La notte

di
genere
etero

Nella penombra di una stanza d’albergo ai margini della città, dove le tende pesanti inghiottivano la luce dei lampioni, lei varcò la soglia. Il cuore le martellava nelle tempie come un tamburo lontano. Lui era già lì, appoggiato al muro, la camicia sbottonata sul petto sudato. I loro sguardi si incrociarono nell’istante in cui la porta si richiuse con un clic secco: due fiamme nere, fameliche, che si divorarono senza una parola.
Lui si mosse come un temporale. In tre passi fu su di lei, mani grandi che le afferrarono i fianchi, dita che affondarono nella carne morbida sotto il vestito leggero. La bocca di lui si schiantò sulla sua: labbra calde, lingua che entrava prepotente, sapore di whisky e sigaretta, di urgenza e di notte. Lei rispose con un gemito soffocato, le unghie che gli graffiavano la nuca, tirandolo più vicino. Odore di pelle maschile, di colonia speziata e di desiderio crudo le riempì le narici, mentre il respiro di lui, caldo e irregolare, le bruciava la guancia.
Non c’era tempo. Non c’era spazio. Le mani di lui scivolarono sotto la gonna, strappando via le mutandine con un solo strattone secco. Il tessuto si lacerò con un suono breve, violento. Lei sentì le dita di lui tra le cosce, ruvide, bagnate già della sua eccitazione. Un ringhio basso gli vibrò nel petto quando la trovò fradicia, pronta. La sollevò di peso contro il muro freddo; le gambe di lei gli cinsero i fianchi all’istante, caviglie incrociate dietro la schiena di lui.
Il primo affondo fu una scarica elettrica. Il suo cazzo duro, spesso, la aprì in un colpo solo, fino in fondo, pelle contro pelle che schioccava umida. Lei rovesciò la testa indietro, bocca aperta in un grido muto, mentre un lampo di piacere le esplodeva nel ventre. Lui non rallentò. I fianchi presero un ritmo feroce, animalesco: colpi profondi, rapidi, che la sbattevano contro il muro con un tonfo ritmico, incessante. Il suono della carne che sbatteva, bagnata, oscena, riempiva la stanza insieme ai loro respiri spezzati, ai gemiti gutturali di lei, al ringhio basso di lui ogni volta che affondava fino alle palle.
Sudore. Odore di sesso denso, salato, che saliva tra i loro corpi incollati. Il sapore della pelle di lui quando lei gli morse la spalla, denti che affondavano nella carne tesa. Il gusto metallico del sangue leggero sulle sue labbra. Lei lo sentiva pulsare dentro, grosso, caldo, che la riempiva completamente, che la sfondava con furia dolce e brutale al tempo stesso. Ogni colpo era un’onda che saliva, sempre più alta, sempre più veloce, come raffiche di vento notturno che scuotono gli alberi.
Lui la girò di colpo, senza uscire da lei. La piegò sul piccolo tavolo, seno schiacciato contro il legno freddo. Da dietro la prese di nuovo, più profondo, più selvaggio. Una mano le afferrò i capelli, tirandole la testa indietro; l’altra le stringeva il fianco, dita che lasciavano lividi. I suoi testicoli sbattevano contro il clitoride gonfio di lei a ogni affondo, un suono bagnato, osceno, ritmico come un tamburo impazzito. Lei venne per prima: un orgasmo violento che le squassò il corpo intero, muscoli che si contraevano attorno a lui, un lungo gemito strozzato che le uscì dalla gola mentre le gambe le tremavano.
Lui non si fermò. Accelerò, il respiro ridotto a un rantolo rauco, i fianchi che sbattevano contro il suo culo con colpi sempre più secchi, sempre più disperati. Il sudore gli colava dal petto sulla schiena di lei. L’odore di lui la avvolgeva completamente. Poi, con un ultimo affondo brutale, venne dentro di lei: fiotti caldi, potenti, che la riempirono fino a farle colare il seme lungo le cosce. Un verso animalesco gli uscì dalle labbra, basso, prolungato, mentre il corpo di lui si irrigidiva contro il suo.
Rimasero così per pochi secondi eterni, lui ancora dentro di lei, i loro respiri che si mescolavano nell’aria densa. Poi, lentamente, uscì. Un ultimo bacio, profondo, bagnato, sulla nuca di lei. Un ultimo sguardo, bruciante, negli occhi di lei. Lui si sistemò i pantaloni. Lei si lisciò il vestito con mani tremanti.
La porta si aprì e si richiuse. La stanza rimase vuota, impregnata dell’odore di loro due, del suono ancora sospeso dei loro corpi, del sapore di un amore rubato che bruciava ancora sulla pelle.
Fuori, la notte inghiottì i loro passi separati.
scritto il
2026-03-04
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