trovavano nella zona centrale con un paio di poltrone libere a fianco.
L'atmosfera era tale che non si dissero nulla, solo sguardi fugaci e sporadici fra i suoni violenti delle scene d'azione.
Nella sua testa un tormento 'lo faccio… no, non lo faccio…' Davide composto, sembrava impassibile, lei sperava in un suo cenno, per cercare supporto e trovare una risposta al suo dilemma interiore. Una risposta che però non esisteva.
'Lo faccio,' si disse.
Giunse l'intervallo, della pellicola non aveva seguito nulla, ma nella sua mente una decisione era stata presa.
"Davide," disse con voce gentile, "potresti prendermi un cesto di pop-corn da condividere che intanto faccio un salto in bagno, per favore?"
Lui accettò con un cenno, si capiva che era ignaro del piano da lei ormai avviato.
Il film stava per riprendere e lei giunse a sedersi nell'istante in cui le luci si spensero.
"Tutto bene?" domandò lui preoccupato.
Non rispose, ma con un gesto rapido e furtivo mise qualcosa nel cesto dei popcorn. Davide guardò all'interno con la luce tenue e tremolante della scena in proiezione e capì: si trattava di un paio di mutandine di pizzo.
Nella sua incredulità lei si avvicinò all'orecchio e gli sussurrò "accetto."
Sulla pelle scoperta di Davide comparirono chiaramente i segni della pelle d'oca, doveva essere incredulo.
'Mi sento bruciare, non credevo avrebbe avuto questo effetto la trasgressione, mi piace e sono ad un passo dal tener fede alla scommessa, toccarmi in un cinema fra gli spettatori ignari.'
Allungò la mano e la fece scendere sotto il vestito. Con grande sorpresa sentì che era già umida e calda. Prese a massaggiare la zona del monte di Venere, appena sotto al suo triangolo di orgoglio, scendendo ogni tanto a raccogliere il liquido del piacere per inumidire la zona superiore.
'Ce l'ho fatta, ho portato a termine la sfida,' pensò, 'adesso posso fermarmi,' ma la sua mano continuò quei movimenti fra le luci e i suoni delle scene che sullo schermo si susseguivano. Era in balia di una eccitazione fuori controllo, tratteneva a stento la necessità di gemere di piacere. Stimolava le sue grandi labbra pulsanti, su e giù. Il film scorreva come un rumore bianco di fondo. Lei era nel suo mondo di perdizione.
Venne riportata alla realtà quando lui le chiese a voce bassa "lo ha fatto davvero?"
Ancora una volta non rispose a parole, raccolse del dolce succo sulle sue dita e le avvicinò al viso di Davide in maniera da far percepire inequivocabilmente l'essenza della natura di quel liquido. Ritirò la mano e si succhiò lentamente i suoi umori, cogliendone le note gradevolmente aspre e salate, per poi ridiscendere nel suo regno di piacere.
'Mi sento in colpa,' pensò mentre affondava le dita umide all'interno del suo sesso, 'lo vedo, dev'essere eccitatissimo e non lo faccio partecipare…'
Le venne un'idea maliziosa, frutto della spirale della perdizione. Prese un popcorn, lo intinse in sé stessa e glielo diede da mangiare.
"Ti piace?" Lui, attonito, fece sì con la testa. "Serviti direttamente dalla fonte." Esclamò con voce di donna che ormai sa quello che più desidera.
E facendo cadere il cellulare a terra gli diede un pretesto insospettabile per chinarsi di fronte alla poltrona di lei che senza esitazione divaricò le gambe e, con il vestito, gli nascose il capo. Il buio e i suoni della sala fecero il resto.
Iniziò rapidamente ad avvicinarsi con la lingua alla sorgente del suo calore. In quella situazione non c'era tempo per i preliminari. Prese a leccare avidamente tutta la vulva, inebriandosi dei profumi e dei sapori di quel frutto reso ancora più proibito dalle circostanze. Fece in tempo a baciare e succhiare per qualche istante le piccole labbra leggermente sporgenti e il clitoride ben in mostra dall'eccitazione.
Purtroppo, ben presto dovette riprendere posizione sulla sua poltroncina, il film stava terminando e sarebbero stati beccati.
'Peccato, ero sul punto di venire!' pensò rammaricata e ancora vogliosa.
Ecco giungere i titoli di coda a porre fine a questa follia.
Lei si alzò, la testa ancora in quella trasgressione, lui rimase seduto, probabilmente ancora incredulo.
Una coppia, passando, costrinse lei a stringersi contro le sedute e, perdendo l'equilibrio, ricadde seduta su Davide. Al contatto trasalì, la sensibilità dei suoi genitali ancora scoperti sotto il vestito, le rivelò la presenza di una chiara erezione al di sotto del tessuto dei pantaloni.
'Non ci credo che io stia per fare anche questo,' arrossì e, rivolta a lui disse maliziosa, "shhh! Adoro la musica dei titoli di coda."
Prese a muovere dapprima appena percettibilmente e poi, assicuratasi che non ci fosse più nessuno vicino a vederli, in maniera più ritmata i suoi fianchi facendo strusciare le loro intimità. Il tessuto premuto contro la sua delicata pelle generava un'intensa sensazione di fuoco. Sentiva di non essere la sola a trarne piacere.
"Non possiamo farlo, ci scopriranno!"
"Resisti. Ancora un poco. Sono usciti quasi tutti."
"Arriveranno quelli del cinema. C'è luce. Ci saranno telecamere."
"Manca davvero poco," ansimò rapita.
"Anche a me e mi macchierò tutto," gemette con tono eccitato ma preoccupato.
"Sto per venire," mugugnò e senza esitazione gli aprì la zip dei pantaloni, scostandoli quanto bastava per liberare dagli slip il sesso eretto gocciolante e introdurlo nel suo nascosto dal vestito. Fu una sensazione indescrivibile. Ardore in tutto il corpo.
"Sei matta," esclamò incredulo e ormai sul punto di esplodere.
"Sì," rispose lasciandosi andare in un orgasmo intenso, costretta a trattenere suoni di godimento che dentro di lei urlavano e scalpitavano per uscire.
Gli spasmi, le contrazioni orgasmiche della vagina che abbracciava il pene sin nelle profondità: un massaggio irresistibile. Le forti pulsazioni del membro si unirono alla danza già iniziata dal sesso di lei, riversando all'interno tutto il suo caldo contenuto.
Lei, con le lacrime agli occhi, venne investita da un secondo, potente, orgasmo.
Erano entrambi stravolti, ma non c'era tempo per riprendersi, li avrebbero potuti scoprire presto.
Velocemente ricomposti lasciarono in fretta e colpevoli la sala.
"Oddio!" tuonò lei uscendo, si voltò e, guardandosi alle spalle, i suoi timori furono confermati. Sentiva, infatti, un calore umido colare fra gambe. Vide a terra una scia di piccole gocce di seme segnare il suo passaggio.
"Siamo una versione proibita di Hansel e Gretel," esclamò lei, e scoppiarono a ridere.


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scritto il
2026-02-03
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