Sonia & Tommaso - Capitolo 54: Il Decimo Piano

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Arrivammo davanti a un palazzo di ferro e cristallo, un gigante moderno le cui superfici a specchio riflettevano il cielo di Cremona con una freddezza quasi arrogante.
Oltrepassate le porte automatiche, l'atrio si aprì come una cattedrale del business: marmo di Carrara a macchia aperta e installazioni di design minimalista. L'aria era intrisa di un profumo molecolare, una fragranza d'ambiente costosa e asettica.
Sentivo la fica pulsare sotto il tanga, la seta dell'abito appiccicata alle cosce come una seconda pelle. Al sentire il nome di Nicola, il portinaio in divisa rivolse uno sguardo malizioso nella mia direzione: i suoi occhi dicevano che sapeva, e quella consapevolezza alimentò ancora di più la mia eccitazione.
L'ascensore salì veloce verso il decimo piano: durante la salita avevo la sensazione di volare verso un universo parallelo fatto di lusso e segreti. Quando le porte si aprirono, la figura di Nicola apparve all’improvviso: il mio cuore ebbe un sussulto violento, mentre un calore improvviso divampò tra le cosce. Ci accolse con la mano tesa e un sorriso radioso, il volto di chi sa perfettamente quale tempesta stia scatenando.
I suoi occhi azzurri mi trafissero, evocando l'odore di sesso e salsedine che ci aveva travolti a Rimini; nel ricevere il suo bacio sulla guancia, un fremito tradì la mia compostezza di facciata. Nicola passò subito a stringere la mano di Tommaso, scambiando con lui le solite banalità sul lavoro e sulle vacanze.
«Bene,» disse Nicola, «ora che il piacere è compiuto, possiamo passare al dovere.»
Ci invitò a seguirlo, ma prima di entrare nel suo studio si rivolse a Tommaso con tono basso: «Tommaso, puoi accomodarti in sala d'aspetto. Mettiti comodo e serviti pure qualcosa da bere.»
Lui non fece domande e si allontanò, ignaro.
Vibrante di un'impazienza maliziosa, seguii Nicola lungo il corridoio fino al suo ufficio. Appena la porta si chiuse alle nostre spalle, il mondo si ridusse a noi due. Senza perdere un solo istante ci ritrovammo abbracciati, uniti in un lungo bacio ricco di passione; quella di due amanti che si ritrovano dopo una separazione forzata. In quel momento capii quanto quella stretta forte e rassicurante mi fosse mancata, capace di farmi sentire protetta e, allo stesso tempo, completamente in suo potere.
Con le spalle ancora appoggiate alla porta, senza che le nostre labbra si staccassero un solo istante, Nicola sfilò il mio vestito, che si accasciò a terra; seguito da reggiseno e tanga.
Sollevata con la stessa facilità con cui si solleva un bimbo, mi adagiò sulla superficie fredda e liscia della grande scrivania. La sua bocca scivolava avida lungo il mio corpo: dal collo al seno, mordicchiando piano i capezzoli, e giù, lungo l’addome fino all’ombelico, facendomi contorcere dal piacere.
Quando arrivò al pube, lo fermai. Lui capì. Si raddrizzò, sfilandosi i pantaloni e la camicia. Il suo cazzo svettava duro e imponente.
Inginocchiata, iniziai a far scorrere la lingua lungo quell’asta, per tutta la sua lunghezza, dal frenulo alle palle; osservando dal basso le smorfie di piacere sul suo viso. Ci misi tutto il mio impegno per regalargli un indimenticabile pompino, fermandomi solo un istante prima che venisse.
Lo guardai sorridendo maliziosa e, chinata a novanta gradi sulla scrivania, allargai le natiche con le mani. Nicola non si fece attendere: dopo aver inumidito il buchetto con la saliva, sentii la sua cappella premere. Fu bellissimo, e venni ancor prima che entrasse del tutto.
Chiudendo gli occhi tornai con la mente al mare, a quella cabina numero cinque. Finalmente quel magnifico cazzo era di nuovo dentro di me, a riempirmi con spinte profonde e sapientemente assestate; capaci di mandarmi in estasi.
E dopo avermi riempita con il suo seme, restammo lì come due amanti, nudi e vogliosi, a baciarci sulla sua poltrona presidenziale. In quel momento così intimo, ebbi la netta sensazione, quasi una certezza, di essere completamente sua.
A cavalcioni su di lui, con le gambe strette ai suoi fianchi, sentendo il suo cazzo tornare rapidamente duro contro il mio culetto, mi impalai di nuovo. Muovendomi su e giù in una danza lenta e sensuale, andammo avanti per più di un'ora. Raggiunsi vari orgasmi e alla fine lo feci venire con un pompino, bevendo golosamente tutta la sua sborra; fino all’ultima goccia. Tutto questo, mentre il mio fidanzato era in attesa nella stanza accanto.
Del lavoro non parlammo minimamente: l’unica sua richiesta fu di dare il preavviso e presentarmi il prima possibile per l'assunzione. Sapeva che per lui avrei fatto qualunque cosa.
Quando uscimmo ero rossa in viso e sicuramente un po’ scompigliata, con le gambe tremanti e il sapore di sborra ancora in bocca. Tommaso ci venne incontro radioso, senza accorgersi di nulla; o almeno così sembrava.
«Com'è andata?» chiese.
«Benissimo,» rispose Nicola con gli occhi fissi su di me. «Sonia è stata bravissima. Ha risposto a ogni domanda in modo brillante.»
Sentivo la gola secca. Avrei voluto urlare la verità, ma restai in silenzio; recitando la parte della brava ragazza, anche se in realtà ero una sgualdrina.
Nicola si congratulò con Tommaso: «Sei un ragazzo fortunato, amico. Hai una ragazza bellissima e con talento per... tutto. Spero non ti dispiaccia lasciarla lavorare con me.»
Tommaso era al settimo cielo: «Certo che no! Sono fiero di lei.»
Uscimmo da quel palazzo con un sorriso ebete, tenendoci per mano. Tommaso, euforico, faceva mille domande, mentre io ero immersa nel ricordo dell'amplesso.
Seduti in un bar del centro per festeggiare, sentii vibrare il telefono. Speravo fosse Nicola, ma il nome sullo schermo spense il mio entusiasmo: Antonio.
Antonio 😈: Ti aspettano al *** Hotel. Camera 207 alle 19. Il cliente ha già pagato per il servizio completo 💵. Non tardare, puttanella.
Rabbrividii, invasa da un misto di paura e libidine: la sfacciataggine di quell'uomo era senza limiti, ma sentivo già la fica inumidirsi al pensiero di essere usata da uno sconosciuto.
Tornai a guardare Tommaso con espressione neutra.
«Sono stanca, amore. Ho bisogno di riposare per domani.»
Lui, guardandomi con amore: «Va bene, Sonia. Andiamo a casa. Sono così contento per te,» disse, baciandomi con dolcezza.
Le sue parole, la sua dolcezza, il senso di colpa nei suoi confronti: tutto questo mi faceva sentire una ladra; ma a quel punto, cosa potevo fare?
scritto il
2026-01-24
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