Sonia & Tommaso - Capitolo 40: L’Equilibrio delle Ombre

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tradimenti

Varcai la soglia di soppiatto, richiudendomi la porta alle spalle con il cuore che martellava nel petto. Il panico mi stringeva la gola, ma era un panico delizioso, un fremito elettrico capace di farmi sentire spaventosamente viva. Non persi tempo: chiusa in bagno, lasciai cadere i vestiti a terra in un mucchio disordinato mentre mi infilavo sotto il getto della doccia. L'acqua calda scivolava sulla pelle, lavando via la stanchezza e lo sporco di quella giornata estrema. Veder scorrere nello scarico il sapore di Antonio mi diede un brivido; eppure, il suo profumo acido e il ricordo della sfacciataggine con cui mi aveva sborrato in bocca restavano impressi nei miei sensi come un marchio a fuoco.
Indossai la tuta, cercando di ricomporre la maschera della "brava ragazza", e raggiunsi il salotto. Tommaso era lì, ad aspettarmi. Lo baciai sulla guancia, mormorando scuse banali per il ritardo. «Hanno insistito per l'aperitivo, lo sai come sono fatte le amiche...» dissi, sfoderando il mio sorriso più innocente. Mio padre mi salutò con un cenno distratto, ma fu lo sguardo di mia madre a fermarmi: un’espressione divertita, quasi complice.
«Tua madre mi ha raccontato di questo Antonio,» esordì Tommaso, alzandosi dal divano. Non c’era rabbia nella sua voce, ma una nota di curiosità sottile, quasi vibrante. «Dice che è un tipo affascinante. Mi chiedevo come mai non me ne avessi mai parlato.»
Sentii un fremito lungo la schiena. Mi morsi l'interno della guancia per non tradirmi. «È solo il fidanzato di una delle ragazze che ho rivisto ieri,» risposi, mantenendo un tono indifferente.
Tommaso fece un passo verso di me, accorciando le distanze. Mi posò una mano sul fianco, proprio dove la pelle era ancora arrossata dalle strette di Antonio. «Capisco. Però è stato molto gentile a venirti a prendere.» Il suo sguardo indugiò sul mio collo, poi scese verso il seno. Non sembrava convinto; pareva quasi voler cercare su di me le tracce di quell'altro uomo. La mia bugia aveva retto, ma il modo in cui lui non insisteva, limitandosi quasi a studiarmi, mi fece intuire che cominciava a dubitare.
Dopo cena, aspettai con impazienza che Tommaso se ne andasse. Appena sola, mi chiusi in camera e afferrai il telefono. C'era un messaggio. Antonio.
Io: Ehi, sono a casa. Tutto liscio, amore mio. Tommaso e i miei si sono bevuti tutto. 😉 Antonio: Lo sapevo. Sei troppo brava a mentire. Mi piace da morire questa tua natura disinibita. Allora, domani? Io: Possiamo vederci nel pomeriggio. Ma non a casa mia, ti prego! 🙄 Non voglio che tu ti presenti di nuovo qui. Antonio: Ma io ti desidero, Sonia. Tu, vuoi vedermi? 🤔 Io: Certo! Ma dobbiamo essere prudenti. Non vorrei che Tommaso sospettasse qualcosa; anche se stasera mi guardava in modo strano... Che posto hai in mente? Antonio: Un bar in zona vecchia, "Il vicolo". È un posto discreto. Poi andremo nel mio appartamento. Solo io e te. Che dici? 😈 Io: "Il vicolo"? Non lo conosco. Antonio: Ti piace l’idea di un altro pomeriggio di sesso? Non mi dire che non godevi quando ti ho sborrato addosso in macchina, proprio davanti a casa tua. Ti eccita l'idea di venire con me, ammettilo. 💦 Io: Smettila! 🙈 Mi fai bagnare solo a pensarci... Antonio: Non devi pensare. Devi solo voler scopare. Ti farò sentire la puttana che sei veramente. 🍆🍑 Io: Ti odio... e ti amo allo stesso tempo. 🥵 Antonio: A domani, piccola. E prima di dormire mandami una foto. Voglio vederti in intimo, e anche senza.
Spensi lo schermo, il respiro affannoso. Ma la testa era ancora in subbuglio. Le parole di Antonio mi avevano accesa come una miccia e il desiderio di spingermi ancora oltre era troppo forte. Sfilai il tanga bagnato e aprii le gambe; con la fotocamera puntata sul mio triangolino pubico ancora umido, scattai. Un attimo di esitazione, poi premetti "Invia".
Il cuore smise di battere non appena vidi il nome del destinatario: non era Antonio. Era Luca. Un messaggio arrivò quasi all'istante. Non avevo avuto il tempo di cancellarlo. Lui l'aveva vista. Eppure, in quel disastro, la parte più torbida della mia mente vide subito un'opportunità, una nuova recita da mettere in scena.
Luca: Sonia? Oddio… è una foto tua? Non ci credo. Mi hai mandato una foto della tua fica? È bellissima... la mia cappella si è subito alzata. Se è un errore, ti prego di non cancellarla. Io: Non è un errore, amore mio. 💋 Luca: Sul serio? Allora pensi a me... Io: Certo che ci penso. Ho una voglia matta di te. È da tutto il giorno che questo desiderio mi tormenta... volevo che tu mi vedessi, che sapessi quanto ti bramo. Luca: Dio, Sonia... mi fai impazzire. Non faccio altro che pensare a quelle volte in hotel. Mi ami davvero, vero? Io: Certo che è vero, sciocco. Ti amo. Mi sento così in colpa per averti fatto aspettare. Luca: Non preoccuparti. So che è difficile. Ma ti prego... non farmi aspettare ancora. Voglio riempirti del mio amore. 🍆💦 Io: Lo so... ma non posso lasciare Tommaso così, su due piedi. Ho bisogno di tempo, devi capirmi. Luca: Aspetterò. Ma non resisto... ti prego, mandami un'altra foto. Voglio vedere il tuo culetto. Ti giuro che la cancello subito. Io: Ok, va bene amore.
Sorrisi nell'oscurità. Avevo appena rinnovato a Luca false promesse d'amore con una facilità che quasi mi spaventava. La sua ingenuità era il mio parco giochi. Mi girai a gattoni sul letto, sollevando il culetto verso l'obiettivo per scattare l'istantanea che lo avrebbe tenuto al guinzaglio. Inviai la foto a lui, e subito dopo la inoltrai ad Antonio, godendo di quel doppio gioco digitale.
L'adrenalina mi rendeva impossibile il sonno. Il corpo era in fiamme, la fica pulsava come se avesse un cuore proprio. Mi diressi in bagno e, con un gesto quasi rituale, recuperai dal cesto il perizoma usato durante la giornata. Portai il tessuto al viso, inspirando profondamente l'odore di Antonio mischiato al mio. Era il mio segreto, il mio piacere più intimo. Usai quel tessuto per masturbarmi, spingendo la stoffa ruvida contro il clitoride finché non arrivai a un orgasmo violento, un sussulto solitario che mi lasciò tremante e finalmente appagata.
Tornai a letto, le dita ancora sature del mio odore. Sapevo che avrei sognato Antonio; ero una troia in calore nel letto di casa mia, e non mi ero mai sentita così viva.
scritto il
2026-01-08
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