Petra Croft - L'interrogatorio
di
Petulka
genere
orge
*** Dichiarazione liberatoria ***
Il presente racconto costituisce un’opera di fantasia. Eventuali riferimenti a persone, fatti, luoghi o circostanze reali sono da ritenersi puramente casuali e non intenzionali.
Tutti i personaggi ivi rappresentati sono da considerarsi maggiorenni e consenzienti in relazione a ogni azione o situazione descritta.
Qualsiasi interpretazione che attribuisca ai contenuti natura fattuale o rispondenza alla realtà è esclusa.
Ogni racconto derivante dalle fantasie è esclusivamente dedicato ad un pubblico adulto.
Questa dichiarazione ha valore per tutti i miei racconti precedenti e futuri.
Inoltre per qualsiasi commento relativo al racconto e fornirmi spunti per nuovi racconti vi prego di scrivere a:
petulka-cz@hotmail.com
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Il buio era totale. Petra Croft si risvegliò non con un sussulto, ma con una consapevolezza lenta e terribile. Non era più nella sua tenda, non era più nella giungla. Era su un tavolo di metallo, nuda, la pelle che si raggelava al contatto. Le cinghie di cuoio le serravano polsi e caviglie con una tenacia che non ammetteva lotta. L'aria era sterile, sapeva di chimico e di potere.
Una porta si aprì con un fischio pneumatico. Entrò un uomo, il suo viso un'incisione di autorità e crudeltà. Dietro di lui, un branco. Dieci soldati, maschere anonime, corpi scolpiti da un addestramento spietato. Erano un'unica entità, un organismo maschile e letale, e i loro occhi, anche se nascosti, la divoravano.
"Signorina Croft," iniziò l'ufficiale, la sua voce piatta come la lamiera su cui giaceva. "Avete delle informazioni che ci interessano. Non le chiederemo. Le prenderemo."
Petra sorrise, un'esibizione di sfida che le costò un brivido. "Se volevate una segretaria, avreste dovuto rapire un'altra. Io sono solo una troia che sa come aprire le gambe."
L'uomo annuì, un leggero movimento del capo che scatenò il protocollo. Non c'erano domande, solo azioni. Una soldatessa si avvicinò, tenendo in mano una sonda elettrica. La accostò al capezzolo sinistro di Petra e premé un pulsante. Una scossa secca e violenta le attraversò il seno, facendole contrarre il muscolo con un sussulto e strappandole un gemito acuto. "Sembra che questa troia abbia i nervi scoperti," rise una voce maschile.
La sonda si spostò sull'altro capezzolo, poi sul suo clitoride. Ogni scossa era una punizione, un interrogatorio fatto di dolore puro. Petra si contorceva, la schiena che si arcuava, le cinghie che le scavavano la pelle. Ma non gridava. Morderse le labbra fino a sentirle il sapore del ferro, un atto di ribellione futile.
"Non cede?" chiese l'ufficiale, con un tono di noia. "Forse abbiamo bisogno di un approccio più... persuasivo. Liberatele le mani."
Le cinghie si aprirono. Non era una pietà. Era il preludio a qualcos'altro. La trascinarono giù dal tavolo, gettandola sul pavimento freddo. Dieci uomini la circondarono, dieci cazzi che uscivano dalle loro uniformi come armi imbrattate, già duri, già pronti a rivendicare il suo corpo.
"Hai chiesto di essere trattata come una troia," ringhiò l'ufficiale. "Esercitati, puttana. E quando avremo finito con te, ci darai quello che vogliamo."
L'assalto fu un'onda di carne. Due soldati la presero per le braccia, altri due per le gambe, spalancandola come un arco pronto a scoccare. Uno si gettò su di lei, il suo cazzo una sferza di carne che la penetrò nella fica con un affondo secco che le leccò le ossa. Petra urlò, un suono che fu immediatamente soffocato da un altro cazzo che le si infilò in bocca, spingendola fino in gola, facendola lacrimare e soffocare.
Non c'era ritmo, solo furia. Mentre uno la martellava nella fica, un altro si mise alle sue spalle e, senza un grammo di lubrificazione oltre il sudore e la paura, le aprì il culo. Petra sobbalzò, un sussulto di dolore puro che le strappò un gemito soffocato intorno al cazzo che le distruggeva la gola.
Ma non era abbastanza. Volevano provarla tutta, distruggerla. Un terzo soldato si inginocchiò tra le sue gambe, accanto al primo. Petra li vide, i loro cazzi allineati, e provò un terrore che si trasformò in una scarica elettrica di eccitazione. Con uno sforzo collettivo, la spinsero entrambi dentro. Due cazzi nella fica. Il suo corpo si lacerò. Un urlo le si strappò dalla gola, un suono di pura agonia che si fuse in un'estasi così intensa da farle perdere la vista per un istante.
La trasformarono in un recipiente perfetto. Due cazzi nel culo, due nella fica, due in bocca, le sue mani furono forzate ad afferrare altri due, e un altro soldato si mise sopra di lei, infilando il suo cazzo tra i suoi seni, stringendoli e scopandoli con una foga che le faceva male. Nove cazzi la possedevano contemporaneamente. Il decimo la guardava, masturbandosi, il suo cazzo un'arma carica che puntava dritta al suo volto.
Il suo corpo non riusciva più a distinguere il dolore dal piacere. Era un'unica, enorme ferita pulsante di sensazione. Sentiva ogni movimento, ogni spinta, ogni strappo. La sua mente si frantumò, ridotta a un vortice di volgarità e abuso. "Sì, puttana, prendilo tutto!" "Sei solo un buco da riempire!" "Scopami questa cagna finché non ti spezzi!" Le loro voci erano un ronzio, il sottofondo della sua personale distruzione.
Poi, l'inondazione. Iniziarono a eiaculare, non a raffica, ma tutti insieme, come un'unica, massiccia esplosione. La sua fica e il suo culo, già dilaniati, furono riempiti da un'onda di sperma calda e copiosa che la fece gonfiare, le fece sentire come se stesse per esplodere. La sua bocca fu sommersa, costringendola a inghiottire disperatamente per non annegare, il seme che le colava dal naso e dagli angoli della bocca. Gli altri la inondarono il viso, i capelli, il seno, trasformandola in una maschera appiccicosa di umiliazione.
Crollarono su di lei, un ammasso di corpi pesanti e sudati che la schiacciavano. Per un momento, ci fu solo il suono dei loro respiri affannosi. Poi si alzarono.
Petra giaceva nel lago di sperma, un relitto umano. Ma il suo corpo reagì. La brutalità, l'umiliazione, la sovrastimolazione avevano scatenato qualcosa di irreversibile. Un'onda di caldo la travolse, partita dalla profondità del suo ventre. Il suo corpo si tese come una corda di violino, la schiena che si curvava in un arco innaturale. L'orgasmo la colpì come un attacco epilettico.
Gridò, un suono inarticolato, animalesco. Le sue gambe e le sue braccia si agitarono in spasmi incontrollabili. I suoi occhi si rovesciarono indietro. E poi, il suo corpo espulselo tutto. Un getto potente di piscia le schizzò fuori, mescolandosi con il sperma. Subito dopo, un'ondata ancora più violenta di squirt la inondò, un liquido chiaro che le zampillò dalla fica con una forza che la fece sobbalzare. Era un'espulsione totale, un'espulsione di ogni fluido, ogni emozione, ogni pensiero.
Le crisi si susseguirono, una dopo l'altra, senza tregua. Ogni spasmo era un nuovo orgasmo, ogni nuovo orgasmo una nuova espulsione. Il suo corpo non era più suo, era un fuoco d'artificio che si consumava, un'attrice in un dramma di piacere e dolore che la stava divorando viva. I soldati la osservavano, un misto di stupore e sadica soddisfazione sui loro volti nascosti. Non avevano mai visto niente del genere. La loro prigioniera non si stava arrendendo; si stava disintegrando in un'estasi totale.
L'ufficiale si avvicinò, i suoi stivali che schiacciavanoil lago di fluidi sul pavimento. Si inginocchiò accanto alla sua testa tremante. "Non hai ancora parlato, signorina Croft," disse, la sua voce un sussurro gelido. "Forse abbiamo bisogno di un approccio più... diretto."
Fece un cenno a due dei suoi uomini. Presero Petra, che era ancora in preda a convulsioni orgasmiche, e la sollevarono. Il suo corpo era un guazzabuglio di membra inerte e tremanti. La posizionarono a quattro zampe, il suo culo e la sua fica, già rossi e gonfi, esposti e stillanti. La sua testa penzolava, incapace di reggersi.
L'ufficiale aprì una custodia di metallo e tirò fuori un oggetto. Era un dildo enorme, nero, fatto di un materiale che sembrava solido e flessibile allo stesso tempo. Era più grande di qualsiasi cazzo umano, con delle venature sporgenti e una testa a fungo che sembrava progettata per massimizzare la distruzione. "Questo è l'interrogatore modello 7," disse l'ufficiale con orgoglio. "Non lascia tracce. Ma fa parlare."
Uno dei soldati tenne aperte le natiche di Petra con una forza brutale. L'ufficiale posizionò la testa del dildo contro il suo culo, già lacerato e pieno di sperma. "Ultima possibilità, Croft. I dati di Chernogorsk. Ora."
Petra riuscì a emettere un suono, un lamento debole, una miscela di sfida e di supplica. "Vaffan... culo..."
Non finì la frase. L'ufficiale spinse. Il dildo la penetrò, un affondo lento, implacabile che la allargò fino a un punto che pensava fosse la morte. Petra urlò, un suono stridulo che si ruppe in un singhioio. L'oggetto la riempì completamente, le sue pareti intestinali che si contragnevano attorno all'invasore solido e freddo.
L'ufficiale iniziò a muoverlo, non con la foga di un uomo, ma con la precisione di un chirurgo. Ogni movimento era studiato per colpire un punto nervoso, per massimizzare il dolore, per stimolare il piacere fino a trasformarlo in tortura. Petra sentiva il suo corpo tradirla di nuovo. Nonostante il dolore, nonostante l'umiliazione, sentiva un altro orgasmo montare, più profondo, più oscuro di tutti gli altri.
Mentre il dildo la distruggeva dal di dentro, due soldati si misero davanti a lei. Uno le infilò di nuovo il cazzo in bocca, l'altro le premette il suo membro contro il suo occhio, sfregandolo contro la palpebra e il sopracciglio, un atto di totale degradazione. "Apri quell'occhio, troia, e guardalo mentre ti viene!" ringhiò.
L'orgasmo la colpì come un'onda sismica. Il suo corpo si contrasse in un arco rigido, un singolo, potente spasmo che lo bloccò. La sua bocca si spalancò in un urlo silenzioso. E poi, il collasso. Non fu un crollo morbido. Fu un blackout totale. Il suo cervello, sovraccarico da un eccesso di stimoli, si spense. I suoi muscoli si rilassarono all'improvviso e crollò a terra come un sacco di patate, inanimata, immobile, un guscio vuoto nel lago dei suoi stessi fluidi.
L'ufficiale si alzò, pulì il dildo con un fazzoletto e lo rimise nella sua custodia. Si raddrizzò, aggiustandosi la giacca. Guardò il corpo inerte di Petra Croft, poi i suoi uomini. "Ha resistito più del previsto," disse, la sua voce priva di emozione. "Preparate il serbatoio di immersione. Vedremo quanto a lungo resisterà senza aria. E con questo ancora dentro."
Due soldati raccolsero il corpo esanime di Petra. Non la portarono via con cura. La trascinarono, lasciando una scia di sperma, urina e squirt sul pavimento bianco. La porta si aprì, rivelando un altro corridoio, un altro livello dell'inferno. L'interrogatorio era appena iniziato.
Il presente racconto costituisce un’opera di fantasia. Eventuali riferimenti a persone, fatti, luoghi o circostanze reali sono da ritenersi puramente casuali e non intenzionali.
Tutti i personaggi ivi rappresentati sono da considerarsi maggiorenni e consenzienti in relazione a ogni azione o situazione descritta.
Qualsiasi interpretazione che attribuisca ai contenuti natura fattuale o rispondenza alla realtà è esclusa.
Ogni racconto derivante dalle fantasie è esclusivamente dedicato ad un pubblico adulto.
Questa dichiarazione ha valore per tutti i miei racconti precedenti e futuri.
Inoltre per qualsiasi commento relativo al racconto e fornirmi spunti per nuovi racconti vi prego di scrivere a:
petulka-cz@hotmail.com
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Il buio era totale. Petra Croft si risvegliò non con un sussulto, ma con una consapevolezza lenta e terribile. Non era più nella sua tenda, non era più nella giungla. Era su un tavolo di metallo, nuda, la pelle che si raggelava al contatto. Le cinghie di cuoio le serravano polsi e caviglie con una tenacia che non ammetteva lotta. L'aria era sterile, sapeva di chimico e di potere.
Una porta si aprì con un fischio pneumatico. Entrò un uomo, il suo viso un'incisione di autorità e crudeltà. Dietro di lui, un branco. Dieci soldati, maschere anonime, corpi scolpiti da un addestramento spietato. Erano un'unica entità, un organismo maschile e letale, e i loro occhi, anche se nascosti, la divoravano.
"Signorina Croft," iniziò l'ufficiale, la sua voce piatta come la lamiera su cui giaceva. "Avete delle informazioni che ci interessano. Non le chiederemo. Le prenderemo."
Petra sorrise, un'esibizione di sfida che le costò un brivido. "Se volevate una segretaria, avreste dovuto rapire un'altra. Io sono solo una troia che sa come aprire le gambe."
L'uomo annuì, un leggero movimento del capo che scatenò il protocollo. Non c'erano domande, solo azioni. Una soldatessa si avvicinò, tenendo in mano una sonda elettrica. La accostò al capezzolo sinistro di Petra e premé un pulsante. Una scossa secca e violenta le attraversò il seno, facendole contrarre il muscolo con un sussulto e strappandole un gemito acuto. "Sembra che questa troia abbia i nervi scoperti," rise una voce maschile.
La sonda si spostò sull'altro capezzolo, poi sul suo clitoride. Ogni scossa era una punizione, un interrogatorio fatto di dolore puro. Petra si contorceva, la schiena che si arcuava, le cinghie che le scavavano la pelle. Ma non gridava. Morderse le labbra fino a sentirle il sapore del ferro, un atto di ribellione futile.
"Non cede?" chiese l'ufficiale, con un tono di noia. "Forse abbiamo bisogno di un approccio più... persuasivo. Liberatele le mani."
Le cinghie si aprirono. Non era una pietà. Era il preludio a qualcos'altro. La trascinarono giù dal tavolo, gettandola sul pavimento freddo. Dieci uomini la circondarono, dieci cazzi che uscivano dalle loro uniformi come armi imbrattate, già duri, già pronti a rivendicare il suo corpo.
"Hai chiesto di essere trattata come una troia," ringhiò l'ufficiale. "Esercitati, puttana. E quando avremo finito con te, ci darai quello che vogliamo."
L'assalto fu un'onda di carne. Due soldati la presero per le braccia, altri due per le gambe, spalancandola come un arco pronto a scoccare. Uno si gettò su di lei, il suo cazzo una sferza di carne che la penetrò nella fica con un affondo secco che le leccò le ossa. Petra urlò, un suono che fu immediatamente soffocato da un altro cazzo che le si infilò in bocca, spingendola fino in gola, facendola lacrimare e soffocare.
Non c'era ritmo, solo furia. Mentre uno la martellava nella fica, un altro si mise alle sue spalle e, senza un grammo di lubrificazione oltre il sudore e la paura, le aprì il culo. Petra sobbalzò, un sussulto di dolore puro che le strappò un gemito soffocato intorno al cazzo che le distruggeva la gola.
Ma non era abbastanza. Volevano provarla tutta, distruggerla. Un terzo soldato si inginocchiò tra le sue gambe, accanto al primo. Petra li vide, i loro cazzi allineati, e provò un terrore che si trasformò in una scarica elettrica di eccitazione. Con uno sforzo collettivo, la spinsero entrambi dentro. Due cazzi nella fica. Il suo corpo si lacerò. Un urlo le si strappò dalla gola, un suono di pura agonia che si fuse in un'estasi così intensa da farle perdere la vista per un istante.
La trasformarono in un recipiente perfetto. Due cazzi nel culo, due nella fica, due in bocca, le sue mani furono forzate ad afferrare altri due, e un altro soldato si mise sopra di lei, infilando il suo cazzo tra i suoi seni, stringendoli e scopandoli con una foga che le faceva male. Nove cazzi la possedevano contemporaneamente. Il decimo la guardava, masturbandosi, il suo cazzo un'arma carica che puntava dritta al suo volto.
Il suo corpo non riusciva più a distinguere il dolore dal piacere. Era un'unica, enorme ferita pulsante di sensazione. Sentiva ogni movimento, ogni spinta, ogni strappo. La sua mente si frantumò, ridotta a un vortice di volgarità e abuso. "Sì, puttana, prendilo tutto!" "Sei solo un buco da riempire!" "Scopami questa cagna finché non ti spezzi!" Le loro voci erano un ronzio, il sottofondo della sua personale distruzione.
Poi, l'inondazione. Iniziarono a eiaculare, non a raffica, ma tutti insieme, come un'unica, massiccia esplosione. La sua fica e il suo culo, già dilaniati, furono riempiti da un'onda di sperma calda e copiosa che la fece gonfiare, le fece sentire come se stesse per esplodere. La sua bocca fu sommersa, costringendola a inghiottire disperatamente per non annegare, il seme che le colava dal naso e dagli angoli della bocca. Gli altri la inondarono il viso, i capelli, il seno, trasformandola in una maschera appiccicosa di umiliazione.
Crollarono su di lei, un ammasso di corpi pesanti e sudati che la schiacciavano. Per un momento, ci fu solo il suono dei loro respiri affannosi. Poi si alzarono.
Petra giaceva nel lago di sperma, un relitto umano. Ma il suo corpo reagì. La brutalità, l'umiliazione, la sovrastimolazione avevano scatenato qualcosa di irreversibile. Un'onda di caldo la travolse, partita dalla profondità del suo ventre. Il suo corpo si tese come una corda di violino, la schiena che si curvava in un arco innaturale. L'orgasmo la colpì come un attacco epilettico.
Gridò, un suono inarticolato, animalesco. Le sue gambe e le sue braccia si agitarono in spasmi incontrollabili. I suoi occhi si rovesciarono indietro. E poi, il suo corpo espulselo tutto. Un getto potente di piscia le schizzò fuori, mescolandosi con il sperma. Subito dopo, un'ondata ancora più violenta di squirt la inondò, un liquido chiaro che le zampillò dalla fica con una forza che la fece sobbalzare. Era un'espulsione totale, un'espulsione di ogni fluido, ogni emozione, ogni pensiero.
Le crisi si susseguirono, una dopo l'altra, senza tregua. Ogni spasmo era un nuovo orgasmo, ogni nuovo orgasmo una nuova espulsione. Il suo corpo non era più suo, era un fuoco d'artificio che si consumava, un'attrice in un dramma di piacere e dolore che la stava divorando viva. I soldati la osservavano, un misto di stupore e sadica soddisfazione sui loro volti nascosti. Non avevano mai visto niente del genere. La loro prigioniera non si stava arrendendo; si stava disintegrando in un'estasi totale.
L'ufficiale si avvicinò, i suoi stivali che schiacciavanoil lago di fluidi sul pavimento. Si inginocchiò accanto alla sua testa tremante. "Non hai ancora parlato, signorina Croft," disse, la sua voce un sussurro gelido. "Forse abbiamo bisogno di un approccio più... diretto."
Fece un cenno a due dei suoi uomini. Presero Petra, che era ancora in preda a convulsioni orgasmiche, e la sollevarono. Il suo corpo era un guazzabuglio di membra inerte e tremanti. La posizionarono a quattro zampe, il suo culo e la sua fica, già rossi e gonfi, esposti e stillanti. La sua testa penzolava, incapace di reggersi.
L'ufficiale aprì una custodia di metallo e tirò fuori un oggetto. Era un dildo enorme, nero, fatto di un materiale che sembrava solido e flessibile allo stesso tempo. Era più grande di qualsiasi cazzo umano, con delle venature sporgenti e una testa a fungo che sembrava progettata per massimizzare la distruzione. "Questo è l'interrogatore modello 7," disse l'ufficiale con orgoglio. "Non lascia tracce. Ma fa parlare."
Uno dei soldati tenne aperte le natiche di Petra con una forza brutale. L'ufficiale posizionò la testa del dildo contro il suo culo, già lacerato e pieno di sperma. "Ultima possibilità, Croft. I dati di Chernogorsk. Ora."
Petra riuscì a emettere un suono, un lamento debole, una miscela di sfida e di supplica. "Vaffan... culo..."
Non finì la frase. L'ufficiale spinse. Il dildo la penetrò, un affondo lento, implacabile che la allargò fino a un punto che pensava fosse la morte. Petra urlò, un suono stridulo che si ruppe in un singhioio. L'oggetto la riempì completamente, le sue pareti intestinali che si contragnevano attorno all'invasore solido e freddo.
L'ufficiale iniziò a muoverlo, non con la foga di un uomo, ma con la precisione di un chirurgo. Ogni movimento era studiato per colpire un punto nervoso, per massimizzare il dolore, per stimolare il piacere fino a trasformarlo in tortura. Petra sentiva il suo corpo tradirla di nuovo. Nonostante il dolore, nonostante l'umiliazione, sentiva un altro orgasmo montare, più profondo, più oscuro di tutti gli altri.
Mentre il dildo la distruggeva dal di dentro, due soldati si misero davanti a lei. Uno le infilò di nuovo il cazzo in bocca, l'altro le premette il suo membro contro il suo occhio, sfregandolo contro la palpebra e il sopracciglio, un atto di totale degradazione. "Apri quell'occhio, troia, e guardalo mentre ti viene!" ringhiò.
L'orgasmo la colpì come un'onda sismica. Il suo corpo si contrasse in un arco rigido, un singolo, potente spasmo che lo bloccò. La sua bocca si spalancò in un urlo silenzioso. E poi, il collasso. Non fu un crollo morbido. Fu un blackout totale. Il suo cervello, sovraccarico da un eccesso di stimoli, si spense. I suoi muscoli si rilassarono all'improvviso e crollò a terra come un sacco di patate, inanimata, immobile, un guscio vuoto nel lago dei suoi stessi fluidi.
L'ufficiale si alzò, pulì il dildo con un fazzoletto e lo rimise nella sua custodia. Si raddrizzò, aggiustandosi la giacca. Guardò il corpo inerte di Petra Croft, poi i suoi uomini. "Ha resistito più del previsto," disse, la sua voce priva di emozione. "Preparate il serbatoio di immersione. Vedremo quanto a lungo resisterà senza aria. E con questo ancora dentro."
Due soldati raccolsero il corpo esanime di Petra. Non la portarono via con cura. La trascinarono, lasciando una scia di sperma, urina e squirt sul pavimento bianco. La porta si aprì, rivelando un altro corridoio, un altro livello dell'inferno. L'interrogatorio era appena iniziato.
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