Il figlio dei nostri amici
di
Ladyhawke
genere
confessioni
IL FIGLIO DEI NOSTRI AMICI
Eravamo a Santa Maria di Leuca, ospiti di un collega di mio marito.
La sua villa si affacciava sul mare incantato del Salento.
Avremmo trascorso una settimana tra arte, natura e relax.
Quella mattina non mi andava di scendere in spiaggia.
La sera precedente era stata intensa, ero andata a dormire molto tardi e quando mi svegliai mi accorsi che il sole era già alto nel cielo.
Mi affacciai sul balcone da cui si ammirava lo splendido panorama del blu intenso del cielo e del mare che si fondevano, e respirai a fondo l'aria salmastra che il vento mi portava.
Scesi dabbasso per andare a prendere qualcosa in frigo, visto che il mio stomaco iniziava a fare i capricci.
Scesi le scale di legno lucido e mi diressi verso la cucina.
Aprii il frigorifero e sbirciai dentro alla ricerca di qualcosa da mangiare.
Se vuoi, Annamaria, qui c'è del caffè caldo, appena fatto
Sobbalzai e mi voltai.
Al di là dell'arco che separava la cucina dal soggiorno vidi Lorenzo, il giovane figlio del collega di mio marito, che, seduto, stava studiando.
Andai verso di lui.
E' una buona idea, grazie, - gli dissi guardandolo - e da mangiare che consigli?
Ci penso io, - mi disse alzandosi - tu intanto siediti, mettiti comoda.
Obbedii e lo guardai.
Lo vidi prendere la tazzina per il caffè, armeggiare nel frigo, e dopo poco tornare e posarmi sul tavolo, avanti a me, il caffè ancora caldo e una bella fetta di torta.
Ma grazie, sei gentilissimo - gli dissi sorridendo.
Figurati, poi per te, Annamaria, farei di tutto...
Lo guardai in silenzio, mentre sorseggiavo il caffè con la fetta di torta in mano.
Proprio tutto? - gli chiesi a bassa voce, con voce provocante
Mi guardò per qualche secondo, in silenzio.
Tutti gli altri sono scesi giù in spiaggia. Non torneranno nemmeno per pranzo. Io ne approfitto: tra una settimana devo dare Diritto Privato, e sono un pò indietro col programma - mi dice indicandomi il manuale sul tavolo.
Ah, bene, - dico mentre mi porto alla bocca la fetta di torta - io allora andrò in palestra a fare un pò di ginnastica, o magari in giardino a prendere un pò si sole, vediamo....
Tornai in camera, indossai quel costume viola che mi piaceva tanto e andai in palestra.
Sudai parecchio, ma ero soddisfatta di me.
Mi concessi una bella doccia rinfrescante e andai in giardino a godermi il sole.
Lorenzo era sempre seduto a studiare il suo manuale e, passandogli vicino, gli accarezzai i capelli.
Tolsi la vestaglietta che mi avvolgeva e mi distesi sull'erba, vicino alla piscina.
Era meraviglioso il contatto del corpo con l'erba tagliata di fresco.
Rimasi sotto il sole a godermi i caldi raggi che mi accarezzavano il corpo, quando avvertii all'improvviso un gelo sulla schiena.
Emisi un gemito di freddo, mi girai e vidi Lorenzo con un bicchiere in mano.
Una limonata ghiacciata, di quelle che piacciono a te, la vuoi?
Mi hai letto nel pensiero, grazie! - gli dico prendendo il bicchiere
Ero nuda, e i miei seni non passavano di certo inosservati.
Mi coprii con le mani alla meno peggio.
Sei bellissima Annamaria - mi dice guardandomi con occhi sognanti
Lo osservo con curiosità.
Tolgo le mani.
Ti piacciono? - gli chiedo guardandolo dritto negli occhi mentre bevo la limonata.
Prese ad accarezzarmi i seni.
A baciarli, a mordicchiare i capezzoli.
Sei un sogno Annamaria, divina...
Con una mano cominciò ad andare tra le gambe.
Infilò le dita tra i miei peli e prese ad accarezzarmi la fica.
Mi piace e finisco di bere la limonata.
Mi misi in ginocchio davanti a lui, gli sbottonai i pantaloncini e presi in bocca il suo uccello.
Era di dimensioni ragguardevoli e si irrigidì quasi all'istante.
Continuai per un paio di minuti a leccarlo e succhiarlo, poi mi stesi e gli dissi di leccarmi la fica.
Obbedì all'istante e con la sua lingua cominciò a frugate dentro i recessi più profondi, leccando avidamente tutti i miei umori.
Sentivo la sua pelle sudata sotto le mie dita, i suoi muscoli tirati, e gemevo di desiderio, ansimando e dimenandomi.
Mi piaceva, mi piaceva da impazzire e venni mugolando.
Mi girai muovendo il culo.
"Ora qui...- gli dissi compiaciuta- voglio essere la tua porca"
Non se lo fece dire due volte.
Afferrò con le sue mani grosse e forti le mie natiche, le allargò e immerse la lingua nel mio buco posteriore leccandolo con voracità.
Lo fece a lungo, fin quando impugnò il suo uccello e cominciò a spingere con vigore.
Colpi secchi, ripetuti, violenti, che mi fecero urlare di dolore e di piacere.
Sentii la sua verga dura come il bronzo penetrarmi in profondità.
"Si, sono la tua troia, dimmelo", ansimavo fremente di piacere.
Spingeva, spingeva il suo cazzo in profondità con violenza, fin quando uscì e mi rivoltò.
Mi guardava digrignando i denti: "Apri la bocca, puttana, voglio sborrarti in gola, troia".
Eseguii all'istante, eccitata come una cagna in calore.
Lui si masturbo' forsennatamente per qualche istante e poi venni investita da una scarica violenta di sperma caldo e liquido che mi riempì la bocca.
Cercai di ingoiare tutto, ma la sborra continuava a riversarsi copiosa sulla mia faccia, con fiotti poderosi.
Riversò sui di me non so quanta sborra.
Ingoiavo continuamente mentre sentivo la mia faccia tutta ricoperta da una maschera di sperma.
Col suo cazzo ancora duro il giardiniere raccoglieva la sborra che scorreva sul mio viso e me la metteva in bocca per farmela leccare.
"Ingoia tutto puttana", mi diceva, mentre io eseguivo estasiata.
Non so quanto tempo impiegati a leccare e ingoiare tutta la sborra che aveva riversato su di me.
Mi sentivo troia e felice, puttana e libera, mentre continuavo a leccare il suo cazzo che andava sgonfiandosi.
Lui con le dita raccolse le ultime gocce di sperma che fluivano lente sul mio mento e me le mise in bocca: leccai a lungo, estasiata.
"Ancora, ne voglio ancora. Sbattimi ancora, fammi tua..."
Lui mi guardava.
Mi afferrò per i capelli e iniziò a scoparmi in bocca.
Mi ficcò il suo cazzo fino in gola, spingendo con decisione.
Lo sentii crescere e ridiventare duro.
Mio Dio che eccitazione!
La mia fica ricominciò a grondare umori. Presi a masturbarmi mentre lui continuava a scoparmi in bocca.
Con uno strattone mi allontanò, mi fece mettere a 4 zampe, "come una cagna, puttana", mi disse, mentre con un colpo secco mi penetrava nella fica.
Prese a sbattermi con una forza sconosciuta.
Avevo la fica in fiamme, quando sentii invadermi da un fiume rovente di sborra. Continuò a spingere per non so quanto tempo.
Poi uscì e mi fece girare.
"Ricaccia tutto, puttana", mi disse tenendomi per i capelli.
Eseguii docile.
La sborra cominciò a defluire dalla mia fica e lui la raccolse e me la mise in bocca.
"Ingoia tutto, troia".
Eseguii eccitata.
Ingoiai tutta la sua sborra, ancora, ed ero felice, mentre mi leccavo le labbra.
Presi in bocca il suo cazzo, lo leccai ancora per qualche secondo, avidamente, mentre lui mi accarezzava i capelli.
Ho un pò fame,- dico a Lorenzo
Vado subito a preparare - mi risponde guardandomi negli occhi - Mi fai impazzire Annamaria
Do un ultima leccata al suo cazzo, un bacio e mi alzo.
Vado a lavarmi - gli dico mentre mi avvio verso il bagno per una doccia.
Prima di entrare in casa mi volto, lo guardo e con la mano gli faccio un gesto eloquente: a dopo...mentre in bocca gustavo ancora il sapore del suo sperma.
Telegram per chat @seduzioneamaranto
Canale Telegram per immagini di me: il link è nella mia pagina instagram @annamariaamaranto
Eravamo a Santa Maria di Leuca, ospiti di un collega di mio marito.
La sua villa si affacciava sul mare incantato del Salento.
Avremmo trascorso una settimana tra arte, natura e relax.
Quella mattina non mi andava di scendere in spiaggia.
La sera precedente era stata intensa, ero andata a dormire molto tardi e quando mi svegliai mi accorsi che il sole era già alto nel cielo.
Mi affacciai sul balcone da cui si ammirava lo splendido panorama del blu intenso del cielo e del mare che si fondevano, e respirai a fondo l'aria salmastra che il vento mi portava.
Scesi dabbasso per andare a prendere qualcosa in frigo, visto che il mio stomaco iniziava a fare i capricci.
Scesi le scale di legno lucido e mi diressi verso la cucina.
Aprii il frigorifero e sbirciai dentro alla ricerca di qualcosa da mangiare.
Se vuoi, Annamaria, qui c'è del caffè caldo, appena fatto
Sobbalzai e mi voltai.
Al di là dell'arco che separava la cucina dal soggiorno vidi Lorenzo, il giovane figlio del collega di mio marito, che, seduto, stava studiando.
Andai verso di lui.
E' una buona idea, grazie, - gli dissi guardandolo - e da mangiare che consigli?
Ci penso io, - mi disse alzandosi - tu intanto siediti, mettiti comoda.
Obbedii e lo guardai.
Lo vidi prendere la tazzina per il caffè, armeggiare nel frigo, e dopo poco tornare e posarmi sul tavolo, avanti a me, il caffè ancora caldo e una bella fetta di torta.
Ma grazie, sei gentilissimo - gli dissi sorridendo.
Figurati, poi per te, Annamaria, farei di tutto...
Lo guardai in silenzio, mentre sorseggiavo il caffè con la fetta di torta in mano.
Proprio tutto? - gli chiesi a bassa voce, con voce provocante
Mi guardò per qualche secondo, in silenzio.
Tutti gli altri sono scesi giù in spiaggia. Non torneranno nemmeno per pranzo. Io ne approfitto: tra una settimana devo dare Diritto Privato, e sono un pò indietro col programma - mi dice indicandomi il manuale sul tavolo.
Ah, bene, - dico mentre mi porto alla bocca la fetta di torta - io allora andrò in palestra a fare un pò di ginnastica, o magari in giardino a prendere un pò si sole, vediamo....
Tornai in camera, indossai quel costume viola che mi piaceva tanto e andai in palestra.
Sudai parecchio, ma ero soddisfatta di me.
Mi concessi una bella doccia rinfrescante e andai in giardino a godermi il sole.
Lorenzo era sempre seduto a studiare il suo manuale e, passandogli vicino, gli accarezzai i capelli.
Tolsi la vestaglietta che mi avvolgeva e mi distesi sull'erba, vicino alla piscina.
Era meraviglioso il contatto del corpo con l'erba tagliata di fresco.
Rimasi sotto il sole a godermi i caldi raggi che mi accarezzavano il corpo, quando avvertii all'improvviso un gelo sulla schiena.
Emisi un gemito di freddo, mi girai e vidi Lorenzo con un bicchiere in mano.
Una limonata ghiacciata, di quelle che piacciono a te, la vuoi?
Mi hai letto nel pensiero, grazie! - gli dico prendendo il bicchiere
Ero nuda, e i miei seni non passavano di certo inosservati.
Mi coprii con le mani alla meno peggio.
Sei bellissima Annamaria - mi dice guardandomi con occhi sognanti
Lo osservo con curiosità.
Tolgo le mani.
Ti piacciono? - gli chiedo guardandolo dritto negli occhi mentre bevo la limonata.
Prese ad accarezzarmi i seni.
A baciarli, a mordicchiare i capezzoli.
Sei un sogno Annamaria, divina...
Con una mano cominciò ad andare tra le gambe.
Infilò le dita tra i miei peli e prese ad accarezzarmi la fica.
Mi piace e finisco di bere la limonata.
Mi misi in ginocchio davanti a lui, gli sbottonai i pantaloncini e presi in bocca il suo uccello.
Era di dimensioni ragguardevoli e si irrigidì quasi all'istante.
Continuai per un paio di minuti a leccarlo e succhiarlo, poi mi stesi e gli dissi di leccarmi la fica.
Obbedì all'istante e con la sua lingua cominciò a frugate dentro i recessi più profondi, leccando avidamente tutti i miei umori.
Sentivo la sua pelle sudata sotto le mie dita, i suoi muscoli tirati, e gemevo di desiderio, ansimando e dimenandomi.
Mi piaceva, mi piaceva da impazzire e venni mugolando.
Mi girai muovendo il culo.
"Ora qui...- gli dissi compiaciuta- voglio essere la tua porca"
Non se lo fece dire due volte.
Afferrò con le sue mani grosse e forti le mie natiche, le allargò e immerse la lingua nel mio buco posteriore leccandolo con voracità.
Lo fece a lungo, fin quando impugnò il suo uccello e cominciò a spingere con vigore.
Colpi secchi, ripetuti, violenti, che mi fecero urlare di dolore e di piacere.
Sentii la sua verga dura come il bronzo penetrarmi in profondità.
"Si, sono la tua troia, dimmelo", ansimavo fremente di piacere.
Spingeva, spingeva il suo cazzo in profondità con violenza, fin quando uscì e mi rivoltò.
Mi guardava digrignando i denti: "Apri la bocca, puttana, voglio sborrarti in gola, troia".
Eseguii all'istante, eccitata come una cagna in calore.
Lui si masturbo' forsennatamente per qualche istante e poi venni investita da una scarica violenta di sperma caldo e liquido che mi riempì la bocca.
Cercai di ingoiare tutto, ma la sborra continuava a riversarsi copiosa sulla mia faccia, con fiotti poderosi.
Riversò sui di me non so quanta sborra.
Ingoiavo continuamente mentre sentivo la mia faccia tutta ricoperta da una maschera di sperma.
Col suo cazzo ancora duro il giardiniere raccoglieva la sborra che scorreva sul mio viso e me la metteva in bocca per farmela leccare.
"Ingoia tutto puttana", mi diceva, mentre io eseguivo estasiata.
Non so quanto tempo impiegati a leccare e ingoiare tutta la sborra che aveva riversato su di me.
Mi sentivo troia e felice, puttana e libera, mentre continuavo a leccare il suo cazzo che andava sgonfiandosi.
Lui con le dita raccolse le ultime gocce di sperma che fluivano lente sul mio mento e me le mise in bocca: leccai a lungo, estasiata.
"Ancora, ne voglio ancora. Sbattimi ancora, fammi tua..."
Lui mi guardava.
Mi afferrò per i capelli e iniziò a scoparmi in bocca.
Mi ficcò il suo cazzo fino in gola, spingendo con decisione.
Lo sentii crescere e ridiventare duro.
Mio Dio che eccitazione!
La mia fica ricominciò a grondare umori. Presi a masturbarmi mentre lui continuava a scoparmi in bocca.
Con uno strattone mi allontanò, mi fece mettere a 4 zampe, "come una cagna, puttana", mi disse, mentre con un colpo secco mi penetrava nella fica.
Prese a sbattermi con una forza sconosciuta.
Avevo la fica in fiamme, quando sentii invadermi da un fiume rovente di sborra. Continuò a spingere per non so quanto tempo.
Poi uscì e mi fece girare.
"Ricaccia tutto, puttana", mi disse tenendomi per i capelli.
Eseguii docile.
La sborra cominciò a defluire dalla mia fica e lui la raccolse e me la mise in bocca.
"Ingoia tutto, troia".
Eseguii eccitata.
Ingoiai tutta la sua sborra, ancora, ed ero felice, mentre mi leccavo le labbra.
Presi in bocca il suo cazzo, lo leccai ancora per qualche secondo, avidamente, mentre lui mi accarezzava i capelli.
Ho un pò fame,- dico a Lorenzo
Vado subito a preparare - mi risponde guardandomi negli occhi - Mi fai impazzire Annamaria
Do un ultima leccata al suo cazzo, un bacio e mi alzo.
Vado a lavarmi - gli dico mentre mi avvio verso il bagno per una doccia.
Prima di entrare in casa mi volto, lo guardo e con la mano gli faccio un gesto eloquente: a dopo...mentre in bocca gustavo ancora il sapore del suo sperma.
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