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Tiro giù la cerniera, scendo braga e mutanda e già mi sento suo. Lui fa lo stesso e mi tira fuori un grosso cazzo. Un albero dritto tra una selva di cespugli ispidi e due noci di cocco che promettono bene. Sculetto si eccita. Mi salta addosso.
-”Lo vuoi sentire?”
-”Ohh sì”.
Me lo caccia dentro.
-”Troia che sei”.
-”Toro”.
-”Ora ti sistemo”.
Mi rulla.
-”Sei da sballo”.
-”Forza dai”.
Mi sborra senza pietà.
-”Ho amici che picchiano anche meglio”.
-”Fammeli conoscere”.
Li chiama. Arrivano. Quanti uccelloni.
-”Succhia”.
Mica mi tiro indietro ma poi vogliono di più.
Uno alla volta li ho patiti. L'ultimo mentre mi chiavava mi ha detto.
-”Lascia perdere questi degenerati. Finita la festa ti voglio solo mio”.
-”Dici sul serio?”
-”Mio per sempre”.
E così è stato. È stato di parola. Ora conviviamo. Mi da tanto palo. Gli do tutto il retrotreno che ho, di gran voglia. Mi prende in tutte le posizioni.
-”Nessuno deve averti mai tranne me”.
Più che d'accordo.
scritto il
2026-03-17
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