Petra Croft - L'interrogatorio cap.3

di
genere
orge

*** Dichiarazione liberatoria ***
Il presente racconto costituisce un’opera di fantasia. Eventuali riferimenti a persone, fatti, luoghi o circostanze reali sono da ritenersi puramente casuali e non intenzionali.
Tutti i personaggi ivi rappresentati sono da considerarsi maggiorenni e consenzienti in relazione a ogni azione o situazione descritta.
Qualsiasi interpretazione che attribuisca ai contenuti natura fattuale o rispondenza alla realtà è esclusa.
Ogni racconto derivante dalle fantasie è esclusivamente dedicato ad un pubblico adulto.
Questa dichiarazione ha valore per tutti i miei racconti precedenti e futuri.
Inoltre per qualsiasi commento relativo al racconto e fornirmi spunti per nuovi racconti vi prego di scrivere a:
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La linea piatta sul monitor era una provocazione. Una sfida. La dottoressa Volkov non la vide come un fallimento, ma come un punto di partenza. "Non è morta, stupidi," ringhiò nel microfono, la sua voce calma ora tagliente come la lama. "È solo... spenta. Riaccendetela. Con la corrente."

Due tecnici con tute isolanti entrarono nella stanza. Uno di loro teneva due palette piatte e metalliche, come quelle usate per mescolare il cemento. Si avvicinarono al corpo esanime di Petra, che giaceva in una pozza dei suoi stessi fluidi, un guscio vuoto e perfetto. La misero sulla schiena. Uno dei tecnici posizionò una piastra sotto il suo seno, l'altro sopra il suo cuore.

"Charging," disse uno dei tecnici con una voce monotona.

Un suono carico, un ronzio che saliva di tonalità, riempì la stanza. Poi, un THWACK secco e violento. Il corpo di Petra saltò da terra come se fosse stato preso a pugni da un gigante invisibile. La sua schiena si curvò in un arco impossibile, un gemito profondo e involontario le uscì dai polmoni vuoti. Sul monitor, la linea piatta tremò, poi si rianimò in un'orchestra di caotici picchi.

"È viva," disse Volkov con una soddisfazione sadica. "E il suo cervello è una lavagna vuota. Perfetta. Mandate dentro i cani."

Non erano soldati questa volta. Erano altro. Entrarono quattro figure, più grandi, più massicce degli altri, le loro uniforme nere aderenti a muscoli che sembravano scolpiti nella pietra. Non indossavano maschere. I loro volti erano brutali, con occhi spenti e nient'altro. Erano gli "Esecutori", uomini il cui unico scopo era l'applicazione fisica della volontà altrui. E la loro volontà era quella di Volkov.

Uno di loro si inginocchiò. Non la toccò con le mani. La prese per i capelli, sollevando la sua testa pesante. L'altro si accovacciò tra le sue gambe, ancora aperte e docili. Con un ruggito basso, la penetrò. Il cazzo era un'arma, un'entrata brutale che riempì la sua fica vuota. Il corpo di Petra, sotto lo stimolo, reagì. Un gemito le sfuggì, un suono di pura, istintiva reazione fisica.

Non c'era più Petra. C'era solo il corpo. Un veicolo. Un buco.

Il secondo esecutore la prese da dietro, il suo cazzo che le spezzò di nuovo il culo con una facilità terrificante. Era doppiamente impalata, un pezzo di carne su un piatto di metallo, offerto a due bruti. Il terzo si mise accanto alla sua testa, il suo cazzo già duro, e glielo infilò in bocca. Lei lo prese, la sua bocca che si chiuse attorno a lui, la sua lingua che iniziava a muoversi, un automa programmato per compiacere.

Il quarto esecutore non si unì a loro. La guardò, si masturbandola lentamente, i suoi occhi fissi sulla scena. "Vedete?" disse Volkov attraverso l'altoparlante, la sua voce un sussurro eccitato. "La mente è spenta, ma il corpo ricorda. Ricorda il suo scopo. Ricorda di essere una troia."

La scena divenne un vortice di carne. Due cazzi che la martellavano, uno in bocca. Le loro mani la palpeggiavano, le stringevano i seni, le tiravano i fianchi. Non c'era violenza, non c'era rabbia. C'era solo un uso metodico, un'operazione chirurgica di sesso. Il suo corpo, libero dal peso della coscienza, reagiva con una purezza animalesca. Sentì un calore crescere dentro di lei, non un desiderio, ma una reazione chimica, una risposta fisica allo stimolo.

L'orgasmo la colpì senza preavviso. Non fu l'esplosione di prima. Fu un'onda profonda, un sussulto che la scosse dalla testa ai piedi. Un gemito lungo e basso le uscì dalla gola, un suono di pura, cieca sensazione. E poi, come programmato, il suo corpo si liberò. Un getto di squirt le colò via, caldo e abbondante, un fiume che si univa alla pozza sotto di lei.

"Risposta eiaculatoria confermata," disse Volkov, la sua voce che tremava leggermente. "Aumentate l'intensità. Voglio vedere questa puttana spruzzare fino a prosciugarsi."

Gli esecutori obbedirono. I loro movimenti divennero più veloci, più brutali. La scopavano con una forza che avrebbe spezzato una persona normale, ma il suo corpo, un veicolo vuoto, la assorbiva tutta. Un altro orgasmo la scosse, più forte del primo. Un altro getto di squirt. Poi un altro. Stava diventando una fontana, un'attrazione da carnevale, un corpo che funzionava solo per produrre piacere e fluidi.

Volkov non poteva più guardare da dietro il vetro. Si tolse il camice, rivelando un corpo snello e tonico, completamente nudo sotto. Aveva un tatuaggio sul suo basso ventre, un simbolo che assomigliava a un serpente che si mordeva la coda. Aprì la porta della stanza e entrò.

Gli esecutori si fermarono, il loro corpo rigido in attesa. Volkov si avvicinò a Petra, che giaceva lì, tremante, gli occhi vitrei che fissavano il nulla. Si inginocchiò accanto a lei. "Hai visto? Ho vinto," sussurrò, le sue dita che le accarezzavano il viso sudato. "La tua mente è mia. Il tuo corpo è mio. E ora, lo reclamo."

Si mise sopra di lei, la sua fica che si pressò contro la bocca di Petra. "Leccami, troia. Leccami finché non vengo."

E Petra lo fece. La sua lingua, guidata da un istinto che non era più suo, iniziò a leccare, a esplorare, a stimolare. Volkov gemette, la sua testa che si gettò all'indietro, le sue mani che si aggrappavano ai capelli di Petra. Mentre la leccava, gli esecutori ricominciarono a scoparla, più duramente di prima.

La stanza divenne un'orgia di sensazioni. Petra nel centro, un buolo da riempire, una bocca da usare, una lingua da comandare. Volkov sulla sua faccia, la sua fica che si bagnava e si contraeva. Gli esecutori dentro di lei, i loro cazzi che la riempivano, che la usavano, che la possedevano.

Poi, l'inondazione finale. Uno degli esecutori esplose, riempiendola la fica di sperma. Poi l'altro, che le inondò il culo. Volkov urlò, un suono di puro trionfo, e un'ondata di umori la inondò la bocca, costringendola a inghiottire. Fu un'esplosione collettiva, un'esplosione di potere e sottomissione.

Quando finirono, si alzarono, lasciando Petra lì, un mucchio di carne sudata, coperta di sperma, urina, squirt e umori. Era completamente immobile, un'opera d'arte di distruzione totale.

Volkov si rialzò, il suo corpo che tremava leggermente per l'orgasmo. Si rivestì, aggiustandosi il camice come se nulla fosse successo. Si avvicinò al corpo di Petra e le diede un leggero calcio. "Pulite questo disastro," disse ai suoi uomini. "E portatela nella stanza di rianimazione. Domani, le inietteremo il siero della memoria. Voglio che ricordi ogni singolo secondo di questo. Voglio che sappia, per sempre, chi è il suo padrone."

La porta si chiuse, lasciando Petra da sola nel silenzio, un guscio vuoto in attesa di essere riempito di nuovo.
scritto il
2026-01-08
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