Giovedì: Dietro il buco di cartone

di
genere
masturbazione

Giovedì.
Tutti si dileguano dall'ufficio.
Il piano di Cornelia può avere inizio.

Graziella ha posizionato una finta porta di cartone su una porta interna del suo ufficio.
Ha avuto molto da studiare, e fantasticare, per dare una misura ragionevole a quello che ora sembra solo un semplice buco.
Ha anche coperto con cura i bordi con del nastro adesivo, per l'incolumità del "soggetto".

Non sapeva bene cosa avesse in mente Cornelia, ma allo stesso tempo non voleva fare la figura della ragazzina eccitata e inesperta, quindi ha evitato di fare domande o contattare Cornelia in qualsiasi modo che non fosse per confermare che Eugenio avesse accettato. Ha comunque comprato anche dell'olio per massaggi e messo nel cassetto della scrivania, pronto all'evenienza.

Arriva Eugenio.
Non incrocia lo sguardo di Graziella, in realtà evita proprio di cercarlo. Il suo passo è controllato, quasi militare, ma tradisce una tensione trattenuta a fatica. Senza una parola si infila dietro la barriera di cartone, come un attore che prende posizione dietro il sipario prima che si alzi il sipario.

Si sente il fruscio della giacca appoggiata con cura, il lieve schiarirsi della voce. Poi il silenzio. Un silenzio denso, carico di aspettative non dichiarate.

Con un tempismo impeccabile, Cornelia arriva pochi istanti dopo. Non fa rumore. Non annuncia la propria presenza.
Si siede in un angolo, accavallando le gambe con lentezza studiata. L’aria è quella di un’esaminatrice durante un colloquio decisivo: osserva, annota mentalmente, valuta. Le sue labbra si piegano in un mezzo sorriso che promette indulgenza solo a chi merita.


È il momento.
Si aprono le danze.
Graziella inspira profondamente, cercando di controllare il tremito delle mani. Con un tono basso, appena percettibile, dà il suo piccolo, timido comando.

Dall’altra parte, Eugenio obbedisce.

Dall’altra parte si percepisce un movimento esitante.
Qualcosa avanza con cautela, come se stesse tastando il confine tra sicurezza e rischio. Non è un gesto brusco: è una comparsa graduale, quasi timida. Prima un’ombra, poi una presenza più definita.
Lentamente, centimetro dopo centimetro, ciò che era nascosto si offre alla luce soffusa dell’ufficio, come un segreto che ha deciso di fidarsi.

Graziella trattiene il respiro.
Non è solo un gesto fisico: è un atto di fiducia, di esposizione, quasi di resa.

Così vulnerabile eppure così desideroso di dimostrare qualcosa, pensa.
Le sembra di avere davanti un segreto svelato a metà, un enigma che chiede di essere risolto con dita leggere e pazienza.
Nonostante fosse praticamente a riposo Graziella poteva già ammirare quelle venature che aveva solo intravisto alla festa.

Ora che quel ben di dio era esposto di fronte a lei non potè non notare che anche le palle avessero una dimensione notevole, Era come se l’attesa dei giorni precedenti avesse trovato lì il suo deposito silenzioso. Forse colpa dei tentativi andati male, delle esitazioni accumulate, delle energie rimaste sospese senza sbocco. C’era qualcosa di pieno, trattenuto, quasi impaziente.

Graziella deglutì.
Lo osserva con uno sguardo che non è più soltanto curioso.
C’è una promessa in quella forma, una solidità che suggerisce energia trattenuta. Le sembra qualcosa che potrebbe riempire non solo le mani, ma anche i pensieri.
È più di quanto immaginassi… riflette, sentendo un calore salirle al viso.
Non è solo questione di dimensione, ma di presenza. Di carattere. Di potenziale.

Con imbarazzo e incertezza, rendendosi conto che il suo prossimo gesto avrebbe distintamente cambiato il rapporto di "semplici colleghi" tra lei e i due presenti, Graziella sfiora quel pene con cautela, come si farebbe con un oggetto fragile ma prezioso. I movimenti sono incerti, pieni di buone intenzioni ma ancora privi di sicurezza. Qualcosa reagisce, sì, un segnale c’è, ma è come un motore che fatica a trovare il ritmo giusto.

Cornelia osserva in silenzio. Le sopracciglia si sollevano appena. Non è soddisfatta.
Con un sospiro appena udibile, si alza, si avvicina con passo felpato. Prima interviene con un gesto deciso ma calibrato, come se sapesse esattamente quale leva azionare.
Con presa decisa si mette ad armeggiare con quel bel paio di palle, le tira verso il basso, le passa tra le dita come fossero di suo personale possesso.
Eugenio trattiene un gemito soffocato, il respiro che cambia improvvisamente ritmo.
Graziella non ha smesso di muovere la mani sull'asta, si è a sua volta eccitata alla vista di questa dimostrazione di potere.

Poi, con una naturalezza disarmante, Cornelia sfila il suo foulard rosso. Lo arrotola, lo sistema alla base del pisello prendendo bene anche lo scroto, lo annoda con precisione quasi professionale.

Il rosso spicca come un sigillo.
Le palle già in precedenza piene ora sembrano gonfie all'inverosimile.
Il cambiamento è immediato. L’aria stessa sembra vibrare.
Ciò che prima era esitazione ora è fermezza, risposta piena, inequivocabile.

Cornelia avvicina le sue labbra a quel bel paio di testicoli pieni come se stesse per dare loro un bacio, si ferma un istante prima del contatto e con uno sguardo fugace coglie lo sguardo imbambolato di Graziella.
Un veloce sorriso malizioso e da quella bocca esce una lingua che va a dare 4 o 5 colpi rapidi, le palle ondeggiano a destra e a sinistra come un palloncino gonfio. Poi Cornelia ne agguanta una con le labbra e la risucchia quasi tutta in bocca, da un paio di morsi facendo sentire i denti, con delicatezza e allo stesso tempo decisione, poi guardando fisso negli occhi Graziella si allontana con lentezza incredibile tirando con se quel bel testicolo pieno che ad un certo punto viene improvvisamente liberato e torna accanto al suo "compagno".

I risultati sono eccezionali.

Eugenio non avrebbe mai pensato che Graziella potesse essere così esperta nell'armeggiare parti intime.
Trovandosi improvvisamente "legato" istintivamente prova a ritirare il membro dal buco, scorge un nastro rosso, ma non fa in tempo ad esaminare oltre, che viene subito riportato in posizione, strattonato di nuovo verso il buco da quel pezzo di stoffa.
Come delle redini tenute con mano decisa. Eugenio sente una strana sensazione mai provata prima, le circostanze sono assurde.
Intrappolato, in piena erezione, con le palle decisamente piene e nessuna possibilità di tirarsi indietro. Una sensazione che non sa descrivere a se stesso se non come l'esatto contrario di ansia da prestazione.

Eugenio ha totalmente dimenticato l'imbarazzo iniziale e il trattamento che le sue palle hanno ricevuto da quella bocca esperta gli fanno anche dimenticare che dall'altro lato di quella sottile barriera ci sia la collega responsabile delle risorse umane.
Ma in questo momento nulla di tutto ciò conta, la frustrazione frutto degli orgasmi non ottenuti durante una terribile settimana passata tra fallimenti e dubbi sta ora prepotentemente montando.

Cornelia ha fatto abbastanza, si rimette in piedi è fiera del risultato della sua operazione, non sorpresa, lascia il gioco a Graziella, che in un mezzo stato di shock e forte eccitazione continua con un movimento ondulatorio lento, quasi automatico.

Le mani di Graziella si muovono ora con lentezza quasi reverenziale.
C’è qualcosa di ipnotico in ciò che sta stringendo: una consistenza viva, pulsante, che sembra avere volontà propria, un oggetto a se stante. Non può fare a meno di confrontarlo con i ricordi passati, e il confronto è impietoso, decisamente fuori scala rispetto a ciò che conosceva.
Non c'è ombra di dubbio che sia il membro più voluminoso che lei abbia mai impugnato, la cosa che sta cercando di valutare è di quanto fuori dalla norma esso sia.

Passò un minuto o forse due ed un successo esplosivo invade l'ufficio di Graziella.
Il membro vibra e sussulta, dopo il primo fiotto, Graziella, colta impreparata molla la presa, non era pronta all'orgasmo presa com'era in mera ammirazione.
Il membro teso sventola libero con potenti colpi ripetuti, un grugnito ovattato giunge da oltre la provvisoria barriera.
Lo sperma è ovunque.

Cornelia, mentre ancora il pisellone è impegnato negli ultimi sobbalzi, slaccia e si riprende il foulard, e tutta orgogliosa di aver dimostrato inequivocabilmente la fondatezza della sua reputazione, si dilegua velocemente, strizzando l'occhio a Graziella.
A metà tra un gesto di intesa e a metà un "te l'avevo detto".

Graziella, non reagì, in silenzio osservava ancora la bestia pulsante.
Incerta su da farsi, abbastanza imbarazzata dal fatto che avesse appena realizzato che non solo non aveva previsto l'arrivo di un orgasmo così intenso, o l'arrivo di un orgasmo di qualsiasi tipo, ma che in tutto il suo pianificare e fantasticare non avesse mai pensato a cosa potesse venire "dopo".

Incapace di emettere suoni, e non sapendo comunque cosa dire, le balenò velocemente in testa l'idea di baciare quel membro in dolce gesto di congedo.
Proprio nell'istante in cui si stava inclinando in avanti, Eugenio, ripreso il fiato comincia con cautela a ritrarre il pisello dal buco, facendo fermare istantaneamente il movimento di Graziella, la quale è sollevata dal fatto che la situazione si sia sbloccata, ma sente il lieve sapore amaro in bocca di opportunità persa.

Rumori meccanici, movimenti a tratti bruschi si intravedono ora dal buco, Eugenio si sta rivestendo.

Graziella ha il tempo di dare uno sguardo veloce alle condizioni dell'ufficio, i segni di quel successo sono un pò ovunque, l maggior parte sul pavimento, ma alcune gocce hanno raggiunto la su scrivania e hanno colpito alcuni fogli, nulla di importante per fortuna.
Si accorge di avere qualche goccia sulla camicetta, velocemente prende dei fazzoletti e cerca di pulirsi prima che rimanga un segno indelebile.

Eugenio emerge timidamente da dietro la finta porta di cartone, è imbarazzato, ma sotto quel velo di disagio non si può non notare un enorme felicità, era stato trascinato malvolente in una situazione che si è rivelata una quasi miracolosa rivelazione.
Graziella, si sta ancora pulendo e si volta verso di lui, i loro sguardi si incrociano velocemente, entrambi accennano un esitante sorriso di assenso.

Eugenio nota un dettaglio, prende a sua volta un fazzoletto e pulisce un fiotto del suo stesso seme che è caduto tra le ciocche di capelli di Graziella.
Tutto senza una singola parola spesa, Graziella capisce cosa Eugenio stia pulendo, il gesto è eseguito con grande affetto, ma non può far altro che ricordarle che fino a qualche minuto fa lei stesse armeggiando con l'enorme erezione del collega.

All'improvviso arriva un grosso abbraccio che la avvolge forte. Eugenio non ha parole per quello che è successo, nessuno le ha, ma quel gesto è un grazie fragoroso per le orecchie di Graziella.

Restano stretti per un tempo che sembra dilatarsi oltre il necessario.
Poi la presa si allenta. Non di colpo, ma con una lentezza carica di consapevolezza, come se entrambi volessero prolungare ancora un istante quel contatto prima di tornare alla realtà.
La luce fredda dell’ufficio reclama normalità, un rapido sguardo all’orologio riporta entrambi al mondo esterno.
«Si è fatto tardi» esclama Graziella.
Eugenio raccoglie le sue cose con movimenti rapidi, poi si allontana nel corridoio, lasciando dietro di sé un’eco silenziosa.


Si appoggia alla scrivania e solo allora realizza quanto tutto sia accaduto in fretta. Il momento le è letteralmente sfuggito di mano, scivolato via mentre lei era ancora immersa nell’ammirazione, nell’incredulità.

Ora che il silenzio è tornato, sente distintamente ciò che prima era rimasto in secondo piano.
È eccitata. Più di quanto voglia ammettere.
Il corpo le pulsa ancora di quell’energia rimasta sospesa. Le mani, ferme ora, sembrano ricordare da sole ciò che hanno fatto.

Dovrebbe pulire subito l’ufficio.
Rimettere ordine, cancellare ogni traccia, ripristinare la compostezza professionale.

Ma il bisogno la assale con una forza improvvisa, quasi prepotente.
Si morde il labbro inferiore, lo trattiene tra i denti per un istante. Poi, con un gesto lento e deciso insieme, va alla porta e la chiude a chiave.

C’è ancora una faccenda da sbrigare prima di concludere la giornata.
scritto il
2026-02-22
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