Lucy - I ragazzi del basket

di
genere
trans

Vicino ad un cantiere di cui mi sto occupando, il Comune ha installato una di quelle “gabbie” per la pallacanestro che spesso si vedono nelle serie TV americane, dove due o quattro ragazzi passano i pomeriggi giocando con un unico canestro. Mentre mangiavo un panino, seduto su una panchina, osservavo il gioco veloce dei due ventenni dai fisici atletici, che però non disdegnavano di lanciare occhiate alle ragazze e alle signore che frequentavano il giardino.
Lucy come al solito iniziò a mettermi in testa desideri proibiti e così il giorno dopo, appena gli operai se ne furono andati, mi cambiai con tutto il necessario e uscii en femme dirigendomi ai giardinetti. Oggi il panino era stato sostituito, maliziosamente, da una banana che, accavallate le gambe che la gonna lasciava ampiamente scoperte, mangiucchiavo mandando suggerimenti meno che velati.
Il richiamo arrivò ben presto ai destinatari; i due ragazzi erano più interessati alle mie cosce inguainate di nylon nero e alle mie labbra rosse che torturavano dolcemente la banana che non al gioco, per cui quando uno venne a raccogliere la palla contro la parete della gabbia proprio davanti alla panchina dove ero seduta, disincrociai le gambe lasciandole ben aperte in modo che potesse avere una bella visione delle balze in pizzo e della parte nuda di coscia, oltre che delle mie mutandine e del segreto in esse contenuto.
Il ragazzo mi salutò, ed io, mentre staccavo coi denti un altro pezzo di banana, risposi al saluto con un cenno della mano. Il contatto era stato stabilito, e i due uscirono dalla “gabbia” e vennero a sedersi con me sulla panchina.
Dopo le presentazioni ed i soliti convenevoli, quando Marco e Gianni mi chiesero cosa facessi in quel giardinetto svelai le mie carte: “Ci vengo per conoscere ragazzi carini!” dissi civettuola, e vedendo l’entusiasmo dei due, aggiunsi: “Ovviamente non sono una ragazza del mestiere… e –spero che non sia un problema – non sono neppure una ragazza al 100%!”.
Marco rimase a bocca aperta, mentre Gianni ribattè: “Devo dirti che qualche dubbio mi era venuto… ma mi dicevo che con queste gambe non poteva essere vero!” mentre appoggiava la sua mano sulla mia coscia.
“Grazie!” risposi, mandandogli un bacio.
Dissi loro di raggiungermi nell’alloggio in ristrutturazione al secondo piano del palazzo di fronte.
Mentre mi sistemavo il rossetto, mi venne per un attimo il dubbio che i due avessero cambiato idea, ma il trillo del campanello mi rassicurò.
“Entrate, è aperto!” dissi loro, e i due spinsero la porta che si aprì sul salone di quell’alloggio in ristrutturazione, al centro del quale li attendevo, già libera da giacca e gonna.
I due non persero tempo; subito mi trovai tra le loro braccia muscolose mentre la mia lingua frullava nella bocca ora di uno, ora dell’altro.
Quattro mani mi accarezzavano, mi palpavano le natiche, mi pizzicavano i capezzoli, mentre io, con le mie, estraevo dai pantaloni i loro membri già duri e svettanti… si prospettava proprio una bella serata!
Infatti di lì a poco, inginocchiata su dei cartoni messi a protezione del pavimento, ero già impegnata a leccare e succhiare quei due bastoni di carne, ingoiandoli fino a provocarmi conati per poi risputarli lucidi di bava.
I due ragazzi mi chiamavano troia, pompinara e succhia cazzi e si litigavano la mia bocca, e io godevo a sentirmi usata per il loro piacere. Mi gustavo quei due giovani cazzi, le loro diverse forme, le loro diverse consistenze, e sognavo il momento in cui li avrei sentiti perforarmi il culo e riempirmi di sborra. Li sentivo duri e pulsanti nelle mie mani e nella mia bocca, e anche il mio sesso era duro da impazzire, tanto che la stoffa leggera del perizoma non riusciva a trattenerlo e ora si ergeva, come a dimostrare la mia vera sessualità, su quel corpo così sensualmente femminile.
Di tanto in tanto, nei pochi momenti in cui non avevo la bocca occupata da uno o dall’altro cazzo, mi complimentavo con i due ragazzi e li incitavo: “Che bei cazzi che avete… non vedo l’ora di sentirmeli dentro… vero che mi scoperete il culo? Che me lo sfonderete?” e i due, continuando ad insultarmi, mi scopavano la bocca come se fosse una vagina di donna.
Non volevo però che se ne venissero, anche se mi sarebbe piaciuto sentire la loro sborra riempirmi la bocca e scendermi nello stomaco. Volevo che mi scopassero, che mi inculassero a sangue, che mi mandassero a casa col culo irrimediabilmente sfondato.
Per questo, con uno sforzo di volontà, sputai fuori il cazzo che stavo succhiando e mi alzai in piedi.
Ondeggiando sui tacchi mi spostai verso un bancale di perline che era lì accanto e mi appoggiai, offrendo alla loro vista il mio lato B arrotondato e glabro. Con maliziosa lentezza sfilai il perizoma nero e lo lasciai cadere a terra, per poi separarmi le natiche con le mani. Così facendo scoprii la gemma rossa del mio plug anale che, fino a quel momento, mi aveva preparato gli sfinteri dilatandoli a dovere.
“Guarda che troia!” disse uno dei due, avvicinandosi ed estraendomi dal retto quel plug gioiello in metallo, luccicante dei miei umori anali.
“Forza ragazzi… sono tutta aperta per voi!” dissi, perversa, come se ci fosse stato bisogno di incitare due ragazzi in piena tempesta ormonale che non vedevano l’ora di provare quell’esperienza sodomita.
Infatti, dopo un attimo, sentii uno dei due cazzi appoggiarsi al mio buchetto lasciato socchiuso e scivolare dentro di me senza quasi incontrare resistenza.
“Oooooh sìììì… che bello… inculami…” Non so chi dei due fosse a sodomizzarmi, e non mi importava. Non c’era Marco, non c’era Gianni, per me c’erano solamente quei due cazzi tesi allo spasimo, uno dei quali ora si era infilato fino alle palle nel mio culo; il proprietario dell’altro cazzo, invece, mi aveva preso una mano e se l’era portata sull’arnese per farselo masturbare.
Ma non poteva accontentarsi di una sega, per cui dopo un po’ chiese il cambio all’amico, che sfilò il cazzo dal mio culo aperto per essere subito rimpiazzato dall’altro arnese.
Marco (che ora avevo individuato) prese a scoparmi violentemente, approfittando della dilatazione lasciata dall’amico, con colpi che mi sembravano arrivare fino allo stomaco.
“Ooohh oddio… nel culo… sì… nel culo… ti piace il mio culo? Rompimelo tutto, dai amore…” vaneggiavo persa nel mio godimento, tanto da non accorgermi quasi che i due si erano nuovamente dati il cambio. Ero inculata a ripetizione da due giovani ragazzi e godevo come una porca, tanto che il mio cazzo aveva preso a colare ininterrottamente sperma senza che io raggiungessi un vero orgasmo liberatorio.
Il ragazzo che mi stava inculando in quel momento mi afferrò per i fianchi e prese a darmi dei colpi fortissimi, per poi ruggire il suo orgasmo e riempirmi il culo di sperma.
L’altro avrebbe voluto prendere immediatamente il posto, ma gli chiesi di aspettare un attimo, perché le gambe mi facevano male. Mi sdraiai a terra sui cartoni, e feci segno al ragazzo di prendermi così, come una vera donna. Inginocchiatosi a terra mi sollevò le gambe mettendosele sulle spalle, e mi inculò alla missionaria. Adoro questa posizione, perché mi sembra che il cazzo riesca ad arrivare più nel profondo dentro di me, e in più mi fa sentire pienamente donna, anche se non ho una vagina da offrire ai miei amanti.
Trovando la strada aperta dal cazzo dell’amico e lubrificata dalla sua sborra, affondò in me in un sol colpo. “Bastardo, me l’hai riempita, che schifo!” disse ridendo al compare, e prese a scopare il mio retto, ridotto ad un pantano di sperma e umori anali.
Compare che si inginocchiò a sua volta accanto a me colpendomi sul viso con il suo cazzo, che aveva perso l’erezione, e spalmandovi i liquami di cui era coperto. Quella situazione avrebbe dovuto farmi schifo, ma completamente ubriaca di lussuria presi in bocca quel membro schifoso succhiandolo diligentemente.
Non mi importava di apparire ai due come la peggior troia che avrebbero mai incontrato, mi interessava solamente di godere, godere di quel cazzo che mi sconquassava le viscere, di quel secondo membro che, completamente ripulito, stava riprendendo l’erezione, di quella sottomissione e di quell’abbruttimento che coscientemente mi lasciavo infliggere.
I due continuarono così a godere del mio culo, ormai completamente dilatato, e della mia bocca fino a quando Marco, che mi stava inculando, annunciò che stava per raggiungere l’orgasmo.
“In bocca… dammelo in bocca” urlai, lasciando per un attimo il cazzo di Gianni.
Marco si sfilò da me, lasciando il mio ano arrossato e spalancato e da cui iniziarono a colare liquami giallastri, per portare alla mia bocca il suo membro ormai prossimo alla sborrata.
Infatti, non appena presi tra le labbra quel bastone di carne che sapeva di sperma e del mio culo, lo sentii sobbalzare e schizzarmi in gola tre, quattro, cinque fiotti salati.
“Anche io, anche io ti vengo in bocca, troia!” Urlò Gianni, che fece appena in tempo a prendere il posto dell’amico prima di farmi bere la sua sborra, mentre anche io, finalmente, me ne venivo copiosamente.
Mentre ci ricomponevamo, anche grazie al fatto che il bagno dell’alloggio era già completato, i due non smettevano di ringraziarmi per la splendida esperienza vissuta insieme, e inevitabilmente mi chiesero se sarebbe potuta ripetersi. Risposi loro che sicuramente mi sarebbe piaciuto ma che, purtroppo, i lavori nell’alloggio stavano per essere ultimati.
I due mi risposero che non sarebbe stato assolutamente un problema, perché erano universitari che dividevano un alloggio in affitto con altri due ragazzi.
“Altri due? Interessante…”

scritto il
2026-02-02
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