La maschera del pudore

di
genere
sentimentali

Racconto: la maschera del pudore

Mi fece indossare quella maschera quasi a nascondere il suo pudore. Non era un gesto di sottomissione, né un gioco di potere fine a se stesso; era, piuttosto, l’invito a entrare in un mondo dove gli occhi non potevano più giudicare. Il nastro di seta nera si strinse dietro la mia nuca, e improvvisamente il perimetro della stanza svanì, lasciando spazio solo al suono del suo respiro, leggermente accelerato.

Senza la vista, ogni altro senso reclamò il suo palcoscenico. Sentii il fruscio dei suoi vestiti, un suono secco e invitante, seguito dal profumo sprigionato dal calore della sua pelle: una nota di sandalo mista a qualcosa di più selvatico e autentico.

Le sue dita sfiorarono il bordo della maschera, tracciando il profilo dei miei zigomi con una lentezza tormentosa. Era come se, ora che non potevo vederla, lei si sentisse libera di esplorarmi con una voracità che la sua timidezza abituale le avrebbe proibito. Quel pezzo di pizzo e velluto era diventato lo scudo dietro cui la sua audacia poteva finalmente fiorire.

"Resta così," sussurrò, e la sua voce sembrò vibrare direttamente sulla mia pelle.

Sentii il peso del suo corpo avvicinarsi, il calore che emanava prima ancora del contatto fisico. Quando finalmente le sue labbra trovarono le mie, non fu un bacio timido. Era un assaggio affamato, libero dal peso delle aspettative. Nell'oscurità della maschera, eravamo diventati due sagome fatte di puro desiderio, prive di nomi o di storie passate.

Le sue mani, inizialmente esitanti, divennero sicure. Risalirono lungo le mie braccia, guidando le mie verso i suoi fianchi. Sotto la stoffa leggera, sentivo il battito del suo cuore, un tamburo frenetico che raccontava la verità che i suoi occhi, di solito bassi, preferivano tacere.

In quel momento capii: la maschera non serviva a nascondere me, ma a svelare lei. Privata del mio sguardo, lei era libera di essere l'incendio che aveva sempre cercato di domare. Ogni carezza, ogni sospiro trattenuto, ogni movimento lento e deliberato era un capitolo di una confessione silenziosa.

Il pudore era svanito, sciolto dal calore di quell'intimità cieca, lasciando spazio a un'estasi che non aveva bisogno di luce per brillare.

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Io sono Luisa Damore, 27 anni e pugliese.
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scritto il
2026-01-04
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