Confessioni 1
di
mandrekino1
genere
confessioni
CONFESSIONI 1
La penombra del confessionale avvolgeva Don Enzo. Il profumo di incenso e cera si mescolava all’odore inebriante del peccato, un aroma che conosceva bene. Dall’altra parte della grata, una giovane donna, appena sposata, si inginocchiava, la voce tremante.
“Padre, ho peccato.”
La confessione, sussurrata con un filo di voce, era l’inizio di un racconto che avrebbe scosso le fondamenta della sua fede. Don Enzo si preparò ad ascoltare, il cuore che batteva più forte del solito.
“Sono sposata da tre settimane, Padre. E ho tradito mio marito.”
Il silenzio calò nel confessionale, rotto solo dal respiro affannoso della donna. Don Enzo attese, la sua mente che cercava di elaborare la confessione. Il tradimento, un peccato comune, ma la freschezza del matrimonio aggiungeva un elemento di crudeltà.
“Con chi, figlia mia?”
chiese, la voce calma, cercando di rassicurarla.
“Con… con un uomo che ho incontrato prima del matrimonio. Un uomo che mi ha fatto sentire viva, desiderata.”
La sua voce si incrinò, le lacrime che minacciavano di sgorgare.
“Non lo amavo, Padre, ma mi sentivo… libera. Libera di essere me stessa.”
Don Enzo annuì, comprendendo la complessità dei sentimenti umani. La libertà, un desiderio potente, spesso in conflitto con i vincoli del matrimonio.
“E come è successo, figlia mia?”
“Ci siamo incontrati per caso, in un bar. Abbiamo parlato, riso. Poi, una sera, ci siamo baciati. E da lì, non ho più saputo fermarmi.”
La sua voce si fece più bassa, quasi in un sussurro.
“È stato… passionale. Selvaggio. Tutto ciò che mio marito non è.”
Un brivido freddo percorse la schiena di Don Enzo, un fremito che non aveva nulla a che fare con la temperatura del confessionale. La passione, un fuoco divorante, capace di ridurre in cenere ogni cosa, ogni promessa, ogni fondamento.
“Devi raccontare i dettagli per capire la gravità del peccato.”
La richiesta di Don Enzo, pronunciata con una gravità inaspettata, fece sobbalzare la donna. Un attimo di esitazione, poi un respiro profondo.
“Sentivo la sua lingua, la sua bocca, esplorava ogni centimetro del mio corpo. Le sue labbra, calde e umide, si muovevano con una precisione quasi chirurgica, scendendo dal collo, lungo la clavicola, indugiando sui miei seni, leccando e mordicchiando i capezzoli che si indurivano sotto la sua attenzione. Poi, più in basso, il suo respiro caldo sulla mia pelle, la sua lingua che tracciava percorsi sinuosi sull'addome, sempre più vicina al mio centro. Quando la sua bocca finalmente avvolse la mia clitoride, un gemito proruppe dalle mie labbra. La sua lingua si muoveva con abilità, una spirale di piacere che mi faceva arcuare la schiena, le gambe che tremavano senza controllo. Ogni succhiata, ogni sfregamento era una scarica elettrica che si propagava, un crescendo inarrestabile che mi spingeva sempre più a fondo in un abisso di sensazioni.”
La voce della donna, ora priva di esitazione, era un filo teso che vibrava nell'aria. Ogni parola era un tocco, ogni frase un'immagine che prendeva forma nella mente di Don Enzo, un sacerdote abituato alle astrazioni della fede, non alle crude realtà della carne.
Don Enzo deglutì, un gesto impercettibile, ma la gola gli si era improvvisamente seccata. La sua mente, un tempo cittadella di preghiera e contemplazione, era ora invasa da immagini proibite, da suoni inconfessabili.
“La lingua che si faceva strada tra le mie labbra umide, scivolando sulla mia clitoride ancora pulsante, succhiando con avidità, con una fame che sembrava inesauribile. I suoi denti che sfioravano delicatamente la mia pelle, le sue labbra che creavano un vuoto attorno al mio centro, tirando e succhiando, mentre la sua mano si insinuava tra le mie gambe, le dita che si aprivano e chiudevano, spremendo e massaggiando le mie grandi labbra, intensificando ogni sensazione. Il suo respiro caldo e umido sulla mia vulva, il suono schioccante della sua lingua contro la mia carne, il sapore salato e dolce del mio stesso piacere che si mescolava al suo. Ero un fascio di nervi, un groviglio di desiderio che non faceva altro che implorare di più, di essere spinta oltre ogni limite. La sua lingua si faceva più insistente, più rapida, disegnando cerchi, poi spingendo con forza, poi tirando, un ritmo incalzante che mi strappava gemiti gutturali, incontrollabili. La testa mi girava, il sangue mi pulsava nelle vene, ogni muscolo del mio corpo si tendeva, pronto a esplodere.”
Un silenzio carico di tensione calò nel confessionale, più pesante di qualsiasi parola. Don Enzo si schiarì la gola, un suono roco che graffiò l'aria immobile.
“E... e cosa è successo dopo?” chiese, la voce quasi irriconoscibile, una gutturale raschiatura. “
“Poi... poi siamo diventati uno. I nostri corpi si muovevano all'unisono, in un crescendo di passione. Ogni tocco, ogni gemito, ogni respiro, era un'esplosione di piacere. Eravamo due anime che si fondevano in un unico corpo, in un unico desiderio.”
La donna descrisse l'apice, la fase finale del loro incontro con una precisione quasi clinica, ma intrisa di una sensualità cruda.
“Mi sollevò. Le gambe che si stringevano attorno alla sua vita, la pelle che aderiva, scivolosa di sudore e umori. I suoi fianchi si muovevano in un ritmo antico, primitivo, ogni spinta un'affermazione, ogni rientro un'attesa carica. Il mio clitoride, ormai ipersensibile, sbatteva contro la base del suo pube ad ogni affondo, una frizione che mi mandava in estasi. Le mie unghie affondavano nella schiena di lui, graffiandolo, non per dolore, ma per l'intensità del piacere, un bisogno animale di lasciare un segno. Lui mi aveva afferrato il sedere, le dita che premevano sulle natiche sode, sollevandomi leggermente, per permettere una penetrazione ancora più profonda, spingendo la sua punta fino al collo dell'utero, un colpo sordo che mi faceva mancare il respiro. Il mio sesso era una fornace ardente, i muscoli vaginali si contraevano e rilassavano attorno alla sua asta, spremendola, succhiandola, quasi a volerla inghiottire. I nostri gemiti si mescolavano, in un coro di piacere che riempiva la stanza. Sentivo il mio corpo tremare, il mio cuore batteva all'impazzata. L’orgasmo arrivò come un'ondata, un'esplosione di calore facendomi sussultare, gridare, le gambe che si stringevano convulsamente attorno a lui. E poi, un istante dopo, sentivo il suo corpo irrigidirsi, un gemito profondo, il suo seme caldo che inondava il mio interno, un'ondata liquida che si riversava dentro di me, riempiendomi, pulsando, un'ultima scossa di piacere che sigillava il nostro amplesso.”
Don Enzo sentì il sangue ribollire nelle vene, un calore che gli saliva dal ventre, un'ondata che gli annebbiava la vista. L'immagine di quella donna, abbandonata alla passione, al piacere più sfrenato, lo tormentava. La sua mente era un vortice di pensieri proibiti, di desideri repressi che si agitavano come bestie in gabbia, pronti a scatenarsi. Le parole della donna avevano squarciato il velo della sua disciplina, rivelando un abisso di sensualità che aveva creduto di aver domato da tempo. Un tremito scosse Don Enzo. Non poteva più trattenersi. La tensione accumulata in anni di rinuncia esplode in un istante. Si alzò di scatto, la sua figura che si stagliava contro la penombra del confessionale. Con un gesto brusco, aprì la grata che li separava. La donna, sorpresa, alzò lo sguardo, gli occhi spalancati nell'oscurità. Il suo respiro si bloccò in gola mentre vedeva Don Enzo, il suo membro eretto, pulsante di desiderio, che si protendeva dalla veste scura. Un attimo di esitazione, una frazione di secondo in cui il mondo sembrò fermarsi. Poi, vinta da una forza che non riconosceva, la donna si mosse. Si avvicinò, con il viso, poi sempre più vicina. Afferrò il membro di Don Enzo, la mano che tremava leggermente, e lo baciò con avidità. Le sue labbra, morbide e vellutate, si aprirono, avvolgendolo con una delicatezza inaspettata, mentre le sue mani lo accarezzavano con dolcezza, risalendo lungo l'asta, esplorando la pelle tesa e calda. Don Enzo gemette, un suono gutturale che gli sfuggì dalle labbra, sopraffatto dal piacere. La donna continuò a succhiare, con sempre maggiore intensità, il capo che si muoveva in un ritmo lento e profondo, poi più rapido, le guance che si incavavano ad ogni succhiata. La sua lingua danzava sulla punta, poi si avvolgeva attorno all'intera circonferenza, pulendola, assaporandola, mentre le sue labbra creavano un vuoto che tirava e spingeva, portandolo sull'orlo. Le sue dita si stringevano alla base, massaggiando i testicoli, la pelle morbida e calda che si contraeva sotto il suo tocco. Don Enzo sentiva la sua bocca umida e calda avvolgere il suo sesso, un'estasi che gli faceva tremare le gambe. Il suo corpo fu scosso da spasmi incontrollabili, un'onda di calore che lo attraversò. Eiaculò, un getto caldo e denso che inondò la bocca della donna, un sapore salato e intenso che lei accolse senza esitazione, ingoiando ogni goccia. Don Enzo, estasiato, si ritrasse lentamente, il respiro affannoso, il corpo ancora scosso dai postumi del piacere. La donna, le labbra lucide, gli occhi che brillavano nell'ombra, lo sguardo. Un silenzio profondo, carico di un'intimità proibita, avvolse il confessionale.
”Va' in pace, figlia mia, e non peccare più.”
disse Don Enzo, la voce ancora tremante, un sussurro roco che si perse nell'aria densa, portando con sé il peso di un peccato appena consumato e di un'assoluzione che suonava più come una condanna
La penombra del confessionale avvolgeva Don Enzo. Il profumo di incenso e cera si mescolava all’odore inebriante del peccato, un aroma che conosceva bene. Dall’altra parte della grata, una giovane donna, appena sposata, si inginocchiava, la voce tremante.
“Padre, ho peccato.”
La confessione, sussurrata con un filo di voce, era l’inizio di un racconto che avrebbe scosso le fondamenta della sua fede. Don Enzo si preparò ad ascoltare, il cuore che batteva più forte del solito.
“Sono sposata da tre settimane, Padre. E ho tradito mio marito.”
Il silenzio calò nel confessionale, rotto solo dal respiro affannoso della donna. Don Enzo attese, la sua mente che cercava di elaborare la confessione. Il tradimento, un peccato comune, ma la freschezza del matrimonio aggiungeva un elemento di crudeltà.
“Con chi, figlia mia?”
chiese, la voce calma, cercando di rassicurarla.
“Con… con un uomo che ho incontrato prima del matrimonio. Un uomo che mi ha fatto sentire viva, desiderata.”
La sua voce si incrinò, le lacrime che minacciavano di sgorgare.
“Non lo amavo, Padre, ma mi sentivo… libera. Libera di essere me stessa.”
Don Enzo annuì, comprendendo la complessità dei sentimenti umani. La libertà, un desiderio potente, spesso in conflitto con i vincoli del matrimonio.
“E come è successo, figlia mia?”
“Ci siamo incontrati per caso, in un bar. Abbiamo parlato, riso. Poi, una sera, ci siamo baciati. E da lì, non ho più saputo fermarmi.”
La sua voce si fece più bassa, quasi in un sussurro.
“È stato… passionale. Selvaggio. Tutto ciò che mio marito non è.”
Un brivido freddo percorse la schiena di Don Enzo, un fremito che non aveva nulla a che fare con la temperatura del confessionale. La passione, un fuoco divorante, capace di ridurre in cenere ogni cosa, ogni promessa, ogni fondamento.
“Devi raccontare i dettagli per capire la gravità del peccato.”
La richiesta di Don Enzo, pronunciata con una gravità inaspettata, fece sobbalzare la donna. Un attimo di esitazione, poi un respiro profondo.
“Sentivo la sua lingua, la sua bocca, esplorava ogni centimetro del mio corpo. Le sue labbra, calde e umide, si muovevano con una precisione quasi chirurgica, scendendo dal collo, lungo la clavicola, indugiando sui miei seni, leccando e mordicchiando i capezzoli che si indurivano sotto la sua attenzione. Poi, più in basso, il suo respiro caldo sulla mia pelle, la sua lingua che tracciava percorsi sinuosi sull'addome, sempre più vicina al mio centro. Quando la sua bocca finalmente avvolse la mia clitoride, un gemito proruppe dalle mie labbra. La sua lingua si muoveva con abilità, una spirale di piacere che mi faceva arcuare la schiena, le gambe che tremavano senza controllo. Ogni succhiata, ogni sfregamento era una scarica elettrica che si propagava, un crescendo inarrestabile che mi spingeva sempre più a fondo in un abisso di sensazioni.”
La voce della donna, ora priva di esitazione, era un filo teso che vibrava nell'aria. Ogni parola era un tocco, ogni frase un'immagine che prendeva forma nella mente di Don Enzo, un sacerdote abituato alle astrazioni della fede, non alle crude realtà della carne.
Don Enzo deglutì, un gesto impercettibile, ma la gola gli si era improvvisamente seccata. La sua mente, un tempo cittadella di preghiera e contemplazione, era ora invasa da immagini proibite, da suoni inconfessabili.
“La lingua che si faceva strada tra le mie labbra umide, scivolando sulla mia clitoride ancora pulsante, succhiando con avidità, con una fame che sembrava inesauribile. I suoi denti che sfioravano delicatamente la mia pelle, le sue labbra che creavano un vuoto attorno al mio centro, tirando e succhiando, mentre la sua mano si insinuava tra le mie gambe, le dita che si aprivano e chiudevano, spremendo e massaggiando le mie grandi labbra, intensificando ogni sensazione. Il suo respiro caldo e umido sulla mia vulva, il suono schioccante della sua lingua contro la mia carne, il sapore salato e dolce del mio stesso piacere che si mescolava al suo. Ero un fascio di nervi, un groviglio di desiderio che non faceva altro che implorare di più, di essere spinta oltre ogni limite. La sua lingua si faceva più insistente, più rapida, disegnando cerchi, poi spingendo con forza, poi tirando, un ritmo incalzante che mi strappava gemiti gutturali, incontrollabili. La testa mi girava, il sangue mi pulsava nelle vene, ogni muscolo del mio corpo si tendeva, pronto a esplodere.”
Un silenzio carico di tensione calò nel confessionale, più pesante di qualsiasi parola. Don Enzo si schiarì la gola, un suono roco che graffiò l'aria immobile.
“E... e cosa è successo dopo?” chiese, la voce quasi irriconoscibile, una gutturale raschiatura. “
“Poi... poi siamo diventati uno. I nostri corpi si muovevano all'unisono, in un crescendo di passione. Ogni tocco, ogni gemito, ogni respiro, era un'esplosione di piacere. Eravamo due anime che si fondevano in un unico corpo, in un unico desiderio.”
La donna descrisse l'apice, la fase finale del loro incontro con una precisione quasi clinica, ma intrisa di una sensualità cruda.
“Mi sollevò. Le gambe che si stringevano attorno alla sua vita, la pelle che aderiva, scivolosa di sudore e umori. I suoi fianchi si muovevano in un ritmo antico, primitivo, ogni spinta un'affermazione, ogni rientro un'attesa carica. Il mio clitoride, ormai ipersensibile, sbatteva contro la base del suo pube ad ogni affondo, una frizione che mi mandava in estasi. Le mie unghie affondavano nella schiena di lui, graffiandolo, non per dolore, ma per l'intensità del piacere, un bisogno animale di lasciare un segno. Lui mi aveva afferrato il sedere, le dita che premevano sulle natiche sode, sollevandomi leggermente, per permettere una penetrazione ancora più profonda, spingendo la sua punta fino al collo dell'utero, un colpo sordo che mi faceva mancare il respiro. Il mio sesso era una fornace ardente, i muscoli vaginali si contraevano e rilassavano attorno alla sua asta, spremendola, succhiandola, quasi a volerla inghiottire. I nostri gemiti si mescolavano, in un coro di piacere che riempiva la stanza. Sentivo il mio corpo tremare, il mio cuore batteva all'impazzata. L’orgasmo arrivò come un'ondata, un'esplosione di calore facendomi sussultare, gridare, le gambe che si stringevano convulsamente attorno a lui. E poi, un istante dopo, sentivo il suo corpo irrigidirsi, un gemito profondo, il suo seme caldo che inondava il mio interno, un'ondata liquida che si riversava dentro di me, riempiendomi, pulsando, un'ultima scossa di piacere che sigillava il nostro amplesso.”
Don Enzo sentì il sangue ribollire nelle vene, un calore che gli saliva dal ventre, un'ondata che gli annebbiava la vista. L'immagine di quella donna, abbandonata alla passione, al piacere più sfrenato, lo tormentava. La sua mente era un vortice di pensieri proibiti, di desideri repressi che si agitavano come bestie in gabbia, pronti a scatenarsi. Le parole della donna avevano squarciato il velo della sua disciplina, rivelando un abisso di sensualità che aveva creduto di aver domato da tempo. Un tremito scosse Don Enzo. Non poteva più trattenersi. La tensione accumulata in anni di rinuncia esplode in un istante. Si alzò di scatto, la sua figura che si stagliava contro la penombra del confessionale. Con un gesto brusco, aprì la grata che li separava. La donna, sorpresa, alzò lo sguardo, gli occhi spalancati nell'oscurità. Il suo respiro si bloccò in gola mentre vedeva Don Enzo, il suo membro eretto, pulsante di desiderio, che si protendeva dalla veste scura. Un attimo di esitazione, una frazione di secondo in cui il mondo sembrò fermarsi. Poi, vinta da una forza che non riconosceva, la donna si mosse. Si avvicinò, con il viso, poi sempre più vicina. Afferrò il membro di Don Enzo, la mano che tremava leggermente, e lo baciò con avidità. Le sue labbra, morbide e vellutate, si aprirono, avvolgendolo con una delicatezza inaspettata, mentre le sue mani lo accarezzavano con dolcezza, risalendo lungo l'asta, esplorando la pelle tesa e calda. Don Enzo gemette, un suono gutturale che gli sfuggì dalle labbra, sopraffatto dal piacere. La donna continuò a succhiare, con sempre maggiore intensità, il capo che si muoveva in un ritmo lento e profondo, poi più rapido, le guance che si incavavano ad ogni succhiata. La sua lingua danzava sulla punta, poi si avvolgeva attorno all'intera circonferenza, pulendola, assaporandola, mentre le sue labbra creavano un vuoto che tirava e spingeva, portandolo sull'orlo. Le sue dita si stringevano alla base, massaggiando i testicoli, la pelle morbida e calda che si contraeva sotto il suo tocco. Don Enzo sentiva la sua bocca umida e calda avvolgere il suo sesso, un'estasi che gli faceva tremare le gambe. Il suo corpo fu scosso da spasmi incontrollabili, un'onda di calore che lo attraversò. Eiaculò, un getto caldo e denso che inondò la bocca della donna, un sapore salato e intenso che lei accolse senza esitazione, ingoiando ogni goccia. Don Enzo, estasiato, si ritrasse lentamente, il respiro affannoso, il corpo ancora scosso dai postumi del piacere. La donna, le labbra lucide, gli occhi che brillavano nell'ombra, lo sguardo. Un silenzio profondo, carico di un'intimità proibita, avvolse il confessionale.
”Va' in pace, figlia mia, e non peccare più.”
disse Don Enzo, la voce ancora tremante, un sussurro roco che si perse nell'aria densa, portando con sé il peso di un peccato appena consumato e di un'assoluzione che suonava più come una condanna
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