Petra Croft - L'interrogatorio cap.2

di
genere
orge

*** Dichiarazione liberatoria ***
Il presente racconto costituisce un’opera di fantasia. Eventuali riferimenti a persone, fatti, luoghi o circostanze reali sono da ritenersi puramente casuali e non intenzionali.
Tutti i personaggi ivi rappresentati sono da considerarsi maggiorenni e consenzienti in relazione a ogni azione o situazione descritta.
Qualsiasi interpretazione che attribuisca ai contenuti natura fattuale o rispondenza alla realtà è esclusa.
Ogni racconto derivante dalle fantasie è esclusivamente dedicato ad un pubblico adulto.
Questa dichiarazione ha valore per tutti i miei racconti precedenti e futuri.
Inoltre per qualsiasi commento relativo al racconto e fornirmi spunti per nuovi racconti vi prego di scrivere a:
petulka-cz@hotmail.com
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La trascinarono lungo un corridoio sterile, il suo corpo esanime che rimbalzava contro il pavimento linoleum, lasciando una scia umida e disgustosa. Arrivarono a una porta di acciaio massiccio con un oblò di vetro spesso. Si aprì con un sibilo idraulico, rivelando una piccola stanza, quasi un cubo, interamente rivestita di piastrelle bianche. Al centro, una vasca cilindrica di plexiglas, piena di un liquido trasparente e gocciolante. Era un serbatoio di privazione sensoriale, adattato per scopi meno terapeutici.

Due soldati sollevarono il corpo molle di Petra e lo gettarono nella vasca con un tonfo sordo. L'acqua fredda la riportò brevemente alla coscienza, un shock che le fece aprire gli occhi e inspirare affannosamente, solo per inghiottire un po' di liquido. Il dildo nero era ancora dentro di lei, un solido, doloroso promemoria della sua precedente sessione.

L'ufficiale si avvicinò al serbatoio, il suo riflesso distorto sul plexiglas. "Signorina Croft, il suo corpo è una mappa. Mappiamo i suoi limiti. E poi li superiamo. I dati. Ora." La sua voce era amplificata, rimbombava contro le piastrelle e dentro le sue orecchie sommerse.

Petra lo guardò attraverso il liquido tremolante, i suoi occhi pieni di un odio puro e sfinito. Provò a parlare, ma uscirono solo bolle.

"Come desideri," disse l'ufficiale. Fece un cenno a un tecnico in un angolo. L'uomo premé un interruttore.

Da elettrodi nascosti sotto le piastrelle del serbatoio, una corrente elettrica a bassa tensione attraversò l'acqua. Non era abbastanza da ucciderla, ma era abbastanza da farle contrarre ogni muscolo allo stesso tempo. Il suo corpo si raddrizzò come una tavola, un gridosordo di puro dolore che si perse nell'acqua. Le sue membra si agitarono in uncontrollabili spasmi. E poi, come per un orribole meccanismo di difesa, il suo corpo reagì di nuovo. Un'altra ondata di orgasmi la travolse, un piacere distorto e tortuoso che si mescolava alla scossa elettrica. Vide le sue dita dei piedi contrarsi, il suo petto vibrare. Sentì l'urgenza incontrollabile di pisciare, e un'onda calda e torbida si diffuse nell'acqua pulita della vasca, la sua umiliazione visibile a tutti.

La corrente cessò. Petra crollò sul fondo della vasca, ansimando, il suo corpo che tremava convulsamente. L'ufficiale attese. "Ancora una volta, Croft. I codici di attivazione."

Lei rispose con un dito medio sollevato, un gesto debole ma carico di tutta la sua sfida rimanente.

La scossa tornò, questa volta più forte. Il suo corpo si contrasse, un arco di dolore e piacere. Sentì il dildo dentro di lei vibrare, amplificando la stimolazione, spingendola verso un altro precipizio di sensazione sovrumana. La sua mente si stava frantumando. Non riusciva a pensare, solo a sentire. Sentire il bruciare della corrente, il riempimento del dildo, la pressione dell'acqua, la vergogna dei suoi fluidi che la inquinavano. Un altro orgasmo la scosse, più debole questa volta, più disperato. Un altro getto di urina la offuscò.

La corrente si fermò di nuovo. L'ufficiale si avvicinò al pannello di controllo. "Sembra che la signorina Croft stia godendosi la sua piscina. Raddoppiate l'intensità e aggiungete la frequenza respiratoria. Voglio vedere i suoi polmoni bruciare."

Il tecnico obbedì. La corrente la colpì come un pugno. Questa volta era diversa. Era più profonda, più incessante. Il suo corpo non si contrasse solo, vibrava. Ogni fibra, ogni cellula del suo essere urlava. E il dildo... il dildo si attivò. Non vibrava. Ruotava. Lentamente, implacabilmente, dentro di lei, una macchina infernale progettata per spazzare via ogni barriera mentale.

Petra non riusciva più a respirare. La sua bocca si aprì e si chiuse in un pesce fuor d'acqua. Le bolle uscivano a raffica. Il suo cervello, privato di ossigeno e bombardato da stimoli, iniziò a vacillare. Vide lampi di luce, sentì voci che non c'erano. E poi, l'ultimo orgasmo. Non fu un'esplosione. Fu un'implosione. Un collasso totale. Il suo corpo si rilassò completamente, un'ondata di calore la pervase mentre i suoi muscoli si rilasciavano per l'ultima volta. Un'ultima, debole ondata di squirt le uscì dalla fica, una resa finale. I suoi occhi si spensero, fissando il vuoto attraverso il plexiglas.

L'ufficiale guardò il cronometro. "Quattro minuti e ventisette secondi. Un nuovo record. Tiratela fuori."

La portarono via, un guscio bagnato e inerte. L'ufficiale si avvicinò, la sua faccia a pochi centimetri dalla sua. Non c'era più sfida nei suoi occhi. Solo un vuoto vitreo. Le premette due dita sulla carotide. C'era un debole battito. "È ancora viva," disse, con una nota di sorpresa professionale. "Gettatela nella cella di isolamento. Senza cibo, senza acqua. Vediamo cosa rimane della sua volontà quando si risveglia. E lasciatele il suo nuovo giocattolo. Potrebbe rivelarsi... persuasivo."

La trascinarono via, verso un'altra porta, un altro buio. Petra Croft era rotta, ma non era ancora finita. E nel profondo del suo coma, il suo corpo, addestrato a sopravvivere, stava già iniziando a ricostruirsi, a prepararsi per la prossima tornata.
Il buio non era solo l'assenza di luce. Era una sostanza, densa, pesante, che le pressava sulle palpebre e le riempiva i polmoni. Petra si risvegliò lentamente, per frammenti. Il primo frammento fu il dolore. Un dolore profondo, osseo, che non era localizzato in un punto solo, ma permeava ogni singola cellula del suo corpo. Il secondo fu il freddo. Era nuda, rannicchiata su un pavimento di cemento, in una cella così piccola che i suoi gomiti toccavano le pareti umide. Il terzo fu il ricordo. Il dildo, ancora dentro di lei, un peso alieno e doloroso che le ricordava ogni istante della sua umiliazione.

Non sapeva per quanto tempo era lì. Un giorno? Una settimana? Il tempo si era dissolto in un ciclo di dolori tremori e sogni febbrili in cui volti mascherati la possedevano all'infinito. La sua gola era un deserto arido, la sua pelle si ritirava sulle ossa. La fame era un mostro che le rosdeva le viscere.

Un giorno, la piccola porticina nella sua cella si aprì. Non fu un soldato a entrare, ma una donna. Alta, snella, con i capelli neri raccolti in uno chignon severo e un camice bianco che non nascondeva la sua forma atletica. Il suo volto era bello, ma in un modo freddo, clinico, come quello di una statua greca. Teneva in mano una siringa e una piccola borsa di medicazione.

"Buongiorno, signorina Croft," disse, la sua voce calma e priva di emozione. "Sono la dottoressa Volkov. Sono qui per valutare le sue condizioni... fisiche."

Petra tentò di sputare, ma la sua bocca era troppo secca. Non uscì nulla. "Vai... al diavolo," ansimò, la sua voce un sussurro roco.

La dottoressa Volkov sorrise, un'espressione che non raggiunse i suoi occhi grigi e freddi come l'acciaio. "Lei è un'ostinazione ammirevole. Ma l'ostinazione è una funzione cerebrale. E il cervello, come tutti gli organi, ha i suoi limiti. Li stiamo per esplorare."

Si inginocchiò accanto a Petra. La sua toccata fu gentile, quasi madrelingua, mentre le puliva una ferita sul suo braccio con un batuffolo imbevuto di un antisettico che le fece contrarre i denti. Poi, senza preavviso, le iniettò il contenuto della siringa in una vena del suo collo. "Cosa... mi hai dato?" mormorò Petra, sentendo un calore strano diffondersi nel suo corpo.

"Un siero sperimentale. Un inibitore della serotonina misto a un potente afrodisiaco. In parole povere, signorina Croft, stiamo per spegnere la sua capacità di provare dolore e amplificare all'estremo la sua capacità di provare piacere. Vogliamo vedere cosa succede quando l'unica cosa che può sentire è l'eccitazione."

Petra la guardò con orrore. La dottoressa si alzò e batté due volte sulla porta. Entrarono due soldati, ma non erano gli stessi di prima. Erano più grandi, più imponenti, le loro maschere prive di qualsiasi segno di individualità. Erano macchine.

La dottoressa Volkov fece un cenno. "Prendetela. Ma prima... rimuovete l'ostacolo."

Uno dei soldati si inginocchiò e, con una mano ferma, estrasse il dildo nero dal culo di Petra. L'estrazione fu un'esplosione di dolore e sollievo che le fece gemere. Ma il sollievo durò solo un istante.

La sollevarono, appoggiandola al muro. Il siero iniziava a fare effetto. Il dolore generale si trasformò in un ronzio sordo, e al suo posto, un caldo umido e insistente iniziò a diffondersi dal suo basso ventre. La sua fica, secca e dolorante, iniziò a pulire, a gonfiarsi. Un'ondata di vergogna la travolse mentre sentiva il suo corpo tradirla di nuovo.

Il primo soldato la prese. La spinse contro il muro e la penetrò nella fica con un affondo brutale. Ma non c'era dolore. C'era solo una sensazione di pienezza intensa, magnifica. Petra gemette, ma non era un gemito di agonia. Era un gemito di puro, incontrollabile piacere. Il siero aveva trasformato la violenza in estasi.

Il secondo soldato si mise alle sue spalle. Petra sentì il suo cazzo premere contro il suo culo. "No..." provò a dire, ma la parola si trasformò in un altro gemito quando lui entrò. Il doppio riempimento la mandò in tilt. La sua mente, offuscata dalla droga, non riusciva a elaborare la situazione. Era una vittima, ma il suo corpo urlava di piacere.

La dottoressa Volkov osservava, con un blocchetto in mano, prendendo appunti. "Frequenza cardiaca: 160. Respiro: affannoso. Risposta vaginale: iper-lubrificazione. Soggetto in uno stato di eccazione quasi catatonica."

I soldati la usarono come un oggetto. La spinsero a terra. Uno si sdraiò sulla schiena e la fecero abbassare su di lui, il suo cazzo che la riempiva la fica. Un altro si mise sopra di lei, penetrandola nel culo. Petra era doppiamente impalata, e il suo corpo reagiva con orgasmi brevi, acuti, che la facevano tremare e gemere come una bambola di pezza. Un terzo si mise davanti a lei, e lei, senza che le venisse ordinato, aprì la bocca e lo prese dentro, leccandolo e succhiandolo con una fame disperata.

Era un mostro di piacere, un animale guidato solo dall'istinto. La sua mente era sparita, sostituita da un bisogno insaziabile. Volevano di più, e lei voleva darlo. Si mise a quattro zampe, offrendosi a loro. Due cazzi la penetrarono nella fica, uno nel culo, uno in bocca. Le sue mani si agitavano, cercando altri cazzi da afferrare, da strofinare.

La dottoressa Volkov si avvicinò, si inginocchiò accanto a lei. "Vede, signorina Croft? Il suo corpo è più saggio della sua mente. Sa cosa vuole." Con un guanto di lattice, la toccò tra le gambe, le sue dita che le massaggiavano il clitoride mentre era riempita da tre cazzi. "Dimostriamo di che cosa è capace."

Il tocco della dottoressa fu la scintilla finale. Petra esplose. Non fu un orgasmo. Fu una detonazione. Un urlo straziato le sfuggì mentre il suo corpo si contorceva in spasmi così violenti da sembrare convulsioni epilettiche. Un getto di squirt la colpì con la forza di un proiettile, bagnando il pavimento e le gambe dei soldati. Poi un altro, e un altro ancora. Era una fontana inarrestabile, un'esplosione di fluidi che la lasciava senza forze, senza fiato.

I soldati, a quella vista, raggiunsero il loro limite. Iniziarono a venire, riempiendola contemporaneamente. La sua fica, il suo culo, la sua bocca, furono inondati da un'esplosione di sperma calda e copiosa. Petra inghiottì istintivamente, il suo corpo che reagiva a ogni goccia come se fosse il nettare della vita.

Quando finirono, la lasciarono lì, nel mezzo della pozza dei loro fluidi e dei suoi. Petra tremava, singhiozzava, non per il dolore, ma per l'eccesso di piacere. La dottoressa Volkov si alzò, guardando i suoi appunti. "Fase uno completata con successo," disse al suo intercom. "La soglia di dolore è stata eliminata. La risposta al piacere è amplificata del 900%. Iniziate la fase due. Stimolazione elettrica diretta del nervo pudendo.

La fase due iniziò non con una porticina, ma con un pannello del pavimento che si sollevò con un ronzio meccanico. Da una fessura scattarono dei bracci metallici, snodati e lucidi, terminanti in pinze e elettrodi. Erano i tentacoli freddi e impersonali di una macchina progettata per una cosa sola: la stimolazione sistematica.

Petra, tremante nel centro della stanza, li vide avvicinarsi. La sua mente, offuscata dal siero, li percepì come strane creature metalliche venute a giocare con lei. Non provava più paura, solo una curiosità distorta e un'anticipazione tremente. La dottoressa Volkov la osservava da dietro un pannello di vetro blindato, le sue dita pronte su una console.

"La soglia di sovraccarico sensoriale è il nostro obiettivo," disse la sua voce attraverso gli altoparlanti. "Vogliamo vedere dove il piacere cessa di essere un'esperienza e diventa un'aggressione neurologica."

Due bracci metallici si avvinghiarono alle sue cosce, sollevandola da terra e spalancandola in una posizione di totale vulnerabilità. Un terzo braccio, con una pinza delicata ma ferma, si allungò verso la sua fica. Al suo centro, non c'era una punta, ma un piccolo elettrodo a forma di disco di platino. Lo posizionò direttamente sul suo clitoride, già gonfio e ipersensibile.

Petra gemette, un suono basso e prolungato. "Siete pronta, signorina Croft?" chiese la dottoressa.

La risposta di Petra fu un tremito che scosse tutto il suo corpo.

La dottoressa premé un pulsante.

La scossa non fu dolorosa. Fu un'onda di piacere così pura, così intensa, da sembrare elettrica. Partì dal suo clitoride e si diffuse come un incendio in tutto il suo sistema nervoso. Petra urlò, ma non era un urlo di dolore. Era un urlo di pura, sbalorditiva estasi. Il suo corpo si tese in un arco perfetto, i suoi piedi che si arricciavano, le sue dita che si aggrappavano al vuoto.

"Amplificazione al 30 percento," disse la voce calma di Volkov.

La seconda scossa fu ancora più forte. Petra vide le stelle. Il suo mondo si ridusse a un punto di luce bianca e accecante. Il suo orgasmo fu così violento che le sue gambe si agitarono in spasmi incontrollabili. Sentì un calore espandersi dentro di lei, e un getto di squirt la colpì con una forza che le fece perdere il respiro.

"Frequenza cardiaca a 190. Pressione in picchiata. Aumentiamo la frequenza."

Le scesse iniziarono a cadere in un ritmo rapido, un martellamento incessante sul suo clitoride. Petra non riusciva più a distinguere un orgasmo dal successivo. Si fusero in un'unica, lunga, interminabile esplosione di piacere. La sua bocca era spalancata in un urlo silenzioso, i suoi occhi fissi nel vuoto. Le convulsioni diventavano più violente, più simili a una crisi epilettica. Un getto di urina le schizzò via, mescolandosi con lo squirt che le colava dalle gambe.

"La risposta è eccellente," commentò Volkov, come se stesse leggendo una ricetta. "Ora, per la fase tre. Stimolazione multipla."

Mentre l'elettrodo sul suo clitoride continuava il suo martellamento implacabile, altri due bracci si avvicinarono. Questi avevano delle punte affilate, simili a aghi. Uno si posizionò su un capezzolo, l'altro sull'altro. "Elettro-stimolazione diretta dei terminali nervosi mammarari," spiegò la dottoressa a un interlocutore invisibile.

La scossa che seguì fu diversa. Fu un duplice pugnello di piacere acuto che le attraversò il seno e si unì al fuoco che le divorava l'inguine. Petra gridò, un suono roco e spezzato. Il suo corpo era una marionetta danzante sulle corde della corrente, un veicolo per sensazioni che un essere umano non era mai stato progettato per provare.

Poi, l'invasione finale. Un quarto braccio, più grande e spesso, si avvicinò al suo culo. La sua estremità non era un elettrodo, ma un altro dildo, questo di metallo levigato e vibrante. Le sue labbra anali, già lacerate e abusate, non offrirono resistenza. Lo accolse, e la vibrazione profonda si unì al concerto di stimoli.

Petra Croft cessò di esistere come persona. Si trasformò in un puro veicolo di sensazione. La sua mente si frantumò in un milione di pezzi, incapace di elaborare il bombardamento. Era un'esplosione continua, un'orgia di elettricità, carne e piacere. Le sue convulsioni erano costanti, i suoi fluidi le colavano via in un fiume ininterrotto. Piscava, squirtava, gemeva, urlava, tutto contemporaneamente, un'opera di degradazione e estasi totale.

La dottoressa Volkov guardava il monitor. L'encefalogramma di Petra era una linea piatta di picchi caotici, una tempesta perfetta. "Soggetto in stato di sovraccarico neuronale totale," disse, la sua voce con una punta di eccitazione professionale. "La coscienza è soppressa. Rimane solo il sistema nervoso primitivo. Fase quattro. Iniziate la stimolazione prostatica."

Un quinto, sottile braccio meccanico si inserì nella sua uretra. Petra non reagì. Non poteva. Era solo un corpo che reagiva. La stimolazione interna fu la goccia che fece traboccare il vaso.

Il suo corpo si tese in una contrazione così potente che sembrò che le sue ossa potessero spezzarsi. Un urlo, l'ultimo, le uscì dalla gola, un suono primordiale che non era più umano. Poi, il silenzio. Un'ultima, titanica ondata di fluidi le esplose dal corpo, un'espulsione finale che la svuotò completamente.

E poi, crollò. Non fu un svenimento. Fu uno spegnimento. I suoi occhi si spensero, la sua bocca si chiuse, il suo corpo si rilassò e divenne pesante, inerte. L'encefalogramma sul monitor diventò una linea piatta, diritta, silenziosa.

La dottoressa Volkov rimase a guardare per un lungo momento. Poi premette un altro pulsante. "Fine dell'esperimento. Il soggetto ha raggiunto e superato il limite di collasso sistemico. Preparate il corpo per la fase di rianimazione e deprogrammazione. Voglio la sua mente bianca. Pronta per essere riscritta."
scritto il
2026-01-08
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